Salvatore Quasimodo

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Per la letteratura (1959)
Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo (1901 − 1968), poeta italiano, premio Nobel per la letteratura.

  • La poesia è la rivelazione di un sentimento che il poeta crede che sia personale e interiore, che il lettore riconosce come proprio.
  • La rassegnazione alla solitudine, opposta al dolore lucreziano, avvicina a noi Virgilio più degli altri poeti latini dell'antichità classica. (da Il fiore delle Georgiche, prefazione)
  • I filosofi, i nemici naturali dei poeti, e gli schedatori fissi del pensiero critico, affermano che la poesia (e tutte le arti), come le opere della natura, non subiscono mutamenti né attraverso né dopo una guerra. Illusione; perché la guerra muta la vita morale d'un popolo, e l'uomo, al suo ritorno, non trova più misure di certezza in un modus di vita interno, dimenticato o ironizzato durante le sue prove con la morte. (da Discorso sulla poesia, appendice a Il falso e il verde verde)

Indice

[modifica] Ed è subito sera

[modifica] Incipit

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

[modifica] Acque e terre

  • Avidamente allargo la mia mano:
    dammi dolore cibo cotidiano.
  • Desiderio delle tue mani chiare
    nella penombra della fiamma:
    sapevano di rovere e di rose;
    di morte. Antico inverno.
  • Dolore di cose che ignoro
    mi nasce: non basta una morte
    se ecco più volte mi pesa
    con l'erba, sul cuore, una zolla.
  • E quel gettarmi alla terra,
    quel gridare alto il nome del silenzio,
    era dolcezza di sentirmi vivo.
  • Fatica d'amore, tristezza,
    tu chiami una vita
    che dentro, profonda, ha nomi
    di cieli e giardini.
    E fosse mia carne
    che dono di male trasforma.
  • Mi trovi deserto, Signore,
    nel tuo giorno,
    serrato ad ogni luce.
    Di te privo spauro,
    perduta strada d'amore,
    e non m'è grazia
    nemmeno trepido cantarmi
    che fa secche mie voglie.
  • Se mi desti t'ascolto,
    e ogni pausa è cielo in cui mi perdo,
    serenità d'alberi a chiaro della notte.
  • Si china il giorno
    e colgo ombre dai cieli:
    che tristezza il mio cuore
    di carne!
  • S'udivano stagioni aeree passare,
    nudità di mattini,
    labili raggi urtarsi.
  • Tindari, mite ti so
    fra larghi colli pensile sull'acque
    dell'isole dolci del dio,
    oggi m'assali
    e ti chini in cuore.
    (Vento a Tindari)
  • Ti rivedo. Parole
    avevi chiuse e rapide,
    che mettevano cuore
    nel peso di una vita
    che sapeva di circo.
  • Un po' di sole, una raggera d'angelo,
    e poi la nebbia; e gli alberi,
    e noi fatti d'aria al mattino.

