Sandrone Dazieri

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Sandrone Dazieri, all'anagrafe Sandro Dazieri (1964 – vivente), scrittore e sceneggiatore italiano.

  • [...] voglio ringraziare quelli, e sono tanti, che mi hanno aiutato durante la stesura di questo romanzo, specificando che non hanno alcuna responsabilità per le eventuali scemenze in esso contenute. Comincio non da una persona, ma da un'istituzione chiamata Wikipedia (www.wikipedia.org). È una sorta di enciclopedia in rete, le cui voci sono cambiate, modificate o aggiunte dagli utenti stessi e nella sua versione italiana e inglese mi è stata utilissima, anzi indispensabile, per controllare date e avvenimenti: grazie, chiunque voi siate. (da È stato un attimo)

Attenti al gorilla[modifica]

Incipit[modifica]

La casa di viale Tibaldi al 4 mi si presentò con una facciata grigia e anonima, tre piani incastrati tra palazzi molto più alti e altrettanto incolori, ma dalla fessura che separava i due battenti del portone di legno e ferro battuto, incollando l'occhio potevo scorgere un piccolo parco nascosto nella corte interna. Una fontana di pietra, verde di muschio, zampillava felice e un paio di cigni passeggiavano tra l'erba tagliata a spazzola. I rampicanti nascondevano il resto del panorama, ma non dubitai che vi fosse anche un laghetto, da qualche parte: forse il padrone di casa, in quel momento, ci stava facendo windsurf.

Citazioni[modifica]

  • Milano non piace quasi a nessuno di quelli che ci vivono. Non amano il ritmo che li spinge sempre di corsa. Hanno problemi di stomaco per i panini alla piastra e i piattini di verdura. Non sopportano la puzza di piscio dei sottopassaggi, l'odore del vomito dei tossici, il lastricato di preservativi nelle viuzze, la moquette di cacche di cane. Sognano il verde e trovano solo qualche albero morente e i parchi strapieni di polizia pronta a dirti che non sta bene sedersi sulla poca erba a farti i cavoli tuoi. Sono disorientati dalla mancanza di punti di ritrovo, dalle poche piazze senza panchine, dagli stili architettonici accrocchiati, dalle case a forma di cubo, di ananas, di pigna, di finto rococò e finto gotico. Non capiscono che Milano non è una città, ma un grumo di lava che ha subito tutte le Furie. Che è sterile, come il deserto, e per starci bisogna essere attrezzati. Che non è adatta ai dilettanti. Per questo la amo.
  • "E così sei ancora a spasso?"
    "Macché, sto lavorando. Non dovrei dirti niente, per via del segreto professionale..."
    "Non farmi ridere."
    Lo guardai di traverso. "... ma in via confidenziale posso dirti che si tratta di un'importante personalità dell'economia che ha bisogno di protezione."
    "Una delle solite fregature?"
    "Temo di sì."
  • "Sono al suo servizio, a patto che non mi chieda di ammazzare qualcuno. Per quello ho una tariffa extra."
  • Un pitbull venne ad annusarmi il risvolto dei pantaloni e mi immobilizzai. Non sono bestie molto socievoli.
    "Non ti preoccupare" mi fece un ragazzo in giubbotto di pelle e jeans laceri, che fissava la scena a pochi passi "buonissimo. L'importante è che non fai movimenti bruschi"
    "Anch'io sono buonissimo" risposi a bassa voce per non irritare la belva "ma se non me lo levi di torno potrei perdere il controllo e strozzarti con il suo guinzaglio."
  • "Sta per esplodere un vulcano di merda. E spero che sia abbastanza da spazzarvi via tutti."
  • Avevo un segreto che non potevo rivelare a nessuno, mia madre era stata terribilmente chiara in proposito, e questo mi faceva sentire un tipo speciale.
  • La pioggia a Milano ha un effetto quasi magico sul traffico: non funziona più nulla.
  • L'ergastolo è segnato sulle sentenze come "fine pena: mai". L'ho sempre trovata una frase da film dell'orrore.
  • Quando il gioco si fa duro, i furbi vanno nelle retrovie.

La cura del gorilla[modifica]

Incipit[modifica]

Odio la puzza degli ospedali. Non quella della malattia e nemmeno l'odore alcolico dei medicinali. Quella del cibo, invece, che mi prende alla gola. Sa di purè, minestrina, tè Lipton con le fette biscottate, mela cotta e prugna cotta. Ristagna, aleggia, penetra le coperte e la pelle. Di notte, quando non riesco più a sopportarla, prendo l'ascensore di servizio sino all'ultimo piano, scassino il lucernario ed esco sul tetto piatto, tra le cacche d'uccello e le pozzanghere di acqua stagnante.

Citazioni[modifica]

