Maximilien de Robespierre

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Robespierre

Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre (1758 – 1794), politico e rivoluzionario francese.

Citazioni di Maximilien de Robespierre[modifica]

  • Abbandoniamo i preti e torniamo a Dio. Costruiamo la moralità su fondamenta sacre ed eterne; ispiriamo nell'uomo quel rispetto religioso per l'uomo, quel profondo senso del dovere, che è l'unica garanzia della felicità sociale; nutriamo in lui questo sentimento attraverso tutte le nostre istituzioni e facciamo sì che l'istruzione pubblica sia diretta verso questo fine.[1]
  • Come potete rimproverare agli ebrei le persecuzioni che hanno subíto in diversi paesi? Queste sono, al contrario, dei crimini nazionali che noi dobbiamo espiare reintegrandoli negli imprescrittibili diritti dell'uomo di cui nessuna autorità umana può privarli. [...] Restituiamogli la felicità, la patria e la virtù reintegrandoli nella loro dignità di uomini e cittadini.[2]
  • Il diritto di punire il tiranno e il diritto di detronizzarlo sono proprio la stessa cosa: l'uno comporta le stesse formalità dell'altro.[3]
  • Il vero sacerdote dell'Essere supremo è la natura; il suo tempio, l'universo; il suo culto, la virtù; la sua festa, la gioia di molta gente, riunita sotto i suoi occhi per stringere i dolci vincoli della fratellanza universale e offrirgli l'omaggio di cuori sensibili e puri.[4]
  • Io sono fatto per combattere il crimine, non per governarlo. Non è ancora giunto il tempo in cui gli uomini onesti possono servire impunemente la patria. I difensori della libertà saranno sempre dei proscritti finché la masnada dei furfanti dominerà.[5]
  • L'idea più stravagante che possa nascere nella testa di un uomo politico è quella di credere che sia sufficiente per un popolo entrare a mano armata nel territorio di un popolo straniero per fargli adottare le sue leggi e la sua costituzione. Nessuno ama i missionari armati; il primo consiglio che danno la natura e la prudenza è quello di respingerli come nemici. [...] Voler dare la libertà ad altre nazioni prima di averla conquistata noi stessi, significa garantire insieme la servitù nostra e quella del mondo intero. [...] Sono stati i parlamenti, i nobili, il clero, i ricchi che hanno dato la spinta alla rivoluzione; solo dopo è comparso il popolo. Essi se ne sono pentiti o per lo meno hanno voluto fermare la rivoluzione quando hanno visto che il popolo poteva riconquistare la sua sovranità; ma sono loro che l'hanno cominciata; senza la loro resistenza e i loro calcoli sbagliati la nazione sarebbe ancora sotto il giogo del dispotismo.[6]
  • L'immoralità è la base del dispotismo, come la virtù è l'essenza della Repubblica. Il terrore senza la virtù è funesto.[7]
  • La guerra è sempre il principale desiderio di un governo potente, che vuole divenire ancor più potente. Non ho bisogno di dirvi che è proprio durante la guerra che ... il governo copre con un velo impenetrabile i suoi latrocini e i suoi errori. Vi parlerò invece di ciò che tocca più direttamente i nostri interessi. È proprio durante la guerra che il potere esecutivo dispiega la sua terribile energia ed esercita una specie di dittatura, la quale atterrisce la libertà. È durante la guerra che il popolo dimentica le deliberazioni che riguardano i suoi diritti civili e politici.[8]
  • La guerra va bene per gli ufficiali, per gli ambiziosi, per gli aggiottatori [...], per il potere esecutivo [...]. Questa decisione solleva da ogni preoccupazione, non si hanno più doveri verso il popolo quando gli si offre la guerra.[9]
  • La legge è forse l'espressione della volontà generale, quando il maggior numero di coloro per cui essa è fatta non possono in alcun modo concorrere alla sua formazione? Tutti gli uomini nati e domiciliati in Francia sono membri di quella società politica che chiamiamo nazione francese; cioè sono cittadini francesi, Essi lo sono per la natura delle cose e per i princípi primi del diritto delle genti. I diritti connessi a quel titolo non dipendono né dalla fortuna che ciascuno di esi possiede, né dalla quota di imposta a cui è sottoposto, poiché non è certo l'imposta che ci rende cittadini; la qualità di cittadini ci obbliga soltanto a contribuire alla spesa comune dello Stato secondo le proprie possibilità. Ora, voi potete dare delle leggi ai vostri cittadini: ma non potete annientarli.[10]
  • La libertà consiste nell'obbedire alle leggi che ci si è date e la servitù nell'essere costretti a sottomettersi ad una volontà estranea.[11]
  • La teoria del governo rivoluzionario è nuova come la rivoluzione che le ha dato vita.[12]
  • La virtù produce la felicità come il sole produce la luce.[3]
  • Nel sistema instaurato con la rivoluzione francese tutto ciò che è immorale è impolitico, tutto ciò che è atto a corrompere è controrivoluzionario. Le debolezze, i vizi, i pregiudizi sono la strada della monarchia.[13]
  • Noi non combattiamo per quelli che vivono oggi, ma per coloro che verranno.[14]
  • Non si porta la libertà sulla punta delle baionette.[9]
  • [Alla Convenzione nazionale] Popolo, ricordati che se nella Repubblica la giustizia non regna con impero assoluto, la libertà non è che un vano nome![15]
  • Quel che ci occorre è una volontà unica [...]. Questa sollevazione deve continuare fino a che non saranno prese le misure necessarie per salvare la repubblica. Il popolo deve allearsi con la Convenzione e la Convenzione deve servirsi del popolo.[3]
  • Tutto quello che è necessario è che i vescovi rinuncino al lusso, che è offesa all'umiltà cristiana; che lascino le loro carrozze, che lascino i loro cavalli; se necessario, che vendano un quarto delle proprietà della Chiesa e diano ai poveri.[3]