[modifica] Òboe sommerso

  • Ali oscillano in fioco cielo,
    labili: il cuore trasmigra
    ed io son gerbido,
    e i giorni una maceria.
    (Òboe sommerso)
  • Autunno mansueto, io mi posseggo
    e piego alle tue acque a bermi il cielo,
    fuga soave d'alberi e d'abissi.
    (Autunno)
  • Avara pena, tarda il tuo dono
    in questa mia ora
    di sospirati abbandoni.
    (Òboe sommerso)
  • Camminano angeli, muti
    con me; non hanno respiro le cose;
    in pietra mutata ogni voce,
    silenzio di cieli sepolti.
    (Alla notte)
  • Città d'isola
    sommersa nel mio cuore,
    ecco discendo nell'antica luce
    delle maree, presso sepolcri
    in riva d'acque
    che una letizia scioglie
    d'alberi sognati
    . (Nell'antica luce delle maree)
  • Di te amore m'attrista,
    mia terra, se oscuri profumi
    perde la sera d'aranci,
    cammina con rose il torrente
    che quasi n'è tocca la foce.
    (Isola)
  • Ed è morte
    uno spazio nel cuore.
    (Fresce di fiumi in sonno)
  • Farsi amore un'altra morte sento
    ignota a me, ma più di questa tarda,
    che mi spinge sovente alle sue forme
    . (Convalescenza)
  • I morti maturano,
    il mio cuore con essi.
    Pietà di sé
    nell'ultimo umore hsa la terra.
    (Metamorfosi nell'urna del Santo)
  • In te mi getto: un fresco
    di navate posa nel cuore;
    passi nudi d'angeli
    vi s'ascoltano, al buio.
    (Alla mia terra)
  • Io tento una vita:
    ognuno si scalza e vacilla
    in ricerca.
    (Curva minore)
  • Lievita la mia vita di caduto,
    esilio morituro.
    (Foce del fiume Roja)
  • Non so odiarti: così lieve
    il mio cuore d'uragano.
    (Dormono selve)
  • Non una dolcezza mi matura,
    e fu di pena deriva
    ad ogni giorno
    il tempo che rinnova
    a fiato d'aspre resine.
    (L'eucalyptus)
  • Odore buono del cielo
    sull'erbe,
    pioggia di prima sera.
    (Preghiera alla pioggia)
  • Un sole rompe gonfio nel sonno
    e urlano alberi;
    avventurosa aurora
    in cui disancorata navighi,
    e le stagioni marine
    dolci fermentano rive nasciture.
    (Alla mia terra)
  • Seguiremo case silenziose,
    dove morti stanno ad occhi aperti
    e bambini già adulti
    nel riso che li attrista,
    e fronde battono a vetri taciti
    a mezzo delle notti
    . (Dove morti stanno ad occhi aperti)
  • Ti cammino sul cuore,
    ed è un trovarsi d'astri
    in arcipelaghi insonni,
    notte, fraterni a me
    fossile emerso da uno stanco flutto.
    (Dammi il mio giorno)

[modifica] Citazioni sul libro

  • Con Òboe sommerso Quasimodo rinunciò coraggiosamente ad ogni giovanile indugio in cadenze prestabilite, in stasi descrittive e narrative, per organizzare tutte le sue espressioni attorno al suo nucleo lirico più profondo... (Sergio Solmi)

[modifica] Erato e Apòllion

  • A te piega il cuore in solitudine,
    esilio d'oscuri sensi
    in cui trasmuta ed ama
    ciò che parve nostro ieri,
    e ora è sepolto nella notte
    . (Sillabe a Erato)
  • Ad una fronda, docile
    la luce oscilla
    alle nozze con l'aria;
    nel senso di morte,
    eccomi, spaventato d'amore.
    (Nel senso di morte)
  • Alle sponde odo l'acqua colomba,
    Ànapo mio, nella memoria geme
    al suo cordoglio
    uno stormire altissimo
    . (L'ànapo)
  • Dal giorno, superstite
    con gli alberi mi umilio
    . (Sul colle delle "Terre bianche")
  • I monti a cupo sonno
    supini giacciono affranti
    . (Apòllion)
  • Mansueti animali,
    le pupille d'aria,
    bevono in sogno.
    (L'ànapo)
  • Nella palude calda confitto al limo,
    caro agli insetti, in me dolora
    un airone morto
    . (Airone morto)
  • Per averti ti perdo,
    e non mi dolgo: sei bella ancora,
    ferma in posa dolce di sonno:
    serenità di morte estrema gioia.
    (Sillabe a Erato)
  • Sillabe d'ombre e foglie,
    sull'erbe abbandonati
    si amano i morti.
    (Latomìe)
  • Terrena notte, al tuo esiguo fuoco
    mi piacqui talvolta, e scesi fra i mortali
    . (Canto di Apòllion)

[modifica] Poesie

  • Ancora un anno è bruciato,
    senza un lamento, senza un grido
    levato a vincere d'improvviso un giorno
    .
  • Illeso sparì da noi quel giorno
    nell'acqua coi velieri capovolti
    .
  • Nello spazio dei colli,
    tutto inverno, il silenzio
    del lume dei velieri:
    fredda immagine eterna
    navigante! E qui risorge
    .
  • Isole che ho abitato
    verdi su mari immobili
    .
  • Ancora un verde fiume mi rapina
    e concordia d'erbe e pioppi,
    ove s'oblia lume di neve morta
    .

[modifica] Giorno dopo giorno

  • E come potevamo noi cantare
    con il piede straniero sopra il cuore,
    fra i morti abbandonati nelle piazze
    sull'erba dura di ghiaccio, al lamento
    d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero
    della madre che andava incontro al figlio
    crocifisso sul palo del telegrafo?
    .
  • Scende la sera: ancora ci lasciate,
    o immagini care della terra, alberi,
    animali, povera gente chiusa
    dentro i mantelli dei soldati, madri
    dal ventre inaridito dalle lacrime
    .
  • Giorno dopo giorno: parole maledette e il sangue
    e l'oro. Vi riconosco, miei simili, o mostri
    della terra. Al vostro morso è caduta la pietà,
    e la croce gentile ci ha lasciati
    .
  • Invano cerchi tra la polvere,
    povera mano, la città è morta
    .

