Scuola

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.

Indice

Citazioni sulla scuola.

  • Ci sono cose che si apprendono solo a scuola, ma il mol­tiplicarsi delle cosiddette 'educazioni', ha dato vita a materie che sono grava­te sulla scuola. Un po' anche per scari­carsi la coscienza da parte delle altre i­stituzioni e dimostrare sensibilità ver­so un tema. (Evandro Agazzi)
  • Dalla culla e non dalla scuola deriva l'eccellenza di qualunque ingegno. (Pietro Aretino)
  • Escludete il latino ed il greco dalla vostra scuola e confinerete i vostri alunni entro angusti interessi limitati alla loro generazione ed a quella immediatamente precedente, tagliando fuori tanti secoli d'esperienza quasi che la razza umana fosse venuta al mondo nel 1500. (Thomas Arnold)
  • Gli studi scolastici sono come il campo che racchiude una perla: per averla, vale la pena di vendere tutti i propri beni, nessuno eccettuato, al fine di poter acquistare quel campo. (Simone Weil)
  • I miei problemi sono iniziati con la prima educazione. Andavo in una scuola per insegnanti disagiati. (Woody Allen)
  • Io sono stato sempre favorevole alla scuola pubblica. La scuola privata è un anacronistico privilegio. (Giuseppe Berto)
  • Il mondo non è che una scuola di ricerca. (Michel de Montaigne)
  • L'istruzione alimenta il dubbio e la curiosità: dev'essere di tutti, come vuole la Costituzione, in modo che dalla scuola escano cittadini, non sudditi. Una scuola autoritaria prepara a una società autoritaria. (Daniele Luttazzi)
  • L'unico simbolo ammissibile in una scuola pubblica, o in un tribunale, è questa bellissima spirale del DNA umano, e quella è veramente internazionale, universale. (Aldo Busi)
  • La discussione ha messo in luce un problema nuovo, che la scuola privata diventi una seconda scuola di stato. (Palmiro Togliatti)
  • La scuola aiuta i giovani se riesce a in­segnare loro il senso critico. (Evandro Agazzi)
  • La scuola consegue tanto meglio il proprio scopo quanto più pone l'individuo in condizione di fare a meno di essa. (Ernesto Codignola)
  • La scuola dev'essere laica, perché di sua natura essa è laica. [...] Un insegnamento laico nella scuola elementare è un assurdo: soltanto la scuola media, aperta alla filosofia, può aspirare a quella piú alta laicità. [...] Dove il concetto non può entrare, perché suppone un'attitudine filosofica che non è del popolo e non è dei bambini, il mito è tutta la verità. Stia il popolo-bambino contento a un insegnamento esoterico. Lo spirito di verità verrà dopo, con gli anni, se potrà venire. [...] L'istruzione morale della scuola elementare dovrebbe (o dovrà essere) schiettamente religiosa e, se o in quanto cattolica, affidata alla Chiesa. (Giovanni Gentile)
  • La scuola deve imporsi. La storia recente tuttavia dimostra che il termine "autorità" si confonde con autoritarismo.
    Tentare di imporre con la forza la propria volontà, è male. Ma avere autorità è salutare. (Bruno Bettelheim)
  • La scuola [...] è di natura sua istituzione sussidiaria e complementare della famiglia e della Chiesa [...] tanto da poter costituire, insieme con la famiglia e la Chiesa un solo santuario, sacro all'educazione cristiana. (Papa Pio XI)
  • La scuola è quell'esilio in cui l'adulto tiene il bambino fin quando è capace di vivere nel mondo degli adulti senza dar fastidio. (Maria Montessori)
