Robert M. Pirsig

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Robert M. Pirsig

Robert Maynard Pirsig (1928 – vivente), scrittore e filosofo statunitense.

Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta[modifica]

Incipit[modifica]

Senza togliere la mano dalla manopola sinistra vedo dal mio orologio che sono le otto e mezza. Il vento, anche a cento all'ora, è caldo e umido. Chissà come sarà nel pomeriggio, se già alle otto e mezza c'è tanta afa.

Citazioni[modifica]

  • Bisogna diventare vecchi per cose del genere. (p. 14)
  • Se fai le vacanze in motocicletta le cose assumono un aspetto completamente diverso. In macchina sei sempre in un abitacolo; ci sei abituato e non ti rendi conto che tutto quello che vedi da quel finestrino non è che una dose supplementare di TV. Sei un osservatore passivo e il paesaggio ti scorre accanto noiosissimo dentro una cornice. In moto la cornice non c'è più. Hai un contatto completo con ogni cosa. Non sei uno spettatore, sei nella scena, e la sensazione di presenza è travolgente. È incredibile quel cemento che sibila a dieci centimetri dal tuo piede, lo stesso su cui cammini, ed è proprio lì, così sfuocato eppure così vicino che col piede puoi toccarlo quando vuoi – un'esperienza che non si allontana mai dalla coscienza immediata. (p. 14-15)
  • Il Buddha, il Divino, dimora nel circuito di un calcolatore o negli ingranaggi del cambio di una moto con lo stesso agio che in cima a una montagna o nei petali di un fiore. (p. 28)
  • Le strade migliori non collegano mai niente con nient'altro e c'è sempre un'altra strada che ti ci porta più in fretta. (p. 16)
  • Con questo Chautauqua non mi propongo di aprire qualche nuovo canale di coscienza, ma semplicemente di scavare più a fondo in quelli vecchi, ormai ostruiti dalle macerie di pensieri divenuti stantii e di ovvietà troppo spesso ripetute. L'eterno "Che c'è di nuovo?" allarga gli orizzonti, ma se diventa l'unica domanda rischia di produrre solo i detriti che causeranno l'ostruzione di domani. Mi piacerebbe, invece, interessarmi alla domanda "Che c'è di meglio?", che scava in profondità invece che in ampiezza. (p. 18)
  • Nella storia dell'umanità ci sono state epoche in cui i canali di pensiero avevano un corso talmente determinato che nessun cambiamento era possibile; non succedeva mai niente di nuovo, e il 'meglio' era una questione di dogma, ma non è il nostro caso. Adesso sembra che il torrente della nostra coscienza comune stia straripando, perdendo la sua direzione e il suo scopo centrale, senza altro scopo se non quello del rovinoso compimento del suo impulso interiore. (p. 18)
  • Si rimuove sempre la rabbia momentanea verso qualcosa che si odia a fondo. (p. 25)
  • La fretta è di per sé un atteggiamento velenoso da ventesimo secolo, che tradisce indifferenza e impazienza. (p. 38)
  • Alcune cose ci sfuggono perché sono così impercettibili che le trascuriamo. Ma altre non le vediamo proprio perché sono enormi. (p. 62)
  • Le parole di consolazione vanno meglio per gli estranei, per gli ospiti, non per la tua gente. Non sono che cerotti emotivi. (p. 71)
  • C'è un'estetica classica così sottile che spesso ai romantici sfugge. Lo stile classico è diretto, disadorno, non-emotivo, economico e accuratamente proporzionato. Il suo scopo non è quello di ispirare emozioni, ma di creare l'ordine dal caos e svelare l'ignoto. Esteticamente non è né libero né naturale, ma contenuto. Tutto è sotto controllo. Il suo valore si misura in base alla continuità di questo controllo. (p. 76)
  • Noi prendiamo una manciata di sabbia dal panorama infinito delle percezioni e la chiamiamo mondo. (p. 85)
  • All'intelligenza classica interessano i principi che determinano la separazione e l'interrelazione dei mucchi. L'intelligenza romantica si rivolge alla manciata di sabbia ancora intatta. Sono entrambi modi validi di considerare il mondo, ma sono inconciliabili. (p. 85)
  • È un fantasma che si riveste del nome di 'razionalità', ma le sue sembianze sono quelle della confusione e dell'insensatezza, un fantasma che fa sembrare un po' folli le più normali azioni quotidiane perché ciascuna di esse non ha nulla a che vedere con tutto il resto. (p. 87)
  • Si vive più a lungo per poter vivere più a lungo. Senza altro scopo. Questo dice il fantasma. (p. 87)
