Renzo Arbore

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Renzo Arbore

Lorenzo Arbore (1937 – vivente), attore, musicista, sceneggiatore e regista italiano.

Citazioni di Renzo Arbore[modifica]

  • Alfredo ha cominciato come autista di Gino Paoli, poi è arrivato alle vette di questa casa discografica. [...] Siccome ha una fantasia formidabile Alfredo, un umorismo curiosissimo eccetera, ho detto se ti stabilisci a Roma fatti vivo che facciamo una cosa insieme. E così l'abbiamo messo dentro il clan di Indietro tutta. (dalla trasmissione televisiva Chi erano veramente gli Squallor, Chiambretti night, 2010)
  • Ci sono concerti che si fanno per motivi commerciali e altri perché toccano il cuore.[1]
  • Cocciante ha inciso un brano intitolato «Quando finisce un amore», una composizione che con slancio e verità parla di quei momenti in cui si soffre per amore, quei momenti in cui viene l'inappetenza, il male alla bocca dello stomaco, l'insofferenza per tutto e tutti, l'impazienza che squilli il telefono con la speranza che sia il «lui» o la «lei» che sono il nostro unico interesse. È una canzone «giusta» che probabilmente non arriverà al grosso successo commerciale, ma che dimostra una felice vena nuova di Cocciante.[2]
  • Dik Dik, un gruppo che conserva una sua dignità e la simpatia del pubblico.[2]
  • Divenuta in pochi anni una vedette, senza fortunatamente essere diventata diva. Mia Martini si è inserita tra le "grandi" della nostra canzone, avendo lottato con tenacia per arrivare, con passione per non tradire la musica che le piace. [2]
  • È proprio questo atteggiamento che mi colpì quando sentii le prime "cose" di un ragazzotto di Crotone che, con uno strano cappello, si divertiva a prendere in giro con le sue proprie canzoni con delle belle canzoni. Sembra un pensiero un po' scombussolato ma spero renda l'idea di quello che mi sembrò facesse 'sto ragazzotto di Crotone "intitolato" Rino Gaetano. Così cominciai a "batterlo" (linguaggio radiofonico d'epoca...) e a parlarne nelle rubrichette giornalistiche sui settimanali della stessa epoca. Mi entusiasmava ancora una volta che Gaetano inventasse "l'altra canzone", la canzone della canzone, che inseguisse le rime che per prime gli venivano in mente... (e perciò le più ispirate...). Che cantasse il tutto con facilità e leggerezza; perfino che Gaetano a qualcuno non piacesse; questo mi entusiasmava.[3]
  • Felicità è sapere che stai vivendo in serenità, che non hai debiti, che non hai problemi. È una condizione fortunata ma rarissima. Credo che questa sia la felicità. Quando la gente è serena dovrebbe dire: ecco, sono felice.[4]
  • Flauto d'oro, in arte Severino Gazzelloni, una delle nostre glorie nazionali insieme con gli spaghetti, la pizza napoletana e Rodolfo Valentino.[5]
  • Gaetano ha scritto alcune delle canzoni della memoria del nostro Paese. Sono importanti le canzoni della memoria, pensate, non so, Zazà, I papaveri alti alti sono canzoni della memoria che non hanno avuto un successo di vendita o chissà di che, però non vivono soltanto lo spazio di una moda, di un periodo, sono quelle che poi rimangano nella memoria collettiva, vengono tramandate per via orale.[6]
  • [Riccardo Cocciante] Lanciò con una certa fortuna una bella canzone intitolata «Poesia» ed è una speranza per la nostra musica leggera.[2]
  • Non sembra vero, ma il primo disco jazz inciso è opera proprio di italiani, in particolare siciliani. Grazie a loro e al melting pot, New Orleans è diventata la patria del jazz mondiale. (citato in Arbore: Vi racconto come rinasce la mia amata New Orleans, 12 febbraio 2006, la repubblica.it)
  • Purtroppo negli occhi di molti conduttori vedo il vuoto pneumatico di chi i giornali li sfoglia solo dal parrucchiere.  Fonte? Fonte?
  • [Mina] ha più anima della Streisand, più fantasia della Midler, più gusto e preparazione della Minnelli.[7]
