Spartacus (serie televisiva)

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Spartacus

Serie TV
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Titolo originale Spartacus
Paese Stati Uniti d'America
Anno 2010 – 2013
Genere azione, storico, drammatico
Stagioni 3
Episodi/Puntate 33
Ideatore Steven S. DeKnight
Attori
Doppiatori italiani

Spartacus, serie televisiva statunitense incentrata sulle gesta di Spartaco.

Stagione 1, Sangue e Sabbia[modifica]

Episodio 1, Il serpente Rosso[modifica]

  • Sura: Il consiglio ha deciso?
    Spartacus: Andiamo in guerra.
    Sura: Ho chiesto agli Dei di benedire la tua spada.
    Spartacus: Quando annienteremo i Geti, non avrò più motivo di conservarla.
    Sura: E che cosa farà il mio uomo senza la sua spada?
    Spartacus: Coltiverò la terra, alleverò capre... farò dei figli.
    Sura: Non combatterai più?
    Spartacus: Mai più. Resterò sempre al tuo fianco.
    Sura: Quando partirete?
    Spartacus: Alle prime luci.
    Sura: Allora vieni a letto. Se una notte è quello che mi resta, ne voglio godere ogni minuto...
  • Spartacus: Speravo di svegliarmi accanto alla mia donna.
    Sura: Si è alzata presto per pregare, affinché il suo sposo resti con lei.
    Spartacus: Credevo fossimo d'accordo.
    Sura: Sì, però... gli Dei mi hanno fatto avere una visione. Mentre dormivo.
    Spartacus: Che cosa hai visto?
    Sura: Il mio uomo in ginocchio, inchinato davanti a un grande serpente rosso, e intanto la vita defluiva dalle sue vene.
    Spartacus: Che significato gli attribuisci?
    Sura: È un monito. Se tu andrai in guerra, il destino ha in serbo per te grandi sventure.
    Spartacus: I Geti venerano il lupo di montagna. Non tengono in nessun conto i serpenti. È soltanto un sogno.
    Sura: E se non lo fosse?
    Spartacus: Ho dato la mia parola, Sura. Sangue e onore. È importante per un uomo. Ma nessuno mi impedirà di tornare fra le tue braccia, né i Geti né i Romani. E neanche gli Dei stessi.
    Sura: Le notti stanno diventando così fredde... Come farò a letto senza il tuo calore?
    Spartacus: Alza la veste [lei la alza e lui gli lega un lembo di stoffa attorno alla coscia]. Pensami stretto alle tue cosce, il ricordo ci scalderà entrambi.
    Sura: Uccidili tutti.
    Spartacus: Lo farò per te.
  • Glabro: Vi chiediamo di allearvi con Roma, di impegnarvi come forze ausiliarie e di unirvi alla nostra campagna!
    Spartacus: Fino a quando...? Ho chiesto fino a quando!
    Glabro: Fino alla vittoria.
    Spartacus: E come sarà commisurata? Hanno già fatto sanguinose incursioni in passato, stuprando le nostre donne, uccidendo i nostri figli, ogni volta li abbiamo ricacciati indietro, e sono sempre tornati.
    Membro del consiglio: Quest'uomo interviene a sproposito, ma non ha detto una parola che non sia vera.
    Spartacus: Se decidiamo di unirci ai Romani, l'obiettivo deve essere chiaro: distruggere i Geti. Sterminarli.
    Glabro: D'accordo. Li stermineremo.
  • Albinio: Dimmi come si chiama quest'uomo.
    Glabro: Non mi sono mai curato di chiederglielo.
    Batiato: Da come combatte, mi ricorda il leggendario Re della Tracia. Spartacus, era il suo nome.

Episodio 2, Il giuramento dei gladiatori[modifica]

  • Crisso: Non mi dire... il cane Trace è ancora vivo.
    Barca: Sarebbe lui, lo Spartacus di cui tutti celebrano la vittoria nell'arena?
    Spartacus: Spartacus? Ma il mio nome non è...
    Crisso: A nessuno qui interessa chi eri prima, Trace.
    Barca: Se è per questo, non ci interessa neanche chi è adesso.
    Spartacus: Dove ci troviamo?
    Ashur: Nell'aldilà, amico mio, fuori dai suoi cancelli arrugginiti.
    Crisso: E tu sei l'ospite d'onore di Batiato, padrone della più grande palestra della città di Capua!
    Spartacus: Palestra?
    Crisso: Una scuola per gladiatori, dove gli uomini si trasformano in Dei: il sangue è la loro ambrosia, l'arena la loro montagna sacra. La più vera delle confraternite!
    Barca: Se sopravviverete, tra qualche giorno tu e le altre reclute potrete unirvi a noi gladiatori, e fregiarvi del nostro marchio.
    Crisso: Nel frattempo, possiamo offrirti qualcosa? Cibo, acqua... o forse dell'olio profumato per i piedi?!
    Spartacus: Acqua, grazie. [risata generale]
    Crisso: Oh, è lento anche di pensiero!
    Barca: Che ti aspettavi da un Trace? Non senti il puzzo di pesce marcio?
    Crisso: Sì, sono tutti così, a parte le loro femmine... quelle puzzano di piscio e di sterco.
    Spartacus: E tu chi saresti?
    Crisso: Io sono il campione di Capua, il più eroico della mia razza: Crisso, il gallo invincibile!
    Spartacus: Un gallo... questo spiega il motivo per cui puzzi come una femmina.
    Crisso: Ora pensa a curare le tue ferite. Nutriti, riposati, e quando avrai recuperato le forze, riprenderemo questo argomento.
  • Maestro: Che cosa c'è, sotto i vostri piedi? Rispondete! Kerza rispondi!
    Kerza: Sabbia... [risata generale]
    Maestro: Crisso, che cos'hai sotto i piedi?
    Crisso: Terra sacra, maestro. Irrorata da lacrime di sangue.
    Maestro: Le vostre lacrime, il vostro sangue, le vostre misere vite qui dentro possono valere qualcosa. Ascoltate, imparate e forse vivrete... da gladiatori!
  • Maestro: Un gladiatore non deve temere la morte: la abbraccia, la accarezza, la fotte. Ogni volta che entra nell'arena infila il suo arnese nelle fauci della bestia, e prega di aver finito prima che serri le sue mascelle! Nessuno di voi, cani randagi, resisterebbe un solo istante! Eccetto uno di voi... questo Trace, misero e malconcio, ne ha battuti quattro nell'arena, condannato a morte con nient'altro che una spada a cui affidare la propria vita. Lo hanno attaccato... ancora, e ancora, e ancora... ha sfidato la morte, il Fato, gli Dei stessi! Osservate quest'uomo, studiatelo, e rammentate che è solo una nullità! Un codardo, un ausiliario disertore! La sua vittoria nell'arena... illusoria come il suo coraggio! Egli ha sfidato gli uomini incapaci di Solonio, rivale del vostro padrone.
    Batiato: Se avesse sfidato uno dei miei gladiatori, la sua testa giacerebbe molto lontana dal corpo.
  • Batiato: Tu sei il più temibile tra gli animali, la tua furia nasce dal cuore. Che faresti per riabbracciare la tua sposa? Per il calore della sua pelle, il sapore delle sue labbra? Uccideresti?
    Spartacus: Chiunque mi separasse da lei.
    Batiato: Quanti uomini? Anche 100? Anche 1000?
    Spartacus: Li ucciderei tutti.
    Batiato: E allora fallo nell'arena. Battiti per me, per onorare i miei avi. Dimostra il tuo valore, raggiungi la vetta, conquista la tua libertà, e quella della donna che hai perduto!
    Spartacus: Io non ho perduto Sura. È stata portata via da Glabro.
    Batiato: L'uomo deve accettare il suo destino, o farsi annientare da esso.
    Spartacus: Perché dovrei mettere tutto il mio futuro, nelle mani di un altro romano?
    Batiato: Per ciò che esse stringono [gli mostra il lembo di stoffa di Sura]. È della tua sposa? Supera la prova finale di questa sera con onore e umiltà, chiamami padrone... e io ti aiuterò a ritrovarla! Sta a te decidere.
  • Batiato: Ora la tua vita ha uno scopo. Promettimi fedeltà, recita il giuramento dei gladiatori.
    Spartacus: Dedico il mio corpo, la mia mente, la mia volontà alla gloria di questa scuola e agli ordini del mio padrone, Batiato. Sopporterò di essere bruciato, legato, bastonato, trafitto da una lama per perseguire l'onore nell'arena.
    Batiato: Benvenuto nella confraternita!

