Robert Musil

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Robert Musil, 1900

Robert Edler von Musil (1880 – 1942), scrittore e drammaturgo austriaco.

Citazioni di Robert Musil[modifica]

  • Certo, se si vuole assolutamente definire prostituzione il vendere solo il proprio corpo, e non, com'è costume, l'intera persona, allora bisogna dire che Leona occasionalmente esercitava la prostituzione. [1]
  • La morale è la fantasia.[2]
  • La nobiltà dello spirito, rispetto a quella tradizionale, ha il vantaggio che uno se la può conferire da solo.[3]

L'uomo senza qualità[modifica]

Incipit[modifica]

Sull'Atlantico un minimo barometrico avanzava in direzione orientale incontro a un massimo incombente sulla Russia, e non mostrava per il momento alcuna tendenza a schivarlo spostandosi verso nord. Le isoterme e le isòtere si comportavano a dovere. La temperatura dell'aria era in rapporto normale con la temperatura media annua, con la temperatura del mese più caldo come con quella del mese più freddo, e con l'oscillazione mensile aperiodica. Il sorgere e il tramontare del sole e della luna, le fasi della luna, di Venere, dell'anello di Saturno e molti altri importanti fenomeni si succedevano conforme alle previsioni degli annuari astronomici. Il vapore acqueo nell'aria aveva la tensione massima, e l'umidità atmosferica era scarsa. Insomma, con una frase che quantunque un po' antiquata riassume benissimo i fatti: era una bella giornata d'agosto dell'anno 1913.

[Robert Musil, L'uomo senza qualità, a cura di Adolf Frisé, traduzione di Anita Rho, Einaudi, 1974]

Citazioni[modifica]