  • L'anticristo della canzone. Una bomba. L'innovatore. L'uomo a cui la musica italiana deve di più. [...] Mimmo è stato la Personalità Importante della nostra canzone, fece capire agli italiani degli anni '50 che ci poteva essere un'altra musica oltre a quella classica. [...] Lui cominciò. Da Mimmo venne tutto il resto. Fu l'uomo della rivoluzione, con lui saltarono gli schemi e gli altri non poterono far altro che adeguarsi. [...] Mimmo rappresentava il sentimento più alto dell'uomo del Sud. [...] Oddio, poi ci sono state alcune personalità interessanti, ma nessuno come Mimmo. Mai più! E non vedo in giro eredi.[8]
  • Rino Gaetano scrive delle canzoni con un linguaggio particolare, colto, curato; una specie di poesia realistica in alcuni casi, simbolica in altri. A me piace di più quando urla «Tu, forse non essenzialmente tu», una canzone abbastanza disperata, aiutata da una bella melodia. [2]
  • Quando mi arrivò il disco di Rino Gaetano, io fui contentissimo perché trovai uno che era fuori ordinanza come me. In realtà erano anni in cui i cantautori erano impegnati, se non eri "impegnato" – una parola maledetta, maledettamente di moda – eri fuori dal giro e invece arrivò Rino Gaetano con queste sue canzoni apparentemente disimpegnate.[9]
Intervista, De Amicis, la musica e l'America: le letture di Renzo Arbore, 5 settembre 1997
  • Il disco è ancora considerato un oggetto di svago, "superfluo". Il disco ha spesso, invece, la stessa nobiltà di un libro.
  • Mi piacciono i libri che narrano il "come eravamo", che raccontano gli anni nei quali ero un bambino povero come tutti gli italiani.
  • Trovo che la cultura italiana si sia sempre data la zappa sui piedi.
Intervista di Franco Bagnasco, Ma quant'è furba la tv di oggi..., TV Sorrisi e Canzoni, n.° 52, 2010
  • Il talk show lo inventai io, non Costanzo: era il 1969, "Speciale per voi". Ho fatto il primo programma nostalgia: "Cari amici vicini e lontani". Mi presero per pazzo. Quanti ne vede oggi nei palinsesti?
  • Ma lo sa che cosa mi dà più fastidio della tv di oggi? Tra gossip, dibattiti a chi alza più la voce, dolore, è sempre una televisione contro qualcosa o qualcuno. La mia era una tv pro. E tricolore.
  • È una tv, scusi il termine non sostituibile, "paracula". Fatta da gente che in redazione studia la trovata che il giorno dopo possa strappare qualche titolo. Una tecnica giornalistica. Ci giocai anch'io...
  • [L'isola dei famosi] La guardo con interesse, in effetti. Per via della fame che esalta pregi e difetti delle persone.
  • [Roberto Saviano] Dimostra che un'altra tv è possibile. Ha proposto la sua verità. Certo, è la "sua", si obietterà. Ma in quegli occhi ho letto solo sincerità, non calcolo.
  • [La televisione] Ti chiamano per parlare dei Beatles e invitano a tradimento il fan dei Rolling Stones, per avere la lite.
  • Non sono contrario a un federalismo sano. Se invece vogliono dividere l'Italia, o turbarla, non ci sto. È un Paese unico.
  • [Sulle polemiche di alcuni musicisti partenopei riguardo l'iniziativa di Arbore di diffondere la canzone napoletana pur essendo di Foggia] C'è chi mi chiese di collaborare, e non accettai. Allora si vendicarono. Carosone disse: "È pecché nun l'hanne fatta loro, l'orchestra napulitana".

Note[modifica]

  1. Citato in Arbore, tarantella in Piazza Rossa, Corriere della sera, 24 maggio 1996
  2. a b c d e Da Zona disco, Il Monello, n. 31, Casa Editrice Universo, 1974.
  3. Dal libretto della raccolta E cantavo le canzoni, RCA Italiana, 27 luglio 2010.
  4. Citato in Gianni Bisiach, Inchiesta sulla felicità, Rizzoli, 1987
  5. Citato in Tanti quasi troppi, Zona disco, Il Monello, n. 17, 1975, Casa Editrice Universo.
  6. Dal programma televisivo Vite Straordinarie, Rete 4, 1 maggio 2010. (Link Youtube Parte 1)
  7. Dall'intervista di Maria Simonetti, Miti della musica: Mina secondo Arbore, L'espresso, 26 settembre 1996
  8. Dall'intervista di Laura Carassai, Anticristo della melodia. Arbore: gli bocciai «Meraviglioso», La Stampa, 8 agosto 1994, p. 5
  9. Dal programma televisivo Vite Straordinarie, Rete 4, 1 maggio 2010. (Link Youtube Parte 3)

Film[modifica]

Voci correlate[modifica]

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