Episodio 3, I vulcanalia[modifica]

  • Maestro: Spartacus! Tu attacchi senza criterio! Il tuo avversario potrebbe trarne giovamento...
    Spartacus: Non quando è sdraiato per terra.
    Maestro: Le tue parole rispecchiano le tue azioni: sono prive di criterio [lo sgambetta facendolo cadere]
    Barca: Tutti uguali questi Traci... finiscono sempre a terra a gambe all'aria!
    Crisso: Il loro posto è quello.
  • Lucrezia: Ho comprato questa nuova collana per il festino. Cosa provi guardandola?
    Crisso: Mi ribolle il sangue, ma è falso attribuirne il merito alla collana.
    Lucrezia: E che cos'è che ti infuoca?
    Crisso: Il candore della tua pelle, le tue labbra, e il piacere che promette il tuo corpo.
  • Crisso: Non morire troppo in fretta!
    Gneo: Io? Danzerò sulle tue ossa!
    Crisso: E come? Senza gambe?

Episodio 4, Le fosse dell'Ade[modifica]

  • Batiato: Mi hai preso per uno stolto? Mi hai disonorato! Eravamo d'accordo, tu avevi giurato: avresti seguito l'addestramento, mi avresti chiamato padrone e avresti obbedito alle regole, mentre io avrei cercato la tua preziosa moglie. Ma ti sei fatto vincere dalla fretta... la sfida al Maestro, le tue manovre per diventare l'avversario di Crisso, la tua prima lotta con Crisso, il campione della maledetta Capua!
    Spartacus: Riconosco il mio errore.
    Batiato: Errore? Dei del cielo! Tu avevi la folla in mano! Sei riuscito a sopravvivere combattendo contro 4 uomini di Solonio, il tuo nome era su tutte le bocche! E ora, dopo la tua disfatta con Crisso, viene pronunciato con disprezzo! Il tuo piccolo errore rende il ricongiungimento con la tua sposa molto problematico.
    Spartacus: Hai avuto sue notizie?
    Batiato: So che il siriano a cui Glabro l'ha venduta era diretto a Nord. Ma dovrei essere un veggente per dirti dove.
    Spartacus: Non devi smettere di cercarla.
    Batiato: Prima infanghi il nostro onorevole patto e poi mi assilli con le tue pretese? Dimmi Trace: quali monete userai per riscattarla? E per il suo viaggio? Ti usciranno magicamente dall'ano? Se è così, forza, accovacciati!

Episodio 5, Scontro all'ultimo sangue[modifica]

  • Spartacus: Chi siamo per affrontare Theokoles, se non riusciamo neanche a battere il maestro?
    Crisso: L'avrei battuto una dozzina di volte, se non mi fossi stato tra i piedi.
    Spartacus: Io sarò al tuo fianco in questo combattimento, Crisso.
    Crisso: Solo perché sarai al mio fianco con la spada e lo scudo, non ti devi considerare un gladiatore! Io mi batto per onorare queste mura, tu invece per abbandonarle!
    Spartacus: Tu ti batti solo perché sei uno schiavo... come me.
    Crisso: No! Non sono come te! Io accetto il mio posto qui: è la mia vita. Ma tu... tu brami ancora una vita fuori dall'arena, con la donna di cui tutti abbiamo sentito parlare ancora accoccolata vicino a te. Ma non è altro che un sogno, Spartacus, un sogno e basta, e presto un giorno aprirai gli occhi alla verità: tu non lascerai mai questo posto, e la tua donna, se non è morta ormai, sarà già stata violentata da 100 soldati romani!
  • Spartacus: Tu dici che l'Ombra colpisce anche quando è in difficoltà e quando arretra.
    Crisso: Come facciamo a sconfiggerlo?
    Maestro: Compiendo entrambe le azioni in contemporanea: pressarlo e difendersi, distrarlo e colpire, lottare come un sol uomo o morire in due.
  • Crisso: Hai mai riflettuto sul perché il grande Theokoles vuole degnarci della sua presenza?
    Spartacus: È ben ricompensato, Crisso.
    Crisso: L'Ombra ha già guadagnato una fortuna: non viene qui per denaro, viene per la gloria di affrontare il campione di Capua, l'indomito Gallo!
    Spartacus: La gloria...
    Crisso: Non c'è cosa più esaltante che assaporare la vittoria nell'arena.
    Spartacus: Non hai alcuna motivazione oltre il massacro? Nessun sogno oltre la folla in delirio? Non hai nient'altro per cui combattere?
  • [Prima di scendere nell'arena e affrontare Theokoles] Crisso: La tua donna... è per lei che ti rifiuti di morire?
    Spartacus: Sì!
    Crisso: Forse c'è qualcosa, oltre la gloria...
  • Capua, vuoi che io cominci? (Theokoles)

Episodio 6, Oscure trame[modifica]

  • Ashur: Non è stata una sorpresa da poco la sconfitta di Theokoles: la tua puntata su una conclusione così inaspettata, le quotazioni così sfavorevoli... Non è facile pagare una vincita di tale entità.
    Barca: Non mi interessa se è facile oppure no! Mendica, ruba, uccidi, ma paga quello che mi devi o ti ritroverai con due gambe inutili e nulla in mezzo a cui appoggiarti!
  • Spartacus: Pensavo di brindare per celebrare la vittoria.
    Maestro: Io rendo onore alla tua vittoria con la preghiera.
    Spartacus: I tuoi insegnamenti mi hanno permesso di ritrovare la mia sposa: vorrei esprimere la mia gratitudine.
    Maestro: Accetto con piacere il tuo sentimento, ma da molti anni le mie labbra non toccano vino.
    Spartacus: Lo vietano i tuoi Dei?
    Maestro: No. È solo questione di disciplina.
    Spartacus: Sura mi ha sempre detto la stessa cosa.
    Maestro: È una donna saggia.
    Spartacus: Molto più saggia del suo sposo. Se non fosse entrata nella mia vita...
    Maestro: E ora sta per farvi ritorno. Tu godi del favore degli Dei.
    Spartacus: Sura penserebbe lo stesso.
    Maestro: E tu invece?
    Spartacus: Io e gli Dei percorriamo strade diverse, nonostante lei in più di un'occasione abbia cercato di farci incontrare.
    Maestro: Saggia e comprensiva, ti è devota nonostante tutti i tuoi difetti.
    Spartacus: È l'unico motivo per cui il cuore batte nel mio petto.
    Maestro: Provare un amore come questo è una fortuna alquanto rara.
    Spartacus: Parli per esperienza?
    Maestro: Sto pensando alla mia sposa. Il volto di lei è sempre nella mia mente.
    Spartacus: È ancora in vita?
    Maestro: Nel mio ricordo. [...] Io non bevo alla tua vittoria, ma per la tua sposa e il suo prossimo arrivo la disciplina passa in secondo piano.
  • Sura sarà libera, in questa vita oppure nell'altra, con il suo uomo al fianco. (Spartacus)
  • Le nostre fortune sono legate a Spartacus. Ho promesso di riunirlo alla sua sposa e, da uomo d'onore, ho mantenuto la parola. (Batiato)

Episodio 7, Io sono Spartacus[modifica]