Citazioni su Maximilien de Robespierre[modifica]

  • Quest'uomo andrà lontano, perché egli crede in tutto ciò che dice. (Honoré Gabriel Riqueti de Mirabeau)
  • I contemporanei non hanno mai creduto che Robespierre fosse estraneo al Terrore; soltanto alcuni storici hanno sostenuto il contrario. (Edgar Quinet)
  • Il più grande statista apparso sulla scena tra il 1789 e il 1794. (Anatole France)
  • Il più grande uomo della rivoluzione e uno dei più grandi della storia. (George Sand)
  • Il popolo non ha mai avuto un amico più devoto e sincero. Grandi sforzi sono stati fatti per infangare la sua memora; ora lo si accusa di aver mirato alla dittatura, ora lo si ritiene responsabile di ogni necessaria misura di rigore presa dal governo rivoluzionario. Ma felici, diciamo, sarebbero state la Francia e l'umanità se Robespierre fosse stato un dittatore e avesse potuto porre in atto le sue grandi riforme. (Filippo Buonarroti)
  • La figura di Robespierre è stata talmente falsata negli ultimi vent'anni, anche da storici repubblicani, che parlare delle idee religiose dell'Incorruttibile può sembrare oggi impresa rischiosa. (Albert Mathiez)
  • La preparazione del martire era già cominciata in quella strada di Parigi madida di pioggia e il giovane non dimenticò mai del tutto la vergogna che provò in quei terribili momenti di disperazione. (J. L. Carr)
  • Lungi dal chiedere la fine del Governo rivoluzionario, come qualcuno ha detto, egli raccomandò di mantenerlo, pur insistendo che venisse epurato dei furfanti e dei traditori che si erano infiltrati nelle sue file. Quanto al terrore, egli voleva che se ne alleggerisse il peso nei confronti del popolo, ma che diventasse più giusto e più severo verso gli aristocratici e i nemici della civica virtù. (Levasseur de la Sarthe)
  • Marx riconobbe che Robespierre e i giacobini avevano avuto un ruolo particolare e necessario da svolgere, in quanto usarono il Terrore per vincolare la nazione alle esigenze di una guerra rivoluzionaria; ma una volta superato il pericolo di un'invasione, essi furono inevitabilmente messi da parte, poiché sostenevano l'idea illusoria e anacronistica che si potesse costruire il nuovo Stato su un modello tratto dall'antichità classica invece di venire a un compromesso con il modello «borghese», meglio adeguato ai tempi. In questo quadro, Robespierre venne presentato non come un eroe né come un malvagio, ma come un utopista che aveva giocato un ruolo storico necessario, anche se limitato. Vedremo che i marxisti nel secolo successivo non rimasero affatto legati a questa interpretazione. (George Rudé)
