Sof'ja Tolstaja

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Sof'ja Tolstaja

Sòf'ja Andrèevna Bers detta Sonja, coniugata Tolstàja (1844 – 1919), scrittrice russa, moglie di Lev Tolstoj.

Amore colpevole[modifica]

  • «Qui è tutto gioioso e splendido! Ah, la giovinezza!» aggiuse [il principe Prozorskij] con un sospiro. «Noi ci siamo lasciati la giovinezza alle spalle, Ol'ga Pavlovna, ma nulla ci impedisce di ammirarla in chi ancora la possiede.»
    «Be', sì, certo, se la giovinezza fosse eterna, non la si apprezzerebbe così tanto... Ma credete che loro se ne rendano conto o che l'apprezzino? Nient'affatto», sentenziò laconica Ol'ga Pavlovna. (I, I, pp. 10-11)
  • Se Dio non esiste, allora neppure io esisto, e nient'altro esiste... Non esiste la vita! (Anna: I, II, p. 17)
  • Eccola la purezza! Com'è bello, in ogni sua forma, questo candore della natura, dell'anima, della vita, del decoro, della coscienza! (Anna: II, VI, p. 94)

Breve autobiografia[modifica]

  • [Guerra e pace] Quest'opera, che Lev Nikolaevič non amava definire romanzo, fu scritta con entusiasmo ed energia e riempì la nostra vita. (p. 156)
  • Nikolaj Nikolaevič Strachov veniva spesso a trovarci, trattenendosi a lungo; era per tutti noi l'amico amato e rispettato. Ogni volta si commuoveva profondamente per il nostro modo di vivere e s'inteneriva per i bambini. Soleva dire: «Devo scrivere assolutamente di Jasnaja Poljana e della vita di qui». Ma non realizzò la sua intenzione. (pp. 166-167)
  • Qualunque arte la si può comprendere solo se la si pratica, anche se male. (p. 185)

I diari[modifica]

Incipit[modifica]

8 ottobre 1862

Ancora un diario, mi irrita riprendere una di quelle abitudini, che volevo abbandonare sposandomi. Prima mi succedeva di scriverlo quando c'era qualcosa che non andava e adesso, probabilmente, è lo stesso.
Ho trascorso queste due settimane con lui, mio marito, in semplicità di rapporti, era tutto facile, perché era lui il mio diario, non avevo nulla da nascondergli.
Invece da ieri, quando mi ha detto che non crede nel mio amore, sono veramente sconvolta. Eppure so perché non crede: penso sia per il fatto che io non sono capace né di raccontare né di scrivere quello che penso.

Citazioni[modifica]

