Tommaso d'Aquino

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San Tommaso d'Aquino

San Tommaso D'Aquino (1225 – 1274), frate domenicano, filosofo, dottore, santo della Chiesa cattolica e luterana.

Citazioni di Tommaso d'Aquino[modifica]

  • Come gli occhi della nottola sono abbagliati dalla luce del sole che non riescono a vedere, ma vedono bene le cose poco illuminate, così si comporta l'intelletto umano di fronte ai primi principi, che sono tra tutte le cose, per natura, le più manifeste. (da In Met., II, l. 1 n. 10)
  • I doni della grazia si aggiungono alla natura in modo da non toglierla di mezzo, ma da perfezionarla: perciò anche il lume della fede che ci fu infuso per grazia non distrugge il lume della conoscenza naturale che in noi è naturalmente presente. Sebbene il lume naturale della mente umana sia insufficiente alla manifestazione di quelle cose che attraverso la fede si manifestano, è tuttavia impossibile che le cose che ci sono attraverso la fede tramandate divinamente siano contrarie a quelle che ci sono date per natura. In questo caso occorrerebbe che o le une o le altre fossero false; e poiché sia le une sia le altre ci vengono da Dio, Dio sarebbe per noi autore della falsità: il che è impossibile. [...] Per conseguenza possiamo nella sacra scrittura adoperare la filosofia in tre modi. In primo luogo, a dimostrare i preamboli della fede, che sono necessari alla scienza della fede; tali sono le cose che si dimostrano intorno a Dio con la ragione naturale: che Dio esiste, che Dio è uno e altre verità di Dio e delle creature che in filosofia sono dimostrate e che la fede presuppone. In secondo luogo, la filosofia può essere adoperata a chiarire, mediante similitudini, cose che sono di pertinenza della fede; come Agostino nel de Trinitate si serve di numerose similitudini desunte da dottrine filosofiche per chiarire la Trinità. In terzo luogo, si può anche resistere alle obiezioni che si fanno alla fede sia mostrando che sono false, sia mostrando che non sono necessarie. (dal Commento al "De trinitate" di Severino Boezio, proemio, q. 2, a. 3)
  • Il maestro si limita a «muovere», a stimolare il discepolo e il discepolo solo se risponde a questo stimolo – sia durante che dopo l'esposizione del maestro – arriva ad un vero apprendimento. (citato in Albino Luciani, Illustrissimi, p. 135, premessa di Igino Giordani, commento di Giovanni Mocchetti, Edizioni A.P.E., Mursia, Milano 1979)
  • I peccati sono farina del nostro sacco; il bello, il buono che è in noi è frutto della misericordia di Dio. (citato in Mario Canciani, Vita da prete, Mondadori 1991, p. 7)
  • I primi concetti dell'intelletto preesistono in noi come semi di scienza, questi sono conosciuti immediatamente dalla luce dell'intelletto agente dall'astrazione delle specie sensibili... in questi principi universali sono compresi, come germi di ragione, tutte le successive cognizioni. (dal De Veritate, q. 11 a. 1 – co)
  • I principi innati nella ragione si dimostrano verissimi: al punto che non è neppure possibile pensare che siano falsi. (da Contra Gentiles, I, c. 7 n. 2)
  • La mia anima non è me stesso. (citato in Fulton J. Sheen, Tre per sposarsi, Edizioni Richter, Napoli 1964)
  • Lasciamo che un Santo scriva di un altro Santo! (citato in Albino Luciani, Illustrissimi, premessa di Igino Giordani, commento di Giovanni Mocchetti, Edizioni APE Mursia, Milano 1979)
  • La femmina, infatti, ha bisogno del maschio non solo per la generazione, come negli altri animali, ma anche come suo signore, perché il maschio è più perfetto quanto a intelligenza ed è più forte quanto a coraggio. (da Contra Gentiles, III, c. 123)
