René Lacoste

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René Lacoste

René Lacoste (1904 – 1996), tennista e stilista francese

Citazioni di René Lacoste[modifica]

  • Il soprannome mi venne dato dai miei compagni di squadra. A Boston, dove ci trovavamo per affrontare l' Australia in una semifinale di Coppa Davis, mi accadeva ogni giorno di passare di fronte ad un negozio chic, che esponeva una borsa in pelle di coccodrillo, adatta a contenere le mie racchette. La mia ammirazione per la borsa suscitò il divertimento generale, tanto che Pierre Gillou, il nostro capitano, mi promise che, se avessi vinto i miei due singolari, me l' avrebbe regalata. L' immagine del coccodrillo divenne un simbolo fortunato, tanto che lo feci ricamare sui blazer bianchi da tennis e, in seguito, sulle camicette.[1]
  • Ma le mie vittorie, la mia gloria e quella degli altri moschettieri[2] non davano ricchezza. Non portavamo insegne pubblicitarie, non c'era una girandola di milioni alle nostre spalle. A noi bastava vincere, un buon rovescio, un buon dritto, una finta, uno scatto veloce verso la rete e l'avversario cavallerescamente battuto.[3]
  • [Su Bill Tilden] Non avrebbe potuto essere battuto da un solo giocatore, fu battuto da una squadra.[4]
  • Non importa quanto ben fatta sia una racchetta di legno: non ce ne sono due uguali. C'è sempre una differenza di tocco o di bilanciamento. Con l'acciaio è possibile produrre racchette che concordano nelle più piccole specifiche.[5]
  • [Riferito alla polo della Lacoste] Non voglio che un ufficiale delle SS o della Wehrmacht l'indossi.[6]
  • Per giocare bene a tennis, ci vogliono certe qualità naturali. Per diventare un campione, bisogna metterle in valore. Io non ho il genio di Big Bill Tilden, la rapidità di Jean Borotra, i riflessi di Henri Cochet. Se qualche volta li ho battuti, è perché l'ho voluto con tutte le mie forze, e ho impiegato il mezzo che avevo a portata di mano: una minuziosa preparazione.[1]
  • Per vincere, mi servono soprattutto due cose che ciascuno può procurarsi: una collezione completa di libri sul tennis, e un muro in cemento, che logoro a forza di giocarci, e devo far intonacare ogni anno.[7]

Citazioni su René Lacoste[modifica]

  • Alcuni tennisti immortali hanno iniziato giocando al benedetto battimuro. Ha cominciato così René Lacoste, quello del coccodrilletto, e ci giocava tanto che suo papà doveva fargli intonacare il muro ad ogni stagione. (Gianni Clerici)
  • Nella perfezione dei suoi colpi è una macchina… Ma, più di questo, egli è un affascinante e colto gentleman. (Bill Tilden)
  • «Se Cochet – è stato scritto – fu l'inventore di se stesso, e Borotra il regista di se stesso, Lacoste fu il suo stesso allenatore». Un allenatore raffinatissimo, severo sino alla crudeltà, addirittura maniaco. (Gianni Clerici)

Note[modifica]

  1. a b Citato in Gianni Clerici, Lacoste, il coccodrillo dandy che inventò il tennis totale, la Repubblica, 10 agosto 2008.
  2. Insieme a Borotra, Cochet e Brugnon, Lacoste costituiva la squadra di Davis francese soprannominata "i quattro moschettieri" che vinse sei edizioni consecutive della Coppa dal 1927 al 1932.
  3. Citato in Ulderico Munzi, Addio monsieur Coccodrillo, Corriere della sera, 14 ottobre 1996.
  4. Citato in Enos Mantoani, In odor di GOAT Big Bill Tilden, Ubitennis.com, 14 marzo 2011.
  5. Citato in Enos Mantoani, Coccodrillo e coniglietto (Parte 2), Ubitennis.com, 21 dicembre 2010.
  6. Dopo l'occupazione della Francia da parte della Germania nazista, Lacoste ordinò di interrompere la produzione di polo con il suo marchio (citato in Ulderico Munzi, Addio monsieur Coccodrillo, Corriere della sera, 14 ottobre 1996).
  7. Citato in Gianni Clerici, 500 anni di tennis, Mondadori, 2007, p. 192. ISBN 88-370-5469-4

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