  • Crisso: Non riesco ad alzarmi.
    Nevia: Col tempo.
    Crisso: Il tempo è il nemico del gladiatore.
    Nevia: Però adesso è nostro alleato. La padrona ci ha dato una buona scusa per stare insieme, cogliamo questa benedizione nella sfortuna.
  • Maestro: Crisso! Stai meglio: le mie preghiere sono state ascoltate.
    Crisso: Forse con qualche preghiera in più sarei tornato nell'arena tra gli uomini.
    Maestro: Tornerai presto in mezzo ai tuoi fratelli.
    Crisso: Quali fratelli? Nessuno è venuto a farmi visita; neanche Barca.
    Maestro: [rivolto a Nevia] Non gliel'hai ancora detto?
    Nevia: Me n'è mancata l'occasione.
    Crisso: È forse morto combattendo?
    Maestro: Al contrario. Si è comprato la libertà.
    Crisso: La belva di Cartagine... Cos'è Barca, se non un gladiatore?
    Maestro: Un uomo. Un uomo libero al di fuori di queste mura.
    Crisso: Che idea ridicola. Quel gigante a guardia di greggi e di capre, oppure a zappare l'orto, con Pietro sempre al suo fianco.
    Maestro: Lo ha lasciato qui.
    Crisso: Per lui avrebbe rinunciato alla sua stessa vita.
    Maestro: [...] Recupera in fretta le forze, voglio vederti con la spada in mano al più presto.
    Crisso: Barca libero, Spartacus campione... mi sono risvegliato in un mondo che non riconosco.
  • Aggrapparsi alla vita fuori da queste mura è come vivere col cuore fuori dal petto, dovresti saperlo più degli altri! (Varro)
  • Spartacus: Pietro si è impiccato nella sua cella.
    Gneo: Mi mancherà... Soprattutto la sua bocca sul mio uccello!
  • Batiato: Stamattina vantavo il miglior reziario di tutta Capua, e adesso possiedo solamente ossa e pezzi di cervello sparsi tra le rocce! [...] E per cosa l'hai fatto, poi? Per Pietro? Non valeva niente, era un rifiuto umano!
    Spartacus: Era un uomo, la sua vita aveva un valore.
    Batiato: Mezza moneta al massimo! Gneo era un grande gladiatore, anni di vitto quotidiano e mi è costato una fortuna addestrarlo! Lui sì che aveva un valore.
    Spartacus: Non era degno di vivere.
    Batiato: [gli dà un pugno] Sono io che decido chi vive, non tu, non un maledetto schiavo!
  • [rivolto ad Ashur] Le versione contrastanti mi danno da pensare. Se scopro che c'è qualcosa che mi nascondi sulla partenza di Barca, ne dovremo riparlare. (Maestro)

Episodio 8, Il marchio della confraternita[modifica]

  • Solonio! Il mio cuore è colmo di gioia: speravo di vederti qui a comprare uomini da far massacrare da Spartacus. (Batiato)
  • Spartacus: Ora non sei più tu il campione di Capua. Non sei tu che dai ordini: ora vieni dopo.
    Crisso: Colui che viene dopo è sempre alle tue spalle. Tienilo bene a mente, campione!
  • Crisso: Tu non hai idea di cosa sia un campione, di cosa sia un vero fratello! Tu stai solo recitando la tua parte, ma un giorno lo spettacolo finirà.
    Spartacus: La morte arriva per tutti. Provocami di nuovo ed otterrai la tua!
  • Crisso: I tuoi Dei... rispondono alle tue preghiere?
    Lucrezia: Sono silenti.
    Crisso: Allora spalanchiamo le porte del cielo e richiamiamo la loro attenzione!
  • Spartacus: Tu uccideresti un altro Gallo per salvare un uomo che odi?
    Crisso: Io non salvo Spartacus; salvo un fratello che ha il mio stesso marchio! Tu ti sei guadagnato una morte gloriosa e morirai con onore nell'arena.

Episodio 9, La maschera di Diana[modifica]

  • Crisso: Quando posso tornare nell'arena?
    Medico: È già un prodigio che tu possa ancora camminare tra i vivi...
    Crisso: Ti ho chiesto quando.
    Medico: Una settimana. Forse due.
    Crisso: Domani.
    Medico: No, è ancora troppo presto!
    Crisso: [con sguardo minaccioso] Domani.
    Medico: Domani... allora...
  • Mira: Tu continui a respingermi. Non ti piaccio abbastanza?
    Spartacus: Non ho alcun desiderio di giacere con una donna a cui è stato ordinato di farlo.

Episodio 10, Scambio di favori[modifica]

  • Spartacus: Cerco di tenere lontani i pensieri che vanno oltre queste mura.
    Crisso: [rivolto a Varro] Dovresti farlo anche tu. Un campione sogna solo di battersi nell'arena.
    Spartacus: Ah sì? E cosa sogna, invece, chi è non più un campione?
    Crisso: Di strappare il titolo al ladro che gliel'ha rubato!
    Spartacus: Se sono un ladro, tutta Capua è testimone di quel furto, e non finisce di celebrarlo!
  • [parlando di Ashur] Il siriano saprebbe rubare le scarpe a un serpente, ma mai guidare una carica. (Batiato)
  • Nevia: Le tue carezze mi sono mancate!
    Crisso: Il pensiero delle tue mi consuma. Presto saranno di nuovo le mani del campione, quelle che sentirai su di te!

Episodio 11, La ferita[modifica]

  • Calavio macella la mia merce per un capriccio di quel vermiciattolo, calpesta le mie ambizioni, mi sbeffeggia in casa mia! No, è una perdita a dir poco inaccettabile! Un'onta che verrà ripagata con la stessa moneta. (Batiato)
  • Voglio guardarlo negli occhi e vedervi il riflesso del mio potere. (Batiato)
  • Il cuore pesante rallenta la spada. (Maestro)
  • Magistrato Calavio: Tu sei un essere abietto, un uomo tollerato solamente perché possiede Spartacus, il salvatore di Capua! Quando lui morirà, tu lo seguirai molto presto.
    Batiato: Legato a una sedia, prossimo alla morte... e tuttavia continua a provocare!
  • Chi è privo d'onore non sospetta questa qualità in nessun altro! (Batiato)

Episodio 12, Rivelazioni[modifica]

  • Spartacus: È una settimana che aspetto udienza. Il padrone dimentica chi è il suo campione?
    Maestro: Invece sei tu che dimentichi il tuo ruolo. Lui è il padrone, e tu sei lo schiavo.
  • Giuro che riuscirò a vendicarmi... o morirò nel tentativo! (Spartacus)
  • Crisso: Ogni mia vittoria avvicina il giorno in cui ti affronterò di nuovo nell'arena, quando riavrò la gloria che mi hai tolto.
    Spartacus: Non esiste la gloria! Solo sangue sparso per il turpe diletto dei Romani!
    Crisso: E ruggiranno di piacere, quandò spargerò il tuo sangue sulla sabbia.
  • Crisso: Il padrone ha deciso di espellerti dai quartieri riservati agli uomini?
    Ashur: No, non esattamente. Mi ha concesso l'uso di alcune stanze della villa, per servirlo in qualità di braccio destro.
    Crisso: Di sicuro quello con cui si pulisce!
  • Spartacus: Forse sarebbe meglio non essere più qui, quando le fiamme divamperanno.
    Agron: Di cosa stai parlando?
    Spartacus: Non parlo di nulla.
    Duro: Questo nulla mi suona come un piano di fuga. Dimmi come questo nulla intende eludere la sorveglianza di Batiato e delle sue guardie.
    Spartacus: Esiste solo un modo. Ucciderli tutti!

Episodio 13, Uccidiamoli tutti[modifica]

