Robert Jordan
Robert Jordan, nome d'arte di James Oliver Rigney (1948 – 2007), scrittore statunitense.
La ruota del tempo. L'occhio del mondo [modifica]
Incipit [modifica]
Di tanto in tanto il palazzo tremava ancora e la terra brontolava nel ricordo e gemeva come se volesse negare l'accaduto. Dagli squarci nelle pareti entravano raggi di sole che facevano scintillare il pulviscolo sospeso nell'aria. Segni d'incendio sfiguravano pareti, pavimenti, soffitti. Larghe macchie nere chiazzavano le vernici e le dorature screpolate di affreschi un tempo vividamente colorati; un velo di fuliggine copriva fregi raffiguranti uomini e animali che parevano quasi vivi, prima che la furia si calmasse.
Citazioni [modifica]
- Sì, Traditore della Speranza. Questo è il nome che gli uomini mi hanno dato, proprio come a te diedero quello di Drago; ma, al contrario di te, io lo accetto. Mi diedero questo nome per insultarmi, ma li costringerò ancora a inginocchiarsi e a venerarlo. (Ishamael: prologo)
- Un tempo eri il primo dei Servi. Un tempo portavi l'Anello di Tamyrlin e sedevi sul Trono Massimo. Un tempo evocavi le Nove Verghe del Dominio. Guarda come sei ora! Un pietoso rottame. Ma non basta. Mi hai umiliato nella Sala dei Servi. Mi hai sconfitto alle Porte di Paaran Disen. Ma ora sono io il più forte. Non ti lascerò morire senza che te ne renda conto. Il tuo ultimo pensiero sarà la piena consapevolezza della sconfitta, completa e totale. Se ti lascerò morire. (Ishamael: prologo)
- Ricorda, sciocco! Ricorda il futile attacco al Sommo Signore delle Tenebre! Ricorda il suo colpo di risposta! Ricorda! In questo preciso momento, i Cento Compagni fanno a pezzi il mondo; e ogni giorno altri cento si uniscono a loro. Quale mano ha ucciso Ilyena dai capelli d'oro, Kinslayer? Non la mia. Quale mano ha troncato ogni vita che portasse una sola goccia del tuo sangue? Chiunque ti amava, chiunque era da te amato? Non la mia, Kinslayer. Non la mia. Ricorda e sappi quale prezzo paga chi si oppone a Shai'tan! (Ishamael: prologo)
- Non vergognarti, pastore [Riferendosi a Rand al'Thor]. Spaventano anche me. Ho visto uomini, soldati per tutta la vita, restare impietriti come passero davanti al serpente, quando si sono trovati di fronte a un Fade. Nel settentrione, nelle Marche di Confine lungo la Grande Macchia, c'è un detto. Lo sguardo del Senza Occhi è paura. (Lan Mandragoran: capitolo 8)
- Così si è ridotto il sangue di Aemon? Gentucola che si disputa il diritto di nascondersi come conigli selvatici? Avete dimenticato chi eravate, ma speravo che nel sangue e nelle ossa vi restasse almeno il ricordo. Un briciolo che vi desse forza per la lunga notte in arrivo. (Moiraine Damodred: capitolo 9)
- Per quasi due secoli le Guerre Trolloc avevano devastato il mondo in lungo e in largo; dovunque infuriassero le battaglie, lo stendardo con l'Aquila Rossa di Manetheren era in prima fila. Gli uomini di Manetheren erano una spina nel piede del Tenebroso e un rovo nella sua mano. Cantate di Manetheren, che non avrebbe mai piegato il ginocchio davanti all'Ombra. Cantate di Manetheren, la spada che non si sarebbe mai spezzata. (Moiraine Damodred: capitolo 9)
- Piangete per Manetheren. Piangete per ciò che è perduto per sempre. (Moiraine Damodred: capitolo 9)
- Il Tenebroso vi cerca, uno solo o tutti e tre; se vi lascio andare, vi prenderà. Se il Tenebroso vuole una cosa, io mi oppongo. Perciò, ascoltatemi bene: non permetterò che il Tenebroso metta le mani su di voi, a costo di distruggervi io stessa. (Moiraine Damodred: capitolo 13)
- Sciamerebbero su questa locanda come formiche assassine, basandosi su di una semplice voce, un sussurro. A questo punto arriva il loro odio, l'ansia di uccidere o catturare chiunque appartenga alle Aes Sedai e ai Custodi. E la ragazza? I ragazzi? Tu stessa? Il vostro rapporto con costoro è sufficiente, per i Manti Bianchi, almeno. Non ti piacerebbe il modo come fanno domande, se c'è di mezzo la Torre Bianca. Gli Inquisitori partono dal presupposto della colpevolezza e conoscono una sola sentenza. Non vogliono scoprire la verità: ritengono già di conoscerla. Con ferri roventi e tenaglie vogliono solo ottenere una confessione. (Thom Merrilin: capitolo 16)
