Salman Rushdie

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.

Salman Rushdie

Ahmed Salman Rushdie (1947 – vivente), saggista e scrittore indiano.

Indice

[modifica] Senza fonte

  • Gli scrittori e i politici sono naturalmente rivali. Entrambi i gruppi cercano di rendere il mondo a loro immagine; combattono per il possesso dello stesso territorio.
  • I libri scelgono i loro autori; l'atto della creazione non è interamente razionale e cosciente.
  • Dove non c'è credo, non c'è bestemmia.
  • Il dubbio, mi sembra, è la condizione principale dell'essere umano nel ventesimo secolo.
  • Una delle cose straordinarie riguardo agli eventi umani è che l'impensabile diventa pensabile.
  • Odio ammettere che i miei nemici hanno un'idea giusta.

[modifica] I figli della mezzanotte

[modifica] Incipit

Io sono nato nella città di Bombay... tanto tempo fa. No, non va bene, impossibile sfuggire alla data: sono nato nella casa di cura del dottor Narlikar il 15 agosto 1947. E l'ora? Anche l'ora è importante. Be', diciamo di notte. No, bisogna essere più precisi... Allo scoccare della mezzanotte, in effetti. Quando io arrivai le lancette dell'orologio congiunsero i palmi in un saluto rispettoso. Oh, diciamolo chiaro, diciamolo chiaro; nell'istante preciso in cui l'India pervenne all'indipendenza, io fui scaraventato nel mondo. Ci fu chi boccheggiò. E, fuori dalla finestra, folle e fuochi d'artificio. Pochi secondi dopo, mio padre si ruppe un alluce; ma questo incidente era una bazzecola se paragonato a quel che era accaduto a me in quel tenebroso momento: grazie infatti alle tirannie occulte di quelle lancette dolcemente ossequianti, io ero stato misteriosamente ammanettato alla storia, e il mio destino indissolubilmente legato a quello del mio paese. Nei tre decenni successivi non avrei avuto scampo.

[modifica] Explicit

Sì, mi calpesteranno sotto i piedi, i numeri in marcia uno due tre, quattrocento milioni cinquecento sei, riducendomi a granelli di polvere senza voce, come, a suo tempo, calpesteranno mio figlio che non è mio figlio e suo figlio che non sarà suo e il suo che non sarà suo, fino alla mille e unesima generazione, finché mille e una mezzanotte non avranno distribuito i loro terribili doni e mille e un bambino non saranno morti, perché è privilegio e maledizione dei bambini della mezzanotte essere insieme signori e vittime dei propri tempi, rinunciare alla privacy e lasciarsi risucchiare nel vortice annientante delle moltitudini e non poter mai vivere o morire in pace.

[modifica] Bibliografia

  • Salman Rushdie, I figli della mezzanotte, traduzione di Ettore Capriolo, Garzanti, Milano, 1987. ISBN 881166795X

[modifica] Altri progetti

Strumenti personali