Richard Dawkins

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Richard Dawkins

Indice

Clinton Richard Dawkins (1941 – vivente), biologo, evoluzionista e divulgatore scientifico britannico.

[modifica] Citazioni

  • Non esitiamo a dire che un bambino è cristiano o che è musulmano, quando in realtà sono troppo piccoli per comprendere argomenti del genere. Eppure non ci sogneremmo mai di dire che un bambino è keynesiano o marxista. Con la religione, invece, si fa un'eccezione.[1]
  • Senza la religione staremmo tutti meglio. Saremmo liberi di esultare per il privilegio che abbiamo di essere nati, grati di vivere una vita, questa, terrena, abbandonando il presuntuoso desiderio di averne una seconda, eterna, nell'aldilà.[1]
  • La visione scientifica dell'esistenza è poetica fino quasi a risultare trascendentale. Siamo incredibilmente fortunati ad avere avuto il privilegio di vivere per alcuni decenni su questa terra, prima di morire per sempre. E noi che viviamo oggi siamo ancora più fortunati, perché possiamo comprendere, apprezzare e godere l'universo come nessuna delle generazioni precedenti ha potuto fare. Abbiamo il beneficio di secoli di scoperte e progressi scientifici alle spalle. Aristotele sarebbe sbalordito da ciò che uno scolaretto qualsiasi potrebbe insegnargli oggi. Ecco cosa dà significato alla vita. E il fatto che questa vita abbia un limite, e sia l'unica vita che abbiamo, ci rende ancora più determinati ad alzarci ogni mattina e cercare di partecipare al meraviglioso ciclo della natura.[1]
  • I miei amici americani temono che il mondo stia sprofondando di nuovo verso i Secoli Bui. Ma la direzione della storia va chiaramente nel senso opposto, verso l'illuminismo, il raziocinio, la modernizzazione. Penso che l'America stia attraversando solo un temporaneo regresso. Ho buone speranze per il futuro. Queste cose passano.[1]
  • L'America di Bush è una teocrazia. Mentre in Europa si è continuata a sviluppare una tendenza all'illuminismo e al raziocinio scientifico, in America e nel mondo islamico è in corso un'esplosione di fanatismo teocratico. In effetti, i cristiani americani da una parte e i musulmani dall'altra combattono la stessa battaglia, in cui gli europei rimangono presi nel mezzo. Bush e bin Laden sono dalla stessa parte: la parte della fede cieca e della violenza, contro la parte della ragione e della discussione.[1]
  • L'idea che le epoche antiche abbiano accumulato saggezza è un errore. È un'irritante ironia che le classi ricche nel ricco occidente tollerino magiche cure indù ormai superate, mentre in India si mobilitano per adottare vaccini moderni ed antibiotici. (dal documentario The Enemies of Reason, 2007)
  • Il motivo per cui la religione organizzata merita ostilità aperta è che, a differenza della fede nella teiera di Russell,[2] la religione è potente, influente, esente da imposte ed inculcata sistematicamente in bambini troppo giovani per difendersi da sé. Niente obbliga i bambini a trascorrere i propri anni formativi memorizzando pazzi libri che parlano di teiere. Le scuole sussidiate dal governo non escludono bambini i cui genitori preferiscono teiere di forma sbagliata. I credenti nella teiera non lapidano i non credenti nella teiera, gli apostati della teiera, i blasfemi della teiera. Le madri non mettono in guardia i loro figli sullo sposare dei pagani, i cui genitori credono in tre teiere invece che in una. Le persone che mettono prima il latte non gambizzano quelle che mettono prima il tè. (da Il cappellano del diavolo)
  • Il giornalismo scientifico è troppo importante per essere lasciato ai giornalisti.
Scientific journalism is too important to be left to journalists.[3] (da A Devil's Chaplain)

[modifica] Senza fonte

  • La biologia è lo studio di organismi complessi che sembrano essere stati disegnati per uno scopo preciso. La fisica è lo studio della materia più semplice che non ci induce a desiderare di scoprirne la forma.
  • Lo stato di benessere è forse il più altruistico sistema che il regno animale abbia mai conosciuto.
  • Non uno dei tuoi antenati è morto giovane. Si sono tutti accoppiati almeno una volta.
  • Per quanti modi possano darsi di essere in vita, è certo che ci sono molti più modi di essere morti.