  • Faccio un buco nuovo alla cintura. I vestiti mi cascano addosso come le mutande a John Holmes dopo un'erezione.
  • [...] Ho dovuto constatare che cambiano i tempi, ma la merda rimane sempre la stessa. Come chi se la deve mangiare.
  • "Ci sono stato, a Milano. Brutta città."
    "Meglio Tirana, eh?"
    "Non adesso."
  • La mia strategia di sopravvivenza è quella di spostare in avanti i debiti e farmi pagare cash, ma adesso sono fermo, non so per quanto. Sono stufo, continuo ad avere paura della miseria e della morte.
  • "Devo solo fare due chiacchere con il dottore."
    "Capisco." Sorride rapinosa. "Aspetti il suo turno, che le fisso un appuntamento."
    "Si limiti a chiamarlo, per favore. Ho visto uscire un paziente dallo studio, quindi sarà da solo."
    "Purtroppo non posso. Vede, tra un paziente e l'altro il DOTTORE MEDITA!" Le ultime parole le ha urlate, e per un attimo ho la visione del suo velopendulo.
    Non mi scompongo "Fa le parole crociate, vuol dire." La vedo sbiancare e proseguo, sussurrando confidenziale. "Vede, prima che lo cacciassero da Milano con le torce e i forconi ero io a procurargli la clientela." Le batto sulla mano inanellata. "Mi consideri uno di famiglia."
  • "[...] Ismail e Sami nemmeno l'avvocato di Gesù Cristo li può togliere dalla merda."
  • "Le indagini le fa la polizia, per quel che mi riguarda."
    Scuote la testa, sempre più convinta. "Sei finito sui giornali perché hai trovato un assassino. È vero o no?"
    "CRISTO!" urlo talmente forte che mi fa male la gola. Vera barcolla sulla seggiola. "Non sono io a trovarlo. È stato lui a trovare me! E quasi mi AMMAZZAVA!"
  • Ho accettato di fare un lavoro che non mi piace, per pagare un'inchiesta inutile che mi darà un sacco di rogne. In parole povere, mi sono fatto fregare, e neanche me ne sono accorto.
  • "Da qualche tempo ho il medesimo incubo. Sogno che venga la guerra nucleare, e che per un miracolo di tutto quello che è stato scritto nel mondo si salvino solo queste schifezze. I nostri discendenti penserebbero che questa era letteratura, invece che merda, merda e merda."
  • "Sei o non sei un poliziotto?"
    "Mi hanno scartato. Troppo geniale."
  • Quando avrò finito, basta, basta, basta con le indagini. Me lo tatuerò sul petto. tornerò a fare il buttafuori rispettabile, dove tutto è molto chiaro. No signora, non può portarsi a casa il vaso ming del padrone di casa. No signore, non può entrare se non ha l'invito firmato personalmente dallo stilista Zebedei. Cose così. Umiliazioni veloci, che non lasciano il segno.
  • Il mio passaggio per il rave arriva un'ora dopo. Sono una comitiva di ragazzotti dentro una Tipo scassata, con kefiah, orecchini plurimi e giubbotti chiodati. Il meglio per passare inosservati. Ovviamente, non mi portano subito dove devo andare. Troppo presto, dicono.
  • Eccola lì la morte paziente. Sono abituato a quella feroce, che ti prende di colpo con un coltello o un proiettile. O a quella crudele, che ti lascia sanguinare sul pavimento. So come trattarla, a cosa pensare quando mi chino su un cadavere. Quella lenta, che ti scava dall'interno, mi incute timore. Non è un incidente di percorso che si possa scansare stando attenti. È il destino inevitabile, il saldo del conto.
  • "Gli eroi sul cavallo bianco sono un po' in ribasso, soprattutto quando non valgono una cicca."
  • "Quelli come me non vanno in giro con la lente d'ingrandimento a fare geniali deduzioni. Siamo dei poveracci che frugano nella merda."
  • "Io faccio le cose che vanno fatte, ma questo non mi rende una brava persona, e nemmeno una persona simpatica. Nemmeno i miei amici mi sopportano a lungo."

Bzzzz[modifica]

Incipit[modifica]

Apro la porta al suono del campanello. Volevo fingere di non essere in casa, ma la paura che fossero poliziotti pronti a sfondare la porta mi ha vinto. Ho sempre paura che siano i poliziotti. Anche al citofono. Quando trilla mi vengono i brividi. È per questo che non metto mai il nome sulla targhetta. O nell'elenco. Spero sempre di scappare prima che scoprano il mio indirizzo.
So che è una paura irrazionale, ma non posso farci niente. È irrazionale, non la sconfiggi con il ragionamento. Te la tieni e basta. Un mio amico è messo peggio di me: ha paura dei piccioni e i piccioni non vanno in giro con il manganello.

Citazioni[modifica]

  • "Di solito il loro modo per coprire le tracce è provocare un bell'incidente. Piacenza non sarebbe più la stessa. Somiglierebbe di più a Tunguska, per capirci."
  • "Al mondo ci sono solo due categorie di persone, per te." Dice il Guardiano, tranquillo. "Quelli che non ti crederebbero, e ti metterebbero in manicomio, e quelli come me, che ti farebbero la pelle. [...]"
  • [...] Io odio mostrare i piedi in pubblico. I piedi sono brutti. L'uomo dovrebbe terminare alle caviglie, magari con due comode ventose per arrampicarsi sui muri.
  • "Tutto questo casino perché non scopi abbastanza?"
  • "Ho impiegato una vita a costruirmi una immagine politically correct e adesso me la stai mandando in merda! E se ci siamo solo noi, chi cazzo li compra i miei libri?"

Incipit di Gorilla Blues[modifica]

Dopo quattro giorni passato all'Areoporto di Malpensa sono conciato da sbattere via, sarà per l'odore chimico del linoleum o per tutte le facce di allegri vacanzieri che ho visto andare e venire. Dovessi rimanere qui ancora un po', mi troverebbero mummificato in uno dei punti ristoro, tra le brioche surgelate e i panini Contadino.

Bibliografia[modifica]

  • Sandrone Dazieri, Bzzzz, in AA.VV., Bugs, Edizioni BD, 2008
  • Sandrone Dazieri, Attenti al gorilla, Mondadori, 1998
  • Sandrone Dazieri, È stato un attimo, Mondadori, 2006.
  • Sandrone Dazieri, La cura del gorilla, Einaudi, 2001
  • Sandrone Dazieri, Gorilla Blues, Mondadori, 2002

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