Richard Wagner

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Richard Wagner

Wilhelm Richard Wagner (1813 – 1883), compositore, scrittore e librettista tedesco.

Indice

[modifica] Citazioni di Richard Wagner

  • [Parsifal] Non dovrà mai essere offerto al pubblico, per divertirlo, in alcun altro teatro [Bayreuth].[1]
  • Ogni arricchimento dei nostri mezzi di conoscenza grazie a strumenti e a scienze specialistiche dimostra solo la decadenza delle nostre facoltà naturali di conoscenza; certo le epoche primitive (brahmani, ecc.) avevano meno mezzi, ma sensi più acuti. – Così gli occhiali sono la prova che abbiamo rovinato i nostri occhi. (da Il libro bruno)
  • Quella di Beethoven [Settima Sinfonia] si confondeva in me con l'immagine di Shakespeare: nell'estasi dei signi ricorrevano entrambi, li vedevo, parlavo con loro; al risveglio mi trovavo in lacrime.[1]
  • [A Ludovico II di Baviera] Questa vita, le sue ultime creazioni poetiche e musicali, appartengono soltanto a lei, mio giovane re pieno di grazia: disponga di esse come di sua proprietà.[1]
  • Qui giace Wagner che non è diventato niente: nemmen cavalier dell'ordine pezzente; non riuscì a cavare un ragno dal buco e nemmeno un dottorato all'università.[1]
  • Se per noi Cristo stesso non è in fin dei conti che una nobilissima poesia, questa è al tempo stesso più realizzabile di ogni altro ideale poetico – nella comunione quotidiana col pane e col vino. (da Il libro bruno)
  • Si può valutare assai bene l'estraneità del genio in questo mondo dalle domande sciocche che gli vengono rivolte. (da Il libro bruno, novembre-dicembre 1881)
  • Sono ancora debitore al mondo del Tannhäuser.[1]
  • [Su Ludovico II di Baviera] Sotto la protezione del mio nobile amico, mai più mi avrebbero oppresso col loro peso le volgari miserie dell'esistenza.[1]
  • [A Franz Liszt, su Cosima] Tu le hai dato la vita; tu mi hai reso alla vita. Finché prodigherai intorno a te bontà e bellezza – e non sapresti agire altrimenti – questa vita rimane tua, e noi te la offriamo con tutta la nostra riconoscenza. Salute a te! Il tuo amico. (1881; citato in Claude Rostand, Liszt, traduzione di Paolo Castaldi, Mondadori, 1961)
  • Tutto era silenzio e mistero e tuttavia la certezza ch'ella [Cosima Liszt] mi appartenesse si affermava in me con tanta forza, che la mia eccentrica agitazione si esasperava fino alle più pazze stravaganze.[1]

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  • La gioia non è nelle cose, è in noi.
  • Die Musik ist die Sprache der Leidenschaft.
La musica è la lingua della passione.
  • Die Musik spricht nicht die Leidenschaft, die Liebe, die Sehnsucht dieses oder jenes Individuums in dieser oder jener Lage aus, sondern die Leidenschaft, die Liebe die Sehnsucht selbst.
La musica non esprime la passione, l'amore, la nostalgia di questo o quell'individuo in questa o quella situazione ma la passione, l'amore la nostalgia stessa.
  • Ein politischer Mann ist widerlich.
Un uomo politico è disgustoso(o ripugnante oppure odioso).
  • Kinder, schafft Neues!
Bambini, create il nuovo!
  • Die Musik ist ein Weib.
La musica è una donna.
  • Verständnis kommt uns durch die Liebe.
La comprensione ci viene attraverso l'amore.
  • Was erwarten wir denn von einer Religion, wenn wir das Mitleid mit den Tieren ausschließen.
Cosa ci aspettiamo da una religione, se non abbiamo compassione per gli animali.
  • Nicht der versteckte Groll, sondern eine offen erklärte und bestimmt motivierte Feindschaft ist fruchtbar; denn sie bringt die nötige Erschütterung hervor, die die Elemente reinigt, das Lautere vom Unlauteren sondert, und sichtet, was zu sichten ist.
In una seppur motivata ostilità non è proficuo il rancore nascosto, ma un aperto chiarimento; perché produce la scossa (emozione) necessaria che chiarisce i fatti, separa il giusto da quello ingiusto, e vede(fa vedere) quello che c'è da vedere.
  • Nicht um des Vorteils, selbst nicht um des Ruhmes und der Anerkennung willen tritt das Schöne und Edle in die Welt.
Non per vantaggio, neanche per amore di fama e riconoscimento si calpesta la bellezza e la nobiltà in questo mondo.