- Carai an Caldazar! Carai an Ellisande! Al Ellisande! (Mat Cauthon: capitolo 19)
- Alcuni mi ritengono toccato dal Tenebroso, perché i lupi comparivano dovunque andassi. Credo d'averlo pensato anch'io, a volte. La gente ha cominciato a evitarmi; e quelli che mi cercavano, non erano del tipo che mi piacesse conoscere, per un verso o per l'altro. Poi mi accorsi che in certi momenti i lupi parevano sapere cosa pensavo, rispondere ai miei pensieri. Fu il vero inizio. Erano curiosi, su di me. I lupi intuiscono le persone, di solito, ma non in questo modo. Erano felici d'avermi trovato. Da molto tempo, dissero, non andavano a caccia in compagnia di esseri umani; e quando dicevano "da molto tempo", mi pareva di sentire un vento gelido che ululasse dal Primo Giorno a oggi. (Elyas Machera: capitolo 23)
- Pensi già alla casa, ragazzo? E ti sei appena messo a girare il mondo! Ma il mondo ti prenderà all'amo. Darai la caccia al tramonto, aspetta e vedrai... (Bayle Domon: capitolo 24)
- [Riferendosi ai Tuatha’an] Cercano un canto. È il compito del Mahdi. Dicono d'averlo perduto durante la Frattura del Mondo; se lo ritrovano, tornerà il paradiso dell'Epoca Leggendaria. Non sanno nemmeno quale canto sia. Dicono che lo riconosceranno, quando lo troveranno. Né sanno come farà a riportare il paradiso, ma cercano ormai da quasi tremila anni, dalla Frattura. E continueranno a cercare finché la Ruota non si fermerà. (Elyas Machera: capitolo 25)
- Dai trofei che le Aiel avevano con sé, era evidente che tornavano dalla Macchia. I Trolloc le avevano seguite, ma, a giudicare dalle tracce, solo pochi erano sopravvissuti, dopo avere fatto strage delle Aiel. In quanto alla ragazza, non permise a nessuno di toccarla, nemmeno di pulirle le ferite. Ma afferrò per la giubba il Cercatore di quella tribù e disse, sono le sue parole: "Perduto, Seccafoglie intende accecare l'Occhio del Mondo. Intende uccidere il Gran Serpente. Perduto, avverti il Popolo. Arriva Bruciaocchi. Di' al Popolo di prepararsi per Colui che Viene con l'Alba. Di' al..." E morì. (Raen: capitolo 25)
- Dovrei ringraziarti[Rivolto a Mat Cauthon] perché mi hai dimostrato quant'è vero l'antico detto....Per quanto gli insegni, un maiale non suonerà mai il flauto. (Thom Merillin: capitolo 26)
- Cosa insegnano, a voi cuccioli di villaggio? Artur Paendrag Tanreall, Artur Hawkwing, il Gran Monarca, unì tutte le terre, dalla Grande Macchia al mare delle Tempeste, dall'oceano Aryth al deserto Aiel, e anche alcune terre al di là del deserto. Mandò pure un esercito dall'altra parte dell'Aryth. Le storie dicono che governò sul mondo intero, ma quel che governò in realtà bastava per qualsiasi uomo che non fosse un eroe delle storie. E portò pace e giustizia sulla terra. (Elyas Machera: capitolo 29)
- Non c'è tregua, con l'Ombra. Non c'è pietà, per gli Amici delle Tenebre. (Jaret Byar, capitolo 30)
- Il Signore delle Tenebre comanda la morte e può dare vita nella morte o morte nella vita, a suo piacimento. (Howel Gode: capitolo 32)
- Sono un buon suddito, come ho detto; ma anche gli sciocchi dicono qualcosa di sensato, di tanto in tanto. Anche un maiale cieco trova a volte una ghianda. Occorre qualche cambiamento. Questo tempo, i raccolti che non spuntano, le mucche che non danno più latte, vitelli e agnelli che nascono morti o con due teste. Corvi sanguinari che non aspettano nemmeno che le creature muoiano. La gente è terrorizzata. Deve dare la colpa a qualcuno. La Zanna del Drago compare sulle porte. Creature strisciano nella notte. Stalle prendono fuoco. Gira gente, come quell'amico di Holdwin, che spaventa le persone. La Regina deve prendere provvedimenti, prima che sia troppo tardi. Lo capite anche voi, vero? (Almen Bunt: capitolo 34)
- Vorrei che voi umani non vi comportaste in questo modo. Solo pochissimi si ricordano di noi. Colpa nostra, immagino. Non siamo andati molto fra gli umani, da quando l'Ombra cadde sulle Vie. Ormai sono passate... ah, sei generazioni. Fu subito dopo le Guerre Trolloc. Troppo, troppo tempo. E pochissimi a viaggiare e a vedere. Quasi nessuno. (Loial: capitolo 36)
