Sant'Agostino d'Ippona

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Agostino d'Ippona
Agostino d'Ippona

Aurelio Agostino d'Ippona, o Augustinus Hipponensis, o anche Augustino di Ippo (354 – 430), santo, filosofo, vescovo e teologo.

Indice

[modifica] Citazioni di Sant'Agostino

  • Ama e fa' ciò che vuoi. (da Trattato sulla prima epistola di Giovanni) [1]
  • Chi non vede la meta del suo cammino, si attacchi alla Croce ed Essa lo porterà.
  • Comprendi dunque, se lo puoi, o anima tanto appesantita da un corpo soggetto alla corruzione e aggravata da pensieri terrestri molteplici e vari; comprendi, se lo puoi, che Dio è Verità. È scritto infatti che Dio è luce (1Gv 1,5), non la luce che vedono i nostri occhi, ma quella che vede il cuore, quando sente dire: è la Verità. Non cercare di sapere cos'è la verità, perché immediatamente si interporranno la caligine delle immagini corporee e le nubi dei fantasmi e turberanno la limpida chiarezza, che al primo istante ha brillato al tuo sguardo, quando ti ho detto: Verità. Resta, se puoi, nella chiarezza iniziale di questo rapido fulgore che ti abbaglia, quando si dice: Verità. Ma non puoi, tu ricadi in queste cose abituali e terrene. Qual è dunque, ti chiedo, il peso che ti fa ricadere, se non quello delle immondezze che ti hanno fatto contrarre il glutine della passione e gli sviamenti della tua peregrinazione? (da La Trinità, 8,2)
  • Credi per comprendere: comprendi per credere. (citato nel Compendio del Catechismo)
  • Dio si conosce meglio nell'ignoranza. (dal De Ordine)
Melius scitur Deus, nesciendo.
  • È meglio che i grammatici biasimino noi, piuttosto che la gente non comprenda. (dalle Esposizioni sui salmi, 138, 20)
Melius est reprehendant nos grammatici quam non intelligant populi.
  • Il buon cristiano deve stare in guardia contro i matematici e tutti coloro che fanno profezie vacue. Esiste già il pericolo che i matematici abbiano fatto un patto col diavolo per oscurare lo spirito e confinare l'umanità nelle spire dell'inferno. (dal De genesi ad litteram libro 2, 17.37)
  • La causa è finita: voglia il cielo che una buona volta finisca anche l'errore! (dai Sermoni, 131,10.10)
Causa finita est: utinam aliquando finiatur error!
  • L'ira è una pagliuzza, l'odio invece è una trave. (dai Discorsi)
Ira festuca est, odium trabes est.
  • Non avrà Dio per padre, chi avrà rifiutato di avere la Chiesa per madre. (da De Symbolo ad Catechumenos)
Non habebit Deum patrem, qui Ecclesiam noluerit habere matrem.
  • Non uscire da te stesso, rientra in te: nell'intimo dell'uomo risiede la verità. (da La vera religione)
Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas.
  • Prega per comprendere. (da De doctrina christiana)
  • Quello che il nostro spirito, ossia la nostra anima, è per le nostre membra, lo stesso è lo Spirito Santo per le membra di Cristo, per il corpo di Cristo, che è la Chiesa. (citato nel Compendio del Catechismo)
  • Se infatti sbaglio, esisto. (da La città di Dio)
Si enim fallor, sum.
  • Se mi viene data una formula, e io non ne conosco il significato, non può insegnarmi nulla. Ma se so già cosa significa, che cosa può insegnarmi quella formula? (da De Magistro, X, 23)
  • Sei è un numero perfetto di per sé, e non perché Dio ha creato il mondo in sei giorni; piuttosto è vero il contrario. Dio ha creato il mondo in sei giorni perché questo numero è perfetto, e rimarrebbe perfetto anche se l'opera dei sei giorni non fosse esistita. (da La città di Dio)

