Romanzo criminale

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Romanzo criminale
Titolo originale: Romanzo criminale
Paese: Italia, Francia, Gran Bretagna
Anno: 2005
Genere: politico, poliziesco, storico
Regia: Michele Placido
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Sceneggiatura: Giancarlo De Cataldo, Sandro Petraglia, Stefano Rulli
Attori:
Doppiatori originali:

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Doppiatori italiani:

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Note:

Romanzo criminale, film italiano del 2005 con Kim Rossi Stuart e Stefano Accorsi, regia di Michele Placido.

[modifica] Frasi

  • Bologna nun è robba de na banda... è robba vostra... invece de sta a rompe er cazzo a me va da na controllata ar ministero o a e stanzette qua sopra... magari ce trovi er timer co' scritto sopra "Repubblica Italiana" (Freddo, mentre viene interrogato da Scialoja sulla strage di Bologna)
  • Quanto me fa ingrifà sta machina, aho! Pensa che in Italia ce l'abbiamo io, e er principe de Torlonia. Ieri c'ho portato mi'madre a comprà la cicoria al mercato, aho! Ce guardavano tutti se stava pe mette a piagne. (Dandi a Freddo)
  • Glielo dico io chi sono. Prima che lei raccolga stupide maldicenze. Sono un servitore dello stato. Per ragioni di servizio mi misuro col male, come lei d'altronde. Vede, i segnali che raccolgo da un po' di tempo a questa parte mi dicono che molto presto tutto finirà. La divisione del mondo, il muro di berlino con il quale sono invecchiato presenta delle crepe molto evidenti e molto presto verrà giù trascinando sotto le sue macerie la classe politica di 50 anni io me ne andrò un minuto prima del terremoto. Ma non si incomodi con le sue indagini per spazzarmi via. Lo farà la storia. (Il vecchio)
  • Questa è la mia lettera di dimissioni dal servizio. Esco di scena in punta di piedi senza far rumore. Nel tempo che verrà non ci sarà bisogno di gente come me perché non ci sarà più nessuna democrazia da salvare ma solo interessi privati, lotte per più potere e denaro. I pochi fascicoli che porto con me parlano degli uomini che dovranno salvarsi dal diluvio. Persone spesso ignobili, anime nere, capitani di ventura. Eppure come già altre volte nella storia saranno loro a governare il caos... (Il vecchio)
  • E tu zitto e catena pure se manco come cane vali na lira t'ho ammazzato il padrone e nn hai detto "a" t'ho tirato un osso ed eccote qua." (Libano)
  • L'hai mai guardato negli occhi uno dopo che gli hai sparato? Io sì, sempre. In quel momento è come se si togliessero una maschera, uno dal niente diventa sfrontato, uno che era coraggioso piange, senza Dio prega... Chissà come saremo quanto toccherà a noi. (Il Nero)
  • Zio Carlo, guardi che non è 'na mancanza de rispetto. È che noi non ce l'avemo mai avuta 'na famiglia come 'a vostra, che, che te dice quello che, che bisogna fa, o quello che è giusto dì e quello che non se pò dì. Noi semo solo gente de strada, ma n'affare ce stamo dentro. (Dandi a Zio Carlo, dopo che Freddo gli ha risposto male)

