Scott Turow

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Scott Turow

Scott Turow (1949 – vivente), scrittore e avvocato statunitense.

Errori reversibili[modifica]

Incipit[modifica]

Il cliente, come la maggior parte dei clienti, diceva di essere innocente. Mancavano trentatré giorni alla sua esecuzione.
Arthur Raven, il suo avvocato, era ben deciso a non preoccuparsi. Dopotutto, rifletté, non era stata una sua decisione. Era stato scelto dalla Corte d'appello federale perché accertasse che, dopo dieci anni di controversie, non restasse alcun valido argomento legale per salvare la vita di Rommy Gandolph. Preoccuparsi non faceva parte del suo incarico.
Nonostante ciò, lui si preoccupava.
"Scusa?" chiese Pamela Towns, la giovane collega seduta in macchina accanto a lui. Ad Arthur era sfuggito un borbottio di angoscia quando si era trovato, ancora una volta, faccia a faccia con se stesso.

Citazioni[modifica]

  • Per gli avvocati, il lavoro era fatto solo di parole: quelle che pronunciavano in tribunale, o scrivevano sui documenti, o leggevano nei rapporti di polizia.

Lesioni personali[modifica]

Incipit[modifica]

Sapeva che era un imbroglio e che l'avrebbero pizzicato. Sapeva che sarebbe successo un giorno o l'altro.
Erano stati stupidi, anzi, ammise, spudoratamente avidi. Avrebbero dovuto fermarsi prima. Invece, ogni volta che affiorava il pensiero di smettere, si sorprendeva a congegnarne qualcuna di peggio. Ora sapeva di essere nei guai.
Il solito motivetto. In più di venti e rotti anni, le persone che si erano sedute in quella poltrona di pelle davanti alla mia scrivania avevano selezionato nel loro juke-box sempre gli stessi inesorabili pezzi. "Non sono stato io. È stato quell'altro. Perché se la prendono con me." Il ritornello che mi si offriva quel giorno, "Sono pentito", era il più gettonato. In compenso da me si aspettavano di sentire immancabilmente la medesima tiritera: "Forse posso tirartene fuori". E io la ripetevo, pur sapendo che non di rado dovevo rimangiarmela. Ma è un brutto affare essere l'unica via di uscita di qualcuno.

Citazioni[modifica]

  • Non c'è nessuno scopo preciso, se non vincere, e anche quello, alla lunga, non conta niente. Credi di poter trovare un senso se ti fermi a riflettere? Credi che Dio abbia fatto un universo ordinato? Ecco dov'è la ridicolaggine della legge. A noi piace far finta che renda la vita più ragionevole. Figuriamoci.

Incipit di alcune opere[modifica]

La legge dei padri[modifica]

Alba. L'aria è salmastra, malgrado questo posto sia lontano chilometri dall'acqua. Le quattro torri rastremate dominano un desolato paesaggio di mattoni, di catrame e di selciato rotto dalle erbacce, di bicchieri di plastica schiacciati e carte di caramelle, di pagine di giornale che svolazzano. Una distesa argentea di vetro rotto, formata dai resti di bottiglie frantumate, scintilla dolcemente... una falsa promessa in più. È un'ora d'insolito silenzio. Durante la notte si odono spesso i suoni di una vita estrema: urla di ubriachi, motori al massimo. A volte, spari. Il giorno porta voci, bambini, vagabondi, la specie in libertà. Ora il vento soffia, fischiando fra le maglie della rete di recinzione e sui mattoni. A un accenno di movimento, l'uomo che avanza da questa parte alza bruscamente gli occhi, ma in un passaggio fra gli edifici vede solo un cane accucciato che per qualche istinto animale, pur da una distanza di un centinaio di metri, ha deciso di non incrociarsi con lui. Un unico pneumatico usato sta ritto, inesplicabilmente, sul fondo crepato della zona giochi.

Prova d'appello[modifica]

«Voglia quindi la corte annullare la sentenza» tuona Jordan Sapperstein dal podio. «Signori giudici, non avete scelta.»
Seduto dietro il banco di noce sopraelevato distante circa quattro metri, il giudice George Mason trattiene a fatica una smorfia davanti agli eccessi di Sapperstein. Raramente è restio a far capire agli avvocati quando le loro tesi non sono convincenti, ma fare smorfie, come gli diceva suo padre tanto tempo fa, quando era bambino in Virginia, è pura maleducazione.

Presunto innocente[modifica]

«Dovrebbe dispiacermi di più» dice Raymond Horgan.
In un primo momento mi domando se allude all'elogio funebre che dovrà tenere. Ha appena ricontrollato gli appunti e sta riponendo due schede nel taschino del vestito si saia blu. Ma quando osservo la sua espressione mi accorgo che è un'osservazione personale. Dal sedile posteriore della Buick ufficiale, guarda dal finestrino il traffico che diventa più congestionato via via che ci avviciniamo al South End. Ha assunto un'aria pensierosa.

Bibliografia[modifica]

  • Scott Turow, Errori reversibili, traduzione di Stefania Bertola, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2002. ISBN 8804509546
  • Scott Turow, La legge dei padri, traduzione di Laura Grimaldi, Mondadori, 1997. ISBN 8804419865
  • Scott Turow, Lesioni personali, traduzione di Tullio Dobner, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2001. ISBN 8804499265
  • Scott Turow, Prova d'appello, traduzione di Nicoletta Lamberti, Mondadori, 2007. ISBN 9788804563730
  • Scott Turow, Presunto innocente (Presumed innocent), traduzione di Roberta Rambelli, Mondadori, 1991.

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