[modifica] Il Fiume della Vita

[modifica] Incipit

Non vi è popolazione che non possieda leggende epiche sui suoi progenitori tribali, e spesso queste leggende assumono la veste formale di culto religioso. La gente prova reverenza per gli antenati, e talora ne fa oggetto di culto: e fa bene, poiché sono i concreti progenitori, e non gli dèi soprannaturali, a possedere la chiave di comprensione della vita. Di tutti gli organismi che nascono, la maggior parte muore prima di raggiungere la maturità. Entro la minoranza che sopravvive e che riesce a riprodursi, una minoranza ancora più esigua avrà pronipoti viventi dopo un migliaio di generazioni. Questa minuscola minoranza di una minoranza, un'élite riproduttiva, è tutto quanto le generazioni successive potranno definire «ancestrale». I progenitori sono rari, i discendenti sono comuni.

[modifica] Citazioni

  • Questa barocca stravaganza che, su questo pianeta, chiamiamo vita. (dalla prefazione)
  • C'è più poesia nella figura dell'Eva Mitocondriale[4] che nel suo omologo mitologico. (dalla prefazione)
  • La scienza condivide con la religione il convincimento di poter rispondere a profondi interrogativi sulle origini, sulla natura della vita e sul cosmo. Ma la rassomiglianza finisce qui. Le convinzioni scientifiche sono suffragate da prove e danno luogo a risultati, ma non è lo stesso per i miti e le credenze.
  • Il creazionismo esercita un'attrattiva duratura, e non è difficile individuarne la ragione.
  • Far bene senza farsi notare. Una caratteristica fondamentale dell'evoluzione è la sua gradualità. È soprattutto una questione di principio. Può accadere, oppure può non accadere, che alcuni episodî evolutivi assumano improvvisamente un nuovo andamento.
  • Praticamente, ogni fatto naturale curioso e difficilmente spiegabile potrebbe essere chiamato in causa da chi non crede nel gradualismo evolutivo e nel darwinismo.
  • La natura non è crudele, è solo spietatamente indifferente. Questa è una delle più dure lezioni che un essere umano debba imparare. Noi non riusciamo ad ammettere che gli eventi della vita possano essere né positivi né negativi, né spietati né compassionevoli, ma semplicemente indifferenti alla sofferenza, mancanti di scopo.
  • L'illusione che vi sia uno scopo è così forte che gli stessi biologi si avvalgono dell'assunzione del buon progetto come strumento di lavoro.
  • Un buon modo per rappresentare efficacemente il nostro compito è immaginare che le creature viventi siano opera di un Artefice divino e tentare, applicando la progettazione inversa, di comprendere che cosa l'Artefice abbia voluto massimizzare. Qual era la funzione di utilità di Dio?
    Il ghepardo indica in ogni dettaglio di essere stato superbamente progettato per qualche scopo, e dovrebbe essere abbastanza facile studiarlo applicando la progettazione inversa per comprendere la sua funzione di utilità. Il ghepardo sembra fatto apposta per uccidere la gazzella. I denti, gli artigli, gli occhi, il naso, la muscolatura degli arti, la colonna vertebrale e il cervello di questo predatore sono tutti come potremmo aspettarci se lo scopo di Dio nel progettarlo fosse stato quello di massimizzare le morti tra le gazzelle. Ma se applichiamo la progettazione inversa allo studio della gazzella troviamo evidenze ugualmente impressionanti dello scopo diametralmente opposto: la sopravvivenza delle gazzelle e la morte dei ghepardi per fame. È come se il ghepardo fosse stato progettato da una divinità e la gazzella da una divinità rivale. In alternativa, se vi è un solo Creatore che ha fatto la tigre e l'agnello, il ghepardo e la gazzella, qual è il Suo gioco? È un sadico che si diverte ad assistere a spettacoli cruenti? Cerca di scongiurare la sovrappopolazione tra i mammiferi africani? Oppure ha interesse a mantenere alta l'audience dei documentari naturalistici di David Attenborough? Tutte queste supposizioni sono funzioni di utilità del tutto plausibili. All'atto pratico, ovviamente, sono del tutto false.