[modifica] Dialoghi

  • Dandi: 'nsomma Libano, sta base ce serve pe fà che?
    Libano: Per pijasse quello che se volemo pijà tutti.
    Dandi: E che se volemo pijà tutti?
    Libano: Roma.
  • Freddo: Che dice Ciro?
    Libano: Dice che stanno tutti al Full 80. Cencio, Bernardino Scafa, el Teribile, e il Napoletano. Mancava solo Gemito.
    Dandi: Ma come, Gemito è il cane da guardia del Teribile, non se stacca mai da lui.
    Libano: Nun se staccava: m' ho so già comprato lui. Comunque non ce stanno a capì più un cazzo: se chiedono che fine amo fatto, che ce volemo fà coi soldi del barone...
    Dandi: Gli stanno a zompà tutti i parametri.
    Libano: Pe'forza... Se sò scordati dan'do vengono, quelli. Sò diventati animali da cortile.
    Freddo: Invece noi semo bestie feroci.
    Libano: Stanotte se ne accorgono. Tanto che ce pò succede.
    Freddo: E... che vuoi che ce succeda? Al massimo c'ammazzano, ah Libano.
    Libano: Semmo già morti mille volte noi. Al minorile, tutte le volte che abbiamo dovuto dì sìsì, "sì signore", a chi c'ha trattato come e'merde: non se pò ammazzà n'omo du'volte.
    Freddo: T'a'appoggio.
    Dandi: Io t'o'spingo. [Risata]
  • Il Terribile: Quanto c'avete? Quanto volete investì, eh?
    Libano: Due miliardi e mezzo.
    Il Terribile: Beh io pijio er settancinque per cento sull'utile. E non ce stanno cazzi!!!
    Libano: Forse non me sò spiegato bene: tu ce vendi la robba al dieci per cento de più de quello che te costa a te, noi la piazziamo e il ricavato va al trenta per cento a te e er settanta a noi. Di' che'te sta bene!
    Il Terribile: Me sta bene.
  • Libano: A'Patrì, mo' m'hai rotto er cazzo. T'amo fatto na'proposta, devi dì sì o no.
    Patrizia: Che succede se non mantengo l'accordo?
    Libano: La cosa non è prevista.
    Patrizia: Siete gli unici che non mi avete ancora chiesto di scoparvi. Come mai? Siete froci?
    Freddo: Perché sei solo una puttana. E se non la smetti de fà la spiritosa, sei una puttana morta. [Carica la pistola] Libano t'ha chiesto se vuoi la palazzina, te devi risponne: "Sì. La voglio. Grazie". Hai capito mò? Allora?
  • Freddo: Preparame er conto, Libano. Io esco dal gioco.
    Libano: Non se esce da 'sto tipo de giochi, a'Fredo.
    Freddo: E chi lo stabilisce? Te? Che n'conti più un cazzo perché te sei vennuto ai politici.
    Libano: Guarda che io non sapevo niente de Bologna, eh?
    Freddo: O' vedi che è come te dico io? Lo vedi? Ce usano senza manco darci le spiegazioni. Quanno c'avranno spremuti come limoni ce butteranno dentro ar secchio. Io me ne vado prima che'e'gambe mie! Vojio morì come dico io! Non come quanno come dicono loro.
    Libano: Ma non me pijià per culo!!! Non me pijià per culo!!! A'Freddo, la politica non c'entra'n'cazzo! Te sei bevuto er cervello per quella, hai sbroccato! Hai sfragnato tutto: l'amicizia, eremo fratelli io e te. Se ne vo'annà... C'era'n'patto: pe'sempre!
    Freddo: 'Ste regole ormai non contan più.
    Libano: 'Sta gamba vale! 'Sta gamba!!! È pe'semmpre! Io m'ha sò giocata per difende: a te e a Dandi, hai capito? Hai sentito quello che t'ho detto, eh? Hai capito, a'Giuda?!?
    Freddo: Allora se so' Giuda dammi ste trenta denari che me spettano e famola finita.
  • Dandi: Senti, Mainardi, io te devo chiede un favore personale. Te lo sai che noi t'avemo sempre trattato bene, a te 'a cocaina nun t'è mancata mai. Però adesso è ora de ricambià er favore. Te te devi inventà un modo pe tirà fori er Freddo dal carcere.
    Dott. Mainardi: E che voi che me invento?
    Dandi: Ho sentito che 'na volta uno in carcere s'è iniettato der sangue infetto. Te non c'hai nell'ospedale tuo un paziente co 'sto sangue marcio?
    Dott. Mainardi: Certo che ce l'ho. Ma è una cosa che non si può fare. Iniettare quel sangue significa che...
    Dandi: Significa che te fanno uscì.
    Dott. Mainardi: Sì, ma perché dopo un po' di tempo sei morto.
    Dandi: Questo er Freddo 'o sa, e ha detto che je va bene.
    Dott. Mainardi: No, no, lascia stare. Cercatene un altro.
    Dandi: Aoh, ma te che credi, che a me me faccia piacere vedé dentro ar gabbio uno che è come fosse mi fratello? Te pensi che è facile? Te pensi che ce sto bene mentre te chiedo de cercamme 'sto cretino?
    Dott. Mainardi: No.
    Dandi: [lo colpisce due volte e poi lo tiene fermo puntandogli un oggetto appuntito in testa] Senti 'n po', pezzo de merda, io te spacco la capoccia se non me dici de sì. Quanto è vero Iddio, Mainà, conto fino a tre. Uno...
    Dott. Mainardi: Sì, sì, sì! Sì.
    Dandi: Bravo, Mainà. Vedi che se capimo?

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