Salvatore Di Giacomo

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Salvatore Di Giacomo (1860 – 1934), poeta, drammaturgo e saggista napoletano.

  • Io racconto il mondo napoletano non come è veramente ma, come sembra.  Priva di fonte Priva di fonte
  • Era de maggio e te cadeano nzino | a schiocche a schiocche li ccerase rosse, | fresca era ll'aria e tutto lu ciardino | addurava de rose a ciente passe. (da Era de maggio, 1885)
Era maggio e ti cadevano addosso | a grappoli le ciliege rosse, | fresca era l'aria e tutto il giardino | odorava di rose a cento passi.

Indice

[modifica] 'O voto

[modifica] Incipit

Atto primo
Scena prima
Al levarsi della tela è un gran movimento nella piazzetta. Davanti alla bottega di Vito Amante si affolla la gente e si pigia per guardarvi. [...] Come la tela si leva Nunziata, che si trae dietro la ragazzetta Teresina, le parla in fretta davanti alla scena. La gente continua a sopraggiungere dai vicoli, è a chiosare, e a fermarsi.

Nunziata: (a Teresina) Va, curre| È capito? Addà don Liborio 'o farmacista, 'a vutata d' 'o vico! Duie solde 'e mistura d' 'e quatte sceruppe...
Teresina: (lasciando cadere i due soldi nel bicchiere) Duie solde 'e mistura?...
Nunziata: D' 'e quatto sceruppe! (Teresina via, correndo. Nunziata le grida appresso:) Addù don Liborio!...
Sufia: (fermandola pel braccio) Nunzià, ch'è stato?
Nunziata: È benuta na cosa a don Vito 'o tintore... Premmettete...
(Corre alla tintoria).

[modifica] Citazioni

  • Vito: (con voce piena d'emozione) Ah, Giesù Cristo mio! (Si sberretta. Tutti si sberrettano. Le donne fanno gruppo. Gente alle finestre. Quelle della mala casa si schiudono e qualche figura appare di sotto le persiane.) Io a vuie mm'arraccumanno!... (Cade lentamente in ginocchio. A uno a uno tutti si piegano o s'inginocchiano. Appare, in questo, dal vicolo a destra, donn'Amalia, s'arresta, sorpresa, e ascolta.) Io a te mm'arraccumanno cull'ànema e c' 'o cuorpo! Tu mm' aie da scanzà, tu mm'aie libberà, e p' 'e patimente ca 'e patuto e pe sta curona 'e spine... (levandosi risoluto, il braccio teso verso il Cristo, il berretto nella mano). Io te faccio 'o voto 'e levà na femmena d' 'o peccato! (p. 18-19)
  • L'invito è na cosa e l'interesse è n' ata. (p. 72)

[modifica] Assunta Spina

[modifica] Incipit

Atto primo
Interno della grande sala del Tribunale penale, a Castelcapuano.
Scena prima
La folla. Ai loro posti gli uscieri Sueglia e Torelli. Avvocati che sopraggiungono. L'avvocato Buffa. Portieri. Guardie. Un prete. Contadini ecc. Gran mormorio. Tutto il parlato e il movimento seguono in fretta.
Avvocato primo: (viene dalla destra, con carte sotto il braccio, frettoloso. S'incontra con l'Avvocato secondo.)
Avvocato Franceschelli, noi siamo qua!
Avvocato secondo: Oh! Carissimo ! Dunque? C'è motivo?
Avvocato primo: Altro! Ce ne stanno dduie. Siamo a cavallo!
Avvocato secondo: Ah, neh? E ghiate dicenno... (Gli si mette a fianco. movono verso la sinistra).
Avvocato primo: Ecco qua: sulla prima posizione c'è la mancanza di presentaione di parte...
Avvocato primo: Benissimo!

[modifica] Citazioni

  • Federigo: Sapete chi è veramente libero, felice, padrone di se stesso? Chi nun è nzurato. (p. 146)

[modifica] Citazioni su Salvatore Di Giacomo

  • Salvatore Di Giacomo morirà solo quando Marechiaro (che ora ha una via intitolata al suo nome) e l'intera Napoli avranno cessato di esistere... (Giuseppe Marotta)

[modifica] Bibliografia

  • Salvatore Di Giacomo, 'O voto, Oscar Mondadori, Milano 1966.

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