  • Voleva liberarsi della sua propria immagine, perché il fantasma era ciò che lui era, e Fedro voleva essere libero dai vincoli della sua stessa identità. (p. 91)
  • Il vero scopo del metodo scientifico è quello di accertare che la natura non ti abbia indotto a credere di sapere quello che non sai. (p. 111)
  • La vera Università non ha un'ubicazione specifica. Non ha possedimenti, non paga stipendi e non riceve contributi materiali. La vera Università è una condizione mentale. È quella grande eredità del pensiero tradizionale che ci è tramandata attraverso i secoli e che non esiste in nessun luogo specifico; viene rinnovata attraverso i secoli da un corpo di adepti tradizionalmente insigniti del titolo di professori, ma nemmeno questo titolo fa parte della vera Università. Essa è il corpo della ragione stessa che si perpetua.
    Oltre a questa condizione mentale, la "ragione", c'è un'entita legale che disgraziatamente porta lo stesso nome ma è tutt'altra cosa. Si tratta di una società che non ha scopi di lucro, di un ente statale con un indirizzo specifico che ha dei possedimenti, paga stipendi, riceve contributi materiali e di conseguenza può subire pressioni dall'esterno. Ma questa Università, l'ente legale, non può insegnare, non produce sapere e non vaglia idee. È solo un edificio, la sede della chiesa, il luogo in cui sono state create le condizioni favorevoli a che la chiesa potesse esistere. (p. 149-150)
  • La qualità... sappiamo cos'è eppure non lo sappiamo. Questo è contraddittorio.
    Alcune cose sono meglio di altre cioè hanno più qualità. Ma quando provi a dire in che cosa consiste la qualità astraendo dalle cose che la posseggono, paff, le parole ti sfuggono di mano.
    Ma se nessuno sa cos'è, ai fini pratici non esiste per niente. Invece esiste eccome.
    Su cos'altro sono basati i voti, se no? Perché mai la gente pagherebbe una fortuna per certe cose, e ne getterebbe altre nella spazzatura?
    Ovviamente alcune sono meglio di altre... ma in cosa consiste il «meglio»?... (p. 183)
  • Qualsiasi sforzo abbia come obiettivo finale l'autoglorificazione è destinato a concludersi in un disastro. (p. 210)
  • Una geometria non può essere più vera di un'altra; è solo più conveniente. La geometria non è vera, è un mero vantaggio. (p. 258)
  • Continuiamo ad attraversare, inosservati, momenti della vita di altra gente. (p. 280)
  • Credo che se vogliamo cambiare il mondo per viverci meglio non ci convenga discutere di rapporti di natura politica, inevitabilmente dualistici e pieni di soggetti e oggetti, né dei loro rapporti reciproci; e nemmeno adottare programmi pieni di cose che gli altri devono fare. Questo tipo di approccio, secondo me, parte dalla fine scambiandola per l'inizio. I programmi di natura politica sono importanti prodotti finali della Qualità sociale, ma sono efficaci solo se è valida la struttura soggiacente dei valori sociali. I valori sociali sono giusti soltanto se sono giusti quelli individuali. Il posto per migliorare il mondo è innanzitutto nel proprio cuore, nella propria testa e nelle proprie mani; è da qui che si può partire verso l'esterno. Altri possono parlare di come ampliare il destino dell'umanità. Io voglio soltanto parlare di come si aggiusta una motocicletta. Credo che quel che ho da dire io abbia un valore più duraturo. (p. 287)
  • Certe volte penso che l'idea che la mente di una persona sia accessibile a quella di un'altra è soltanto una finzione verbale, un modo di dire, un'ipotesi che fa sembrare plausibile una specie di scambio tra creature fondamentalmente estranee, quando invece il rapporto tra due persone è, in ultima analisi, insondabile. (p. 289)
  • Qualsiasi lavoro tu faccia, se trasformi in arte ciò che stai facendo, con ogni probabilità scoprirai di essere divenuto per gli altri una persona interessante e non un oggetto. Questo perché le tue decisioni, fatte tenendo conto della Qualità, cambiano anche te. Meglio: non solo cambiano anche te e il lavoro, ma cambiano anche gli altri, perché la Qualità è come un'onda. Quel lavoro di Qualità che pensavi nessuno avrebbe notato viene notato eccome, e chi lo vede si sente un pochino meglio: probabilmente trasferirà negli altri questa sua sensazione e in questo modo la Qualità continuerà a diffondersi. (p. 341)
  • Una cosa di cui non si fa mai parola a proposito dei pionieri è che sono invariabilmente, e per loro stessa natura, sciatti e disordinati.