  • I geni non si preoccupano per le sofferenze degli organismi perché in realtà non si preoccupano di nulla.
  • I teologi fanno del loro meglio per liquidare un tema preoccupante come il "problema del male" con il conseguente "problema della sofferenza" […] In un universo di cieche forze fisiche e di duplicazione genetica, alcune persone rimangono danneggiate mentre altre sono fortunate, e in tutto ciò non vi è né ragione né giustizia […] IL DNA non sa nulla e non si cura di nulla. Il DNA, semplicemente, è. E noi danziamo alla sua musica.
  • Il desiderio di individuare uno scopo in ogni dove è naturale in un animale che vive circondato da macchine, da opere d'arte, da strumenti e da manufatti aventi una precisa destinazione; un animale, per di più, i cui pensieri sono costantemente dominati dai propri obbiettivi personali. Un'automobile, un apriscatole, un cacciavite o un forcone giustificano tutti la domanda: "A che cosa serve?". È probabile che i nostri predecessori pagani si siano posti il medesimo interrogativo sul tuono, sulle eclissi, sulle rocce e sui corsi d'acqua. Oggi ci facciamo vanto di esserci scrollati di dosso questo animismo primitivo. Se una pietra che si trova nel mezzo di un ruscello si rivela un comodo punto di appoggio per attraversarlo, noi consideriamo la sua utilità come un beneficio casuale, non come un vero e proprio scopo. Ma la tentazione atavica riaffiora prepotentemente quando veniamo colpiti da una tragedia (la parola stessa "colpiti" ha un'eco animistica): "Perché, perché il cancro/il terremoto/l'uragano ha colpito proprio mio figlio?". E la medesima tentazione può diventare addirittura motivo di compiacimento quando il dibattito verte su argomenti come l'origine di tutte le cose o le leggi fondamentali della fisica, nel qual caso culminerà puntualmente nella vuota domanda esistenziale "Perché vi è qualcosa invece del nulla?".
    Ormai ho perso il conto delle volte in cui qualcuno si è alzato al termine della conferenza per proclamare: "Voi scienziati siete molto bravi a rispondere alle domande sui "Come", ma dovreste ammettere di essere impotenti dinanzi alle domande sui "Perché" ".
  • Per esempio, un particolare gene in una specie di chiocciola presente in un'isola del Pacifico determina se l'avvolgimento della conchiglia sarà destrorso o sinistrorso. La molecola di DNA non è essa stessa né destrorsa né sinistrorsa, ma lo è la sua conseguenza fenotipica. In relazione all'avvolgimento, la conchiglia potrà non avere lo stesso successo nel proteggere il corpo della chiocciola. Poiché i geni della chiocciola stanno all'interno della conchiglia la cui forma contribuiscono a influenzare, i geni che rendono una conchiglia particolarmente efficiente finiranno per sopraffare numericamente quelli che la rendono meno capace di proteggere la chiocciola. Le conchiglie, essendo fenotipi, non generano conchiglie figlie. Ciascuna è determinata dal DNA, ed è il DNA che genera altro DNA.