  • Sentivo, in quegli ultimi giorni da ragazza, una particolare forza vitale che illuminava il mio universo splendente e provavo un nuovo risveglio spirituale. In altri due periodi della mia vita provai questa forza di elevazione spirituale. E questi rari, periodici, particolari risvegli dell'anima mi persuasero più di qualsiasi altra cosa che l'anima vive una sua vita autonoma, che è immortale, e che la morte libera l'anima dal corpo. (da Il matrimonio con Lev Nikolaevič Tolstoj, p. 20)
  • La nostra cerimonia nuziale è stata indimenticabilmente descritta da Lev Nicolaevič nel romanzo Anna Karenina con le nozze di Levin e Kitty. Descrisse in modo limpido e artistico sia il lato esteriore della cerimonia che tutto il processo psicologico nell'animo di Levin. (ibidem, p. 27)
  • Gli zoccoli dei cavalli cominciarono a scalpitare e partimmo. Rannicchiata nel mio angolo, accasciata per la stanchezza e la pena lasciavo scorrere liberamente le mie lacrime. Lev Nicolaevič sembrava molto sorpreso, persino seccato e perplesso. Lui non aveva avuto una famiglia vera, un padre, una madre, era cresciuto senza di loro e non poté capirmi. Se lasciare la famiglia mi era così doloroso, era evidente che non lo amavo molto, mi fece capire. (ibidem, p. 28)
  • [Sul marito] Se io potessi ucciderlo e poi fare un altro uomo identico a lui, lo farei con piacere. (16 dicembre 1862; p. 35)
Se potessi ucciderlo, e poi ricrearlo esattamente eguale, lo farei con piacere.[1]
  • La mia gelosia è una malattia innata, ma può darsi che derivi dal fatto che io, amando lui, non amo niente altro [...]. (11 gennaio 1863; p. 35)
  • Come sempre succede, tutti abbiamo una immaginazione ricca e una vita povera. Immaginare si può tutto, migliaia di mondi diversi, vivere bisogna nel cerchio più ristretto. (22 maggio 1863; p. 43)
  • È arrivata la solitudine ed eccomi di nuovo con il mio muto interlocutore, il diario. (15 settembre 1876; p. 79)
  • È qui anche Pavel Ivanovič Birjukov. È uno dei migliori: tranquillo, intelligente, anche lui professa il tolstojanesimo. (19 luglio 1887; p. 99)
  • [Sul marito] Le parole e sulla morte le ha tolte perché nel terminare questo lavoro [Della vita], è giunto alla conclusione che la morte non esiste. (4 agosto 1887)[2]
  • Ogni volta che mi dicono che si aspetta me, che io devo decidere qualcosa, su di me scende il terrore, mi viene voglia di piangere ed è come se fossi presa in una morsa, non so dove scappare. [...] E se la salvezza dell'uomo, la salvezza della sua vita spirituale, consiste nel distruggere la vita del prossimo, allora Levočka si è salvato. (11 dicembre 1890; p. 107)
  • Sarebbe terribile restare incinta. Tutti lo verranno a sapere e ripeteranno con gioia maligna una battuta uscita ora nell'ambiente di Mosca: «Ecco la vera conclusione della Sonata a Kreutzer». (25 dicembre 1890; p. 113)
  • Mi è venuto a noia questo filosofeggiare, questo frantumare tutto, questa negazione e questa ricerca non di verità – questo sarebbe positivo – ma di cose che non siano ancora state dette di qualcosa di nuovo, di sorprendente, di insolito: e questo è deprimente. È bello quando persone che hanno una sofferenza nel cuore cercano per sé la verità: questo è sempre positivo e degno di rispetto; ma non bisogna farlo con lo scopo di stupire gli altri. (29 luglio 1897; p. 190)
  • Oggi ho trascritto l'articolo di Lev Nicolaevič sull'arte [Che cosa è l'arte?]. Dappertutto si parla con indignazione della presenza eccessiva e morbosa dell'amore (la mania erotica) in tutte le opere d'arte. E Saša stamattina mi ha detto: «Papà stamattina è allegro e tutti sono allegri, perché lo è lui!» Ma se sapesse che papà è sempre allegro a causa di quell'amore che lui nega! (1° agosto 1897; p. 191)
  • Mi sforzo di trovare gioia nell'adempimento del dovere, ma la mia natura vivace si ribella, cerca una vita personale, e allora esco di casa e corro nel bosco, corro a Voronka e con un vento terribile mi butto nel fiume, nell'acqua a 9 gradi e in quest'emozione fisica trovo un piccolo sollievo. (4 settembre 1897; p. 199)
  • Ah, Vanička! Oggi per caso ho visto uno straccio fatto con la sua giacchetta azzurra a righe e mi sono messa a piangere amaramente. Perché mi ha lasciata sola, senza amore, sulla terra? Non sono stata capace di vivere senza di lui e come ho spesso la sensazione che abbia portato via la mia anima, mentre il mio corpo di peccatrice sta pesantemente portando a termine la sua vita terrena! (ivi)
  • Ognuno ha voglia d'amore, ma è raro che qualcuno lo possa dare. Oppure lo si dà con ardore e dedizione, ma gli altri non lo prendono: è un amore non necessario, soltanto un peso. (19 settembre 1897; p. 202)
  • La povera Tanja si è innamorata e questo malaugurato amore verso un uomo indegno di lei ha sfinito lei e noi. (30 settembre 1897; p. 203)
  • Non vorrei permettermelo, ma ho molta nostalgia di Tanja. È un'amica trentatreenne alla quale è legata anche la mia felice vita coniugale trascorsa. Il dolore, la gioia: tutto ha condiviso, tutto ha vissuto con me. Non ho nessuno più vicino di lei. (30 settembre 1897; p. 204)
  • Sì, è molto difficile vivere sotto il despotismo in genere, ma sotto il despotismo di un geloso è orribile! (16 gennaio 1898; p. 216)
  • Noi donne non abbiamo bisogno di libertà, ma d'aiuto. (18 marzo 1898; p. 220)
  • Non ci si toglie la vita per vendicarsi di qualcuno; no, ci si toglie la vita perché non c'è più la forza di vivere... (6 marzo 1903; p. 247)
  • Tutti i giorni, quando la mattina andavo a salutare Lev Nicolaevič, era penoso per me vedere sopra di lui il ritratto di questa persona [Vladimir Čertkov] a me odiosa, e l'avevo spostato.
    Il fatto che Lev Nicolaevič l'avesse rimesso dov'era prima mi ha portato di nuovo in uno stato di terribile disperazione. Non vedendo lui, non aveva potuto separarsi dal suo ritratto. L'ho staccato dal muro, l'ho strappato in piccoli pezzi e l'ho buttato nel gabinetto. Naturalmente Lev Nicolaevič s'è arrabbiato e giustamente mi ha rimproverato di privarlo della libertà (ora si è fissato su questo), della quale per tutta la vita non solo non si è curato, ma a cui non ha neanche pensato. A che serviva la libertà quando per tutta la vita ci amavamo reciprocamente e cercavamo di fare l'una per l'altro tutto quanto fosse piacevole e desse gioia? (26 settembre 1910; p. 258)