  • Ma se il senso della realtà esiste, e nessuno può mettere in dubbio che la sua esistenza sia giustificata, allora ci dev'essere anche qualcosa che chiameremo senso della possibilità. Chi lo possiede non dice, ad esempio: qui è accaduto questo o quello, accadrà, deve accadere; ma immagina: qui potrebbe, o dovrebbe accadere la tale o tal altra cosa; e se gli si dichiara che una cosa è com'è, egli pensa: beh, probabilmente potrebbe anche esser diverso. Cosicché il senso della possibilità si potrebbe anche definire come la capacità di pensare tutto quello che potrebbe essere, e di non dar maggior importanza a quello che è, che a quello che non è. (pp. 12-13)
  • Chi voglia varcare senza inconvenienti una porta aperta deve tener presente che gli stipiti sono duri.
  • Dalle più violente esagerazioni, se lasciate a sé stesse, nasce col tempo una nuova mediocrità.
  • Di un uomo importante non si deve sapere quello che fa, ma soltanto i suoi arrivi e le sue partenze.
  • E poiché possedere delle qualità presuppone una certa soddisfazione di constatarle reali, è lecito prevedere come a uno cui manchi il senso della realtà anche nei confronti di se stesso, possa un bel giorno capitare di scoprire in sé l'uomo senza qualità. (cap. 4)
  • In fondo quell'esperienza [di lotta], di un'estasi, di una trascendenza quasi completa di una persona cosciente, era affine a un genere di esperienze perdute, già note ai mistici di tutte le religioni, e quindi si poteva in qualche maniera considerare come il surrogato moderno di eterne esigenze, un cattivo surrogato, ma pur sempre un surrogato; sicché la boxe e altri sport analoghi, che lo introducono in sistema razionale, sono una specie di teologia, anche se non si può pretendere che ciò venga universalmente riconosciuto.[4] (cap. 7)
  • […] anche l'amore era fra quelle esperienze mistiche e pericolose, perché toglie l'uomo dalle braccia della ragione e lo lascia letteralmente sospeso a mezz'aria sopra un abisso senza fondo. (cap. 7)
  • Lo sport [...] si potrebbe definire il sedimento di un odio universale finissimamente diffuso, che precipita nelle competizioni sportive. (cap. 7)
  • In una collettività ogni strada porta a una buona meta. La meta è posta a breve distanza, ma anche la vita è breve, e così si ottengono il massimo dei risultati; […]. (cap. 8)
  • E un bel giorno ecco il bisogno frenetico: scendere! Saltar giù! Un desiderio di esser ostacolati, di non più evolversi, di restar fermi, di tornare indietro al punto che precede la diramazione sbagliata. E nel buon tempo antico, quando c'era ancora I impero austriaco, si poteva in quel caso scendere dal treno del tempo, salire su un treno comune d'una ferrovia comune e ritornare in patria. (cap. 8)
  • Dinanzi alla legge tutti i cittadini erano uguali, ma non tutti erano, appunto, cittadini. (cap. 8, p. 33)
  • [...] l'abitante di un paese ha almeno nove caratteri: carattere professionale, carattere nazionale, carattere statale, carattere di classe, carattere geografico, carattere sessuale, carattere conscio, carattere inconscio, e forse anche privato, li riunisce tutti in sé, ma essi scompongono lui, ed egli non è che una piccola conca dilavata di quei rivoli, che v'entrano dentro e poi tornano a sgorgare fuori per riempire insieme ad altri ruscelletti una conca nuova. Perciò ogni abitante della terra ha ancora un decimo carattere, e questo altro non è se non la fantasia passiva degli spazi non riempiti; [...]. (cap. 8)
  • [...] Ulrich venne chiamato a rapporto dal colonnello, il quale gli fece capire la differenza fra un arciduca e un semplice ufficiale. Da quel giorno in poi la vita militare non gli diede più diletto. Egli aveva creduto di trovarsi su un teatro di avventure strabilianti e di esserne l'eroe, e a un tratto vedeva un giovanotto ubriaco far baccano in un grande spazio vuoto senz'altri interlocutori che i sassi. Quando lo capì disse addio a quella ingrata carriera, dov'era appena giunto al grado di tenente, e lasciò il servizio. (cap. 9)
  • Se è attuazione di sogni ancestrali il poter volare con gli uccelli e navigare coi pesci, penetrare nel corpo di gigantesche montagne, inviare messaggi con la rapidità degli dèi, scorgere e udire ciò che è invisibile e lontano, sentir parlare i morti, affondare in miracolosi sonni risanatori, vedere con occhi vivi l'aspetto che avremo vent'anni dopo la morte, nelle notti sfavillanti esser consapevoli di mille cose al di sopra e al di sotto di questo mondo, che nessuno conosceva prima; se luce, calore, forza, godimento, comodità sono i sogni primordiali dell'uomo, allora la ricerca odierna non è scienza soltanto: allora è anche magia, è un rito di grandissima forza sentimentale e intellettuale, che induce Dio a sollevare l'una dopo l'altra le pieghe del suo manto, una religione la cui dogmatica è retta e penetrata dalla dura, agile, coraggiosa logica matematica, fredda e tagliente come una lama di coltello. (cap. 11)
  • Non esiste altro esempio di destino inesorabile pari a quello di un giovane d'ingegno che si raggrinza a vecchietto mediocre; senza colpi della sorte, solo per il rattrappimento a cui era già predestinato! (cap. 14, p. 52)
  • Nessuno sapeva bene che cosa stesse nascendo; nessuno avrebbe potuto dire se sarebbe stata una nuova arte, un uomo nuovo, una nuova morale o magari un nuovo ordinamento della società. Perciò ognuno ne diceva quel che voleva. Ma dappertutto si levavano uomini a combattere contro il passato. In ogni luogo compariva improvvisamente l'uomo che ci voleva; e, cosa assai importante, uomini pieni d'intraprendenza pratica s'incontravano con uomini pieni d'intraprendenza spirituale. Fiorivano ingegni che prima erano stati soffocati o non avevano mai partecipato alla vita pubblica. (cap. 15)