- Certo che ci crediamo. La Ruota del Tempo tesse il Disegno delle Epoche e le vite sono i fili che adopera per tessere. Nessuno può dire come il filo della propria vita, né quello di un popolo, sarà in tessuto nel Disegno. Abbiamo avuto la Frattura del Mondo, e l'Esilio, e la Pietra, e la Nostalgia, e alla fine abbiamo riavuto lo stedding, prima che morissimo tutti. A volte penso che la ragione per cui gli esseri umani sono come sono, sia il fatto che il vostro filo è così corto. Oh, ecco, ci sono cascato di nuovo. Gli Anziani dicono che a voi non piace che vi si ricordi la brevità della vita. Spero di non avere urtato i tuoi sentimenti. (Loial: capitolo 36)
- Finché la penombra è svanita, finché l'acqua è svanita, nell'Ombra con i denti snudati, urlando sfide con l'ultimo respiro, per sputare nell'occhio di Colui che Acceca nel Giorno Finale. (Loial: capitolo 36)
- Ma a volte la Ruota sceglie per te i cambiamenti. E a volte la Ruota piega il filo o i fili della vita in modo tale che tutti i fili vicini sono costretti a ruotare intorno agli altri; questa azione influenza altri fili, e così via. La prima piegatura per formare la Grinza è ta'veren: non puoi fare niente per cambiarla, finché il Disegno non muta. La Grinza, detta ta'maral'ailen, può durare settimane, oppure anni. Può comprendere una sola città o perfino l'intero Disegno. Artur Hawkwing era ta'veren. E anche Lews Therin Kinslayer, immagino. (Loial: capitolo 36)
- Testardo come un mulo. Forse abbastanza testardo da salvare te stesso, alla fine. Ricorda in quali tempi viviamo, fabbro. Ricorda cosa ti ha detto Moiraine Sedai. Oggigiorno molte cose si dissolvono e cadono a pezzi. Antiche barriere s'indeboliscono, antiche mura si polverizzano. Le barriere fra il presente e il passato, fra il presente e il futuro. Le mura della prigione del Tenebroso. La nostra può essere la fine di un'Epoca. Forse vedremo nascere una nuova Epoca, prima di morire. O forse siamo alla fine di tutte le Epoche, la fine del tempo stesso. La fine del mondo. Ma non siamo noi, a dovercene preoccupare, eh, fabbro? Noi combatteremo l'Ombra finché avremo fiato; e se ci sommergerà, sprofonderemo mordendo e graffiando. Voi dei Fiumi Gemelli siete troppo testardi per arrendervi. Non preoccupatevi, se il Tenebroso è comparso nella vostra vita. Siete fra amici, ora. La Ruota gira e ordisce come vuole e neppure il Tenebroso può cambiare questo fatto, con Moiraine che veglia su di voi. (Lan Mandragoran: capitolo 38)
- Ci sono dei limiti, al potere del Tenebroso dentro di voi. Cedete anche per un istante, e lui avrà una corda legata al vostro cuore, una corda che potreste non riuscirete mai a tagliare. Arrendetevi, e apparterrete a lui. Sconfessatelo, e il suo potere verrà meno. Non è facile, quando lui tocca i vostri sogni, ma è fattibile. Lui può sempre mandare contro di voi Mezzi Uomini e Trolloc e Draghkar e altre creature, ma non può impadronirsi di voi, se non glielo permetterete. (Moiraine Damodred: capitolo 42)
- Padre delle Menzogne è un buon appellativo per il Tenebroso. Ha sempre avuto l'abitudine di seminare il tarlo del dubbio. Rode la mente degli uomini, come un cancro. Credere al Padre delle Menzogne è il primo passo verso la resa. Ricordatelo, se vi arrendete al Tenebroso, gli apparterrete. (Moiraine Damodred: capitolo 42)
- Non possiamo restare a Caemlyn; ma, qualsiasi strada scegliamo, Myrddraal e Trolloc ci sarebbero addosso prima che percorriamo dieci miglia. E proprio a questo punto veniamo a sapere di una minaccia nei confronti dell'Occhio del Mondo, non da una sola fonte, ma da tre, ciascuna all'apparenza indipendente dalle altre. Il Disegno forza il nostro sentiero. Il Disegno si avvolge ancora intorno a voi tre, ma quale mano stabilisce l'ordito, e quale controlla la spola? La prigione del Tenebroso si è indebolita abbastanza da permettergli di esercitare un simile controllo? (Moiraine Damodred: capitolo 42)
