Slogan fascisti
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Gli slogan fascisti sono uno strumento di propaganda usato dal Fascismo, attribuiti o coniati da Benito Mussolini e scritti sulle facciate delle abitazioni per iniziativa di Achille Starace.
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Attribuiti [modifica]
- Ardisco ad ogni impresa. (da Ludovico Ariosto, Orlando furioso)
- Badate che l'Italia non fa più una politica di rinunce o di viltà, costi quello che costi![3] (Mussolini)
- Beffo la morte e ghigno.
- Bisogna diventare migliori, bisogna che tutti gli Italiani si considerino soldati fedeli al loro posto, alla loro consegna.[4] (Mussolini)
- Bisogna sopratutto osare.[5] (Mussolini)
- Boia chi molla.[6]
- Camminare e costruire e se necessario combattere e vincere.[7]
- Chi si ferma è perduto. (Mussolini, Genova, 14 maggio 1938)
- Chi non è pronto a morire per la sua fede non è degno di professarla. (citato in Mussolini, Scritti e discorsi, Hoepli, VII, p. 225)
- Credere, obbedire, combattere.[8]
- Datevi all'ippica.
- Dio e Patria. Ogni altro affetto, ogni altro dovere vien dopo. (Giovanni Giuriati, Gioventù fascista, 1931)
- Disciplina, concordia e lavoro per la ricostruzione della Patria.[9] (Mussolini)
- Dovete sopravvivere e mantenere nel cuore la fede.
- Durare sino alla vittoria, Durare oltre la vittoria, per l'avvenire e la potenza della nazione.[10] (Mussolini)
- Dux mea lux.
- Duce mia luce.
- Dux nobis.
- Duce a noi.
- Fascismo è libertà.
- Fedeltà è più forte del fuoco.
- È l'aratro che traccia il solco, ma è la spada che lo difende. E il vomere e la lama sono entrambi di acciaio temprato come la fede dei nostri cuori.[13] (Mussolini, discorso per l'inaugurazione della Provincia di Latina, 18 dicembre 1934)
- Fermarsi significa retrocedere. (Mussolini, Piazza De Ferrari, Genova, 24 maggio 1926)
- Fino alla vittoria.
- Il Duce ha sempre ragione.
- Il nemico del Fascismo è il tuo nemico: non dargli quartiere. (da Decalogo del milite fascista, 1928)
- Il popolo italiano ha creato col suo sangue l'Impero. Lo feconderà col suo lavoro e lo difenderà contro chiunque con le sue armi.[14] (Mussolini, Proclamazione della sovranità italiana sull'impero Etiopico,
Piazza Venezia, Roma?, 9 Maggio 1936)
- Italia agli italiani.
- L'esercito è garanzia sicura dei destini della patria.[15] (Mussolini)
- La libertà senza ordine e disciplina significa dissoluzione e catastrofe.
- La Patria si serve anche facendo la guardia a un bidone di benzina. (da Decalogo del milite fascista, 1928)
- Libro e moschetto / Fascista perfetto.
- Lo slancio vitale del popolo italiano non fu e non sarà mai fermato!
- Marciare per non marcire.[16]
- Meglio lottare insieme che morire da soli.
- Meglio vivere un giorno da leone, che cento anni da pecora.[17]
- Me ne frego.[18]
- Molti nemici, molto onore.
- Mussolini ha sempre ragione. (da Leo Longanesi, L'italiano, 11 febbraio 1926; citato in Vademecum del perfetto fascista, Vallecchi)
- Nessuno si illuda di poterci piegare senza avere duramente combattuto.[19] (Mussolini)
- Noi sogniamo l'Italia romana.[20] (Mussolini)
- Noi tireremo dritto.[21] (Mussolini, Palazzo Venezia, Roma, 8 settembre 1935)
- Non basta essere bravi bisogna essere i migliori.
- Non siamo gli ultimi di ieri ma i primi del domani.
- O con noi o contro di noi.[22]
- Pronti, ieri, oggi, domani al combattimento per l'onore d'Italia.
- Ricordare e prepararsi.
- Ricordatevi che Roma doma.
- Ringrazia ogni giorno devotamente Dio perché ti ha fatto italiano (Roma, 7 aprile 1926)
- Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se mi uccidono vendicatemi. (generale Henri de La Rochejaquelein, 1793)
- Se il Mediterraneo per gli altri è una strada, per noi è la vita.