  • Non esiste una sola idea importante di cui la stupidità non abbia saputo servirsi, essa è pronta e versatile e può indossare tutti i vestiti della verità. La verità invece ha un abito solo e una sola strada, ed è sempre in svantaggio. (cap. 16)
  • Ti assicuro, io ce l'ho il coraggio, quando vengo a casa, di prendere semplicemente il caffè con te, di ascoltare il canto degli uccelli, di fare una passeggiata, di scambiare qualche parola coi vicini e di lasciar tranquillamente passare il giorno: la vita umana è questo! [Walter a Clarisse] (cap. 17)
  • La probabilità di apprendere dal giornale una vicenda straordinaria è molto maggiore di quella di viverla personalmente; in altre parole, oggi l'essenziale accade nell'astratto, e l'irrilevante accade nella realtà. (cap. 18)
  • In senso borghese erano tutto immoralisti. Facevano distinzioni fra i peccati e l'anima, che nonostante i peccati può restare immacolata, quasi come Machiavelli fa distinzione fra i mezzi e il fine. (cap. 32)
  • D'altra parte non desiderava che l'amante facesse torto al marito tranne sul punto dell'amore; il suo senso della famiglia esigeva che il capo della casa fosse stimato e rispettato. (cap. 33)
  • Grazie al suo temperamento, fino allora ella [Bonadea] aveva perduto i suoi amanti così come, attratti da un oggetto nuovo, si sposta un oggetto vecchio e lo si perde di vista; oppure si era da loro divisa tanto in fretta quanto prima si era unita, il che, a parte la personale indignazione, aveva pur sempre il carattere di una forza superiore. (cap. 33)
  • Questa bellezza? – si pensa, – sì, va bene, ma è poi la mia? Questa verità che sto scoprendo, è davvero la mia verità? Gli scopi, le voci, la realtà, tutte queste cose seducenti che allettano e guidano, che noi seguiamo, in cui ci buttiamo, sono la vera verità, o invece non se ne coglie che un soffio inafferrabile, posatosi sulla realtà? (cap. 34)
  • Negli anni della maturità pochi uomini sanno, in fondo, come son giunti a se stessi, ai propri piaceri, alla propria concezione del mondo, alla propria moglie, al proprio carattere e mestiere e loro conseguenze, ma sentono di non poter più cambiare di molto. Si potrebbe sostenere persino, che sono stati ingannati; infatti è impossibile scoprire una ragione sufficiente per cui tutto sia andato proprio così come è andato; avrebbe anche potuto andare diversamente; essi hanno influito pochissimo sugli avvenimenti, che per lo più sono dipesi da circostanze svariate, dall'umore, dalla vita, dalla morte di tutt'altri individui; e solo in quel dato momento si sono abbattuti su di loro. Quand'erano giovani la vita si stendeva loro dinanzi come un mattino senza fine, colmo di possibilità e di nulla, e già al meriggio ecco giungere all'improvviso qualcosa che pretende di essere ormai la loro vita; e tutto ciò è così sorprendente come vedersi davanti tutt'a un tratto una persona con la quale siamo stati vent'anni in corrispondenza, senza conoscerla, e ce la siamo immaginata completamente diversa. Ancora più strano, però, che quasi nessuno, se ne accorga; adottano la persona che è venuta a loro, la cui vita si è incorporata alla loro vita, giudicano le sue vicende ed esperienze ormai come le espressioni delle loro qualità, e il suo destino diventa merito o disgrazia loro. [...] E non hanno più che un ricordo confuso della giovinezza, quando c'era in loro qualcosa come una forza opposta. (cap. 34, pp. 144-145)
  • Hai ragione quando dici che più nulla è serio, ragionevole o anche soltanto trasparente; ma perché non vuoi capire che la colpa è proprio del razionalismo dilagante, che appesta ogni cosa? In tutti i cervelli s'è annidata la smania di diventare sempre più razionali, di specializzare sempre più la vita, e in pari tempo l'impossibilità di raffigurarsi che cosa ne sarà di noi quando giungeremo a conoscere, suddividere, tipizzare, meccanizzare e regolare tutto. Così non si può andare avanti. [Walter a Ulrich] (cap. 54)
  • Per nessuna cosa ho così poco talento come per me stesso. (cap. 66, p. 308)
  • Sua Signoria [Il conte Leinsdorf] aveva una spiccata avversione per quella che chiamava "letteratura e nient'altro". Era un'idea che per lui si associava con ebrei, giornali, librai avidi di reclame, e spirito borghese liberale che produce per denaro e che chiacchiera a vuoto, e la frase "letteratura e nient'altro" era diventata una sua espressione abituale. (cap. 76)
  • Certi interrogativi sono stati tolti dal cuore degli uomini. Per i pensieri sublimi hanno creato qualcosa come degli stabilimenti di pollicoltura, che si chiamano letteratura, filosofia o teologia, e là i pensieri si riproducono a modo loro, senza controllo, il che va benissimo perché con una tale proliferazione nessuno si rimprovera più di non occuparsene personalmente. (cap. 76)
  • Dio non intende che si prenda il mondo alla lettera: il mondo è un'immagine, un'analogia, un modo di dire del quale egli deve servirsi per un motivo qualunque, e naturalmente è sempre approssimativo; non dobbiamo prenderlo in parola, tocca a noi stessi trovare lo scioglimento del quesito ch'egli ci impone. (cap. 83)
  • – Ogni grande libro spira questo amore per i destini dei singoli individui che non si adattano alle forme che la collettività vuol loro imporre. Ciò porta a risoluzioni che non si lasciano risolvere, e di costoro si può soltanto riprodurre la vita. Estrai il senso da tutte le opere poetiche e ne ricaverai una smentita interminabile – incompleta ma esemplificata e fondata sull'esperienza – di tutte le norme, le regole e i principi vigenti sui quali posa la società che ama tali poesie! Per di più una poesia col suo mistero trafigge da parte a parte il senso del mondo, attaccato a migliaia di parole triviali, e ne fa un pallone che se ne vola via. Se questo, com'è costume, si chiama bellezza, allora la bellezza dovrebb'essere uno sconvolgimento mille volte più crudele e spietato di qualunque rivoluzione politica! (cap. 84)
