Shirley Jackson

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Shirley Jackson (1916 – 1965), scrittrice e giornalista statunitense.

La lotteria[modifica]

Incipit[modifica]

La mattina del 27 giugno era limpida e assolata, con un bel caldo da piena estate; i fiori sbocciavano a profusione e l'erba era di un verde smagliante. La gente del villaggio cominciò a radunarsi in piazza, fra l'ufficio postale e la banca, verso le dieci. In alcune città, dato il gran numero di abitanti, la lotteria durava due giorni, e bisognava cominciare addirittura il 26; ma in questo villaggio di trecento anime o giù di lì bastavano meno di due ore. Si poteva iniziare alle dieci del mattino e finire in tempo per il pranzo.

[Shirley Jackson, La lotteria, Adelphi Edizioni, Milano, 2007. Traduzione di Franco Salvatorelli. ISBN 9788845921841]

Citazioni[modifica]

  • “Ho saputo” disse Mr Adams al Vecchio Warner accanto a lui “che nel villaggio su a nord parlano di lasciar perdere la lotteria”. Il Vecchio Warner sbuffò. “Pazzi scatenati” disse. “Se stai a sentire i giovani, non gli va bene niente. Manca poco che vorranno tornare a vivere nelle caverne, nessuno più che lavora, e prova a vivere così per un po’. Una volta c’era un detto, “Lotteria di giugno, spighe grosse in pugno”. In men che non si dica mangeremmo tutti erba bollita e ghiande. Una lotteria c’è stata sempre” soggiunse stizzito.” (p. 22)

Incipit di alcune opere[modifica]

Colloquio[modifica]

Il dottore aveva un'aria competente e perbene. Mrs Arnold fu vagamente confortata dal suo aspetto, e si sentì un po' meno agitata. Quando si sporse per farsi accendere la sigaretta capì che si era accorto che le tremava la mano, e fece un sorriso di scusa, ma lui la guardò serio.

Il fantoccio[modifica]

Era un ristorante rispettabile, ovattato, con un buon cuoco e uno spettacolino di varietà; la gente che ci veniva rideva quietamente e mangiava di gusto, accettando che il conto fosse di regola un po' superiore a quanto il locale, il trattenimento e la compagnia giustificassero; era un ristorante rispettabile, simpatico, e due donne potevano andarci da sole con perfetto decoro, per una cena blandamente eccitante. Quando Mrs Wilkins e Mrs Straw, scendendo i gradini vestiti di moquette, entrarono senza rumore nel ristorante, nessun cameriere deude loro più di una rapida occhiata, pochi clienti si girarono, e il capocameriere le accolse con garbo, inchinandosi affabile, prima di volgersi alla sala e ai pochi tavoli vuoti giù in fondo.

Gente d'estate[modifica]

Il cottage di campagna degli Allison, a sette miglia dalla città più vicina, sorgeva sulla sommità di una collina; dava da tre lati su alberi e prati che raramente, persino in piena estate, erano asciutti. Sul quarto c'era il lago che lambiva il pontile di legno che gli Allison dovevano continuamente riparare e che appariva ugualmente bello sia che lo si guardasse dal portico frontale, sia da quello laterale, sia da qualsiasi altro punto delle scale di legno che scendevano all'acqua. Sebbene gli Allison amassero il loro cottage estivo e non vedessero l'ora di raggiungerlo all'inizio dell'estate e odiassero ripartire in autunno, non si preoccupavano di apportarvi alcun miglioramento, considerando il cottage stesso e il lago già un miglioramento della vita che rimaneva loro da vivere.

Il meraviglioso estraneo[modifica]

Quella che potrebbe essere definita la prima avvisaglia di estraneità si ebbe alla stazione ferroviaria. Margaret c'era andata con i bambini, Smalljohn e la bimba, ad aspettare il marito che tornava da un viaggio d'affari a Boston. Poiché era insolitamente preoccupata di fare tardi, e magari di dare l'impressione di non essere ansiosa di rincontrare il marito che era" rimasto assente per una settimana, Margaret aveva vestito i bambini e li aveva sistemati nell'automobile e si erano recati alla stazione parecchio tempo prima dell'arrivo del treno.

Lo sposo[modifica]

Non aveva dormito bene; dall'una e mezzo, quando andato via Jamie si era messa lentamente a letto, fino alle sette, quando si era risolta ad alzarsi per fare il caffè, aveva dormito a strappi, rivoltandosi tra le lenzuola, aprendo gli occhi nella semioscurità, rimuginando, scivolando di nuovo in sogni febbrili.

Bibliografia[modifica]

  • Shirley Jackson, Gente d'estate, traduzione di Grazia Alineri, in "Il colore del male. I capolavori dei maestri dell'horror", a cura di David G. Hartwell, Armenia Editore, 1989. ISBN 8834404068
  • Shirley Jackson, Il meraviglioso estraneo, traduzione di Laura Pignatti, in "Il colore del male. I capolavori dei maestri dell'horror", a cura di David G. Hartwell, Armenia Editore, 1989. ISBN 8834404068
  • Shirley Jackson, La lotteria, Adelphi Edizioni, Milano, 2007. Traduzione di Franco Salvatorelli. ISBN 9788845921841

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