[modifica] Explicit

La raffigurazione a tutto tondo di un uomo e di una donna nudi, con le mani alzate in un gesto di pace, deliberatamente inviata a compiere un eterno viaggio fra le stelle, il primo frutto esportato della conoscenza della nostra esplosione vitale: certamente, soffermarsi su questa immagine potrebbe avere alcuni effetti benefici sulla nostra piccola coscienza normalmente «parrocchiale», potrebbe suscitare un'eco dell'impatto poetico – prodotto dalla vista della statua di Newton al Trinity College, a Cambridge – sulla coscienza, notoriamente gigantesca, di William Wordsworth:
E dal mio cuscino, guardando fuori alla luce | Della luna o di stelle favorevoli, potevo scorgere | L'anticappella ove si erge la statua | Di Newton, col suo prisma e il volto assorto, | Immagine marmorea di una mente in eterno | Viaggio per ignoti mari di Pensiero, solo.

[modifica] L'orologiaio cieco

  • Uno dei miei obiettivi è quello di trasmettere almeno in parte la mia meraviglia dinanzi alla complessità biologica a quegli occhi che sono sempre rimasti chiusi dinanzi ad essa. Ma, una volta magnificato il mistero, l'altro mio obiettivo è quello di eliminarlo e di spiegarne la soluzione. (prefazione)
  • Noi siamo del tutto abituati all'idea che una complessa eleganza presupponga un progetto, frutto di abilità e di intenzionalità. Questa è probabilmente la ragione più forte a sostegno della fede – condivisa dalla grande maggioranza delle persone, in passato come oggi – in una qualche sorta di divinità soprannaturale.
  • Per quanto l'ateismo possa esser stato logicamente sostenibile prima di Darwin, soltanto Darwin creò la possibilità di adottare un punto di vista ateo con piena soddisfazione intellettuale.
  • La selezione naturale è l'orologiaio cieco, cieco perché non vede dinanzi a sé, non pianifica conseguenze, non ha in vista alcun fine. Eppure, i risultati viventi della selezione naturale ci danno un'impressione molto efficace dell'esistenza di un disegno intenzionale di un maestro orologiaio; che alla base della complessità della natura vivente ci sia un disegno intenzionale, è però solo un'illusione.
  • L'evoluzione non ha un obiettivo a lungo termine. Non c'è un bersaglio lontano, nessuna perfezione finale funge da criterio per la selezione, anche se la vanità umana accarezza la nozione assurda che obiettivo finale dell'evoluzione sia la nostra specie.
  • Al cuore di ogni cosa vivente non c'è fuoco, non alito caldo, non una «scintilla di vita», bensì informazione, parole, istruzioni. Se si vuole una metafora […] si pensi invece a un miliardi di caratteri discreti, digitali, incisi in tavolette di cristallo. Se si vuol comprendere la vita, non si pensi a gel e fanghi vibranti, palpitanti, bensì alla tecnologia dell'informazione. […] Quella del gene non è analogica, ma digitale.
  • Per il nostro cervello, la cui consapevolezza temporale si estende solo alla durata di decenni, un evento che si verifica solo una volta in un milione di anni è così raro da sembrare un vero miracolo.
  • L'unica cosa che fa dell'evoluzione una teoria così meravigliosa è che essa ci spiega in che modo la complessità organizzata possa derivare dalla semplicità primordiale.

[modifica] Il gene egoista

[modifica] Incipit

La vita intelligente su di un pianeta diventa tale quando, per la prima volta, elabora una ragione della propria esistenza. Se delle creature superiori provenienti dallo spazio mai visiteranno la Terra, la prima cosa che domanderanno, per stabilire il nostro livello di civilizzazione, sarà: «Hanno già scoperto l'evoluzione?» Organismi viventi sono esistiti sulla terra, senza mai sapere perché, per più di tre miliardi di anni prima che uno di essi cominciasse a intravedere la verità. Il suo nome era Charles Darwin. A dire il vero, altri avevano intuito qualcosa, ma fu Darwin che, per primo, mise insieme una teoria coerente e difendibile che spiegava perché noi esistiamo.