  • Si poteva chiamarlo dedizione, ma la parola aveva di solito un senso molto più largo e in ogni caso anche diverso, giacché non se ne può mai fare a meno; la dedizione a un dovere, a un superiore o a un capo, e anche alla vita stessa nella sua ricchezza e nella sua varietà, era sempre stata per lui, intesa come virtù virile, la quintessenza della dirittura morale, che pur schietta e aperta contiene più riserbo che abbandono. (cap. 86)
  • E lo stesso si poteva dire della fedeltà che, limitata a una donna, ha un certo sapore di cavalleria, di mansuetudine, di abnegazione e di delicatezza, tutte virtù che si suole immaginare associate alla donna ma che perdono perciò la loro migliore ricchezza, così che è difficile dire se anche l'amore scorre verso di lei come l'acqua verso il luogo più profondo e non sempre inobiettabile, o se l'amore femminile è il luogo vulcanico il cui calore dà vita a tutto ciò che fiorisce sulla superficie della terra. (cap. 86)
  • Se per varie circostanze storiche non fosse sorto a tempo opportuno un sistema burocratico religioso con funzione politica, oggi della fede cristiana non rimarrebbe neanche la traccia... (cap. 91)
  • Perché, comunque sia, è certo che su questa legge dei grandi numeri si fonda ogni possibilità di vita ordinata; e se non ci fosse questa legge di compensazione, un anno non succederebbe nulla mentre nell'anno seguente non ci sarebbe niente di sicuro, la sovrabbondanza s'alternerebbe con la carestia, nascerebbero o troppi o troppo pochi bambini, e l'umanità svolazzerebbe alla cieca fra le sue possibilità celesti e infernali, come gli uccellini quando ci si avvicina alla loro gabbia. (cap. 103)
  • [Diotima ad Arnheim]«Coloro che abbracciamo non sono mai i più profondamente amati!» (cap. 105)
  • Quel segreto consiste nel fatto che non è lecito permettersi tutto. Un'epoca in cui tutto è permesso ha sempre reso infelici coloro che vivevano in essa. Onestà, continenza, cavalleria, musica, la morale, la poesia, la forma, il divieto, tutto ciò non ha altro scopo più profondo che dare alla vita una forma limitata e precisa. La felicità senza limiti non esiste. Non v'è grande felicità senza grandi divieti. Anche negli affari non si può correr dietro a qualunque profitto, se no non si approda a nulla. Il confine costituisce l'arcano del fenomeno, il segreto della forza, della fortuna, della fede e del problema di sostenersi, uomo microscopico, nell'universo sconfinato. (cap. 105)
  • [Diotima ad Arnheim]«Adesso preferirei scherzare; l'umorismo è una cosa bellissima, che si libra al di sopra delle visioni, libero da ogni desiderio!» (cap. 106)
  • In amore come in affari, nella scienza come nel salto in lunghezza è necessario credere prima di guadagnare e di vincere, e come non dovrebbe esser lo stesso anche per la vita in genere? (cap. 109, p. 600)
  • In tutto quel che intraprendeva – e cioè passioni fisiche come passioni spirituali – egli aveva finito per considerarsi prigioniero di preparativi che non ottenevano il loro vero scopo, e con l'andar degli anni era quindi venuto a mancare alla sua vita il senso della necessità, come l'olio in una lampada. (cap. 116, p. 674)
  • Ci si riunisce in gruppi, perché l'obbedienza permette di fare tutto quello di cui per convinzione propria non si sarebbe più capaci, e l'inimicizia di quei gruppi dona agli uomini la sempre operante reciprocità della vendetta, mentre l'amore ben presto si addormenterebbe. (Cap. 116)
  • «Non bisogna essere nulla di speciale!» disse fra sé fieramente. Gli parve una viltà non saper fare a meno di quella falsa idea. (cap. 118, p. 691)
  • Non si sa bene come avvenga quel mutamento che in certe circostanze trasforma degli uomini coscienti in una massa consenziente, capace di qualunque eccesso nel bene come nel male, e incapace di ragionare, anche quando gli uomini di cui è formata non han coltivato nulla nella vita quanto la misura e la ponderatezza. (Cap. 120)
  • I migliori e più evidenti successi dell'intelletto umano si sono avuti quasi solo quando esso sta alla lontana da Dio. Ma il pensiero che lo tentava disse: "E se questa libertà da Dio non fosse altro che la via moderna verso Dio?"
  • Idealità e morale sono i mezzi migliori per colmare il gran buco che si chiama anima.
  • Quel che ci tranquillizza è la successione semplice, il ridurre a una dimensione, come direbbe un matematico, l'opprimente varietà della vita; infilare un filo, quel famoso filo del racconto, di cui è fatto il filo della vita, attraverso tutto ciò che è avvenuto nel tempo e nello spazio! […] Quasi tutti gli uomini sono dei narratori… a loro piace la serie ordinata dei fatti perché somiglia a una necessità, e grazie all'impressione che la vita abbia un corso si sentono in qualche modo protetti in mezzo al caos.
  • Se le circostanze gli sono propizie l'uomo s'aggiusta scrivendo un bel giorno sul suo punto fisso un libro o un opuscolo o almeno un articolo di giornale, e cioè inserendo a verbale la sua protesta negli atti dell'umanità, il che è un gran sedativo, anche se nessuno lo legge.
  • Un uomo che vuole la verità, diventa scienziato; un uomo che vuol lasciare libero gioco alla sua soggettività diventa magari scrittore; ma che cosa deve fare un uomo che vuole qualcosa di intermedio fra i due?
  • Si rimproverò con veemenza: «Se io valessi qualcosa non sarei mai arrivata a questo punto!>> [...]anche ora non era capace di immaginare la sua vita e non aveva nessuna idea di come avrebbe dovuto essere. [...] Allora tutto sarebbe finito, senza che nulla mai ci fosse stato. (cap. 9, p. 829)