Lila: indagine sulla morale[modifica]

Incipit[modifica]

Lila non sapeva che lui era lì. Stava dormendo profondamente, forse sognando; qualche sogno pauroso. Nel buio la sentì arrotare i denti e rigirarsi di scatto, in lotta contro una minaccia che lei sola vedeva.

Citazioni[modifica]

  • Fedro aveva scelto con cura le parole, per non dare il via a una discussione: «Secondo me insieme con la barca noi compriamo lo spazio, il nulla, il vuoto... enormi distese di acque aperte... e distese di tempo senza scadenze... È una merce che vale un sacco di soldi... difficile da trovare di questi tempi». (p. 19)
  • Siamo così abituati a schemi interpretativi, che spesso ci dimentichiamo che esistono.
  • Immaginiamoci due globuli rossi seduti uno accanto all'altro che si chiedono: < si arriverà mai a una forma di evoluzione superiore alla nostra? > e che, guardandosi intorno e non vedendo niente, concludono che no, loro sono il massimo; ecco non è forse altrettanto grottesca l'idea di due esseri umani che, passeggiando per manhattan, si chiedono se esisterà mai una forma di evoluzione superiore all'<uomo>, intendendo l'uomo biologico?
  • Definire una cosa è subordinarla a un intrico di relazioni intellettuali, che per ciò stesso distruggono la conoscenza vera.
  • Il mondo ci viene incontro in un flusso continuo di frammenti che ci piacerebbe pensare si incastrino perfettamente tra loro, ma che di fatto non combaciano mai.
  • La vera scienza e la vera filosofia non sono guidate da idee preconcette su quali siano le questioni importanti.
  • La normalità è conformità alle aspettative collettive.
  • Permissivismo e abbattimento dell'autorità sociale non sono certo più scientifici della severità e delle discipline vittoriane.
  • La forza creativa dell'evoluzione non è contenuta nella sostanza.
  • Sulla cuccetta del pilota, i contenitori con gli appunti per il libro a cui stava lavorando erano stati spinti da una parte dalla valigia di Lila. Uno dei quattro, anzi, era proprio sul bordo, a un pelo dal rovesciarsi. Ci mancava solo che tremila schede 10x15 finissero sparpagliate sul pavimento.
    Andò a regolare la molla fermaschede e spinse i contenitori al sicuro verso il fondo della cuccetta. Poi tornò a sedere. Sarebbe stato meno grave perdere la barca, che quelle schede. Ne aveva circa undicimila. Il risultato di quasi quattro anni di continue classificazioni e riclassificazioni. Era quasi impazzito nel cercare di dare loro un ordine e più volte era stato sul punto di rinunciare.
    Riguardavano quella che lui chiamava «Metafisica della Qualità» o «Metafisica del Valore» o, più brevemente, «MQ». (p. 34)
  • L'identità tra l'esperienza del peyote e quello che sappiamo sulla ricerca della visione risultava evidente dalla citazione che Fedro aveva trascritto su una delle sue schede. L'assunzione di peyote indurrebbe «uno stato di benessere in cui la mente è sgombra, mentre si acuisce l'attenzione per tutte le percezioni, le sensazioni, nonché gli eventi interpsichici.
    «Subentrano poi modificazioni percettive, che si manifestano dapprima nella produzione spontanea di copiose e vivide immagini, quindi di illusioni ottiche ed infine allucinazioni visive. Le emozioni diventano più intense e coprono una vasta gamma di contenuti, dall'euforia all'apatia alla serenità all'angoscia. L'intelletto si cimenta nell'analisi di realtà complesse o di problemi trascendentali. La coscienza si espande fino a comprendere simultaneamente tutte queste reazioni. (p. 50)
  • Se si fa un elenco dei tratti caratteristici degli americani bianchi riscontrati dagli osservatori europei, si scopre che esiste una correlazione positiva con le caratteristiche tradizionalmente attribuite agli indiani dagli americani bianchi. Non solo: se si confrontano gli aggettivi usati dagli americani per descrivere gli europei con quelli usati dagli indiani per descrivere i bianchi americani, anche qui la correlazione è piuttosto alta. (p. 60)

Bibliografia[modifica]

  • Robert M. Pirsig, Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta (Zen and the Art of Motorcycle Maintenance, 1974), traduzione di Delfina Vezzoli, Adelphi, Milano 1990. ISBN 8845907341
  • Robert M. Pirsig, Lila: un'indagine sulla morale (Lila: An Inquiry Into Morals, 1992), traduzione di A. Bottini, Adelphi, Milano 1999. ISBN 8845909204

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]