- Considera che cosa ho appreso da Fain. Tre anni fa il Tenebroso è stato obbligato a farlo portare a Shayol Ghul per toccarlo, nonostante fosse un Amico delle Tenebre fino al midollo. Un anno fa poteva comandarlo attraverso i sogni. Quest'anno Ba'alzamon entra nei sogni di chi cammina nella Luce e compare realmente, pur con difficoltà, a Shadar Logoth. Non di persona, certo; ma anche una proiezione della mente del Tenebroso, anche una proiezione che tremola e non resiste a lungo, è molto più pericolosa di tutte le orde Trolloc messe insieme. A Shayol Ghul i sigilli s'indeboliscono disperatamente, lord Agelmar. Non c'è tempo. (Moiraine Damodred: capitolo 47)
- Il sangue antico si separò, come un fiume, in mille volte mille rivoli; ma a volte i rivoli si riuniscono per formare di nuovo un fiume. L'antico sangue di Manetheren è forte e puro in quasi tutti questi giovanotti. Puoi dubitare del sangue di Manetheren, lord Agelmar? (Moiraine Damodred: capitolo 47)
- Molto, moltissimo tempo fa, sono stato posto di guardia all'Occhio, ma provo disagio ad avvicinarmi troppo. Mi sento come se mi disfacessero: la mia fine in qualche modo è legata a esso. Ricordo quando lo fabbricarono. In parte. Fu il primo giorno della Frattura del Mondo, quando la gioia per la vittoria sul Tenebroso divenne amara, alla scoperta che ogni cosa poteva andare in frantumi sotto il peso dell'Ombra. Cento di loro lo fabbricarono, uomini e donne insieme. Le maggiori opere Aes Sedai erano sempre fatte in questo modo, attingendo al Saidin e al Saidar, come si attinge alla Vera Fonte. Morirono tutti, per renderlo puro, mentre intorno a loro il mondo era lacerato. Sapendo di morire, m'incaricarono di sorvegliarlo in previsione dei futuri bisogni. Non ero stato fatto per questo, ma tutto andava a pezzi, e loro erano soli e non avevano altro. Non ero stato fatto per questo, ma ho mantenuto la parola. Ho mantenuto la parola, fino al momento del bisogno. E ora è la fine. (L'Uomo Verde: capitolo 50)
- Alcuni di noi sono liberi. I sigilli s'indeboliscono, Aes Sedai. Come Ishamael, camminiamo di nuovo nel mondo, e presto gli altri verranno. Eravamo troppo vicino a questo mondo, nella prigionia, io e Balthamel, troppo vicino al macinio della Ruota; ma presto il Sommo Signore delle Tenebre sarà libero e ci darà nuova carne e il mondo sarà nostro ancora una volta. Stavolta per voi non ci sarà nessun Lews Therin Kinslayer, nessun Signore del Mattino, a salvarvi. (Aginor: capitolo 50)
- Ba'alzamon darà ricompense superiori a qualsiasi sogno di mortali, a colui che ti porterà a Shayol Ghul. I miei sogni sono sempre stati più grandiosi di quelli degli altri uomini e da millenni mi sono lasciato alle spalle la mortalità. Cosa cambia, se servi il Signore delle Tenebre da morto o da vivo? Niente, per la diffusione dell'Ombra. Perché dovrei dividere con te il potere? Perché dovrei piegare il ginocchio davanti a te? Io, che affrontai Lews Therin Telamon nella Sala dei Servitori. Io, che lottai con tutta la mia potenza contro il Signore del Mattino e ribattei colpo su colpo. Non vedo motivo. (Aginor: capitolo 51)
- Un gatto può insegnare a un cane ad arrampicarsi sugli alberi? Un pesce può insegnare a un uccello a nuotare? Conosco Saidar, ma non posso insegnarti niente di Saidin. Chi potrebbe farlo è morto da tremila anni. Ma forse sei ostinato quanto basta. Forse avrai la forza necessaria. (Moiraine Damodred: capitolo 52)
- Le Profezie si avvereranno. Il Drago è Risorto. (Moiraine Damodred: capitolo 53)
Dialoghi [modifica]
- Ba'alzamon: Ti aspetti gloria? Potere? Ti hanno detto che l'Occhio del Mondo sarà al tuo servizio? Quale gloria e quale potere toccano a un burattino? Le stringhe che ti muovono sono state intessute da secoli. Tuo padre fu scelto dalla Torre Bianca, come uno stallone legato alla cavezza e condotto al suo compito. Tua madre non era altro che una fattrice, per i loro piani. E questi piani portano alla tua morte.
Rand al'Thor: Mio padre è un brav'uomo e mia madre era una donna per bene. Non parlare di loro!
Ba'alzamon: C'è del coraggio in te, dopotutto. Forse sei proprio tu, quello che cerco. Ma il coraggio ti gioverà ben poco. L'Amyrlin Seat ti userà, finché non sarai consumato, proprio come furono usati Davian e Yurian Stonebow e Guaire Amalasan e Raolin Darksbane. Proprio come è usato Logain. Finché di te non resterà niente.