[modifica] Citazioni

  • Bisogna cercare di insegnare generosità e altruismo, perché siamo nati egoisti. Bisogna cercare di capire gli scopi dei nostri geni egoisti, per poter almeno avere la possibilità di alterare i loro disegni, qualcosa a cui nessun'altra specie ha mai aspirato. (cap. 1, p. 5)
  • Ma l'estinzione di un gruppo è un processo lento, in confronto alla rapida violenza della competizione individuale. Anche quando il gruppo sta declinando lentamente e inesorabilmente, a breve termine gli individui egoisti prosperano a spese degli altruisti. I cittadini dell'Inghilterra possono o no avere il dono della preveggenza, ma l'evoluzione è cieca. (cap. 1, p. 10)
  • Molte sofferenze umane sono state causate dal fatto che troppi di noi non riescono a capire che le parole sono soltanto strumenti da usare e che la semplice presenza nel dizionario di una parola come «vivente» non implica necessariamente che questa si riferisca a qualcosa di definito nel mondo reale. (cap. 2, p. 21)
  • I geni non fanno previsioni né preparano progetti in anticipo: semplicemente esistono, alcuni più di altri, ma è tutto qui. (cap. 3, p. 27)
  • Nelle specie che si riproducono sessualmente, l'individuo è troppo grosso e temporaneo come unità genetica per essere considerato un'unità significativa di selezione naturale. (cap. 3, p. 38)
  • I geni sono programmatori professionisti che programmano la propria vita e sono giudicati da un tribunale spietato, quello della sopravvivenza, in base al successo dei loro programmi nell'affrontare tutti i pericoli che la vita pone di fronte alle loro macchine per sopravvivere. (cap. 4, p. 67)
  • È una semplice verità logica che, senza un'emigrazione in massa nello spazio, con razzi che partono al ritmo di parecchi milioni al secondo, un ritmo delle nascite incontrollato porterebbe inevitabilmente a un ritmo di morti orribilmente alto. È difficile credere che questa semplice verità non venga compresa da quei capi che proibiscono ai loro seguaci di usare metodi efficaci di contraccezione. Esprimono una preferenza per metodi «naturali» di controllo della popolazione e otterranno effettivamente un metodo naturale: si chiama morire di fame. (cap. 7, p. 117)
  • La contraccezione talvolta viene attaccata perché considerata innaturale. È vero, è fortemente innaturale. Il problema è che anche lo stato assistenziale è innaturale. Penso che la maggior pare di noi creda che lo stato assistenziale sia una cosa positiva, ma esso non può esistere se non esiste anche un controllo delle nascite (innaturale), altrimenti il risultato finale sarà una miseria ancora maggiore di quella che si ha in natura. (cap. 7, p. 124)
  • L'eccesso di copulazioni può in realtà non costare molto a una femmina, a parte un po' di tempo e di energia, ma certamente non le è di vantaggio. Un maschio invece non copula mai abbastanza con un numero sufficiente di femmine diverse: per un maschio, la parola eccesso non ha significato. (cap. 9, p. 173)
  • Che cosa è successo all'uomo occidentale moderno? Davvero il maschio è diventato il sesso ricercato, quello che è molto richiesto, il sesso che si può permettere di fare il difficile? E se è così, perché? (cap. 9, p. 174)
  • Per comprendere l'evoluzione dell'uomo moderno dobbiamo anzitutto chiarire che il gene non è l'unica base delle nostre idee sull'evoluzione. Sono un darwiniano entusiasta, ma credo che il darwinismo sia una teoria troppo grande per essere confinata nel ristretto contesto del gene. (cap. 11, p. 200)
  • Siamo stati costruiti come macchine dei geni e coltivati come macchine dei memi, ma abbiamo il potere di ribellarci ai nostri creatori. Noi, unici sulla terra, possiamo ribellarci alla tirannia dei replicatori egoisti. (cap. 11, p. 210)

