Salvatore Di Giacomo

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Salvatore Di Giacomo

Indice

Salvatore Di Giacomo (1860 – 1934), poeta, drammaturgo e saggista napoletano.

  • E menato ncopp' 'o lietto | guardo, guardo nnanze a me... | Tengo 'o sole de rimpetto | dint' 'o core tengo a tte. (da Cuntrora, Tutte le poesie, Newton Compton editori, 1991)
E buttato sul letto | guardo, guardo davanti a me... | Tengo il sole dirimpetto | dentro al cuore tengo a te.
  • Era de maggio e te cadeano nzino | a schiocche a schiocche li ccerase rosse, | fresca era ll'aria e tutto lu ciardino | addurava de rose a ciente passe. (da Era de maggio, 1885)
Era maggio e ti cadevano addosso | a grappoli le ciliege rosse, | fresca era l'aria e tutto il giardino | odorava di rose a cento passi.
  • Quanno sponta la luna a Marechiare | pure li pisce nce fanno all'ammore | se revotano ll'onne de lu mare, | pe la priezza cageno culore, | quanno sponta la luna a Marechiare... (da A Marechiaro, Tutte le poesie, Newton Compton editori, 1991)
Quando spunta la luna a Marechiaro | Anche i pesci lì fanno all'amore | si rivoltano sulle onde del mare | per la contentezza cambiano colore | quando spunta la luna a Marechiaro...
  • Vocca addurosa e fresca, | vocca azzeccosa e ddoce, | addò c' 'o tuoio se mmesca | stu sciato, addò la voce | è musica, è suspiro, | è suono cristallino... (da Vocca addurosa, Tutte le poesie, Newton Compton editori, 1991)
Bocca profumata e fresca, | bocca appiccicosa e dolce | dove col tuo si mischia | questo fiato | dove la voce | è musica, è sospiro, | è suono cristallino.
  • Un grande silenzio s'era fatto per la via. La dolcezza del tramonto penetrava l'anima. E la piccola rossa, socchiuse le labbra esangui, lo sguardo perduto, continuava a sognare, come una santarellina in un'aureola di pulviscolo d'oro. (da Regina di Mezzocannone, Tutte le novelle, Newton Compton editori, 1991)
  • [Ferdinando Petruccelli della Gattina] Un de' più efficaci, originali, vibranti e sfolgoranti scrittori del tempo, un vero ingegno in una vorticosa anima ardente. (da Il Quarantotto, Napoli 1903)

[modifica] Senza fonte

  • Io racconto il mondo napoletano non come è veramente ma, come sembra.

[modifica] 'O voto

[modifica] Incipit

Atto primo
Scena prima
Al levarsi della tela è un gran movimento nella piazzetta. Davanti alla bottega di Vito Amante si affolla la gente e si pigia per guardarvi. [...] Come la tela si leva Nunziata, che si trae dietro la ragazzetta Teresina, le parla in fretta davanti alla scena. La gente continua a sopraggiungere dai vicoli, è a chiosare, e a fermarsi.

Nunziata: (a Teresina) Va, curre| È capito? Addà don Liborio 'o farmacista, 'a vutata d' 'o vico! Duie solde 'e mistura d' 'e quatte sceruppe...
Teresina: (lasciando cadere i due soldi nel bicchiere) Duie solde 'e mistura?...
Nunziata: D' 'e quatto sceruppe! (Teresina via, correndo. Nunziata le grida appresso:) Addù don Liborio!...
Sufia: (fermandola pel braccio) Nunzià, ch'è stato?
Nunziata: È benuta na cosa a don Vito 'o tintore... Premmettete...
(Corre alla tintoria).

