Prospero Viani

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Prospero Viani (1812 – 1892), accademico della Crusca, scrittore, storico e critico letterario italiano.

Ai nobili signori conti Leopardi
  • Giacomo vostro fratello, assai chiaro e famoso per la dottrina e per gli scritti suoi, non sarà giudicato men ragguardevole e degno d'altrettanto onore e maraviglia per le sue lettere: le quali, non tanto per libera elezione (nata da stima ed affetto parziale verso di voi, signori ed amici venerati e cari, che per tanto d'ingegno e coltura in voi raccolto stimo una delle più rare e principali famiglie d'Italia), quanto per giusta ragione e gratitudine vi dedico e rimando accresciute. Ed io, che dal punto che primieramente vidi e ammirai gli scritti suoi m'invaghii fortemente di avere piena contezza degli atti, de' costumi, e della vita di lui, reco a mia spezial ventura che per mezzo vostro mi sia conceduta sì maravigliosa opportunità d'adempire questo mio ferventissimo desiderio con le sue lettere famigliari, dove tanto e sì spesso ragiona di se. (p. I)
  • Le lettere de' valentuomini sono e saranno sempre care all'universale per molte e già note ragioni, specialmente come documenti di storie particolari o generali. (p. II)
  • Laonde, giudicando io che diverso è lo scegliere da lettere già divulgate e diverso il pubblicarle, con tale intenzione, la prima volta, niuno vorrà riprendermi, se per avventura gli paresse che io non avessi usata qualche tratto quella scrupolosa severità e discrezione nella scelta, che debbe usarsi da chi venera e protegge la fama degli amati defunti; ma dee considerare che certe cose, le quali sembrano lievi, danno lume alla vita e ai pensieri di un uomo, né sono sgradite come fila d'una storia notabile e cara. (p. II)

[Prospero Viani, introduzione a Giacomo Leopardi, Epistolario Vol. I, Le Monnier, Firenze 1849]

Lettera a Monsignor Carlemanuele Muzzarelli[modifica]

Incipit[modifica]

Dovendo ringraziare l'amica cortesia di V. S. carissima di un dono prezioso come quello di alcune lettere di Giulio Perticari e di Carlo Botta, m'invoglio di parlarle oggi alla breve delle più affettuose o intime degl'italiani. Confido che dalla benignità conosciuta di V. S. e de' benevoli io non sarò tassato di prosunzione, se, invece di dare ai corrieri una lettera, la divulgo colle stampe. Perocché il mio giudicare procede da umile volontà, e da sviscerato amore agli studi retti; ai quali vorrei poter giovare, se lo scarso ingegno, il cui misero germe molte intemperie soffocano, mi valesse.

Citazioni[modifica]

  • Generalmente suol essere pericoloso lo stampare le lettere troppo recenti, o a motivo delle persone che vi si nominano, o per altri rispetti. Né anco tutte le lettere dei grandi uomini sono da pubblicare; perocché non sempre essi scrivono a' loro famigliari di cose gravi, o con deliberato giudizio di scriver bene o con brio; ma o di semplici cose ufficiose, o di nessuna importanza a' futuri. Il fare in ciò d'ogni erba fascio diviene ufficio più discortese o idolatrico che pio; e si convertono in ingombro e noia queste masserizie, se mi è lecito dirle così, della famiglia letteraria. (p. X)
  • Molte volte anche le lettere complimentose sono dettate con tale caldezza di affetti, che ne riesce cara in estremo la lettura, e forse proficuo a molti l'esempio; conciossiachè l'arte di esprimere con abile e dolce movimento di passioni i pensieri anco meno alti non è facile a conseguirsi, né mai abbastanza raccomandata; ed è una parte di fittissima civiltà, e di gran gentilezza d'animo. (p. X – XI)
  • Dove non è spirito che svegli la vita in qualsivoglia cosa, è morte. (p. XI)
  • L'impeto degli affetti e delle passioni malagevolmente si lascia imbrigliare da leggi; e gode libero in vaghi errori spaziare, e parer non domabile: ondé quando nelle lettere vediamo brillar troppo l'arte (che dovrebbe sì in questo genere come in tutti gli altri star sempre nascosta) ci cadono un poco di pregio e di amore. (p. XII)
  • L'amicizia è il massimo alimento della felicità umana. (p. XV)
  • L'aprir troppo il pugno spargendo vezzi toglie la naturalezza de' parlari domestici, e affredda gli affetti, e fa le lettere pigre e quasi riscontrose. (p. XVI)
  • [Riferito alla lettere] Non dissimulo di conoscere nel Perticari qualche volta troppo l'arte, e di vederne quasi gli scorbi delle minute; di parermi anco alcun'altra negli affetti e ne' giudizi più enfatico che espressivo; ma quell'anima schietta, e quegli impeti di affezione, di benevolenza, que' getti di bile forti e sonanti, quella soave tristezza, quelle forme naturali e attrattive pigliano l'animo; e lo ingentiliscono, e lo empiono come di consolazioni amorose. (p. XX)

Bibliografia[modifica]

  • Prospero Viani, Lettera a Monsignor Carlemanuele Muzzarelli, in Carlo Botta, Lettere, Pompeo Magnaghi Editore, Torino 1841.