Il giovane Törless[modifica]

Incipit[modifica]

Andrea Landolfi[modifica]

Una piccola stazione lungo la linea per la Russia.
Dritte e infinite quattro rotaie correvano parallele nelle due direzioni, tra la ghiaia gialla dell'ampia massicciata; accanto a ognun, come un'ombra sudicia, la striscia di bruciato lasciata sul suolo dal vapore di scarico.
Alle spalle del basso edificio della stazione, dipinto a olio, una strada larga e maltenuta conduceva al piano di carico. I margini di essa perdevano nel terreno calpestato tutt'intorno, e si distinguevano ormai solo per due file di acacie che si ergevano tristi ai due lati, con le foglie assetate e strangolate dalla polvere e dalla fuliggine.
[Robert Musil, Il giovane Törless (Die Verwirrungen des Zöglings Törleβ), traduzione di Andrea Landolfi, introduzione di Italo Alighiero Chiusano, Newton Compton editori, 1991]

Giorgio Zampa[modifica]

Una piccola stazione lungo la linea che porta in Russia.
Quattro verghe parallele d'acciaio corrono all'infinito nei due sensi, tra la ghiaia gialla dell'ampia massicciata; accanto a ciascuna, come un'ombra sudicia, si allunga la striscia impressa dal vapore di scarico.
Dietro la stazione, un basso edificio verniciato a olio, una strada larga e mal ridotta portava al piano di carico.
I suoi margini si perdevano nel terreno circostante, tutto calpestato, e si distinguevano solo per due file di acacie, con le foglie soffocate dalla polvere e dalla fuliggine.
[Robert Musil, Il giovane Törless, traduzione di Giorgio Zampa, Biblioteca Universale Rizzoli, 1974]

Citazioni[modifica]