[modifica] Explicit

Con un po' di fantasia possiamo immaginare il gene al centro di una ragnatela centrifuga di potere fenotipico esteso, mentre un oggetto nel mondo è il centro di una ragnatela centripeta di influenze di molti geni che si trovano in molti organismi. La lunga portata dei geni non conosce confini percepibili. Il mondo intero è attraversato in tutte le direzioni da frecce causali che uniscono i geni agli effetti fenotipici, vicini e lontani.
È un fatto ulteriore, troppo importante in pratica per essere chiamato incidentale ma in teoria non abbastanza necessario da essere chiamato inevitabile, che queste frecce causali abbiano formato dei fasci. I replicatori non sono più sparsi liberi nel mare ma sono uniti in enormi colonie – i singoli corpi. E le conseguenze fenotipiche, invece di essere distribuite uniformemente nel mondo, sono in molti casi congelate in quegli stessi corpi. Ma l'esistenza del singolo corpo, così familiare sul nostro pianeta, non era inevitabile. L'unica specie di entità che deve esistere perché esista la vita, in qualunque parte dell'universo, è il replicatore immortale.

[modifica] L'illusione di Dio

  • [Riguardo al riconocimento degli obiettori di coscienza in tempo di guerra] Se siamo brillanti filosofi morali la cui tesi di dottorato sui mali della guerra ha vinto un premio, faremo fatica a convincere la commissione di leva, mentre se diciamo che la mamma, il babbo o entrambi sono quaccheri, otterremmo subito l'esenzione anche se siamo ignoranti ed analfabeti sia riguardo al pacifismo sia riguardo alla stessa confessione quacchera. (pag. 31)
  • Il dio presentato nell'Antico Testamento è forse il personaggio più sgradevole di tutta la letteratura: geloso fiero di esserlo, è un castigamatti, meschino, iniquo e spietato; sanguinario istigatore della pulizia etnica; un bullo misogino, omofobo, razzista, infanticida, genocida, figlicida, pestilenziale, megalomane, sadomasochista e maligno secondo il suo capriccio. (pag. 38)
  • Quando mi è stato chiesto se ero ateo, mi sono divertito a sottolineare che chi mi rivolgeva la domanda era a sua volta ateo nei confronti di Zeus, Apollo, Amon-Ra, Mitra, Baal, Thor, Odino, il vitello d'oro e il Mostro Volante degli Spaghetti. In fondo, sono ateo solo nei confronti di un dio in più. (pag. 60)
  • La teiera di Russell dimostra che l'ampia diffusione della credenza in Dio, rispetto alla scarsa diffusione della credenza nelle teiere celesti, non modifica dal punto di vista logico l'onere della prova, anche se sembra modificarlo dal punto di vista della politica pratica. Che non si possa dimostrare l'inesistenza di Dio è un fatto riconosciuto, se non altro perché non si può dimostrare in maniera incontrovertibile l'inesistenza di niente. L'importante non è se Dio sia confutabile (non lo è), ma se Dio sia probabile. È tutt'altra questione. (pag. 60)
  • Per quanto l'entità che si cerca di spiegare evocando un creatore possa essere statisticamente improbabile. il creatore stesso è almeno altrettanto improbabile. (pag. 115)
  • La selezione naturale comporta che i bambini tendano a accettare per vero tutto quello che i genitori o familiari più anziani dicano loro. Questo comportamento è finalizzato alla sopravvivenza: si riscontra anche nelle falene che si orientano guardando la luna. La conseguenza indesiderata di questa obbedienza cieca è un'ignavia che rende schiavi degli altri. Da ciò deriva direttamente è la mancanza di barriere critiche nei confronti di mentalità bacate. (pag. 176)
  • Non bisogna scusarsi di essere atei. Bisogna, al contrario, andarne fieri, a testa alta, perché «ateismo» significa quasi sempre sana indipendenza di giudizio e, anzi, mente sana tout court.
  • È troppo facile confondere la passione di chi è disposto a cambiare parere con l'integralismo che non cambia mai nulla. I cristiani integralisti si oppongono appassionatamente all'evoluzione, mentre io appassionatamente la sostengo. Passione per passione, parrebbe una condizione di parità. Ma, per citare un aforisma non ricordo di chi, quando si sostengono due opposti punti di vista con uguale forza, non è detto che la verità stia al centro. È possibile che una delle due parti si sbagli; e questo giustifica la passione della parte avversa. Gli integralisti sanno in che cosa credere e sanno che niente farà mai loro cambiare idea. La citazione da Kurt Wise [...] è esemplare: «Se tutte le prove dell'universo andassero contro il creazionismo, sarei stato il primo ad ammetterlo, ma sarei rimasto creazionista perché è quello che la Parola di Dio sembra indicare. E qui io devo collocarmi». Non si sottolineerà mai abbastanza la differenza tra questa appassionata fedeltà alla Bibbia e l'altrettanto appassionata fedeltà dello scienziato alle prove empiriche. L'integralista Kurt Wise afferma che neanche le più schiaccianti prove concrete gli farebbero mai cambiare idea. Il vero scienziato, per quanto «creda» con forza all'evoluzione, sa esattamente che cosa gli farebbe cambiare idea: prove contrarie. Come rispose J. B. S. Haldane quando gli chiesero che cosa avrebbe potuto smentire l'evoluzione: «Conigli fossili nel Precambriano». Mi si permetta di formulare la versione opposta del manifesto di Kurt Wise: «Se tutte le prove dell'universo dimostrassero l'attendibilità del creazionismo, sarei il primo ad ammetterlo e cambierei subito idea. Stando le cose come stanno, tutte le prove disponibili (e ve n'è in abbondanza) sono a favore dell'evoluzionismo. È per questo e solo per questo che lo sostengo con una passione pari a quella dei suoi oppositori. La mia passione si basa sulle prove. La loro, che sfida apertamente l'evidenza, e solo la loro è integralista.