  • Nei suoi primi scritti e nelle sue prime arringhe c'erano segni evidenti di un'ansia profonda di maggior giustizia ed equità, di un uomo estremamente sensibile alla povertà e indignato degli abusi del potere, ma nulla rivelava una qualche inclinazione a colpire l'ordine sociale stesso. (George Rudé)
  • Nella Convenzione toccò a Robespierre combattere simultaneamente il realismo, la cupidigia borghese e l'immoralità degli uomini pubblici. Sua costante preoccupazione fu di riformare sia i comuni sia l'ordine sociale creando istituzioni che servissero da base al maestoso edificio dell'uguaglianza e della repubblica popolare. (Filippo Buonarroti)
  • Non ha lasciato all'umanità né il bene di un solo grande pensiero né l'esempio di una sola azione nobile o generosa. (George Henry Lewes)
  • Onesto, sincero, disinteressato e coerente; ma fu anche codardo, implacabile, pedante, freddo, molto presuntuoso e morbosamente invidioso. (George Henry Lewes)
  • O voi che state ad ascoltar, voi puri | Spirti del ciel, cui veggio al rio pensiero | Farsi i bei volti per pietade oscuri; | Che cor fu il vostro allor che per sentiero | D'orrende stragi inferocir vedeste | E stugger Francia un solo, un Robespiero? (Vincenzo Monti)
  • Robespierre rappresentò, nel periodo del Terrore, la moderazione, l'indulgenza e l'onestà. (Albert Mathiez)

Note[modifica]

  1. Da Ouvres de Maximilien Robespierre, X, pp. 462-464, Société des études roberspierristes; citato in Rudé.
  2. Da Ouvres de Maximilen Robespierre, VII, p. 265, Société des études roberspierristes; citato in Rudé.
  3. a b c d Citato in Rudé.
  4. Da Ouvres de Maximilien Robespierre, X, pp. 457-459, Société des études roberspierristes; citato in Rudé.
  5. Da Ouvres de Maximilien Robespierre, X, pp. 566-576, Société des études roberspierristes; citato in Rudé.
  6. 2 gennaio 1972: da Oevres de Maximilien Robespierre, Phénix Éditions, Ivry, 2000, t. VIII, pp. 81-83.
  7. Citato in Biagi 1989, p. 194.
  8. 18 dicembre 1791: da Oevres de Maximilien Robespierre, Phénix Éditions, Ivry, 2000.
  9. a b Citato in Simone Weil, Riflessioni sulla guerra (1933), in Incontri libertari, traduzione di Maurizio Zani, Elèuthera, Milano, 2001, p. 38. ISBN 88-85060-52-8
  10. Da Ouvres de Maximilien Robespierre, VII, pp. 161-166, Société des études roberspierristes; citato in Rudé.
  11. Da Oeuvres, PUF, Paris, 1912-1967, vol. VII, pp. 162-63; citato in Domenico Losurdo, Controstoria del liberalismo, Laterza, 2005, p. 135.
  12. 25 dicembre 1793; citato in Rudé.
  13. Da Ouvres, X, p. 354; citato in Rudé.
  14. Citato in Biagi 1989, p. 196.
  15. 26 luglio 1794; citato in F. Del Giudice, Il latino in tribunale, Esselibri Simone, 2005, p. 1.

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