[modifica] Citazioni

  • Vito: (con voce piena d'emozione) Ah, Giesù Cristo mio! (Si sberretta. Tutti si sberrettano. Le donne fanno gruppo. Gente alle finestre. Quelle della mala casa si schiudono e qualche figura appare di sotto le persiane.) Io a vuie mm'arraccumanno!... (Cade lentamente in ginocchio. A uno a uno tutti si piegano o s'inginocchiano. Appare, in questo, dal vicolo a destra, donn'Amalia, s'arresta, sorpresa, e ascolta.) Io a te mm'arraccumanno cull'ànema e c' 'o cuorpo! Tu mm' aie da scanzà, tu mm'aie libberà, e p' 'e patimente ca 'e patuto e pe sta curona 'e spine... (levandosi risoluto, il braccio teso verso il Cristo, il berretto nella mano). Io te faccio 'o voto 'e levà na femmena d' 'o peccato! (p. 18-19)
  • L'invito è na cosa e l'interesse è n' ata. (p. 72)

[modifica] Assunta Spina

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Atto primo
Interno della grande sala del Tribunale penale, a Castelcapuano.
Scena prima
La folla. Ai loro posti gli uscieri Sueglia e Torelli. Avvocati che sopraggiungono. L'avvocato Buffa. Portieri. Guardie. Un prete. Contadini ecc. Gran mormorio. Tutto il parlato e il movimento seguono in fretta.
Avvocato primo: (viene dalla destra, con carte sotto il braccio, frettoloso. S'incontra con l'Avvocato secondo.)
Avvocato Franceschelli, noi siamo qua!
Avvocato secondo: Oh! Carissimo ! Dunque? C'è motivo?
Avvocato primo: Altro! Ce ne stanno dduie. Siamo a cavallo!
Avvocato secondo: Ah, neh? E ghiate dicenno... (Gli si mette a fianco. movono verso la sinistra).
Avvocato primo: Ecco qua: sulla prima posizione c'è la mancanza di presentaione di parte...
Avvocato primo: Benissimo!

[modifica] Citazioni

  • Federigo: Sapete chi è veramente libero, felice, padrone di se stesso? Chi nun è nzurato. [Chi non è sposato] (p. 146)

[modifica] Taverne famose napoletane

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L'idea d'occuparmi delle antiche taverne di Napoli mi nacque, recentemente, nella queta e pittoresca casa d'un vecchio e illustre artista napoletano, il commendatore don Consalvo Carelli, nestore de' pittori suoi concittadini e operoso, immaginoso, fervente e vibrante come il più giovane di costoro. È al Carelli che Napoli nobilissima ed io dobbiamo gli acquerelli i quali coloriscono, nella parte più vicina a noi, questo mio scritto di topografia aneddotica: nessuno, meglio di lui, avrebbe potuto illustrarlo con più autentici documenti e, a un tempo, con maggior grazia di tratto e di spirito grafico. Nel professarmi pubblicamente tenuto al chiaro uomo – l'unico superstite di quella scuola famosa che fu detta di Posillipo – entro subito in materia.

[modifica] Citazioni

  • Gli smargiassi, guappi del tempo, con l'alberuzzo di teletta sulle spalle, con cosciali e calze di stamma legate con cioffe e sciscioli, col cappello impennacchiato e ricco di passavolanti si pigliavano a braccetto or le donne or gli amici soldati e in comitiva si scantonava laggiù al Crispano, ove di tra la verde rete d'un pergolato brillavano fiammelle di lucerne appese e di parattelle – (ch'erano scodellette piene di sego nel quale si reggeva un grosso stoppaccio acceso) – illuminazione primitiva di cui si giovavano pur i teatri, specie per le ribalte. (p. 33)

[modifica] Per la storia del brigantaggio nel Napoletano

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Qualche mese fa, discorrendo in caffè col dottor Penta, uno de’ più valorosi e perspicaci psichiatri ch’esercitano a Napoli la loro illuminata professione, egli, a un punto, mi mostrò - l’aveva avuta proprio in quel giorno - la suggestiva pubblicazione del capitano Eugenio Massa, intitolata Gli ultimi briganti della Basilicata e peculiarmente dedicata a’ due famosi banditi Crocco e Caruso.
- Ecco Crocco - mi diceva il Penta, puntando l’indice sul ritratto del feroce brigante, posto, con quello del Caruso, a fronte del libro. - L’ho conosciuto a Santo Stefano, nel 1886, e l’ho, come si dice, pur intervistato laggiù. Ricordo d’aver guardato ne’ registri di quel Bagno Penale e d’avervi letto, a proposito di lui, ch’egli era stato condannato alla galera a vita per non meno di settantaquattro reati, tra omicidii, grassazioni, ricatti et similia.