  • La natura non è altro che il piano di un Artista, e di un Artista divino, iscritto all'interno delle cose, grazie al quale si muovono verso un fine determinato, come se il costruttore di una nave potesse fornire ai pezzi di legno la capacità di muoversi da sé per la produzione della forma della nave. (da In octo libros Physicorum Aristotelis expositio, Marietti, Torino-Roma, II, c. 8, l. 14, p. 268[1])
  • La scienza filosofica riguarda l'ente in quanto ente, cioè considera l'ente dal punto di vista della ratio universale di ente, e non dal punto di vista della ratio specifica di qualche ente particolare. (da In Met., XI, l. 3 n. 1)
  • Perciò l'emissione dello sperma deve essere così ordinata da poterne seguire la generazione e l'educazione della prole. Da ciò risulta evidente che è contro il bene dell'uomo ogni emissione dello sperma, prodotta in modo da non poterne seguire la generazione. […] Perciò, dopo il peccato di omicidio, col quale si distrugge la natura umana già esistente in atto, occupa il secondo posto questo genere di peccato, col quale viene impedita la generazione della natura umana. (da Contra Gentiles, III, c. 122)
  • Quando si dice che l'intemperanza è il vizio più disonorante, s'intende tra i peccati umani […] Ma quei peccati che sorpassano i limiti della natura umana sono ancora più disonoranti. Tuttavia anche questi sembrano ridursi per eccesso al genere dell'intemperanza: il fatto, per esempio, di mangiare carne umana, o nel coito bestiale od omosessuale. (da Somma Teologica, IIa-q.CXVII, a.4)
  • Quello che si spera si deve credere che possa essere ottenuto; è quanto aggiunge la speranza al puro desiderio. (da Comp. Theol. II, 8 – citato in von Balthasar, Sperare per tutti, Jaca Book, Milano 1997, p. 55)
  • Sebbene il lume naturale della mente umana sia insufficiente alla manifestazione di quelle cose che attraverso la fede si manifestano, è tuttavia impossibile che le cose che ci sono attraverso la fede tramandate divinamente siano contrarie a quelle che ci sono date per natura. In questo caso occorrerebbe che o le une o le altre fossero false; e poiché sia le une sia le altre ci vengono da Dio, Dio sarebbe per noi autore della falsità: il che è impossibile. (dal Commento al "De Trinitate" di Severino Boezio)
  • Se invero uno propone ad un altro cose che non sono incluse nei principi per sé noti, o che non appaiono chiaramente incluse, non produrrà in lui sapere, ma forse opinione o fede. (dal De Veritate, q. 11 a. 1 – co)
  • Solo Cristo è il vero sacerdote, gli altri sono i suoi ministri. (da In ad Hebraeos, 7, 4: citato nel Compendio del Catechismo)
  • Sono altre quattro le città preminenti, Parigi nelle scienze, Salerno nelle medicine, Bologna nelle legge, Orleans nelle arti attoriali. (citato in Giuseppe Amelio, Salerno momenti storici: conoscere la città per viverci meglio, De Rosa & Memoli, 1996)
Quatuor sunt urbes cæteris præeminentes, Parisius in scientiis, Salernum in medicinis, Bononia in legibus, Aurelianis in actoribus.
  • Tu non possiedi la Verità, ma è la Verità che possiede te. (dal De veritate)
  • Umiltà è la virtù che frena il desiderio innato dell'uomo di innalzarsi sopra il proprio merito. (citato in Natale Ginelli, La tua via, Edizioni Paoline, Milano 1957)
  • Uno e identico è l'atto del sentito e del senziente. (dal De Anima, III, l. 2 n. 9)
  • Era conveniente che la donna fosse formata dalla costola dell'uomo. Primo, per indicare che tra l'uomo e la donna ci deve essere un vincolo di amore. D'altra parte la donna «non deve dominare sull'uomo» [1 Tm 2, 12], e per questo non fu formata dalla testa. Né deve essere disprezzata dall'uomo come una schiava: perciò non fu formata dai piedi. (da Somma teologica, vol. I, articolo 3)