Rand al'Thor: Non so...Tu... sei imprigionato... a Shayol Ghul. Tu e tutti i Reietti... imprigionati dal Creatore fino alla fine del tempo.
Ba'alzamon: La fine del tempo? Tu vivi come uno scarafaggio sotto la pietra e pensi che il tuo fango sia l'universo. La morte del tempo mi porterà un potere che non puoi nemmeno sognare, verme.
Rand al'Thor: Tu sei imprigionato...
Ba'alzamon: Sciocco, non sono mai stato imprigionato! Fui a fianco di Lews Therin Kinslayer, quando compì il misfatto che gli valse il soprannome. Fui io a dirgli di uccidere la propria moglie e i propri figli e tutta la propria stirpe e ogni persona che amava o da cui era amato. Fui io a dargli il momento di lucidità perché sapesse che cosa aveva fatto. Hai mai sentito un uomo urlare fino a perdere l'anima, verme? Poteva colpirmi, allora. Non avrebbe vinto, ma poteva tentare. Invece chiamò su di se il suo prezioso Potere, tanto che la terra si aprì e innalzò Montedrago per segnare la sua tomba. Mille anni dopo, mandai i Trolloc a depredare il meridione e per tre secoli essi devastarono il mondo. Quelle stolte e cieche di Tar Valon dissero che ero stato infine sconfitto, ma il Secondo Patto, il Patto delle Dieci Nazioni, era infranto senza rimedio e chi rimase a opporsi a me, allora? Io sussurrai nell'orecchio di Artur Hawkwing e la terra Aes Sedai morì in lungo e in largo. Io sussurrai di nuovo e il Gran Monarca mandò i suoi eserciti al di là dell'oceano Aryth e del Mare del Mondo, e con questo atto sancì due condanne. La condanna del suo sogno di una sola terra e di un solo popolo, e una condanna ancora da venire. Ero al suo capezzale, quando i consiglieri gli dissero che solo le Aes Sedai potevano salvargli la vita. Parlai, e lui ordinò d'impalare i consiglieri. Parlai, e le ultime parole del Gran Monarca furono l'ordine di distruggere Tar Valon. Se uomini del valore di costoro non hanno potuto opporsi a me, quale possibilità hai tu, rospo acquattato accanto a una pozza della foresta? Servirai me, oppure ballerai ai fili delle Aes Sedai, fino alla tua morte. E poi sarai mio! I morti appartengono a me!
- Egwene al'Vere: Quelle grida che avete lanciato contro i Trolloc...
Rand al'Thor: Non andavano bene? Mat avrà raccontato quella storia dieci volte.
Thom Merrilin: E sempre malamente.
Rand al'Thor: Comunque, la conosciamo tutti. E poi, dovevamo pur gridare qualcosa. Voglio dire, è quel che si fa in circostanze del genere. Avete udito Lan.
Perrin Aybara: E ne abbiamo il diritto. Moiraine dice che discendiamo tutti da quel popolo, i Manetheren. Loro hanno combattuto il Tenebroso, noi combattiamo il Tenebroso. Questo ce ne dà il diritto.
Egwene al'Vere: Non mi riferivo a questo. Cosa... cosa gridavi, Mat?
Mat Cauthon: Non ricordo. Bé, davvero. Ho la testa annebbiata. Non so che grido era, né da dove veniva, né cosa significava. Non credo che abbia un significato.
Egwene al'Vere: Invece credo di sì. Quando hai gridato, per un momento, solo per un momento, ho creduto di capire. Ma ormai l'attimo è passato. Forse hai ragione. È strano cosa ci si immagina in certe circostanze, vero?
Moiraine Damodred: Carai an Caldazar. Carai an Ellisande. Al Ellisande. Per l'onore dell'Aquila Rossa. Per l'onore della Rosa del Sole. La Rosa del Sole. L'antico grido di guerra di Manetheren del suo ultimo re. Eldrene era chiamata la Rosa del Sole. Il sangue della stirpe di Arad è ancora forte, nei Fiumi Gemelli. L'antico sangue canta ancora.
- Egwene al'Vere: La Via della Foglia? Che cos'è?
Aram: La foglia vive il tempo che le spetta e non si oppone al vento che la porta via. La foglia non danneggia e alla fine cade per nutrire nuove foglie. Così dovrebbe essere, per tutti gli uomini. E le donne.
Perrin Aybara: Ma cosa significa?
Raen: Significa che nessun uomo dovrebbe danneggiare un altro per nessun motivo. Non ci sono scuse, per la violenza. Mai.
Perrin Aybara: E se uno ti assale? Se ti colpisce o cerca di derubarti o di ucciderti?