  • Le visite a quella donna erano divenute negli ultimi tempi la sua unica e segreta gioia. Verso la fine della settimana già montava in lui l'irrequietezza, l'attesa spasmodica della domenica sera, quando si sarebbe introdotto furtivo da lei. Questo introdursi furtivo era ciò che più di tutto lo occupava. (1991, p. 46)
  • Se Božena fosse stata bella e pura, se egli, allora, avesse saputo amare, forse l'avrebbe morsa, per accrescere fino al dolore la loro voluttà. Poiché la prima passione di un adolescente non è amore per quell'una, ma odio per tutte. Il sentirsi incompresi, il non comprendere il mondo non accompagnano la prima passione, ne sono dse mai l'unica e non casuale origine. Ed essa non è che una fuga in cui l'essere in due altro non è che una solitudine raddoppiata. (1991, p. 47)
  • Quasi ogni prima passione è di breve durata e lascia dietro di sé un gusto d'amaro. (1991, p. 47)
  • «[...] se un uomo ha perso se stesso e ha rinunciato a sé, allora ha perduto l'elemento particolare e inconfondibile per il quale la natura lo ha fatto uomo. E mai come in questo caso si può star sicuri che si ha a che fare con qualcosa di non necessario, con una forma vuota, con qualcosa che l'anima del mondo ha già da tempo abbandonato.» (1991, p. 76)
  • «[...] Anch'io son legato a due fili. A questo, indefinito, che, in contraddizione con il mio chiaro convincimento, mi costringe a una compassionevole inazione, ma anche ad un altro, che va dritto alla mia anima, alle mie più intime conoscenze, e mi avvince al cosmo. Esseri come Basini, te l'ho già detto prima, non significano nulla: sono una forma vuota, un prodotto del caso. Esseri autentici sono soltanto quelli che sanno penetrare in se stessi, esseri cosmici in grado di immergersi fino al nesso profondo che li lega al grande processo dell'universo. Costoro compiono miracoli a occhi chiusi perché sanno utilizzare tutta l'energia dell'universo, la quale è in loro come fuori di loro. Ma tutti gli esseri che hanno seguito il secondo filo, lo hanno fatto solo dopo aver spezzato il primo. [...]» (1991, p. 78)
  • «[...] è certo che un uomo lo si comprende assai meglio dagli occhi che non dalle parole...» (1991, p. 93)
  • «Quali sono le cose che mi sconvolgono? Le meno appariscenti. Per lo più oggetti inanimati. Che cosa mi sconvolge in esse? Un qualcosa che non conosco. Ma è proprio questo! Da dove mi viene questo "qualcosa"? Io avverto la sua esistenza, esso agisce su di me, quasi volesse parlare. Mi trovo nella medesima agitazione di uno che cerchi, senza riuscirci, di cogliere le parole di un paralitico tra le smorfie della sua bocca. È come se avessi un senso in più rispetto agli altri, ma un senso non del tutto sviluppato, un senso che c'è, che si fa sentire, ma che non funziona. Per me il mondo è pieno di voci mute: ed io, quindi, sono un veggente o un allucinato?» (1991, p. 117)
  • Törless dunque sedeva immobile, in perfetto silenzio, non distoglieva lo sguardo da Basini ed era completamente immerso nel folle vortice che si muoveva nel suo intimo. E da quello incessantemente emergeva la domanda: che cos'è questa qualità particolare che io possiedo? A poco a poco non vide più né Basini, né le lampade incandescenti, non sentì più il calore animale intorno a sé e nemmeno il brusio rumoreggiante che sale da una moltitudine di persone, quand'anche sussurrino. Come una massa ardente e oscura tutto questo vorticava indistinto intorno a lui. Solo sentiva un bruciore nelle orecchie e un freddo gelido nelle punte delle dita. Si trovava in quello stato di febbre, più interiore che fisica, che tanto amava. Questo stato d'animo, cui si accompagnavano anche impulsi di languore, cresceva sempre di più. Prima, quando si trovava in un simile stato tendeva ad abbandonarsi a quei ricordi che restano dopo che per la prima volta l'alito caldo di una donna ha sfiorato un'anima giovane. Anche quel giorno si risvegliò in lui un simile estenuato calore. (1991, p. 120)

Citazioni sul libro[modifica]

  • Che si accettino o no gli schemi e le «verità» della psicanalisi, è indubbio che il presente romanzo è una mappa incredibilmente precoce d'una lettura della psiche e della società in cui tale tipo di speculazione domina sovrana, e coi mezzi d'indagine e i materiali (si veda l'uso del sogno, le simbologie edipiche, le associazioni mentali) che in quell'ambito sono considerati canonici. (Italo Alighiero Chiusano)

La casa incantata[modifica]

Incipit[modifica]

«Allora quasi mi avrebbe avvelenato» affermava il tenente Demeter Nagy ogni qualvolta raccontava la sua avventura nella casa incantata. Per diverse settimane era stato di quartiere durante una concentramento invernale di truppe, nell'antico possedimento cittadino della famiglia del conte, e tutto era cominciato quando, il giorno prima di venir distaccato per un breve periodo, ascoltò – scuotendo il capo perché non la comprese – la fine di una discussione che gli giunse dalla stanza accanto; due voci di persone sensibilmente amplificate dall'eccitazione. Ci fu prima un no sommesso e tuttavia stranamente staccato dal resto del discorso, alto per la casa, poi un uomo disse qualcosa che egli non poté comprendere precisamente e solo da allora cominciò ad afferrare chiaramente ogni parola.