Attribuite[modifica]

  • Guardati dall'uomo d'un solo libro, che ha letto un solo libro.
Cave ab homine unius libri. (traduzione da Servio Marzio, Cum grano salis, Vallardi)

Summa Theologiae[modifica]

  • Belle si dicono le cose che piacciono all'occhio.
  • Dico dunque che questa proposizione, "Dio esiste", è in sé stessa e di per sé evidente, perché il predicato s'identifica col soggetto; Dio infatti è il suo essere: ma siccome noi ignoriamo l'essenza di Dio, per noi non è evidente, ma necessita di essere dimostrata per mezzo di quelle cose che sono a noi più note, [...] cioè mediante gli effetti. (I, questione 2, articolo 1)
  • Il bene si diffonde. (I, questione 5, articolo 4, ad 2)[2]
Il bene è qualche cosa che tende a diffondere il bene stesso. (I-II, questione 2, articolo 3)[3]
Il bene è diffusivo del suo essere. (Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo)[4]
Bonum est diffusivum sui.
  • I corpi celesti sono la causa di ciò che avviene in questo mondo, ma non tutti gli effetti che producono sono inevitabili.
  • Imperfettamente conosciamo e imperfettamente amiamo. (I-II, 68, 2)
  • Perché una guerra sia giusta sono necessarie tre cose: la prima, l'autorità del sovrano; la seconda, una giusta causa; la terza una giusta intenzione.
  • Sembra che l'onesto non s'identifichi col bello.
  • Siccome di Dio non possiamo sapere che cosa è, ma piuttosto che cosa non è, non possiamo indagare come egli sia, ma piuttosto come non sia. (I, 3, Prologo: citato nel Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede)
  • Siccome infatti la Grazia non distrugge la natura, ma anzi la perfeziona, la ragione deve servire alla fede, nel modo stesso che l'inclinazione naturale della volontà asseconda la carità. [...] È così che la sacra dottrina utilizza anche l'autorità dei filosofi dove essi con la ragione naturale valsero a conoscere la verità; [...]. Però di questa autorità la sacra dottrina fa uso come di argomenti estranei e probabili; mentre l'autorità della Scrittura canonica si serve come di argomenti propri e rigorosi.
  • Essendo gli ebrei stessi servi della Chiesa, questa può disporre dei loro averi. (II, IIa, q.10, a10; citato in Walter Peruzzi, Il cattolicesimo reale attraverso i testi della Bibbia, dei papi, dei dottori della Chiesa, dei concili, Odradek, Roma, 2008, p. 282)
  • Il Signore ha creato l'uomo, poi ha voluto creare la donna per dargli un aiuto simile a lui [audiutorium sibi simile]. [...] L'aiuto non è per qualsiasi altra opera, come alcuni hanno detto. [...] Infatti, per qualsiasi altra opera un maschio potrebbe essere aiutato più opportunamente da un altro maschio che da una femmina. L'aiuto quindi è per la generazione.
  • Uno non può pentirsi veramente di un peccato senza pentirsi degli altri. (III, q. 86, 3)
  • Rispetto alla natura particolare la femmina è un essere difettoso e manchevole. Infatti la virtù attiva racchiusa nel seme del maschio tende a produrre un essere perfetto simile a sé, di sesso maschile, e il fatto che ne derivi una femmina può dipendere dalla debolezza della virtù attiva, o da una indisposizione della materia, o da una trasmutazione causata dal di fuori, p. es. dai venti australi, che sono umidi, come dice il Filosofo [De gen. animal. 4, 2]. Rispetto invece alla natura nella sua universalità la femmina non è un essere mancato, ma è espressamente voluto in ordine alla generazione. Ora, l'ordinamento della natura nella sua universalità dipende da Dio, il quale è l'autore universale della natura. Quindi nel creare la natura egli produsse non solo il maschio, ma anche la femmina. (Pars I, Quaest. XCII, Art. I)
Ad primum ergo dicendum quod per respectum ad naturam particularem, femina est aliquid deficiens et occasionatum. Quia virtus activa quae est in semine maris, intendit producere sibi simile perfectum, secundum masculinum sexum, sed quod femina generetur, hoc est propter virtutis activae debilitatem, vel propter aliquam materiae indispositionem, vel etiam propter aliquam transmutationem ab extrinseco, puta a ventis Australibus, qui sunt humidi, ut dicitur in libro de Generat. Animal. Sed per comparationem ad naturam universalem, femina non est aliquid occasionatum, sed est de intentione naturae ad opus generationis ordinata. Intentio autem naturae universalis dependet ex Deo, qui est universalis auctor naturae. Et ideo instituendo naturam, non solum marem, sed etiam feminam produxit.

Le cinque vie[modifica]

