Régine Pernoud

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Régine Pernoud (1909 – 1998), storica medievista francese.

[modifica] Citazioni di Régine Pernoud

  • Una pagina della storia non è ancora stata voltata anche se noi la sottolineiamo inconsciamente a ogni cambiamento di calendario: al principio, ma proprio al principio, che cosa troviamo? Una donna. Una donna che risponde sì al saluto dell'angelo. [Maria] (citato in Maria Antonietta Macciocchi, Le donne secondo Wojtyla, Paoline, 1992)
Intervista Massimo Introvigne, Il Medioevo: l'unica epoca di sottosviluppo che ci abbia lasciato delle cattedrali, Cristianità, Anno XIII, n. 117, dicembre 1984, p. 11
  • Temo che quando si parla di "valori" oggi molti pensino soltanto alle azioni quotate in borsa.
  • [Il Medioevo] Era un tempo che aveva un senso della vita, radicato nel cristianesimo, che noi oggi riusciamo a stento a capire: pensi che in tutto il millennio abbiamo un solo caso di suicidio documentato; il suicidio era praticamente sconosciuto. Un'epoca che pone al suo vertice come ideale il cavaliere, la cui dote essenziale è la generosità, non poteva essere un'epoca sordida.
  • Rivalità, interessi economici, desiderio di aprire nuove vie ai mercanti dei propri paesi, tutto questo è esistito nelle crociate, ma in un'epoca successiva e senza fare parte dello spirito originario, di cui peraltro qualche cosa si è sempre conservato.

[modifica] Luce del Medioevo

  • Per capire veramente la società medievale bisogna studiare l'organizzazione della famiglia: è questa la "chiave" del Medioevo, ed è la sua caratteristica più originale. (p. 24)
  • La vita dei campi, la storia della nostra terra si spiega soltanto con l'ordinamento delle famiglie che vi sono vissute. (p. 24)
  • Il Medioevo è un'epoca in cui il rito trionfa, in cui tutto ciò che si compie nella coscienza deve obbligatoriamente tradursi in un gesto; ciò soddisfa un bisogno profondamente umano: quello del segno fisico senza il quale la realtà rimane imperfetta, incompiuta, fatiscente. (p. 45)
  • Il Medioevo ama le reliquie, come ama ogni segno visibile di una realtà invisibile. Ma questo è realismo, non sentimentalismo. (p. 124)
  • Non si può negare che la spinta essenziale della fede medioevale sia l'amore e non la paura (p. 124)
  • Ogni opera, nel Medioevo, è a suo modo una Somma. (p. 188)
  • Come è stato fatto notare più di una volta, i templi antichi sono attaccati alla terra: le loro colonne massicce, l'assoluta regolarità della loro pianta, i canoni che ne determinano la disposizione e la decorazione, le loro linee orizzontali; tutto in esso si oppone alle nostre cattedrali, dove la linea è verticale, dove la cuspide punta verso il cielo, dove la simmetria è disdegnata senza che l'armonia sia compromessa, dove infine le esigenze della tecnica si alleano alla fantasia dei capimastri con facilità sconcertante. Esaminando da vicino una cattedrale gotica si è sempre tentati di vedervi una specie di miracolo: miracolo di quelle colonne mai rigorosamente allineate e che tuttavia sopportano il peso dell'edificio, miracolo di queste volte che ruotano, si incrociano, girano su sé stesse e si scavalcano: miracolo di quelle pareti traforate nelle quali entra spesso più vetro che pietra; miracolo infine dell'intero edificio, meravigliosa sintesi di fede, d'ispirazione e di pietà. (p. 195)
  • Nei monumenti antichi, un semplice capitello ritrovato permette di ricostruire un tempio intero; se anche si ritrovassero i tre quarti di una cattedrale gotica, sarebbe impossibile ricostruire il quarto. (p. 195)
  • Per il momento ci si deve accontantare di ammirare il modo con cui gli artisti del Medioevo hanno saputo fare della loro casa di preghiera, come il riassunto e l'apogeo della loro vita e delle loro preoccupazioni: esse erano non solo la visibile testimonianza della loro fede, della scienza sacra e profana, della liturgia, ma anche il riflesso delle loro occupazioni quotidiane; accanto ad un magistrale "Giudizio finale", vivente compendio della maestà divina e dei fini ultimi dell'uomo, si vedono contadini legare i covoni, scaldarsi accanto al fuoco, uccidere il maiale. E vi si trova anche la testimonianza di quel robusto senso della bellezza che possedevano i nostri antenati, del loro amore per la vita, della loro anima serena, amante del lavoro ben fatto, della loro immaginazione vagabonda, capace di inventare sempre forme nuove (si sa che non si vedranno mai fianco a fianco due fronde eguali nell'ornamentazione medioevale), del loro brio gioioso, che neppure in chiesa essi possono frenare; certi volti delle vetrate sono pure caricature, e certe statue sono brillanti prese in giro. (p. 200)

[modifica] La spiritualità di Giovanna d'Arco

  • Giovanna sembra così riprendere per parte sua questo impegno cavalleresco che la condurrà alla totale immolazione, quella che fa i santi.
    Potremmo anche andare più lontano, osando pensare che quell'abito da uomo, che non annulla affatto le sue doti femminili, pone Giovanna direttamente in quell'eternità in cui, come ci viene detto nel Vangelo, «quelli che [...] saranno giudicati degni della vita futura non prenderanno più né moglie né marito [...] perché sono uguali agli angeli». (Lc 20,35-36)

[modifica] Incipit de I Santi nel Medioevo

Sono ovunque. Sorgono a ogni istante, a ogni incrocio, a ogni svolta della strada, e per noi, che contempliamo lo spettacolo del nostro secolo XX, ogni volta che giriamo pagina. Di chi si tratta? Dei santi. Nei tempi feudali, e persino a partire dal periodo franco del V secolo, è impossibile fare un passo, visitare un monumento, aprire un manoscritto, senza incontrarli. In file vieppiù serrate man mano che si procede nel tempo. Nel corso dei secoli medievali il loro numero aumenta un anno dopo l'altro. Per il medievalista è semplice routine. Ma alla fine si pone la domanda: come, perché, tanti santi e sante? Danno il loro nome alle persone, ancora di più alle chiesse, ai monasteri, e anche a località, città e agglomerati rurali. Non c'è edificio religioso o civile che non ricordi, scolpito o dipinto, un santo o una santa; la loro storia alimenta l'iconografia, guida il pennello dell'affreschista, lo scalpello dello scultore, lo strumento dell'artista del vetro, e anche la penna del copista. Tutte le forme di espressione sono buone per rievocare la loro memoria: arti plastiche, poesia, teatro. È trasmesso il ricordo della loro passione, ci si reca a venerare le loro reliquie; e per conservare queste ultime si concepiscono oggetti meravigliosi: casse d'argento e d'oro, splendenti di smalti e di pietre preziose. Nulla è troppo bello per loro. Chi sono, dunque, questi santi, queste sante? Donde provengono? Che cosa hanno fatto, per essere santi? Che cosa significa questa venerazione che li circonda? In che cosa consiste questa promozione insolita, e chi ha il diritto di pretenderla?

[modifica] Bibliografia

  • Régine Pernoud, Luce del Medioevo, traduzione di Italo De Giorgi, Volpe, Roma, 1978.
  • Régine Pernoud, I Santi nel Medioevo, traduzione di Anna Marietti, Rizzoli, Milano 1986.
  • Régine Pernoud, La spiritualità di Giovanna d'Arco, traduzione di Giorgio Cavalli, Jaca Book, Milano, 1998. ISBN 88-16-40480-9

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