Raen: Se uno mi colpisse, gli chiederei perché l'ha fatto. Se volesse colpirmi ancora, scapperei, e farei lo stesso se volesse derubarmi o uccidermi. Preferirei lasciargli prendere quello che vuole, anche la mia vita, anziché ricorrere alla violenza. E mi augurerei che non riportasse grande danno.
Perrin Aybara: Ma hai detto che non gli faresti male.
Raen: Infatti. La violenza fa male a chi la usa quanto a chi la riceve. Potresti abbattere un albero, con la tua ascia. L'ascia fa violenza all'albero e non ne resta ferita. È così che tu la vedi, no? Il legno è tenero, a confronto del ferro, ma anche l'ascia migliore perde il filo, a furia di tagliare, e la linfa degli alberi la farà arrugginire. La possente ascia usa violenza all'inerme albero, ma ne riporta danno. La stessa cosa vale per le persone, anche se il danno è spirituale.
- Ba’alzamon: Per troppo tempo ti sei nascosto da me. Per troppo tempo, ma ormai non più.
Rand al’Thor: Nego che tu abbia potere su di me. Nego la tua esistenza.
Ba'alzamon: Credi che sia così facile? Ma a dire il vero l'hai sempre creduto. Ogni volta che ci siamo confrontati, hai creduto di potermi sfidare.
Rand al’Thor: Cosa vuol dire, ogni volta? Ti nego!
Ba'alzamon: Lo dici sempre. All'inizio. Questo scontro fra noi si è già verificato innumerevoli volte. Ogni volta hai un viso diverso e un altro nome, ma sei sempre tu.
Rand al’Thor': Ti nego!
Ba'alzamon: Ogni volta scagli contro di me la tua misera forza e ogni volta, alla fine, capisci chi è il padrone. Epoca dopo Epoca, t'inginocchi davanti a me, o muori col rimpianto di non avere ancora la forza d'inginocchiarti. Povero sciocco, non puoi mai vincere, contro di me.
Rand al’Thor: Bugiardo! Padre delle Menzogne. Padre degli Sciocchi, se non sai fare di meglio. Gli uomini ti trovarono, nell'ultima Epoca, l'Epoca Leggendaria, e ti legarono nel luogo cui appartieni.
Ba'alzamon': Verme, tu non sai niente. Ignorante come uno scarafaggio sotto una pietra, schiacciato con altrettanta facilità. Questa lotta prosegue dal momento della creazione. Gli uomini pensano sempre che sia una guerra nuova, ma è sempre la stessa, riscoperta. Solo ora il mutamento soffia nel vento del tempo. Stavolta non ci sarà ritorno. Quelle orgogliose Aes Sedai che pensano di potersi opporre a me... le vestirò di catene e le manderò a correre nude per ubbidire al mio volere, o riempirò delle loro anime il Pozzo del Destino, dove urleranno per l'eternità. Tutte, tranne coloro che già mi servono. Loro staranno solo un gradino al di sotto di me. Puoi scegliere di stare con loro, mentre il mondo striscia ai tuoi piedi. Per l'ultima volta, ti offro la possibilità. Sarai al di sopra di loro, al di sopra d'ogni potere e d'ogni dominazione, a parte me. Ci sono state delle volte in cui hai fatto questa scelta e sei vissuto abbastanza a lungo da conoscere il tuo potere.
Rand al’Thor: Non ci sono Aes Sedai al tuo servizio. Un'altra menzogna!
Ba'alzamon: Così t'hanno detto? Duemila anni fa, con i miei Trolloc, girai il mondo e persino fra le Aes Sedai trovai anime che conoscevano la disperazione, che sapevano che il mondo non poteva opporsi a Shai'tan. Per duemila anni l'Ajah Nera è vissuta fra le altre, invisibile, nell'ombra. Forse comprende perfino coloro che sostengono d'aiutarti.
- Nynaeve: Avrei dovuto capire che eri un re.
Lan: Non sono un re, Nynaeve. Sono soltanto un uomo. Un uomo che possiede meno del campicello del più misero contadino.
Nynaeve: A volte una donna non chiede né terra né oro. Solo l’uomo
Lan: E l'uomo che le chiedesse d'accettare così poco, non sarebbe degno di lei. Sei una donna notevole, bella come l'aurora, fiera come un guerriero. Sei una leonessa, Sapiente.
Nynaeve: Le Sapienti raramente si sposano. Ma se andrò a Tar Valon, forse sarò diversa dalle Sapienti.
Lan: Le Aes Sedai si sposano altrettanto raramente. Pochi uomini possono vivere con una moglie in possesso di tanto potere. Si sentono sminuiti dal suo splendore, anche non volendolo.
Nynaeve: Alcuni hanno la forza sufficiente. Io ne conosco uno.
Lan: Ho soltanto una spada e una guerra che non posso vincere ma che devo combattere.
Nynaeve: Ti ho detto che il resto non m'interessa. Luce santa, mi hai già spinta a dire più di quanto non sia corretto. Mi umilierai al punto da costringermi a chiedere?