  • Quod Deum esse quinque viis probari potest.
Che Dio esiste, si può provare per cinque vie. (I, questione 2, articolo 3)
  • [Prima via: Ex motu] [...] tutto ciò che si muove è mosso da un altro. [...] Perché muovere significa trarre qualcosa dalla potenza all'atto; e niente può essere ridotto dalla potenza all'atto se non mediante un essere che è già in atto. [...] È dunque impossibile che sotto il medesimo aspetto, una cosa sia al tempo stesso movente e mossa, cioè che muova sé stessa. [...] Ora, non si può procedere all'infinito, perché altrimenti non vi sarebbe un primo motore, e di conseguenza nessun altro motore, perché i motori intermedi non muovono se non in quanto sono mossi dal primo motore [...]. Dunque è necessario arrivare ad un primo motore che non sia mosso da altri; e tutti riconoscono che esso è Dio.
  • [Seconda via: Ex causa] [...] in tutte le cause efficienti concatenate la prima è causa dell'intermedia e l'intermedia è causa dell'ultima [...] ora, eliminata la causa è tolto anche l'effetto: se dunque nell'ordine delle cause efficienti non vi fosse una prima causa, non vi sarebbe neanche l'ultima, né l'intermedia. Ma procedere all'infinito nelle cause efficienti equivale ad eliminare la prima causa efficiente [...]. Dunque bisogna ammettere una prima causa efficiente, che tutti chiamano Dio.
  • [Terza via: Ex possibili et necessario o Ex contingentia] [...] alcune cose nascono e finiscono, il che vuol dire che possono essere e non essere. Ora, è impossibile che cose di tal natura siano sempre state [...]. Se dunque tutte le cose [...] possono non esistere, in un dato momento niente ci fu nella realtà. Ma se questo è vero, anche ora non esisterebbe niente, perché ciò che non esiste, non comincia ad esistere se non per qualcosa che è. [...] Dunque, non tutti gli esseri sono contingenti, ma bisogna che nella realtà vi sia qualche cosa di necessario. [...] negli enti necessari che hanno altrove la causa della loro necessità, non si può procedere all'infinito [...]. Dunque, bisogna concludere all'esistenza di un essere che sia di per sé necessario, e non tragga da altri la propria necessità, ma sia causa di necessità agli altri. E questo tutti dicono Dio.
  • [Quarta via: Ex gradu] [...] il grado maggiore o minore si attribuisce alle diverse cose secondo che si accostano di più o di meno ad alcunché di sommo e di assoluto; [...] come dice Aristotele, ciò che è massimo in quanto è vero, è tale anche in quanto ente. Ora, ciò che è massimo in un dato genere, è causa di tutti gli appartenenti a quel genere [...]. Dunque vi è qualche cosa che per tutti gli enti è causa dell'essere, della bontà e di qualsiasi perfezione. E questo chiamiamo Dio.
  • [Quinta via: Ex fine] [...] alcune cose, le quali sono prive di conoscenza, cioè i corpi fisici, operano per un fine [...]. Ora, ciò che è privo d'intelligenza non tende al fine se non perché è diretto da un essere conoscitivo ed intelligente, come la freccia dell'arciere. Vi è dunque un qualche essere intelligente, dal quale tutte le cose naturali sono ordinate a un fine: e quest'essere chiamiamo Dio.

Citazioni su Tommaso d'Aquino[modifica]

  • [In Paradiso] Lassù c'è san Tommaso, santo così flemmatico che, se un bue fosse entrato nella sua stanza, avrebbe continuato a studiare; e c'è anche san Giovanni Eudes, che si sentiva bollire d'ira al solo vedere un eretico. C'è Francesco di Sales, il santo delle belle maniere, artista nel parlare e nello scrivere; e c'è il Curato D'Ars, campione dei colpi di disciplina sulla propria schiena e delle patate mangiate colla muffa dopo una settimana dalla cottura. (Albino Luciani)
  • La visione teologica di Tommaso d'Aquino è allo stesso tempo contrassegnata da un'ovvia ecclesialità e da una sovrana apertura e libertà: ambedue vanno certamente assieme, ed è cosa tipica della cristianità medioevale. (Christoph Schönborn)
  • Per lui [Duns Scoto], Enrico di Gand era più importante di Tommaso d'Aquino; per noi, e in sé, è vero il contrario. (Étienne Gilson)

Note[modifica]

  1. Citato in Rafael Martínez, Juan José Sanguineti, Dio e la natura, Armando Editore, Roma, 2002, pp. 75-76. ISBN 88-8358-373-6
  2. Traduzione dall'Udienza generale di papa Giovanni Paolo II del 18 settembre 1985.
  3. Altra ricorrenza e diversa traduzione.
  4. Altro testo tomano, con ulteriore differente traduzione italiana, in cui viene formulata l'identica locuzione latina. Nonostante ogni volta l'Aquinate l'attribuisca a Dionigi l'Areopagita (De divinis nominibus, capitolo IV), in realtà quest'ultimo ha formulato solo il concetto ma non la locuzione esatta.

Bibliografia[modifica]

  • Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, Libreria Editrice Vaticana.
  • Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede, a cura di G. Tanzella-Nitti e A. Strumia, Città Nuova Editrice, Roma 2002.

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