- Se la vittoria fu mutilata una volta non è detto che possa essere mutilata un'altra volta.[23] (Mussolini)
- Sempre Avanti.
- Sostare è retrocedere. La marcia continua, altre mète attendono il segno romano della nostra conquista.[24]
- Spezzeremo le reni.
- Sposi della vita, amanti della morte.
- Tacete! Il nemico vi ascolta.
- Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato. (Mussolini, discorso alla Teatro della Scala, Milano, 28 ottobre 1925)
- Ubi ordo, ibi pax et decor. Ubi pax et decor, ibi laetitia.[25]
- Un popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori.[26]
- Vincere e vinceremo. (Mussolini, annuncio della dichiarazione di guerra, 10 giugno 1940)
Note [modifica]
- ↑ Lo slogan nacque nel febbraio 1918 come grido di guerra, inventato dal maggiore Luigi Freguglia per gli Arditi del 27º Reggimento fanteria "Pavia".
- ↑ Citato in Dino Biesuz, Luserna, la battaglia che poteva cambiare il corso della Storia, Il Giornale di Vicenza, 11 luglio 2012
- ↑ Citato in Slogan fascista a Caggiano
- ↑ Citato in Slogan fascista a Caggiano
- ↑ Citato in Slogan fascista a Balmuccia
- ↑ Citato in Gennaro Sangiuliano, I «boia chi molla» di Reggio Calabria? Stranieri in patria, il Giornale, 21 febbraio 2011
- ↑ Citato in Slogan fascista a Donnas e Slogan fascista a Carcoforo
- ↑ Citato in Slogan fascista a Boccioleto e Slogan fascista a Balmuccia
- ↑ Citato in Slogan fascista a Boccioleto
- ↑ Citato in Slogan fascista a Caggiano
- ↑ È un grido di guerra coniato da Gabriele D'Annunzio e concepito come alternativo all'esterofilo "hip, hip, hurra!". Scritto su una bandierina tricolore donata agli aviatori, si diffuse soprattutto tra gli Arditi in seguito all'Impresa di Fiume; successivamente fu adottato dai fascisti.
- ↑ Lo slogan è composto di parole d'origine classiche: "eja" è una parola adoperata da Eschilo e Platone, utilizzata come grido di guerra dagli eserciti greci; particolarmente è riportato come l'urlo con il quale Alessandro Magno era solito incitare Bucefalo. "Alalà", diffusa nel Medioevo tra i Crociati, è un altro grido di guerra greco che compare in Pindaro e in Euripide.
- ↑ Citato in Slogan fascista a Rimasco
- ↑ Citato in Polyarchy.org
- ↑ Citato in Slogan fascista a Gromo e Slogan fascista a Boccioleto
- ↑ Slogan fascista, indicante la necessità dell'azione, coniato forse da Filippo Tommaso Marinetti immediatamente prima o durante la prima guerra mondiale; in seguito ripreso dagli Arditi e poi dai Fasci di combattimento.
- ↑ La frase nasce e si diffonde nelle trincee ai giorni della Resistenza sul Piave.
- ↑ Benché attribuito a Gabriele D'Annunzio, lo slogan si è probabilmente diffuso tra gli Arditi durante la prima guerra mondiale e la successiva Impresa di Fiume. Trae origine dalla scritta che un soldato ferito si fece apporre sulle bende, come segno di abnegazione totale alla Patria.
- ↑ Citato in Slogan fascista a Rimasco
- ↑ Citato in Slogan fascista a Cedegolo e Slogan fascista a Lavenone
- ↑ Citato in Slogan fascista a Boccioleto
- ↑ Opposto significato di "Chi non è contro di noi è con noi"(Luca, 9, v. 50)
- ↑ Citato in Slogan fascista a Balestrino e Slogan fascista a Rimasco
- ↑ La Chiesa di Marettimo. URL consultato il 25-10-2011.
- ↑ È una locuzione in lingua latina; il suo significato è "dove c'è l'ordine, lì c'è pace e decoro. Dove c'è pace e decoro, lì c'è la letizia."
- ↑ Citato in Palazzo della Civiltà Italiana
Bibliografia [modifica]
- Ariberto Segala, I muri del Duce, Arca edizioni, Lavis, 2007. ISBN 88-88203-00-1 (Anteprima su Google Libri)
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