Citazioni[modifica]

  • I bambini non hanno ancora l'anima. Anche i morti. Non sono ancora o non sono più niente, possono ancora diventare tutto o esserli stato. Sono simili a recipienti che danno forma ai sogni, sono il sangue con cui imbellettano di vita i desideri dei solitari. Da quando era morto lei lo sentiva vicinissimo; così vicino come il suo stesso io. Da quando la sua anima era morta, egli apparteneva ai sogni di lei e la dolcezza lo attraversava liberamente come le onde penetrano tra i molli purpurei infusori fluttuanti nel mare, Non provava più odio. Lo aveva provato finché egli era ancora in vita; finché egli era stato ancora in vita, era morto per lei. Desiderava in modo lieve e sbiadito che fosse morto. Silenzioso come una giornata d'autunno che non reca più frutti e non s'aspetta nient'altro da sé. (p. 200)
  • Cos'era quella beatitudine sottile e rodente che malgrado la sua preoccupazione le scavava il corpo fino a lasciarlo morbido e carezzevole come una capsula sottile? Desiderò spogliarsi. Solo per farlo, soltanto per la sensazione di sentirsi più vicina, di rimanere sola con se stessa in una stanza oscura. Si sentiva eccitata mentre le vesti le cadevano a terra frusciando silenziosamente; era una dolcezza che avanzava come se ella cercasse qualcuno, poi si pentiva e tornava indietro per stringersi al proprio corpo. E quando riprese i vestiti lentamente con un piacere titubante, quegli abiti che nell'oscurità le si raccoglievano intorno con rigonfiamenti e con pieghe dove indugiava ancora indolente il suo calore come stagni in oscure caverne, quegli abiti erano come dei nascondigli in cui poteva rannicchiarsi; e quando il suo corpo di qua e di là misteriosamente toccò il suo involucro, venne percorso da un brivido di sensualità come da una luce nascosta che vaga irrequieta per la casa dietro le imposte chiuse. (p. 201)

Il compimento dell'amore[modifica]

Incipit[modifica]

«Non vuoi veramente venire con me?»
«È impossibile; lo sai, devo cercare di portar tutto a termine al più presto.»
«Ma Lilli sarebbe così contenta...»
«Certo, certo, ma non si può.»
«Ed io non ho alcuna voglia di partire senza di te...» disse la moglie, versandogli il tè, e lo osservava seduto nell'angolo della camera in una poltrona a fiori chiari, che fumava una sigaretta.

Citazioni[modifica]

  • Ogni cervello non è qualcosa di solitario e di unico? (p. 213)
  • Tutte le cose sono talvolta presenti due volte, nette e chiare come si conoscono e poi ancora, pallide, crepuscolari e spaventate, come se l'altro le scorgesse furtive e già estranee. (p. 214)
  • Nell'arte c'è una finezza che apprezzo: il lieto fine che ci consola dell'esistenza quotidiana. La vita è delusione, tanto spesso ci defrauda dell'atto finale. Ma questa non è forse la stupidità della naturalezza? (p. 241)

La tentazione della silenziosa Veronika[modifica]

Incipit[modifica]

Da qualche parte si devono udire voci. Forse esse giacciono come se fossero mute tra le pagine di un diario l'una accanto all'altra intrecciate: oscura, profonda, chiusa d'improvvisa in se stessa la voce della donna, come richiedono le pagine, circondata da quella dell'uomo, morbida, lontana, distesa, una voce ramificata, indefinita in cui traspare quanto essa non aveva avuto il tempo di ricoprire. Ma forse no. Forse invece c'è un punto in qualche parte del mondo dove queste due voci che normalmente emergono a stento dall'incolore caos dei rumori quotidiani, vibrano come due raggi e s'intrecciano strettamente, chissà dove; forse si dovrebbe cercare questo punto la cui vicinanza si manifesta solo in uno stato d'inquietudine come il movimento di una musica non ancora percepibile si imprime già con pieghe pesanti ed indefinibili nel sipario strappato della lontananza. Forse allora questi pezzi salterebbero l'uno insieme all'altro, via dala propria malattia e debolezza verso il chiaro, verso la saldezza, verso ciò che è lineare.