[modifica] Citazioni su Richard Dawkins

  • L'errore di Dawkins come docente universitario (lo era ancora durante il periodo in cui ha composto quel libro sebbene abbia poi annunciato l'intenzione di ritirarsi) è stato il suo scandaloso e apparentante deliberato rifiuto di presentare la dottrina che pare abbia rifiutato nel modo più deciso. (Anthony Flew)
  • L'intera faccenda di L'illusione di Dio [libro di Richard Dawkins] non era, come invece pretendeva di essere, un tentativo di scoprire e diffondere la conoscenza dell'esistenza o non esistenza di Dio, quanto piuttosto un tentativo – di estremo successo – di diffondere le convinzioni personali dell'autore. (Anthony Flew)

[modifica] Note

  1. a b c d e Citato in Enrico Franceschini, Vivere senza dio, ne la Repubblica del 1° novembre 2006.
  2. Vedi voce in Wikipedia.
  3. La citazione visibile su Google Books.
  4. Vedi voce in Wikipedia.

[modifica] Bibliografia

  • Richard Dawkins, Il cappellano del diavolo, a cura di T. Pievani, traduzione di E. Faravelli, Raffaello Cortina, 2004.
  • Richard Dawkins, Il Fiume della Vita: cos'è l'evoluzione, traduzione di Laura Montixi Comoglio, Sansoni Editore, Firenze 1995.
  • Richard Dawkins, L'orologiaio cieco, traduzione di Libero Sossio, Rizzoli, Milano 1989.
  • Richard Dawkins, Il gene egoista (1989), traduzione di Giorgio Corte e Adriana Serra, Oscar Mondadori 1995. ISBN 8804393171
  • Richard Dawkins, The god delusion, 2006.
  • Richard Dawkins, A Devil's Chaplain: Reflections on Hope, Lies, Science, and Love, Houghton Mifflin Harcourt, 2004. ISBN 9780618485390

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