  • Mira: Era davvero così speciale, la tua sposa?
    Spartacus: Era il mio sole. E non sorgerà mai più...
  • Enomao: Il padrone mi libererà dagli obblighi della schiavitù per nominarmi suo lanista.
    Crisso: Mai incarico fu più meritato.
    Enomao: Insieme, riporteremo questa scuola agli antichi fasti, e Nevia tra le tue braccia. Spartacus è l'unico ostacolo sulla tua strada.
    Crisso: E allora deve cadere.
  • Ma certo, che cosa ci vuole? Non devi far altro che convincere un uomo che ti odia ad abbracciare la tua causa. (Agron)
  • Ilizia: Per quanto ancora dovrò sopportare le tue offese?
    Lucrezia: Fino a che avrò fiato per pronunciarle.
  • Spartacus: Ti muovi bene, come se la frusta non ti avesse toccato.
    Crisso: Il dolore viene annullato da quello che infliggi agli altri.
    Spartacus: Ti voglio in forma, quando ci affronteremo.
    Crisso: È solo questo che vuoi da me? Rhaskos mi ha parlato del tuo piano. Quale febbre annebbia la tua mente da indurti a credere che potrei allearmi con te? O che rischierei la vita dei miei fratelli? Oppure la mia?
    Spartacus: È vita questa? Lontano dalla donna che ami?
    Crisso: Non ho mai avuto una ragione più forte per vivere.
    Spartacus: Conosco il tuo cuore, Crisso. Ho sentito il suo battito nel mio petto una volta.
    Crisso: Allora sai che continuerò a vivere, finché Nevia non tornerà da me.
    Spartacus: Così come è tornata la mia donna? Batiato l'ha fatta uccidere. L'ho saputo dalla bocca del suo sicario prima di strozzarlo. Io vedrò la casa di Batiato in rovina, bagnerò la terra con il suo sangue!
    Crisso: Anch'io lo farei, se potessi, ma purtroppo è impossibile. La mia fuga non sarebbe d'aiuto a Nevia. Come potrei riscattare la sua libertà, o anche solo trovarla, se fossi inseguito giorno e notte dai romani?
    Spartacus: Unisciti a me. Ti giuro che la troveremo, insieme.
    Crisso: Io so che in un'altra vita, tu e io saremmo stati come fratelli. Ma non in questa. Devo guadagnarmi la libertà nell'arena.
    Spartacus: Allora ognuno è d'ostacolo alla causa dell'altro.
    Crisso: Sono entrambe cause degne, ma se sarò sconfitto mi devi giurare che troverai Nevia e la renderai libera.
    Spartacus: E io voglio la tua parola, che se sarai tu a vincere, un giorno priverai Batiato della vita. Domani, quindi, uno di noi morirà.
    Crisso: Temo che questo sia sempre stato il nostro destino.
  • Batiato: Gli ospiti devono credere che lo scontro sia equilibrato, per non destare sospetti.
    Ashur: Il veleno indebolirà Crisso, garantendo a Spartacus un vantaggio.
    Batiato: È portentoso. [Riferendosi alla boccetta di veleno] Una cosa così minuscola può far cadere una leggenda.
    Ashur: Tutti gli uomini cadono. Soltanto il modo e il momento sono differenti.
  • Lucrezia: Oh Quinto! Questa città non ha mai avuto un uomo così valente... tuo padre sarebbe fiero di te.
    Batiato: Quel bastardo sarebbe crepato d'invidia vedendosi superato dal figlio degenere!
  • Lucrezia: Dimenticherò il passato. Tutto quello che chiedo in cambio è la verità: dimmi che Nevia non significava nulla per te.
    Crisso: Quindi vuoi che dica una menzogna per compiacerti? [...] Sai, negli ultimi tempi... ho spesso sognato... di avere un figlio... da Nevia!
  • [Rivolto a Crisso] Unisciti a me, fratello! Insieme distruggeremo la maledetta casa di Batiato! (Spartacus)
  • [Rivolto a tutti i gladiatori] Uccidiamoli! Uccidiamoli tutti! (Crisso)
  • Enomao: Crisso! Cos'è questa pazzia?
    Crisso: Spartacus ci ha aperto gli occhi!
    Enomao: Il Trace è un bastardo maledetto!
    Crisso: Questa casa è maledetta! Batiato ha fatto uccidere la sua donna e la padrona mi ha condannato perché ho spezzato il suo cuore malvagio!
    Enomao: Ho dato la vita per la scuola di Batiato.
    Crisso: No, te l'hanno rubata invece, l'hanno rubata a tutti noi! Mi hai chiesto di avere fede in te, ora ti chiedo la stessa cosa! Riprenditi l'onore e aiutaci a distruggere questa casa!
  • Spartacus: Che cosa vuoi fare? Abbracciare ancora tua moglie? Per sentire il calore della sua pelle? Il sapore dei suoi baci? Quanti uomini ucciderai? Cento? Mille? Ce n'è uno solo che ti separa da lei. Accarezzala, e dille che neanche gli Dei vi terranno divisi. Menti! Come hai mentito a me e alla mia donna!
    Batiato: Enomao! [Enomao non lo aiuta] Tu non eri niente prima di incontrarmi! Ciò che sei ora lo devi a me, io ti ho dato i mezzi per accettare il tuo destino!
    Spartacus: E ora ne subirai le conseguenze! [Gli taglia la gola]
  • L'ho fatto perché era giusto. Sangue chiama sangue! Troppo a lungo abbiamo vissuto sotto il giogo impostoci dai nostri padroni... ebbene non sarà più così! Non assisterò più alla morte di un fratello per il divertimento dei romani, non vedrò più un altro cuore strappato dal petto di un uomo o un respiro spezzato per il loro capriccio! So che non tutti desideravate questo, ma ormai è fatta, non si torna indietro. Le vostre vite vi appartengono: andate per la vostra strada o unitevi a noi e insieme... faremo tremare Roma! (Spartacus)

Stagione 2, La Vendetta[modifica]

Episodio 1, In fuga[modifica]

  • Crisso: Sento che osi comandare i miei uomini.
    Spartacus: No. Li ho solo richiamati ai principi di lealtà e giustizia, se fossi stato presente avresti fatto lo stesso. [...] Sei riuscito a vedere il Maestro?
    Crisso: La scuola era la sua linfa vitale, per lui incontrare chi l'ha distrutta equivarrebbe a versare sale sulle ferite.
  • Squarciamo l'oscurità con le urla di terrore dei romani! (Crisso)
  • Spartacus: Non possiamo uscire allo scoperto, dobbiamo agire con precauzione.
    Crisso: Tu che mi consigli cautela? È come se la tempesta dicesse alla brezza di calmarsi!
  • Crisso: Unisciti a noi, fratello! Ci dirigeremo a sud, lasciamo Glabro a gingillarsi e a fare discorsi a vuoto.
    Spartacus: È per lui che io sono qui! E per la mia amata perduta sposa.
    Crisso: Mi raccomandi sempre di usare cautela, per una volta segui il tuo stesso consiglio!
    Spartacus: Siamo preparati!
    Crisso: Una manciata di schiavi buttati allo sbaraglio! Non sono gladiatori, non sono abituati a combattere, per quanto tu ti voglia illudere! Dormici sopra, Spartacus, però fa che insieme al sole domattina torni anche la ragione.
  • Mira: Non sei migliore di Rhaskos e di quei Galli attaccabrighe! Sei schiavo degli impulsi, non ragioni col cervello! Ti importa minimamente qualcosa di noi?
    Spartacus: È per questo che sono andato solo.
    Mira: Esigua consolazione. Se i soldati romani ti avessero ammazzato...
    Spartacus: Agron vi avrebbe guidato verso sud...
    Mira: A noi serve un capo, non un ragazzo irascibile e impetuoso che non sa pisciare senza schizzare intorno!
    Spartacus: Cosa pretenderesti che facessi? Che lasciassi in pace l'uomo che ha condannato mia moglie alla schiavitù? Che lo lasciassi vivere dopo che... lui mi ha preso tutto?
    Mira: Però il tuo cuore continua a battere.
    Spartacus: Appoggia l'orecchio al petto, e ti accorgerai di non sentire alcun suono.
    Crisso: Tuttavia sei ancora in vita.
    Spartacus: Solo grazie a te. So di doverti gratitudine.
    [Dandogli un pugno] Crisso Non sono venuto per aiutarti, pazzo incosciente, sono venuto per fermarti!
    Spartacus: Tu hai volontariamente fatto in modo che Glabro sfuggisse al suo destino?
    Crisso: La tua azione insensata si frapponeva tra Nevia e me! Quale esito avrebbe avuto, secondo te, l'assassinio di un fottuto pretore? In Senato sarebbe divampata la collera, attizzando odio e desiderio di vendetta! Non avrebbero mandato solo un manipolo di soldati, ne avrebbero mandati migliaia, un vero esercito! Cosa che noi non saremo mai...
  • Se stiamo uniti vinceremo, divisi perderemo. [...] D'ora in poi libereremo dai ceppi tutti gli schiavi sul nostro cammino, le nostre schiere si ingrosseranno ogni giorno, e quando saremo diventati una legione potremo affrontare Glabro e il potente esercito romano. I loro Dei piangeranno alla vista di tanto strazio. (Spartacus)

Episodio 2, Sacrificio agli Dei[modifica]

  • Me ne fotto delle sue aspirazioni, solo il denaro può scaldarmi il petto! (Mercante di schiavi)
  • Crisso: Tu giureresti qualunque cosa davanti a Giove in persona, se servisse a vivere un giorno in più!
    Padrone della villa: [...] Come potevo sapere che quella schiava valeva qualcosa?
    Crisso: Non respirava forse? Il suo cuore non batteva come quello di chiunque altro? Ma tu in lei non hai visto un essere umano... Tu hai visto solo qualcosa da usare, e da accettare, hai visto solo una schiava da fottere!
  • Crisso: Offri privilegi che non si sono guadagnati. [Riferendosi agli schiavi appena liberati]
    Spartacus: Tu li avresti messi a strofinare il pavimento come faceva il loro padrone?
    Crisso: No, ma non li tratto nemmeno come nostri pari. Questi non portano il marchio della confraternita.
    Spartacus: Si sono uniti alla causa per loro libera scelta, il loro fuoco potrebbe rivelarsi molto più intenso.
    Crisso: O estinguersi alla prima minaccia di temporale...