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  • Ascolta l'altra parte.
  • Datemi la castità e la continenza, ma non subito. (dalle Confessioni, libro 8 –17, la conversione)
  • Dio può essere meglio immaginato che descritto, e Lui esiste ancor più sicuramente di quanto possa essere immaginato.
  • Il modo in cui lo spirito è unito al corpo non può essere compreso dall'uomo, e tuttavia in questa unione consiste l'uomo.
  • Il mondo è un libro, e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina.
  • Il popolo che fu sempre vincitore assomigliava più a un vinto che a un vincitore.
  • La castità fa gli angeli, e chi la conserva è un angelo.
  • La debolezza degli arti dei bambini piccoli è innocente, non le loro anime.
  • La donna è un animale né saldo né costante; è maligna e mira ad umiliare il marito, è piena di cattiveria e principio di ogni lite e guerra, via e cammino di tutte le iniquità.
  • La massa non dev'essere seguita.
Multitudo non est sequenda.
  • La misura dell'amore è amare senza misura.
  • La perfezione dell'uomo consiste proprio nello scoprire le proprie imperfezioni.
  • La punizione è giustizia per l'ingiusto.
  • La volontà sta alla grazia come il cavallo alla corsa.
  • L'astinenza perfetta è più facile della perfetta moderazione.
  • Le persone viaggiano per stupirsi delle montagne, dei mari, dei fiumi, delle stelle; e passano accanto a se stessi senza meravigliarsi.
  • Nel corso usuale degli studi sono arrivato al libro di un certo Cicerone.
  • Non può essere conosciuto nessuno se non per amicizia.
  • Non sarei cristiano senza i miracoli.
  • O è il male ciò di cui abbiamo paura, o il male è che abbiamo paura.
  • Pecca fortemente, ma ancor più fortemente confida e godi in Cristo.
Pecca fortier, sed fortius fide et gaude in Christo.
  • Rendimi casto, ma non subito.

[modifica] Confessioni

[modifica] Libro I (Nascita, infanzia e fanciullezza)

  • Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode; grande è la tua virtù, e la tua sapienza incalcolabile [Salmi, 47. 1; 95. 4; 144. 3; 146. 5.]. E l'uomo vuole lodarti, una particella del tuo creato, che si porta attorno il suo destino mortale, che si porta attorno la prova del suo peccato e la prova che tu resisti ai superbi [Lettera di Giacomo, 4. 6; Prima lettera a Pietro, 5. 5.]. Eppure l'uomo, una particella del tuo creato, vuole lodarti. Sei tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi, perché ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te. Concedimi, Signore, di conoscere e capire se si deve prima invocarti o lodarti, prima conoscere oppure invocare. (1, 1)
  • O non piuttosto nulla ti occorre che ti contenga, tu che tutto contieni, poiché ciò che riempi, contenendo lo riempi? Davvero non sono i vasi pieni di te a renderti stabile. Neppure se si spezzassero, tu ti spanderesti; quando tu ti spandi su di noi, non tu ti abbassi, ma noi elevi, non tu ti disperdi, ma noi raccogli. (3, 3)

[modifica] Libro II (Il sedicesimo anno)

  • Ma io, sciagurato, cosa amai in te, o furto mio, o delitto notturno dei miei sedici anni? Non eri bello se eri un furto; anzi, sei qualcosa per cui possa rivolgerti la parola? Belli erano i frutti che rubammo... ma non quelli bramò la mia anima miserabile, poiché ne avevo in abbondanza di migliori. Eppure colsi proprio quelli al solo scopo di commettere un furto. (6, 12)

[modifica] Libro IV (Insegnante per nove anni a Tagaste e Cartagine)

  • Io stesso ero divenuto per me un grande enigma. (4, 9)

[modifica] Libro VIII (La conversione)