[modifica] La vita non è sogno

  • La luna rossa, il vento, il tuo colore
    di donna del Nord, la distesa di neve...
    Il mio cuore è ormai su queste praterie,
    in queste acque annuvolate dalle nebbie
    .
  • Dicevi: morte, silenzio, solitudine;
    come amore, vita. Parole
    delle nostre provvisorie immagini
    .

[modifica] Il falso e vero verde

  • La mia terra è sui fiumi stretta al mare,
    non altro luogo ha voce così lenta
    dove i miei piedi vagano
    tra giunchi pesanti di lumache
    .
  • Tu non m'aspetti più col cuore vile
    dell'orologio. Non importa se apri
    o fissi lo squallore: restano ore
    irte, brulle, con battito di foglie
    improvvise sui vetri della tua
    finestra, alta su due strade di nuvole
    .

[modifica] La terra impareggiabile

  • Visibile, invisibile
    il carettiere all'orizzonte
    nelle braccia della strada chiama
    risponde alla voce delle isole
    .
  • Dalla natura deforme la foglia
    simmetrica fugge, l'àncora più
    non la tiene. Già inverno, non inverno,
    fuma un falò presso il Naviglio
    .

[modifica] Due epigrafi

  • La loro morte copre uno spazio immenso,
    in esso uomini d'ogni terra
    non dimenticano Marzabotto
    il suo feroce evo
    di barbarie contemporanea. (
    Epigrafe per i Caduti di Marzabotto)
  • Non maledire, eterno straniero nella tua patria,
    e tu saluta, amico della libertà.
    Il loro sangue è ancora fresco, silenzioso
    il suo frutto.
    Gli eroi sono diventati uomini: fortuna
    per la civiltà. Di questi uomini
    non resti mai poveral'Italia.
    (Epigrafe per i partigiani di Valenza)

[modifica] Citazioni su Salvatore Quasimodo

  • Il mito di Quasimodo sorge dalla maturità di Oboe sommerso e Erato e Apôllion: ed è il mito della solitudine psicologica e metafisica dell'uomo nel dolore della vita, il nulla delle macerie del cuore, la frustrazione totale dell'esistenza, che si fanno canto e poesia nel punto stesso della massima astratta disperazione. (Gilberto Finzi)
  • L'antimito (o il nuovo mito) di Quasimodo è ora un valore morale e civile entro il quale il singolo possa riconoscersi, integro e psicologicamente, socialmente, politicamente libero. (Gilberto Finzi)
  • Non è stato un tradimento e non è stato neppure una stagione di debolezza; questi accenti nuovi, queste forme più distese e, insomma, questa voce finalmente spiegata denunciano la vitalità della sua presenza, il suo modo di residtere nella propria verità contro le suggestioni del tempo... (Carlo Bo)

[modifica] Bibliografia

  • Salvatore Quasimodo, Ed è subito sera, Mondadori, Milano 1942.
  • Salvatore Quasimodo, Acque e terre (1920-1929), Edizioni Solaria, Firenze 1930.
  • Salvatore Quasimodo, Òboe sommerso (1930-1932), Edizioni Circoli, Genova 1932.
  • Salvatore Quasimodo, Erato e Apòllion (1932-1936), pref. di S.Solmi, Scheiwiller, Milano 1938.
  • Salvatore Quasimodo, Poesie (1936-1942), Edizioni Primi Piani, Milano 1938.
  • Salvatore Quasimodo, Discorso sulla poesia appendice a Il falso e il vero verde, Mondadori 1966.
  • Salvatore Quasimodo, Giorno dopo giorno, Mondadori, Milano 1947.
  • Salvatore Quasimodo, La vita non è sogno, Mondadori, Milano 1949.
  • Salvatore Quasimodo, Il falso e vero verde, Schwarz, Milano 1954.
  • Salvatore Quasimodo, La terra impareggiabile, Mondadori, Milano 1958.
  • Salvatore Quasimodo, Tutte le poesie, introduzione e bibliografia di Gilberto Finzi, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1968.

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