Lan: Non ti umilierò mai. Odierò l'uomo da te scelto perché non sarò io e l'amerò se ti farà sorridere. Nessuna donna merita come dono di nozze la certezza del lutto di vedova; e tu, meno di tutte.
- Rand al'Thor: Sono stufo di scappare. Stufo di vederti minacciare i miei amici. Non scapperò più.
Ba'alzamon: Credi che faccia differenza, se scappi o ti fermi? Sei fuggito da me in molte occasioni, ma ogni volta ti raggiungo e ti costringo a ingoiare il tuo orgoglio condito di lacrime e di piagnistei. In molte occasioni ti sei fermato a combattere e poi, sconfitto, hai strisciato implorando pietà. Hai questa scelta, verme, e solo questa: mettiti in ginocchio ai miei piedi, servimi bene e ti darò potere sopra i troni; oppure diventa il burattino di Tar Valon e urla mentre vieni sgretolato nella polvere del tempo.
Rand al'Thor: Ci sono altre scelte. La Ruota, non tu, tesse il Disegno. Sono sfuggito a tutte le trappole che hai predisposto per me. Sono sfuggito ai Fade e ai Trolloc e ai tuoi Amici delle Tenebre. Ti ho rintracciato qui e ho distrutto il tuo esercito. Non sei tu, a tessere il Disegno.
Incipit di alcune opere [modifica]
La ruota del tempo. La grande caccia [modifica]
L'uomo che, in quel luogo almeno, si faceva chiamare Bors, ebbe una smorfia di scherno al cicaleccio soffocato che risuonava nella vasta sala dal soffitto a volta. Ma la smorfia fu nascosta dalla maschera di seta nera che gli copriva il viso, simile a quella delle altre cento persone presenti nella sala. Cento maschere nere, cento paia d'occhi che cercavano di scoprire che cosa nascondessero.
La ruota del tempo. Il drago rinato [modifica]
Pensieroso, Pedron Niall lasciò vagare lo sguardo nella sala privata delle udienze, senza realmente vederla. Ai suoi occhi, gli arazzi sbrindellati, un tempo stendardi dei suoi nemici, si confondevano con i pannelli di legno scuro che coprivano pareti di pietra di notevole spessore perfino lì, nel cuore della Fortezza della Luce.L'unica sedia - massiccia, dall'alto schienale, quasi un trono - era per lui invisibile quanto i tavolini sparsi che completavano l'arredamento. Dalla sua mente era svanito perfino l'uomo dal manto bianco che, in ginocchio sull'intarsio a forma di sole raggiato nelle larghe assi del pavimento, frenava a stento l'impazienza, anche se pochi l'avrebbero trascurato con altrettanta noncuranza.
La ruota del tempo. L'ascesa dell'Ombra [modifica]
La Ruota del Tempo gira e le Epoche si susseguono, lasciando ricordi che divengono leggenda; la leggenda sbiadisce nel mito, ma anche il mito è ormai dimenticato, quando ritorna l'Epoca che lo vide nascere. In un'Epoca chiamata da alcuni Epoca Terza, un'Epoca ancora a venire, un'Epoca da gran tempo trascorsa, il vento si alzò nella vasta pianura chiamata il Prato di Caralain. Il vento non era l'inizio. Non c'è inizio né fine, al girare della Ruota del Tempo. Ma fu comunque un inizio.
La ruota del tempo. I fuochi del cielo [modifica]
Elaida do Avriny a'Roihan stava giocando con fare assente con la lunga stola di sette strisce colorate che aveva sulle spalle, la stola dell'Amyrlin Seat, seduta dietro la grande scrivania. A prima vista quel che colpiva era la bellezza, ma a un secondo sguardo la severità del viso da Aes Sedai senza età si rivelava precaria. Oggi c'era qualcosa in più, un'ombra di rabbia negli occhi scuri. Se qualcuna li avesse notati.
La ruota del tempo. Il signore del caos [modifica]
Demandred si fece avanti sui declivi scuri di Shayol Ghul e il passaggio, un buco nel fabbricato compatto, scomparve dalla visuale. Sopra di lui, dense nuvole grigie nascondevano il cielo, un mare invertito di onde lente e cineree che avvolgevano il picco nascosto della montagna. Nella spoglia valle sottostante lampeggiavano luci isolate, che mettevano in risalto i forti colori rossi e blu, senza riuscire a disperdere la tetra oscurità che li circondava. I fulmini saettarono in alto verso le nuvole facendo scaturire un tuono tardivo. Lungo il pendio il vapore e il fumo salivano da aperture sparse nel terreno, alcune piccole come la mano di un uomo, altre abbastanza grandi da ingoiare dieci persone.
