Renato Fucini
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Renato Fucini (1843 – 1921), scrittore italiano, noto anche con lo pseudonimo e anagramma di Neri Tanfucio.
[modifica] Napoli a occhio nudo
- Togliete a Napoli il Vesuvio, e la voce incantata della sirena avrà perduto per voi le più dolci armonie.
- Il fascino di questo abbrustolito Prometeo [Vesuvio], che avviva con la sua anima di fuoco tutte le membra della bellissima sfinge posata voluttuosamente ai sui piedi, è qualche cosa di strano, qualche cosa di irresistibile.
Scendete alla riva di Santa Lucia, o a Mergellina; salite alla rocca di Sant'Elmo, al Vomero, a Posillipo, a Capodimonte, od in qualunque altro luogo donde si scorga la sua mole fantastica, e contemplate. - Il Vesuvio è il cuore, è l'anima, è il sunto di tutti gli splendori del Golfo; è il rubino gigantesco che sta come il fermaglio in questa collana di perle composta dal cielo, forse per adornare il seno di Venere, e smarrita fra le alghe del Genio della spensieratezza.
- Non v'è sguardo umano, io credo, in questa regione che la sera si chiuda senza aver guardato la cima della montagna [Vesuvio].Il marinaio la guarda prima di sbrogliare la vela della navicella per leggere nel suo pennacchio la direzione del vento.
- Egli [Vesuvio] possiede il fascino della ferocia tranquilla, le attrattive della bellezza ruvidamente accoppiata alla modestia; è il gran delinquente dalle bellissime forme che tutti ammirano perché è feroce, che tutti amano perché è bello. L'Arcangelo Michele è un poliziotto volgare; Lucifero è un eroe.
- L'aspetto del Vesuvio, quella notte, era troppo solenne. La insolita vivacità che lo animava presentava ai nostri sguardi uno di questi grandi spettacoli della natura, davanti ai quali ci sentiamo forzati a contemplare attoniti e silenziosi.
[Renato Fucini, Napoli a occhio nudo, citato in Il Vesuvio, Pierro Gruppo Editori Campani, Napoli, 2000]
[modifica] Le veglie di Neri
[modifica] Incipit
Quella sera non stavo bene di spirito. Alla smodata allegria d'un intiero giorno passato sulle praterie in mezzo ai cari amici, laggiù convenuti per esser pronti la mattina dopo ad aprire la caccia, era subentrata una profonda tristezza, alimentata forse dalla scena mestissima d'un tramonto di sole in padule.
[modifica] Citazioni
- Dimmelo te, gran Dio... Ma il mio lamento
Vola e si perde sull'ali del vento. (p. 20) - Se ancor, dolcezza mia, non lo sapete
Dove per me s'è aperto il Paradiso
Guardatevi allo specchio e lo vedrete
Tutto dinanzi a voi nel vostro viso... (p. 47) - Né lingua né becco, né gola non ha...
Povero merlo! come farà a cantà? (p. 51)
[modifica] Bibliografia
- Renato Fucini, Le veglie di Neri, TEN, 1993.
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