Citazioni[modifica]

  • Importante è essere l'avvenimento, e non la persona che agisce; bisogna che ognuno sia solo con quanto accade e nello stesso tempo occorrerebbe stare insieme, taciti e conchiusi come l'interno di quattro pareti senza finestre che formano uno spazio in cui può veramente accadere tutto, senza tuttavia che da una si penetri nell'altra come se avenisse solo nel pensiero. (p. 261)
  • Talvolta non si conosce qualcosa che si vuole nel buio ma si sa che non si potrà trovare; allora viviamo la nostra vita come in una stanza sbarrata dove si ha paura. (p. 261)
  • E i sogni non sono in noi, non sono neanche frammenti di realtà ma si scavano la loro dimora in qualche punto, in un sentimento complessivo e vivono lì, ondeggiando senza peso come un liquido in un altro. Nei sogni ci si concede all'amato così, come un liquido in un altro; con un senso mutato dello spazio; poiché l'anima sveglia è una cavità nello spazio che non si può riempire, lo spazio nell'anima è irregolare come il ghiaccio pieno di bolle. (p. 273)

Incipit di Sulla stupidità[modifica]

Chi si azzarda a parlare della stupidità, oggi, rischia di rimetterci da più di un punto di vista.

Citazioni su Robert Musil[modifica]

  • La grande poesia musiliana non consiste soltanto nei risultati delle singole opere ma nello sforzo globale di cogliere la nuova dimensione dell'uomo. (Claudio Magris)
  • Musil non tralascia mai di operare da perfetto artista, da creativo, da poeta, perciò lascia un'amplissima zona opinabile e di suggestivamente ambiguo e polivalente alla curiosità dei lettori e degli interpreti. (Italo Alighiero Chiusano)
  • Musil parte dal punto fluido di una realtà ancora informe, ancora da plasmare come nella notte del caos, e da quel centro si dirama in tutte le direzioni, con un'apertura senza limiti. (Claudio Magris)
  • Pochi autori di questo secolo insegnano come Musil che l'unica dimensione dello scrittore è quella della verità. (Claudio Magris)
  • Se Musil fosse morto subito dopo aver pubblicato il Törless, lasciandoci dell' Uomo senza qualità solo le schegge contraddittorie di una tessitura di cui mai avremmo potuto immaginare la complessità e la ricchezza, certo nessuno di noi, oggi, saprebbe che immenso scrittore avremmo perduto: ma ogni critico appena superiore alla mediocrità avrebbe potuto dire, senza alcuna incertezza, che in lui si era spento un autore di già stupefacente e matura originalità. (Italo Alighiero Chiusano)

Note[modifica]

  1. Citato in Focus, n. 97, p. 190.
  2. Citato in Focus, n. 80, p. 184.
  3. Da Monologo di un aristocratico dello spirito, in Frammenti postumi in prosa, Romanzi brevi, novelle e aforismi.
  4. Cfr. Fight Club.

Bibliografia[modifica]

  • Robert Musil, Congiungimenti (Vereinigungen), traduzione di Giovanni Spagnoletti, introduzione di Claudio Magris, Newton Compton editori, 1991.
  • Robert Musil, L'uomo senza qualità, a cura di Adolf Frisé, traduzione di Anita Rho, Einaudi, Torino, 1996.
  • Robert Musil, L'uomo senza qualità, a cura di Adolf Frisé, traduzione di Ada Vigliani, Mondadori, Milano, 1992.
  • Robert Musil, L'uomo senza qualità, a cura di Micaela Latini, traduzione di Irene Castaglia, Newton Compton Editori, 2013.
  • Robert Musil, Il giovane Törless, traduzione di Giorgio Zampa, Biblioteca Universale Rizzoli, 1974.
  • Robert Musil, Il giovane Törless (Die Verwirrungen des Zöglings Törleβ), traduzione di Andrea Landolfi, introduzione di Italo Alighiero Chiusano, Newton Compton editori, 1991.
  • Robert Musil, Romanzi brevi, novelle e aforismi, traduzione di Anita Rho e Roberto Olmi, Einaudi, Torino 1986.
  • Robert Musil, Sulla stupidità e altri scritti, traduzione di Andrea Casalegno, Mondadori, 1986.

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