Episodio 3, Il bene più grande[modifica]

  • Crisso: Sto cercando una donna di nome Nevia, è stata cacciata dalla casa di Batiato prima della sua caduta.
    Schiavo: Batiato? Allora tu sei Spartacus!?
    Crisso: Io sono Crisso. Spartacus è il selvaggio alle mie spalle.
  • Nasir: Lui [Spartacus] dice che la spada si farà più leggera.
    Agron: Privare un uomo della vita è gravoso; un po' meno se è feccia romana.
  • [Sulla presunta morte di Nevia] Ancora una volta gli Dei puniscono i più meritevoli... (Spartacus)
  • Crisso: Come si riesce a sopravvivere, quando la donna che amiamo ci viene strappata per sempre?
    Spartacus: L'uomo che ero non c'è riuscito.
    Crisso: Dentro di me ci sono solo ossa e carne, non c'è più un cuore che batte.
    Spartacus: Il tuo petto sarà presto colmato con il sangue dei romani!
    Crisso: L'oceano non basterebbe a lavare le azioni che ho commesso.
    Spartacus: Quali azioni?
    Crisso: Ho ricercato l'affetto di Nevia del tutto incurante delle possibili conseguenze, di come Lucrezia avrebbe potuto reagire, saputo del mio tradimento. Nevia è stata strappata da questo mondo per colpa dei miei istinti più bassi ed egoisti.
    Spartacus: Nessuno di noi decide chi e quando amare, è l'amore che sceglie le sue vittime.
    Crisso: E le spreme, finché non ne rimane più nulla.
    Spartacus: Una mano vuota se è chiusa diventa un pugno! Quanta gente è costretta a vivere in schiavitù come Nevia un tempo, senza la speranza di un amore o di una carezza! Insieme noi potremo spezzare quei cep...
    Crisso: [Interrompendolo con foga] Tu hai già espresso svariate volte i tuoi pensieri! Lasciami ai miei, ora.
    Spartacus: Era uno spirito radioso, e ciò nonostante è morta schiava. Un fato condiviso dalla mia donna, e non vorrei che altri finissero così perché coloro che potevano cambiare le cose non hanno alzato un dito!
  • Nasir: Una lama nel petto sarebbe meno lancinante.
    Agron: Tutti noi affrontiamo sacrifici. Ora è il suo [Di Crisso] momento.
  • Che cosa dovrei dire? Quali parole potrebbero guidare gli eventi? Quelle pronunciate finora? Parole di speranza, promessa di un futuro migliore... La mia gola a questo punto non ha più voce, è soffocata dal dolore! Un'agonia comune a molti di noi: Spartacus ha perduto sua moglie, e la sua fiamma brucia ancora! Agron un fratello, e la sua fiamma brucia ancora! Abbiamo perso tutto, abbiamo visto coloro che amavamo, i nostri amici, le nostre famiglie, le persone care cadere per mano dei romani, e la nostra fiamma brucia ancora. Uniti potremmo dare vita a una nemesi di fuoco! Marcerò verso il Vesuvio, con Spartacus! (Crisso)
  • Se per noi una singola vita non ha alcun valore, anche la nostra non vale nulla! (Spartacus)
  • Ashur: La tua sposa ti tradiva, Enomao... Con uno dei tuoi fratelli! Due persone che credevi ti amassero...
    Enomao: Che ne sa dell'amore un avvoltoio come te?
    Ashur: Ah... Sa che il suo morso può anche essere fatale!

Episodio 4, A mani vuote[modifica]

  • Lyscus: [Parlando di Nevia] È un peso che aumenta ad ogni passo, sarebbe ora di alleggerire il fardello.
    Spartacus: Ho fatto una promessa a Crisso. Per lui è tutto, sarebbe come strappargli il cuore.
    Lyscus: Crisso è morto! Dobbiamo liberarci della sua donna o subiremo lo stesso destino!
    Spartacus: Raggiungeremo il Vesuvio e ci uniremo ad Agron, tutti insieme. Toccala e i Romani saranno l'ultimo dei tuoi crucci.
  • Ashur: Il loro numero si assottiglia, ma le nostre perdite aumentano.
    Marco: Siamo comunque più numerosi.
    Ashur: Spartacus e i suoi uomini sono gladiatori. Un manipolo dei tuoi scompare davanti a uno solo di loro.
    Marco: I legionari Romani sono addestrati a sfidare la morte, non si possono paragonare a dei comuni schiavi.
    Ashur: Schiavi, certo, ma sono tutt'altro che comuni! Affrontali senza le dovute precauzioni, e i morti aumenteranno.
  • Enomao: Il legame tra fratelli è sempre stato molto profondo tra queste mura.
    Crisso: Enomao! Che ti è successo? Come sei arrivato qui?
    Enomao: Sono stato un folle. E a quanto pare, sono in buona compagnia.
    Crisso: La loro colpa è quella di avermi seguito in un'impresa impossibile. Nevia è viva! L'abbiamo liberata dalle miniere!
    Enomao: L'amore... Dunque sei caduto in disgrazia per amore...?
    Crisso: Il mio cuore batte per lei!
    Enomao: È una femmina. Creature delicate nella migliore delle ipotesi, mosse da desideri sconosciuti agli uomini che ripongono fiducia in loro...
    Crisso: Lei è viva. È questo l'importante.

Episodio 5, Libertus[modifica]

  • Tutti coloro a cui volevo bene sono stati trucidati dai Romani. Quello non è più il mio popolo... In compenso, chiunque mi aiutasse ad ottenere vendetta diventerebbe mio fratello. (Lucio)
  • Spartacus: Lucio ha detto che a Napoli gira voce che siamo stati sconfitti.
    Agron: Che arrivino pure. Si accorgeranno se siamo sconfitti.
    Spartacus: Io non starò qui ad aspettare, non lascerò morire i fratelli nell'arena.
    Agron: Stai pensando di liberarli?
    Mira: Siamo stai decimati, e pochi di noi sanno usare il gladio.
    Spartacus: Questo lo sanno anche Glabro e i suoi... Non si aspetteranno mai un attacco!
    Agron: Ovvio, perché è una follia.
    Spartacus: Chi può conoscere l'arena meglio di noi, che l'abbiamo vissuta?
    Agron: Come pensi di fare?
    Spartacus: Quelle esecuzioni sono un messaggio: che Roma soffocherà qualsiasi tentativo di ribellione. Invieremo un messaggio anche noi, che infiammerà il cuore di chiunque sia tenuto in schiavitù!
  • Non mi affiderò ai presagi, siamo forti e abbiamo un ideale: lo metteremo a frutto. Avrete sentito parlare dei nostri piani: È arrivato il momento di dirlo a voce alta. Abbiamo intenzione di attaccare l'arena di Capua! Lucio Celio conosce il territorio, se tardassimo a tornare vorrei che lui vi mettesse in salvo, lontano dagli artigli di Glabro e delle sue legioni. Ci sono stati morti e feriti, siamo stati divisi, ma abbiamo la libertà, un bene inestimabile, che intendo conquistare anche per i nostri fratelli condannati a morte! E con questo gesto, voglio lanciare un messaggio a coloro che vivono in schiavitù: anche la potente Repubblica sanguina, quando è trafitta! (Spartacus)
  • [Rivolto a una prostituta] Il vino e il ricordo dei tuoi fianchi alleggeriscono il pensiero di domani! (Gannicus)
  • Se qualcuno di voi crede in qualche Dio, adesso è arrivato il momento di mettersi a pregare! (Donar)
  • Spartacus: Vieni dalla casa di Batiato?
    Gannicus: È passata una vita.
    Spartacus: E ora calchi la sabbia per massacrare i tuoi fratelli?
    Gannicus: Sono condannati, avranno una morte dignitosa per mano di un uomo che li porterà nel cuore.
  • [A Crisso] Ora ti porto via di qui, fratello! (Spartacus)
  • [A Mira] Ne ho abbastanza dei giochi: lasciamo quest'arena per sempre! (Spartacus)