[modifica] L'interpretazione della musica

[modifica] Incipit

Ho scritto queste pagine nell'intento di raccontare la mia esperienza relativamente ad un aspetto della musica che fino ad oggi è stato, sul piano pratico, abbandonato alla routine, e. su quello teorico all'ignoranza.
Mi rivolgo agli esecutori, siano essi cantanti o strumentisti, piuttosto che ai direttori, poiché soltanto gli esecutori possono dire di essere stati diretti in maniera competente o meno. Non è mia intenzione formulare un sistema di regole, ma semplicemente esprimere alcune osservazioni e fornire un certo numero di esempi.
I compositori non possono permettersi di restare indifferenti alla maniera in cui i loro lavori vengono presentati al pubblico. Del resto non ci si può aspettare che il pubblico sia in grado di giudicare se l'esecuzione di un brano musicale sia avvenuta in maniera corretta, dal momento che non esistono altri dati, oltre l'esecuzione stessa, di cui potersi servire.

[modifica] Citazioni

  • La prima qualità di un direttore consiste nella sua abilità di trovare sempre il giusto tempo di esecuzione. Dalla scelta di tempi da lui compiuta possiamo capire se abbia o meno compreso il brano. Inoltre, con buoni musicisti, il giusto tempo d'esecuzione comporta un'espressione ed un fraseggio corretti, e di converso, da parte del direttore, la scelta appropriata di fraseggio ed espressione comporterà la scelta esatta del tempo.
    Il problema non è così semplice come può sembrare. I compositori più vecchi pensano che il tempo giusto sia così ovvio da intuire che si accontentano di semplici indicazioni generali. Haydn e Mozart facevano uso del termine "Andante" per indicare una via di mezzo tra "Allegro" e "Adagio", e pensavano che fosse sufficiente. Bach non indicava affatto il tempo, ciò che, in termini strettamente musicali, è forse la cosa più corretta. Probabilmente diceva a sé stesso: chi non capisce i miei temi e le mie figurazioni, e non sente il loro carattere ed espressione, non sarà nemmeno in grado di capire le indicazioni di tempo in italiano. (pag. 18)
  • Il nostro vero musicista tedesco era in origine un uomo difficile da frequentare. In passato la posizione sociale dei musicisti in Germania, come in Francia e in Inghilterra, non era per niente buona. I principi, e la società aristocratica in genere, riconoscevano a mala pena lo stato sociale dei musicisti (con l'unica eccezione degli italiani). Gli italiani erano ovunque preferiti ai tedeschi nativi (prova ne è il trattamento avuto da Mozart alla corte imperiale di Vienna). I musicisti restavano degli esseri speciali, per metà incivili e per metà infantili, ed erano trattati come tali dai loro datori di lavoro. L'educazione, anche quella dei più dotati, portava tracce del fatto che essi non erano mai stati realmente sotto l'influenza di una società raffinata e intelligente (si pensi a Beethoven quando venne in contatto con Goethe a Teplitz). Si dava per scontato che i musicisti professionisti non potessero essere influenzati dalla cultura per le loro limitate capacità mentali. (pag. 52)

[modifica] Citazioni su Richard Wagner

  • La musica di Wagner è molto migliore di quello che si potrebbe pensare ascoltandola. (Mark Twain)
  • – Ma davvero ti piace Wagner?
    – Certo, anche se ogni volta che lo sento mi viene voglia di invadere la Polonia!
    (Misterioso omicidio a Manhattan)
  • [...] Nietzsche non negava l'arte di Wagner quando dichiarava che «I maestri cantori» erano un attentato alla civiltà, e non si poneva il problema perché riconosceva che tra l'ammirazione estetica e il consenso etico non c'è necessario rapporto di causa a effetto. (Leo Valiani)
  • Non più dubbi né ostacoli, l'immenso genio di Wagner ha avuto ragione di tutto. La sua opera, "L'Anello del Nibelungo", riluce sul mondo. I ciechi non impediscono affatto la luce, né i sordi la musica. (Franz Liszt)
  • Un grande punto interrogativo del nostro secolo. (Friedrich Nietzsche)
  • Wagner non è un sillogismo, ma una malattia. (Friedrich Nietzsche)

[modifica] Bibliografia

  • Richard Wagner, Il libro bruno. Note di diario 1865-1882, Passigli Editore, 1992.
  • Richard Wagner, L'interpretazione della musica (Über das dirigieren), a cura di Maria Cristina Arangia, Pagano, MMI.

[modifica] Note

  1. a b c d e f g Citato in Giorgio Gervasoni, Richard Wagner, Grandi Operisti Europei, Periodici San Paolo, Milano 1997.

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