  • La scuola fa male alla cultura perché non comunica. Perché il ceto del sottoproletariato intellettuale l'ha conquistata come proprio terreno di sicurezza economica sbattendosene della funzione. Lo schema che si ripete è quasi sempre lo stesso: studenti di fronte ad "educatori" spenti, preoccupati di finire un programma ministeriale, di riempire un registro, corollari fastidiosi alla vera occupazione della stesura dell'itinerario-vacanze. Non è neppure sfiorato uno dei principi della pedagogia classica: la trasmissione della passione per la lettura e la trasfusione della curiosità culturale. Si leggono i classici come se fossero la bolletta del telefono o le ricette del medico. Le parole lette, anche quelle dei grandi autori, restano solo parole, svuotate di tutta la loro forza, perché ridotte al rango di esercizio. La cultura non arriva al cervello perché è stata ridotta a compito da svolgere per il giorno dopo, a pedaggio da pagare per ottenere un voto, che poi darà diritto ad un diploma, e quindi, eventualmente e fortunosamente, ad un impiego, in attesa della pensione. (Mina)
  • [...] la scuola in definitiva dovrebbe insegnare a diventare intelligenti. E anche pratici, per potersi autogestire in modo valido. Cioè fare in modo che, una volta che si è davvero dimenticato molto di ciò che si è imparato sui banchi, emerga però un cervello che è stato allenato a rispondere bene agli stimoli ambientali, che è capace di adattarsi, e di affrontare in modo corretto i problemi. (Piero Angela)
  • La scuola mi ha dato poco, non solo quanto al sapere, ma anche quanto a rapporti personali. Ma questo succede in tutte le scuole. (Sergei Hessen)
  • La scuola non deve limitarsi all'istruzione, ma deve appoggiarsi su due colonne, il lavoro intellettuale e il giuco educativo. (Sergei Hessen)
  • [...] la scuola oggi è incapace di sviluppare quelle competenze e quei talenti che sono oggi necessari per continuare ad appartenere a una società industriale avanzata. È talmente distaccata dalle vere esigenze del mondo del lavoro da essere diventata, in larga misura, una fabbrica di disoccupati con la laurea. (Piero Angela)
  • Lo Stato smetta di gestire la scuola e si limiti a governarla. Rinunci a farsi fattore propositivo diretto di progetti scolastici per lasciare questo compito alla società civile. (Angelo Scola)
  • Oggi stiamo cercando di costruire una scuola in cui le donne, i membri di minoranze etniche e religiose e le persone che appartengono a culture non occidentali possano essere visti e ascoltati, con rispetto e amore, sia in veste di portatori di una conoscenza specifica, sia come oggetto di studio. Una scuola in cui si consideri che il mondo è formato da molti tipi diversi di cittadini e nella quale si possa tutti imparare a comportarsi come cittadini del mondo. (Martha Nussbaum)
  • La scuola fa molto più male che bene ai cervelli in formazione. Insegna moltissime cose inutili, che poi bisogna disimparare per impararne molte altre da sé. (Giovanni Papini, da un articolo pubblicato su "Lacerba", 1 giugno 1914)
  • Quando l'anima è stanca e troppo sola | il cuor non basta a farle compagnia, | si tornerebbe discoli per via, | si tornerebbe scolaretti a scuola. (Marino Moretti)
  • Se la scuola fosse più efficace, la televisione non sarebbe tanto potente. (John Condry)
  • Trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere. (Piero Calamandrei)
  • Una scuola senza fondi non conta niente. E mi pare che la politica non abbia intenzioni in questo senso. Sono d' accordo con il 5 in condotta, è giusto che siano sanzionati atteggiamenti violenti, irrispettosi. Ma mi sembra un' operazione demagogica: non si può chiedere alla scuola di andare in una direzione opposta rispetto alla società. In più, oggi i genitori percepiscono la scuola come un negozio, dove il figlio è il cliente da soddisfare. Sempre. (Antonio Scurati)