Episodio 6, Libertà di scelta[modifica]

  • Spartacus: Guarirà?
    Lucio: Nasir aveva una sola ferita, quest'uomo è già tanto se è vivo...
    Gannicus: Si chiama Enomao ed è un uomo straordinario!
    Lucio: Auguriamoci che gli Dei la pensino come te.
  • Glabro: Perché i tuoi uomini sono così pochi?
    Generale: Molti sono stati richiamati a Napoli; altri, li ha dispersi il vento.
    Glabro: Hanno infranto il giuramento di lealtà a Roma?
    Generale: Il panico attanaglia la regione, e i nostri uomini. Molti credono che Spartacus incarni l'ira degli Dei!
  • Glabro: Ci vorrebbe un intero reparto, formato da uomini come te.
    Ashur: Ce ne sono molti con queste caratteristiche. Sembrano uomini, ma è solo una maschera che copre la loro vera natura di belve. Un reparto simile, sotto la mia guida, sarebbe molto utile in un frangente così difficile.
    Glabro: Il Senato disapproverebbe il reclutamento di tale marmaglia. Così come disapprova molte delle scelte che un uomo ambizioso è costretto a fare...
  • Lucio: Quanti di voi usano arco e frecce?
    Agron: [Con tono ironico] Arco e frecce non sono molto richiesti nell'arena.
    Lucio: Ora però non combattete più sulla sabbia... O sei convinto che le spade crescano sugli alberi?
  • [Rivolta a Lucrezia] C'è stato un momento nel quale l'unico mio desiderio era quello di strangolarti... E oggi è solo il tuo respiro a restituirmi la vita. (Ilizia)
  • Noi siamo gladiatori: meritiamo solamente una morte pari a quelle che abbiamo inflitto. (Gannicus)
  • Mira: Adesso cerchi di sedurre Donar?
    Cedara: Cerco soltanto un mio posto nel mondo.
    Mira: Costruiscilo con le tue mani. Senza allargare le gambe.

Episodio 7, La decisione[modifica]

  • Gannicus: Non ho monete per farti aprire le gambe.
    Prostituta: Potrebbero anche aprirsi spontaneamente.
    Gannicus: Un prodigio che non porterà alcun profitto, a te e al tuo padrone.
  • Ashur: Le tue buone maniere non sono migliorate.
    Gannicus: [Guardando gli amici di Ashur] Oh, neppure le tue compagnie...
    Ashru: Fossi in te sarei più cauto. Questi uomini sono la mano del pretore Gaio Claudio Glabro.
    Gannicus: E tu cosa sei? Il suo uccello o il suo orifizio?
    Ashur: Io sono la sua volontà.
  • [Riferito alla lotta tra Agron e Sedulus] Se si ammazzano tra loro, avremo un motivo per festeggiare! (Crisso)

Episodio 8, La resa dei conti[modifica]

  • Crisso: Sei una buona allieva!
    Nevia: Sono avvantaggiata: il mio maestro è un Dio!
  • Nemetes: Non ho niente da imparare, io so combattere!
    Enomao: Non voglio insegnarti a combattere... Ma a vincere! Così un'altra volta non ti farai mettere in catene dai Romani.
  • Lucio: È questa la nostra causa? Trucidare donne gravide e indifese?
    Spartacus: Glabro non ha avuto pietà con la mia sposa, una donna ben più rispettabile di quella che abbiamo davanti oggi.
  • Crisso: Enomao non è molto contento del tuo ritorno.
    Gannicus: Non mi aspettavo che facesse i salti di gioia.
    Crisso: Né io di poterti rivedere in questa vita. Eppure eccoci qui.
    Gannicus: Vorrei che fosse tutto un po' più semplice.
    Crisso: So che eravate molto legati, ma qualunque sia il motivo del dissidio, passerà presto.
    Gannicus: Farei di tutto per riguadagnare la sua stima.
    Crisso: Catturare la cagna del pretore è un buon inizio! Un'ottima mossa, che darà impulso alla nostra causa.
    Gannicus: Io non credo nella vostra causa.
  • Mira: Ilizia deve essere eliminata, e i ricordi del passato sepolti con lei.
    Spartacus: Far soffrire Glabro così come ho sofferto io è la vendetta che ho sempre agognato, più dell'aria che respiro. Ma infliggergli la mia stessa pena, significherebbe essere diventato uguale a lui... Un uomo che Sura avrebbe disprezzato!
  • Spartacus: Potrai riabbracciare Ilizia, che molto presto ti darà un erede, ma quando guarderai tuo figlio negli occhi, è la mia immagine che vedrai riflessa [Il padre del bambino in realtà è Spartacus, ma Glabro non lo sa]. Rammenterai che io li ho risparmiati entrambi.
    Glabro: Hai proprio ragione, non sei come me. La tua donna era come il cuore che batte nel tuo petto, avresti dato qualunque cosa in cambio della sua vita. Io darei qualunque cosa... per vederti morto.
  • [Rivolto ad Ilizia] Tu sai che significa amare qualcuno? Essere pervasi di luce e speranza? E trovare la stessa speranza, la stessa luce, negli occhi della sola persona che conosce a fondo ciò che racchiude il proprio cuore? Tuo marito mi ha portato via tutto questo. Avevo pensato di fare lo stesso, ma per lui la morte di Spartacus vale più della vita di sua moglie: ucciderti non pareggerebbe i conti, perché lui non ti ama come io ho amato la mia sposa. (Spartacus)

Episodio 9, Mostri[modifica]

  • [A Spartacus] Noi non siamo un pugno, ma dita che si agitano senza avere uno scopo comune! (Crisso)
  • Solleva il cuore sentirci uniti non da un marchio, o da una patria, ma da un ideale! E ciascun uomo e ciascuna donna, abbiano il diritto di nascere, vivere e morire con il dolce sapore della libertà sulle labbra! Però, se vogliamo sconfiggere i Romani, dobbiamo mettere da parte le differenze, e diventare un sol uomo. (Spartacus)
  • Noi siamo due mostri. Insieme arriveremo a fottere gli Dei stessi! (Ilithya)
  • Glabro comanda dalle retrovie: la posizione del vile. Farà avanzare le sue truppe in formazione compatta, per esaltarne la potenza: è la tattica romana. E noi, applicheremo la nostra! (Spartacus)
  • [Parlando dei ribelli fuggiti sul Vesuvio] Lasciamoli pure lassù a cibarsi di bacche e di sassi, fino a quando la fame e la follia non li riporteranno a valle. Quel giorno, li stermineremo! (Glabro)

Episodio 10, L'ira degli Dei[modifica]

  • Spartacus: Questo posto [Il Vesuvio] è una trappola.
    Mira: Troverai il modo di portarci in salvo; è sempre stato così.
    Spartacus: E tu trovi sempre le parole per strapparmi ai pensieri cupi.
  • Nessun uomo sarà mai troppo debole o menomato per combattere, se lo fa per un ideale che vale più della sua stessa vita! (Enomao)
  • Glabro e il suo esercito arriveranno, e quando accadrà... il Vesuvio sarà macchiato per sempre dal sangue della vendetta! (Spartacus)
  • Gannicus: All'inizio ti credevo un irresponsabile. Ora so che se sei vivo è solo grazie alle tue ardite strategie.
    Spartacus: E a una buona dose di fortuna. Ho colto un'opportunità che per altri sarebbe folle. [...] Si avvicina il giorno in cui dovremo affrontare Glabro e le sue truppe sul campo di battaglia.
    Gannicus: [Tendendogli la mano] Se sta arrivando la mia ora, almeno morirò insieme ai miei fratelli.
  • Crisso: Credi davvero che ti lasceremo andare?
    Ashur: Glabro mi sta aspettando. E devo tornare giù, con la risposta.
    Crisso: La tua testa potrebbe servire ugualmente allo scopo.
    Ashur: Spartacus?
    Spartacus: Io penso che non abbia tutti i torti [Ridono tutti]
    Ashur: L'indomito Gallo, simbolo immortale dell'onore dei gladiatori... Che onore c'è nel puntare la lama contro un uomo disarmato?
    Crisso: [Abbassando la spada e rivolto ai suoi compagni] Dategli una spada! [Spartacus lancia la sua ad Ashur] Un tempo sognavi fama e gloria sulla sabbia: questa sarà la tua ultima arena!
    Ashur: Tu sei un grande campione, e io un uomo ferito. Non c'è nessun onore in tutto questo.
    Crisso: Io dell'onore me ne sbatto!
  • [Rivolto a Nevia] Presto saremo ancora insieme, in questa vita o nell'altra. (Crisso)
  • So che la paura vi attanaglia le viscere, e c'è una buona ragione per questo. I Romani sono enormemente più numerosi di noi, ma ancora una volta ci hanno mostrato il loro punto debole, quello di credere che la loro tattica sia l'unica valida. Così come credono che vi sia una sola e unica via per scendere dal Vesuvio! Molto presto impareranno che noi sappiamo aprirci nuove strade e che nulla è impossibile a questo mondo quando il cuore e la mente hanno uno scopo comune! Oggi daremo loro una lezione che non dimenticheranno! Questa notte saremo tutti degli Dei, e i Romani... subiranno la nostra ira! (Spartacus) [Discorso ai ribelli, prima della battaglia finale]
  • Preparatevi: quando daranno il segnale, sarà una carneficina! (Enomao)
  • Tra poco, sarò tra le braccia di Melitta. Noi due ci rivedremo nell'oltretomba, fratello mio! (Enomao) [Rivolto a Gannicus, sul punto di morte]
  • Glabro: Roma invierà altre legioni anche dopo la mia morte, e verrà il giorno in cui tu andrai incontro al destino che meriti!
    Spartacus: Può darsi, ma una cosa è certa... Non sarà oggi! [Gli infila la spada in bocca]
  • Lasciamo che Roma invii le sue legioni. Le affronteremo, e i suoi soldati subiranno la stessa sorte di Glabro! Adesso, diventeremo un vero esercito! (Spartacus)