  • Sì, dalla volontà perversa si genera la passione, e l'ubbidienza alla passione genera l'abitudine, e l'acquiescenza all'abitudine genera la necessità. (5, 10)
  • Così tornai concitato al luogo dove stava seduto Alipio e dove avevo lasciato il libro dell'Apostolo all'atto di alzarmi. Lo afferrai, lo aprii e lessi tacito il primo versetto su cui mi caddero gli occhi. Diceva: "Non nelle crapule e nelle ebbrezze, non negli amplessi e nelle impudicizie, non nelle contese e nelle invidie, ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo né assecondate la carne nelle sue concupiscenze" [Lettera ai Romani, 13. 13 s.]. Non volli leggere oltre, né mi occorreva. Appena terminata infatti la lettura di questa frase, una luce, quasi, di certezza penetrò nel mio cuore e tutte le tenebre del dubbio si dissiparono. (12, 30)

[modifica] Libro X (Dopo la ricerca e l'incontro con Dio)

  • Giungo allora ai campi e ai vasti quartieri della li memoria, dove riposano i tesori delle innumerevoli immagini di ogni sorta di cose, introdotte dalle percezioni; dove sono pure depositati tutti i prodotti del nostro pensiero, ottenuti amplificando o riducendo o comunque alterando le percezioni dei sensi, e tutto ciò che vi fu messo al riparo e in disparte e che l'oblio non ha ancora inghiottito e sepolto. Quando sono là dentro, evoco tutte le immagini che voglio. (8, 12)
  • Eppure gli uomini vanno ad ammirare le vette dei monti, le onde enormi del mare, le correnti amplissime dei fiumi, la circonferenza dell'Oceano, le orbite degli astri, mentre trascurano se stessi. Non li meraviglia ch'io parlassi di tutte queste cose senza vederle con gli occhi; eppure non avrei potuto parlare senza vedere i monti e le onde e i fiumi e gli astri che vidi e l'Oceano di cui sentii parlare, dentro di me, nella memoria tanto estesi come se li vedessi fuori di me. (8, 15)
  • Anche i sentimenti del mio spirito contiene la stessa memoria, non nella forma in cui li possiede lo spirito all'atto di provarli, ma molto diversa, adeguata alla facoltà della memoria. Ricordo di essere stato lieto, senza essere lieto; rievoco le mie passate tristezze senza essere triste; mi sovvengo senza provare paura di aver provato talvolta paura, e sono memore di antichi desideri senza avere desideri. Talvolta ricordo all'opposto con letizia la mia passata tristezza, e con tristezza la letizia. [...] In realtà la memoria è, direi, il ventre dello spirito e invece letizia e tristezza sono il cibo ora dolce ora amaro. Quando i due sentimenti vengono affidati alla memoria, passano in questa specie di ventre e vi si possono depositare, ma non possono avere sapore. È ridicolo attribuire una somiglianza a due atti tanto diversi; eppure non c'è una dissomiglianza assoluta. (14, 21)
  • La facoltà della memoria è grandiosa. Ispira quasi un senso di terrore, Dio mio, la sua infinita e profonda complessità. E ciò è lo spirito, e ciò sono io stesso. (17, 26)
  • Ma quando è la memoria a perdere qualcosa, come avviene allorché dimentichiamo e cerchiamo di ricordare, dove mai cerchiamo, se non nella stessa memoria? Ed è lí che, se per caso ci si presenta una cosa diversa, la respingiamo, finché capita quella che cerchiamo. E quando capita, diciamo: «È questa», né diremmo cosí senza riconoscerla, né la riconosceremmo senza ricordarla. Dunque ce n'eravamo davvero dimenticati. O forse non ci era caduta per intero dalla mente e noi, con la parte che serbavamo, andavamo in cerca dell'altra parte quasi che la memoria, sentendo di non sviluppare tutt'insieme ciò che soleva ricordare insieme, e zoppicando, per cosí dire, con un moncone d'abitudine, sollecitasse la restituzione della parte mancante? (19, 28)
  • Ma dove dimori nella mia memoria, Signore, dove vi dimori? (25, 36)
  • Dove dunque ti trovai, per conoscerti? Certo non eri già nella mia memoria prima che ti conoscessi. Dove dunque ti trovai, per conoscerti, se non in te, sopra di me? Lí non v'è spazio dovunque: ci allontaniamo, ci avviciniamo, e non v'è spazio dovunque. Tu, la Verità, siedi alto sopra tutti coloro che ti consultano e rispondi contemporaneamente a tutti coloro che ti consultano anche su cose diverse. Le tue risposte sono chiare, ma non tutti le odono chiaramente. Ognuno ti consulta su ciò che vuole, ma non sempre ode la risposta che vuole. Servo tuo piú fedele è quello che non mira a udire da te ciò che vuole, ma a volere piuttosto ciò che da te ode. (26, 37)
  • Tardi ti amai, bellezza cosí antica e cosí nuova, tardi ti amai. Sí, perché tu eri dentro di me e io fuori. Lí ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Eri con me, e non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te. Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te, gustai' e ho fame e sete'; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace. (27, 38)