Citazioni sul testo[modifica]

  • A me questi diari hanno sollevato non poche perplessità per la costante ossessiva presenza nelle sue pagine della noia, la contessa si annoia mentre succede il finimondo attorno a lei, mentre il marito scrive capolavori, sogna e tenta di realizzare riforme impossibili [...]. Rimpiange le altre vite che avrebbe potuto avere ed è per noia che adotta il diversivo del suicidio simulato, una noia che è invidia rancorosa per un marito che non si annoia mai, una noia da piccola borghese fatta e sputata, di chi si dà all'attivismo per cercare di nascondere il vuoto della propria vita. (Grazia Cherchi)
  • Mentre lo leggevo, mi sentivo così coinvolta che mi sono ritrovata a sognare Sof'ja, a parlarle in prima persona, nel disperato tentativo di raggiungerla per offrire parole di conforto al suo dolore. Spero che questo memoriale delle sue battaglie sia di aiuto e ispirazione alle generazioni presenti e future. (Doris Lessing)
  • Tolstoj molto trasse dal rapporto della moglie con lui per costruire Anna Karenina e altri personaggi, ma non volle mai trattare a fondo (pur sfiorandoli più volte) gli aspetti terribili del suo rapporto con la moglie, quali risultano dagli appassionati e disperati "Diari" di lei; che sa di non essere amata e perciò tanto più ama, in modo timoroso, umiliato, fra tristezze opprimenti, sogni di suicidio, gelosie; e tuttavia resta presa perché sempre di nuovo sente il suo potere sessuale sul marito. (Vittorio Saltini)

Citazioni su Sof'ja Tolstaja[modifica]