Stagione 3, La Guerra dei Dannati[modifica]

Episodio 1, Nemici di Roma[modifica]

  • Spartacus: Dov'è Gannicus? Come al solito, manca il suo rapporto.
    Crisso: Sai bene com'è fatto. Ama celebrare dopo una vittoria; spesso per molti giorni.
    Spartacus: La cosa mi vedrebbe favorevole, una volta che ci fossimo liberati di Furio e Cossinio.
    Crisso: I quali hanno dimostrato di essere scaltri. Aspettiamoci qualche mossa ardita.
    Spartacus: Raddoppia le sentinelle sulle colline, non ci coglieranno impreparati.
    Agron: Dai troppo credito a quei porci.
    Spartacus: Sottovalutare l'avversario è una caratteristica dei Romani, non cascarci anche tu.
  • Gannicus: Mi hai convocato?
    Spartacus: Sì, mio malgrado, visto che non hai fatto rapporto come Crisso e Agron... Giorni fa.
    Gannicus: Questioni urgenti hanno assorbito la mia attenzione.
    Spartacus: Cioè donne e vino.
    Gannicus: C'è qualcosa di più urgente?
    Spartacus: Non posso aspettare così a lungo il tuo rapporto dopo una battaglia.
    Gannicus: Ci siamo battuti... Abbiamo vinto... Non credo ci sia altro da aggiungere.
    Spartacus: Finora hai dimostrato di essere una risorsa preziosa. Tuttavia trovo che tu sia sprecato come semplice combattente. Ti spetta un ruolo diverso: assumi il comando accanto a me e a Crisso.
    Gannicus: Ho dedicato la mia vita alla tua causa in onore di Enomao. Può darsi perfino che un giorno la faccia mia, ma io non sono un capo, e non ambisco neanche ad esserlo.
    Spartacus: Molti già ti considerano come tale, e un numero ancora maggiore ti seguirebbe in battaglia.
    Gannicus: Cioè morirebbero per me?
    Spartacus: No, per la causa.
    Gannicus: Non mi piace dominare o essere ritenuto migliore di quanto non sia, come molti tendono a pensare di te.
    Spartacus: Senza ch'io lo voglia.
    Gannicus: Eppure è così. La gente comincia a ritenerti un Dio, sarebbe delusa se scoprisse che sei un semplice mortale.
  • Gannicus: Quando avrai messo in ginocchio la potente Repubblica, contro chi rivolgerai la tua collera? Gli uomini che hanno segnato il tuo destino, gli uomini che ti hanno strappato la tua sposa, non sono più di questo mondo. Anche le mogli sono morte: Lucrezia e Ilizia li hanno seguiti nell'Averno.
    Spartacus: Centomila morti non sarebbero sufficienti per vendicare Sura! [...] Non sono riuscito a salvarla, e adesso combatto perché una vita innocente non sia più così impietosamente stroncata, perché i Romani e la loro crudeltà diventino un lontano ricordo!
    Gannicus: Possa tu trovare pace, inseguendo il tuo scopo. Ora dedichiamoci al vino e alle donne, e lasciamo da parte questi cupi pensieri.
    Spartacus: Apprezzo l'offerta, ma non ti seguo.
    Gannicus: Vuol dire che berrò e fotterò in tuo nome, e al segnale andrò in battaglia, passo dopo passo fino al Senato di Roma, se è lì che la tua pazzia mi condurrà!
  • [Ridendo, dopo aver visto Spartacus lanciare una picca in lontananza e uccidere un soldato] Con la spada siamo uguali, ma con la lancia mi batti, lo riconosco! (Gannicus)
  • Crisso: Abbiamo inflitto loro [Furio e Cossinio] perdite ingenti, eppure sono mesi che non riusciamo a mandare in rotta l'esercito!
    Spartacus: Forse le teste dei comandanti infilzate su un'asta otterranno lo scopo.
    Crisso: Trofei difficili da conquistare...
  • Spartacus: Pochi uomini potrebbero agire furtivamente.
    Gannicus: Pochi contro molti: mi ricorda i vecchi tempi!
  • Nevia: È un piano delirante!
    Crisso: Come tutti quelli sfornati dalla sua [Di Spartacus] mente.
  • Tiberio: Continui a perdere tempo allenandoti con un volgare schiavo.
    Crasso: Anche Spartacus un tempo era ritenuto tale. Useresti questo termine riduttivo anche adesso?
    Tiberio: No, comunque nonostante le sue vittorie è sempre uno schiavo.
    Crasso: È un uomo. Il fatto che è uno schiavo non lo rende né migliore né peggiore.
    Tiberio: Tu lo metteresti sullo stesso livello di un Romano?
    Crasso: Sotto certi aspetti ha dimostrato di essere migliore.
  • Gli Dei hanno ascoltato le mie preghiere: non amo vantarmi delle vittorie facili! (Gannicus)
  • Crisso: Non abbiamo idea di quanti ci aspettino dentro.
    Gannicus: Speriamo che non siano pochi!
    Crisso: Sono circondato da pazzi furiosi, e il bello è che sto diventando come loro!
  • Gannicus: Gli Dei ci sono benevoli.
    Crisso: Spartacus non crede negli Dei.
    Spartacus: Prego che stanotte mi dimostrino che sbaglio!
  • Crasso: Aggrediscimi, come faresti con un avversario nell'arena! Crudelmente, e senza pietà! Abbiamo tutti una lezione da imparare.
    Ilarus: Tu mi chiedi di ucciderti.
    Crasso: Ti ordino di provarci!
  • Il peggior nemico di un uomo è il dubbio. Non voglio averlo accanto, quando affronterò Spartacus. (Crasso)
  • Calcolo e pazienza sono doti essenziali per eccellere. (Crasso)
  • Cossinio: L'errore è stato mio: non ho previsto che avreste attaccato di notte, come dei volgari ladri e tagliagole.
    Spartacus: Un errore che non farai mai più.
    Cossinio: Dimmi le condizioni della resa, e facciamola finita.
    Spartacus: Non ci sono condizioni che un Romano sarebbe capace di onorare! [Detto ciò, lo decapita]
  • Tiberio: Come sapevi che Spartacus li avrebbe attaccati, invece di fuggire lontano, una volta informato del tuo imminente arrivo?
    Crasso: Ne ero certo; è quello che avrei fatto io.
  • Spartacus: Dobbiamo allontanarci prima che arrivi l'esercito di Crasso.
    Gannicus: Lo spavaldo Spartacus che evita un confronto suicida?
    Spartacus: Le nostre unità sono aumentate al di là di ogni previsione. Tuttavia si avvicina l'inverno: dover combattere la fame e il freddo insieme all'esercito di Crasso, ci condurrebbe a una disfatta certa. Dobbiamo cercare riparo e approvvigionamenti, per poterci difendere in caso di attacco fino alla primavera.
    Crisso: Non c'è una fattoria o un complesso agricolo che ci possa contenere tutti.
    Spartacus: No, infatti. Solo una città ci potrebbe accogliere: quindi ne strapperemo una dalla carne viva di Roma, e renderemo più dolorosa la ferita portando morte e distruzione!