[modifica] Citazioni

  • Il brigantaggio del novantanove fu dunque veramente politico. Furono veramente e studiatamente assoldati nelle file de’ realisti que' banditi che poco prima avevano tenuto la prigione o le selve: un fondo pittoresco disegnò, in seguito, a ridosso di quelle figure quasi eroiche, la facile immaginativa de’ romanzieri; Fra Diavolo percorse, nel suo costume schilleriano, non pur tutte le Calabrie e la Puglia, ma tutta la letteratura del secolo nuovo. E col ripristinato governo, che quasi rifaceva a suo profitto e in sua difesa le coscienze e i caratteri, ebbe gloria cavalleresca e ammirazione e vanto illustrativo fin nelle più piccole borgate, ove ogni bella contadina sognava d’esser rapita dall’irresistibile cavaliero e portata a dosso del suo cavallo focoso.
  • Le condizioni economiche de’ contadini del Napoletano intorno al 1860 erano tali, ripeto, da quasi giustificare gli eccessi briganteschi: l’uomo della campagna era un ilota malamente remunerato, oppresso dalla fatica perenne e dura, maltrattato, roso dall’usura e dall’odio.

[modifica] Citazioni su Salvatore Di Giacomo

  • Croce elevò Di Giacomo a poeta nazionale, assoluto, liberandolo da una caratterizzazione «dialettale», in virtù del superiore valore della Poesia, che non può essere definita in generi, ma in quanto arte può soltanto essere sottoposta a giudizio estetico: quella di Di Giacomo non è poesia dialettale, ma Poesia «senz'altro». (Vincenzo Regina)
  • Il linguagguio dialettale esprime nella dignità linguistica e nell'orchestrazione del ritmo ogni commozione del poeta e nel variare del timbro dà ragione della vasta scala di sensibilità di cui era capace Di Giacomo. (Raffaele Giglio)
  • La poesia di Salvatore Di Giacomo scapigliata, verista, decadente ad un tempo nel suo sviluppo storico, si caratterizza per essere lirica e fantastica: ha «il senso del misterioso; pova il fascino del passato [Benedetto Croce]», è immagine velata e musicale del suo tempo interiore. (Vincenzo Regina)
  • Salvatore Di Giacomo morirà solo quando Marechiaro (che ora ha una via intitolata al suo nome) e l'intera Napoli avranno cessato di esistere... (Giuseppe Marotta)
  • Salvatore Di Giacomo, poeta, narratore, drammaturgo, autore di canzoni, storico, giornalista, bibliotecario, è da ritenersi per la qualità della sua arte, per la sua opera, e per il suo valore di studioso il più illustre letterato napoletano; insieme a Benedetto Croce ha rappresentato un vertice assoluto della cultura del suo tempo, non soltanto a Napoli, ma anche in Italia e all'estero. (Vincenzo Regina)
  • Tal quale il Di Giacomo delle novelle e de versi si ritrova nei parecchi libri che ha pubblicati di ricerche storiche [...].
    L'erudito può fare qualche obiezione e dichiararsi mal soddisfatto e dell'accoppiamento di storia e immaginazione e della subordinazione dei problemi propriamente storici alla contemplazione sentimentale e passionale. Ma sotto l'aspetto artistico, come non accettare le pagine d'arte, che il Di Giacomo, non sapendo resistere alla propria natura, ha frammezzate ai suoi spogli di documenti? (Benedetto Croce)

[modifica] Bibliografia

  • Salvatore Di Giacomo, 'O voto, Oscar Mondadori, Milano 1966.
  • Salvatore Di Giacomo, Per la storia del brigantaggio nel Napoletano, Osanna Edizioni, 1990.

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