Sonja con in braccio la figlia Aleksandra, in un ritratto del 1886 di Nikolaj Ge
  • Appena arrivata a Jasnaja Poljana, Sof'ja Bers rivelò un temperamento tragico quanto quello del marito. C'era, in lei, un desiderio di assoluto, una tetra forza di concentrazione, una tendenza a esasperare tutti i propri sentimenti, come armi con cui ferire soprattutto sé stessa; e continui sbalzi d'umore, che la trasportarono dalla gioia all'ansietà, dall'amore all'odio. Ma, a differenza di Tolstoj, che fu felice come pochi esseri umani, non conobbe l'arte di essere felice. Una specie di incessante furia autodistruttiva la possedeva. (Pietro Citati)
  • Che abbia avuto torto o ragione non cambia nulla all'orrore della sua situazione: per tutta la vita non ha fatto che subire, in mezzo a recriminazioni continue gli amplessi coniugali, la maternità, la solitudine, il modo di vivere che il marito le imponeva. [...] non aveva alcuna ragione positiva di far tacere i suoi sentimenti di rivolta e nessun mezzo efficace per esprimerli. (Simone de Beauvoir)
  • Dalla parte di lui, fu un forte legame spietato, senza comunicazione paritaria e spirituale, senz'attenzione per l'intimo della moglie, senza vera stima: un legame intessuto per lunghi giorni di taciturna avversione, cui tuttavia sempre si alternava un'attrazione possessiva, che durò tutta la vita. La testarda fedeltà al matrimonio come istituzione rappresentò più per Tolstoj che per la moglie (che almeno amava, quindi si sentiva innocente) una tragedia interiore, che fece anche di lui una vittima. (Vittorio Saltini)
  • Gli ultimi anni di vita le avevano portato tranquillità. Ciò che il marito sognava per lei si era in parte avverato. La trasformazione interiore per la quale egli avrebbe sacrificato la gloria. Era meno estranea alle idee di mio padre. Era diventata vegetariana. Si mostrava buona con chi le stava intorno ma le era rimasta una debolezza: la paura di ciò che avrebbero scritto o detto di lei quando non sarebbe più stata in vita. (Tat'jana Tolstaja)
  • Il male che quella donna fece al marito e all'umanità è incalcolabile. Era insistente, senza alcuna pietà, e niente la fermava nei suoi mezzi di attacco. E tuttavia, se per difetti innati era incapace d'essere, secondo l'espressione di Gogol', «la guardia dell'anima di suo marito», come lo fu ad esempio la moglie di Gandhi, era tuttavia obbligata a rispettare i suoi diritti più sacri [...]. (Victor Lebrun)
  • Il primo personaggio della casa è la mamma. Ogni cosa dipende da lei. È lei a ordinare il menu a Nikolaj il cuoco, lei che permette di uscire, lei che cuce le nostre camicie. Sta sempre allattando, corre da un capo all'altro della casa per tutta la giornata. Con lei si possono fare i capricci, ma di tanto in tanto si arrabbia e ci punisce.
    Sa tutto meglio di tutti.
    Sa che ci si deve lavare tutti i giorni, che a desinare bisogna mangiare la minestra, parlare francese, comportarsi bene, non strisciare i piedi per terra, non mettere i gomiti sul tavolo. Se dice che non si deve andar fuori a giocare perché pioverà, si può essere sicuri che pioverà davvero, perciò bisogna obbedirle. Quando ho la tosse mi da le pastiglie di liquirizia e le «gocce del re di Danimarca», così mi piace molto tossire. Quando la mamma mi ha messo a letto e se ne va a suonare il piano con papà, io non riesco ad addormentarmi, mi dispiace che mi abbiano lasciato solo, allora comincio a tossire e non la smetto finché la balia va ad avvertire la mamma, e mi agito perché ci mette troppo tempo a venire. Non mi addormenterei per nessuna ragione prima che sia venuta e prima che, versate dieci gocce in un bicchierino, non me le abbia fatte bere. (Il'ja Tolstoj)
  • L'amo quando di notte o di mattina mi sveglio e vedo: lei mi guarda e mi ama. E nessuno, meno di tutti io, può impedirle di amare come lei sa, a suo modo. L'amo quando è seduta vicino a me, e noi sappiamo che ci amiamo l'un altro, e essa dice: Lëvočka, e si ferma: perché i tubi del camino sono dritti? oppure perché i cavalli vivono a lungo? o cose simili. L'amo quando stiamo a lungo soli, e io dico: che facciamo, Sonja? che possiamo fare? Lei ride. L'amo quando s'arrabbia con me e d'improvviso, in un batter d'occhio, il suo pensiero e le sue parole diventano aspri: smettiamo, mi dai fastidio; dopo un minuto già mi sorride timidamente. L'amo quando lei non mi vede e non sa che ci sono, e io l'amo a modo mio. L'amo quando è una bambina col vestito giallo e sporge la mascella inferiore e tira fuori la lingua, l'amo quando vedo la sua testa rovesciata all'indietro, e ha il viso serio e spaventato, infantile e appassionato, l'amo quando... (Lev Tolstoj)
  • Mia madre, colei che ha reso felice e grande Tolstoj. (Lev L'vovič Tolstoj)
  • Sofija era una persona media, fornita di buon senso, ossia della somma dei pregiudizi del tempo. Il futuro non esisteva per lei. [...] ella scrisse: «se potessi uccidere anche lui e poi ricrearlo nuovo, tale e quale, lo farei con gioia». Non voleva ricrearlo tale e quale, ma simile a se stessa, ai Bers in generale: un uomo comune. [...] In quella casa essa fu l'ambasciatrice della realtà. (Viktor Borisovič Šklovskij)

Note[modifica]

  1. Citato in Pietro Citati, Tolstoj, Longanesi, Milano, 1983, p. 87.
  2. Citato in Igor Sibaldi, Introduzione, in Lev Tolstoj, Della vita, Oscar Mondadori, Milano, 1991, p. 8. ISBN 88-04-34731-7

Bibliografia[modifica]

  • Sof'ja Tolstaja, Amore colpevole [con in appendice la Breve autobiografia della contessa Sof'ja Andreevna Tolstaja], La Tartaruga edizioni, traduzione di Nadia Cicognini, Baldini Castoldi Dalai editore, Milano, 2009. ISBN 978-88-7738-476-8
  • Sof'ja Tolstaja, I diari: 1862-1910 [preceduti da Il matrimonio con Lev Nikolaevič Tolstoj], La Tartaruga edizioni, traduzione di Francesca Ruffini e Raffaella Setti Bevilacqua, Baldini Castoldi Dalai editore, Milano, 2010. ISBN 978-88-7738-485-0 (Anteprima su Google Libri)

Voci correlate[modifica]

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