La ruota del tempo. La corona di spade [modifica]
Elaida, affacciata alla finestra ad arco a circa ottanta spanne di altezza, quasi in cima alla Torre Bianca, poteva vedere il paesaggio oltre Tar Valon per chilometri fino alle pianure e le foreste ondulate intorno all'ampio fiume Erinin che scendeva da nordovest prima di biforcarsi attorno alle mura bianche della grande città-isola. Le lunghe ombre del mattino dovevano aver già cominciato a screziare la città, ma da lassù tutto sembrava chiaro e luminoso. Nemmeno le leggendarie torri senza cima di Cairhien avevano mai rivaleggiato in altezza con la Torre Bianca. Di sicuro nessuna delle altre costruite a Tar Valon la superava nonostante tutti gli uomini parlassero con ammirazione delle torri e dei ponti sospesi nel cielo di Tar Valon.
La ruota del tempo. Il sentiero dei pugnali [modifica]
Ethenielle aveva visto montagne più basse di queste Colline Nere, il cui nome insincero nascondeva grandi cumuli di massi quasi sepolti, tra i quali si disegnavano ragnatele di sentieri ripidi e contorti. Molti di quei valichi avrebbero fermato persino una capra. Si poteva viaggiare per giorni attraverso boschi segnati dalla siccità e prati d'erba marrone senza incontrare alcun segno di abitazioni umane, per poi trovarsi all'improvviso circondati da sette o otto piccoli villaggi, tutti ignari di ciò che accadeva nel mondo. Le Colline Nere erano un posto duro abitato da contadini, lontano dalle vie mercantili, un posto diventato ormai ancor più aspro del solito.
La ruota del tempo. Il cuore dell'inverno [modifica]
Tre lanterne proiettavano una luce tremolante, più che sufficiente a illuminare la stanzetta dalle pareti e dal soffitto bianchi e spogli, ma Seaine teneva gli occhi fissi sulla pesante porta di legno. Illogico, lo sapeva; assurdo, per un'Adunante delle Bianche. Il flusso di saidar che aveva avvolto attorno allo stipite le portava occasionali echi di passi lontani nel labirinto di corridoi al di fuori, sussurri che svanivano non appena li udiva. Un semplice trucchetto, appreso da un'amica nei suoi lontani giorni di noviziato, ma se qualcuno si fosse avvicinato sarebbe stata avvertita con largo anticipo. Comunque, poche persone si spingevano tanto giù, fino al secondo livello sotterraneo.
La ruota del tempo. Nuova primavera [modifica]
Il vento freddo imperversava nella notte, su quella terra coperta di neve dove durante gli ultimi giorni gli uomini si erano massacrati a vicenda. L'aria era frizzante, anche se non gelida come si sarebbe aspettato Lan in quel periodo dell'anno. Il freddo era tuttavia intenso e penetrava al di sotto del pettorale d'acciaio e attraverso la giubba, mentre il fiato si condensava in nuvolette davanti al volto dell'uomo, quando il vento non le soffiava via. L'oscurità che ammantava il cielo stava cominciando ad attenuarsi, e le migliaia di stelle, che ricordavano polvere di diamante gettata in ordine sparso, iniziavano a schiarirsi.
Bibliografia [modifica]
- Robert Jordan, La ruota del tempo. L'occhio del mondo, traduzione di Gaetano Luigi Staffilano, Fanucci, 2006. ISBN 8834711335
- Robert Jordan, La ruota del tempo. La grande caccia, traduzione di Gaetano Luigi Staffilano, Fanucci, 2006. ISBN 8834712188
- Robert Jordan, La ruota del tempo. Il Drago Rinato, traduzione di Valeria Ciocci, Fanucci, 2006. ISBN 9788834712191
- Robert Jordan, La ruota del tempo. L'ascesa dell'Ombra, traduzione di Valeria Ciocci, Fanucci, 2006. ISBN 9788834712344
- Robert Jordan, La ruota del tempo. I fuochi del cielo, traduzione di Valeria Ciocci, Fanucci, 2007. ISBN 8834712870
- Robert Jordan, La ruota del tempo. Il signore del caos, traduzione di Valeria Ciocci, Fanucci, 2008. ISBN 9788834713679
- Robert Jordan, La ruota del tempo. La corona di spade, traduzione di Valeria Ciocci, Fanucci, 2006. ISBN 8834712323
- Robert Jordan, La ruota del tempo. Il sentiero dei pugnali, traduzione di Nello Giugliano, Fanucci, 2007. ISBN 9788834713587
- Robert Jordan, La ruota del tempo. Nuova primavera, traduzione di Valeria Ciocci, Fanucci, 2005. ISBN 8834710835
Altri progetti [modifica]
Wikipedia contiene una voce riguardante Robert Jordan
Commons contiene immagini o altri file su Robert Jordan
Opere [modifica]
-
Il sentiero dei pugnali (1998)