[modifica] Libro XI (Meditazioni sul primo versetto della Genesi)

  • Non ci fu dunque un tempo, durante il quale avresti fatto nulla, poiché il tempo stesso l'hai fatto tu; e non vi è un tempo eterno con te, poiché tu sei stabile, mentre un tempo che fosse stabile non sarebbe tempo. Cos'è il tempo? Chi saprebbe spiegarlo in forma piana e breve? Chi saprebbe formarsene anche solo il concetto nella mente, per poi esprimerlo a parole? Eppure, quale parola più familiare e nota del tempo ritorna nelle nostre conversazioni? Quando siamo noi a parlarne, certo intendiamo, e intendiamo anche quando ne udiamo parlare altri. Cos'è dunque il tempo? Se nessuno m'interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi m'interroga, non lo so. Questo però posso dire con fiducia di sapere: senza nulla che passi, non esisterebbe un tempo passato; senza nulla che venga, non esisterebbe un tempo futuro; senza nulla che esista, non esisterebbe un tempo presente. Due, dunque, di questi tempi, il passato e il futuro, come esistono, dal momento che il primo non è più, il secondo non è ancora? E quanto al presente, se fosse sempre presente, senza tradursi in passato, non sarebbe più tempo, ma eternità. Se dunque il presente, per essere tempo, deve tradursi in passato, come possiamo dire anche di esso che esiste, se la ragione per cui esiste è che non esisterà? Quindi non possiamo parlare con verità di esistenza del tempo, se non in quanto tende a non esistere. (14, 17)
  • Un fatto è ora limpido e chiaro: né futuro né passato esistono. È inesatto dire che i tempi sono tre: passato, presente e futuro. Forse sarebbe esatto dire che i tempi sono tre: presente del passato, presente del presente, presente del futuro. Queste tre specie di tempi esistono in qualche modo nell'animo e non le vedo altrove: il presente del passato è la memoria, il presente del presente la visione, il presente del futuro l'attesa. (20, 26)
  • È in te, spirito mio, che misuro il tempo. Non strepitare contro di me: è così; non strepitare contro di te per colpa delle tue impressioni, che ti turbano. È in te, lo ripeto, che misuro il tempo. L'impressione che le cose producono in te al loro passaggio e che perdura dopo il loro passaggio, è quanto io misuro, presente, e non già le cose che passano, per produrla; è quanto misuro, allorché misuro il tempo. E questo è dunque il tempo, o non è il tempo che misuro. (27, 36)
  • Dunque il futuro, inesistente, non è lungo, ma un lungo futuro è l'attesa lunga di un futuro; cosí non è lungo il passato, inesistente, ma un lungo passato è la memoria lunga di un passato. (28, 37)

[modifica] Citazioni su Sant'Agostino

  • Molti non parlano degli Angeli. Sarebbe invece opportuno ricordarli più spesso come ministri della Provvidenza nel governo del mondo e degli uomini, cercando di vivere, come han fatto i santi da Agostino a Newman in familiarità con essi. (Papa Giovanni Paolo I)

[modifica] Bibliografia

  1. Citato in Guido Almansi, Il filosofo portatile, TEA, 1991.
  • Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, Libreria Editrice Vaticana.
  • Agostino, Confessioni, traduzione italiana di M. Pellegrino, Einaudi, Torino, 1966.

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