Sulla scuola italiana [modifica]

  • [Nelle scuole pubbliche] gli insegnanti inculcano idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie. (Silvio Berlusconi)
  • [...] se non fosse per la faziosità che acceca tanti professori, essi dovrebbero riconoscere che la riforma universitaria Gelmini, pur con i compromessi che sono stati necessari per vararla, è decisamente migliore delle pessime riforme fatte in passato dalla sinistra. Stante che il miglioramento del capitale umano è essenziale allo sviluppo, si capisce anche perché è meglio, in genere, che scuola e università siano in mano alla destra (sempre che essa sia capace, come è stato questo il caso, di scegliere un buon ministro) piuttosto che alla sinistra: a differenza della sinistra, la destra non è «ostaggio» delle corporazioni che dominano il settore dell'istruzione (capaci solo di protestare per i «tagli» mettendo la sordina sulle proprie inefficienze), è più libera di agire. (Angelo Panebianco)

Sulla riforma Moratti della scuola [modifica]

  • [Si parla delle riforme scolastiche] Il ministro Berlinguer, infatti, era animato da buone intenzioni, e da queste, come insegna Manzoni, non è possibile difendersi. Lucia riesce a sfuggire alle grinfie di don Rodrigo e addirittura trasforma in un santo l'Innominato, ma con una donna Prassede non ce la fa: deve subirne i lodevoli progetti pedagogici, che sono gli unici che riescano a destare in lei un poco cristiano e impotente sentimento di odio. (Vittorio Coletti)
  • La scuola deve sottoporre il progresso tecnologico a vaglio critico. Deve dare ai cittadini gli strumenti per analizzare la realtà sociale nei suoi diversi aspetti: la politica come la tecnologia. Questi strumenti sono la capacità di riflessione autonoma e il senso critico, che non possono venire da un'educazione schiacciata sul presente. Serve la storia, come ammaestramento per relativizzare e poter analizzare e, se del caso, criticare il presente. Per un programma politico di segno totalitario, invece, è funzionale una scuola che si allinei pedissequamente ai cantori acritici del progresso tecnologico. (Michele Loporcaro)
  • [Con la riforma Moratti la scuola diventa] una lunghissima anticamera davanti alla porta del capufficio. Una precocissima, spietata selezione del personale. (Michele Serra)
  • Volendo imprigionare il mondo in un gioco di parole, si può dire che la scuola pubblica è passata da Croce e delizia, a una riforma che... Gentile non era, perché aristocraticamente arrogante e idealistica, ma che è stata colpita a morte da chi non essendo né Croce, né Gentile, trasformava tutto in imperfetta Letizia. (Giuseppe Ricuperati)

Mario Alighiero Manacorda [modifica]

  • Ci si dimentica che il compito dello Stato nei riguardi dell'istruzione è qualcosa di piú che un servizio, essendo una sua funzione sociale primaria. Lo sapevano molto bene i nostri padri risorgimentali, che considerarono contestualmente obbligo scolastico e obbligo militare, per educare cittadini capaci di servire la Patria nel corpo e nello spirito.
  • Cosí ricompare indirettamente l'intreccio tra confessionalismo e liberismo aziendalistico, con la rinuncia a una completa formazione culturale e civica di base in una scuola comune. Non pare corretto pensare che l'obbligo possa adempiersi in una scuola confessionale della prima infanzia, quando cominciano a formarsi le prime strutture mentali, né piú tardi in una scuola aziendale finalizzata all'impresa e indifferente all'assunzione di capacità critiche. La scuola dell'obbligo non può essere la scuola della competizione mirata all'immediato posto di lavoro, dev'essere scuola della convivenza, della cultura generale formativa, della cittadinanza.
  • [Sulla riforma Ermini del 1955] Tutto sommato, questa scuola ricordava quella, solo un po' meno attiva, del cardinal-vescovo di Imola del 1854. Le cose, si sa, si ripetono spesso nella storia, possibilmente in peggio: l'ispirazione della scuola per il popolo-fanciullo ovvero per il fanciullo del popolo, restava immutata col mutare dei regimi, liberale, fascista, democristiano. E, temiamo, ulivista.

Proverbi italiani [modifica]

  • Chi corre da una scuola all'altra, impara poco.
  • Chi è padrone della scuola, è padrone del paese.
  • Chi fu un buon scolaro, sarà anche buon maestro.
  • Chi non fu mai scolaro, non sarà mai buon maestro.
  • Chi va a scuola, qualche cosa impara sempre.
  • Dalle buone scuole e dalle buone strade si conoscono i buoni governi.
  • Gli amici di scuola sono i migliori.
  • Gli scolari sciupano molti libri prima di diventar maestri.
  • La buona scuola fa i buoni scolari.
  • La scuola è aperta a tutti.
  • Nella scuola dell'esperienza s'impara tutti i giorni.
  • Scolaro che sempre zufola, di rado fa buona riuscita.
  • Si deve imparare, non per la scuola, ma per la vita.
  • Un buon scolaro raggiunge presto il suo maestro.
  • Una scuola senza un buon maestro è come una casa senza tetto.

Bibliografia [modifica]

  • Annarosa Selene, Dizionario dei proverbi, Pan libri, 2004. ISBN 8872171903

Voci correlate [modifica]

Altri progetti [modifica]