Episodio 2, Lupi alle porte[modifica]

  • Agron: Dovremo fidarci di un Romano? [Attius]
    Gannicus: Di romano ha soltanto il nome che porta; porgigli una borsa piena di monete sonanti, e si dirà Trace o Gallo di madre.
  • Tratta un animale con dolcezza e vedrai che esso ti sarà fedele fino all'ultimo; fagli vedere solo la catena, e non devi stupirti se ti azzanna. (Laeta)
  • Crasso: Tu possiedi un nome, ma non i mezzi.
    Cesare: E tu possiedi i mezzi, ma non un nome.
    Crasso: Immagina quali e quanti frutti potrebbero cogliere insieme Marco Crasso e Giulio Cesare se sancissero un'alleanza!
  • Crasso: Per annientare Spartacus ho bisogno di un lupo al mio fianco!
    Cesare: E noi lupi scopriremo le zanne alla luna piena del trionfo, la nostra pelliccia sarà imbrattata di sangue!
  • Nasir: Quella maledetta porta non si apre!
    Crisso: [Riferito a Spartacus e Gannicus] Io so che la apriranno, o moriranno provandoci.
  • [A Laeta] Vedere strappare la vita a chi si ama lacera il cuore, e l'ho dovuto vivere molte volte per colpa dei Romani. Non è di conforto, ma sappi che porterò con me il peso della tua perdita. (Spartacus)
  • Marceremo verso Sud a caccia di Spartacus e dei suoi ribelli: che la nostra ombra ricada su di essi, e che ogni uomo, donna o fanciullo che ne fossero anche solo sfiorati soccombano dinanzi alla potenza e alla grandezza di Roma! (Crasso) [Discorso d'incitamento all'esercito]

Episodio 3, Uomini d'onore[modifica]

  • Quando un uomo è troppo ingordo rischia di rimanere a bocca asciutta. (Gannicus)
  • Eraclio: Tu sei Spartacus?
    Spartacus: È così che mi chiamano.
    Eraclio: Saresti quel pazzo che ha distrutto l'arena di Capua? Che ha sconfitto Glabro sul Vesuvio? Provocato indicibili sofferenze alla Repubblica Romana e al suo popolo?
    Spartacus: Cose che per me sono motivo di vanto.
    Eraclio: Quand'è così, permettimi di chiamarti fratello! Che scorrano fiumi di vino: beviamo alla disfatta del nostro comune nemico!
  • Agron: Di che cosa ci stai minacciando? Di pisciarci addosso dal mare?
    Eraclio: Rimarresti sorpreso dalla gittata del mio piscio, ragazzo!
  • [Parlando di Eraclio] Quest'uomo sfiderebbe Giove stesso a chi ce l'ha più lungo! (Gannicus)
  • Gannicus: Sei sempre stato un cane sciolto. Anch'io ero come te.
    Attius: Tu ne sei la prova, allora. Un pezzo d'argilla può essere modellato e diventare un oggetto di valore.
  • Laeta: Ho già creduto una volta alle tue promesse, e come risultato sono vedova.
    Spartacus: Non mi pento di quello che ho fatto.
    Laeta: Era un uomo retto e onesto, e tu l'hai ingiustamente strappato da questo mondo!
    Spartacus: Non gli attribuire qualità che non meritava.
    Laeta: Se non lo conoscevi nemmeno?!
    Spartacus: Temo neanche tu.
  • Eraclio: Saresti capace di chiedere a Poseidone di mettersi in ginocchio e obbedire ai tuoi ordini.
    Spartacus: Sì, se fosse davanti a me; ma non è così.
  • Gannicus: Non è vino, è piscio fetente quello che ci offre Eraclio!
    Attius: Lo chiamano assenzio. Una volta ne ho mandato giù sei coppe e mi hanno trovato che intrattenevo un'accesa discussione con un gatto immaginario!
    Gannicus: Allora prosciughiamone sette, e approfondiamo la discussione.
  • Eraclio: Ti sei dimostrato uomo di parola, cosa abbastanza rara di questi tempi.
    Spartacus: Ancora più rara se lo fossi anche tu.

Episodio 4, Decimazione[modifica]

  • Gannicus: Se uno dei tuoi schiavi erranti riesce a ucciderti, cosa farà il resto del gregge senza la tua guida?
    Spartacus: Crisso assumerà il comando al mio posto, con l'aiuto e il supporto di voi come consiglieri.
    Crisso: Io prego gli Dei che quel funesto giorno non arrivi mai, fratello. Ma se dipendesse solo da me, non esiterei un momento a muovere contro Crasso.
    Agron: Su questo io concordo con lui.
    Crisso: Siamo combattenti, amiamo il sangue e la battaglia! E invece ci stiamo perdendo in ozi e chiacchiere senza costrutto.
    Spartacus: Dobbiamo attenerci al piano che abbiamo stabilito. Le mura della città sono un rifugio perfetto per noi, le legioni di Crasso in pianura sono meno protette; nel frattempo, moltiplichiamo le braccia che spediranno il nemico fiaccato nell'oltretomba.
  • Un animale non riesce a nascondere la sua vera natura: se messo all'angolo, mostrerà i denti e ti azzannerà! (Crisso)
  • Crasso: La rovinosa ritirata dei tuoi soldati non passerà sotto silenzio così facilmente.
    Tiberio: Ho ordinato loro di tenere la posizione.
    Crasso: Non ti hanno ascoltato perché temevano il nemico più del loro comandante; un nefasto pregiudizio, che è nostro dovere correggere.
    Tiberio: Quale punizione vuoi che infligga?
    Crasso: Devono imparare una lezione: che la morte per mano di Spartacus impallidisce di fronte alla collera della Casa di Crasso!
  • [Entrando in un lupanare] La stalla era più profumata! (Agron)
  • Nevia: Gli dobbiamo molto [A Spartacus], non lo dimentico, però è ora che le nostre strade prendano direzioni diverse!
    Crisso: Penso anch'io che ormai sia tempo di forgiare da soli il nostro destino!

Episodio 5, Fratelli di sangue[modifica]

  • Lugo: Se tu capissi nostra lingua, sapresti che razza di imprecazione lei [Saxa] dice!
    Gannicus: No, preferisco la mia beata ignoranza!
  • Crasso: Spartacus non soccomberà grazie alla forza bruta, che sembra essere la sola arma di Pompeo! È uomo dalla mente acuta, e come tale va affrontato.
    Metello: Ne parli quasi come se lo ammirassi.
    Crasso: Il Trace è di umili origini, eppure oggi il Senato trema a sentire il suo nome: già questo merita tutta la mia ammirazione.
    Metello: La ragione per cui il Senato trema è la rabbia per le tue evidenti lacune.
    Crasso: Sto aspettando l'occasione propizia. Ma se inviare un drappello sui monti di Sinuessa placasse i tuoi timori...
    Metello: Quanti uomini?
    Crasso: Quanti ne hai al tuo seguito?
    Metello: Vorresti ordinare ai miei ciò che tu non sai fare?
    Crasso: Legando così il tuo nome a una gloriosa vittoria, ma se l'idea non ti solletica torna a Roma. E lascia la guerra a coloro che la sanno fare.
  • Crisso: Perché Spartacus ha lasciato la città? [...]
    Agron: Te lo dirà lui stesso, al suo ritorno.
    Crisso: Lo consideravo un guerriero, non un codardo che trama alle spalle dei compagni!
    Agron: Così come tu hai tramato per massacrare i Romani?
    Crisso: Loro sono il nemico, non diverso da quello che in passato ci ha resi schiavi! E che si è preso la vita di tuo fratello, Agron. C'è stato un tempo in cui seguivi il cuore nelle questioni di sangue; che cosa è cambiato?
    Agron: Siamo uomini diversi, oggi.
    Crisso: Non tutti, Agron.
  • Spartacus: Quel grano alimenta le truppe. Farlo sparire equivarrebbe a indebolirle, forzando Crasso a prendere la rotta che vogliamo.
    Gannicus: Bravo, ottima idea!
    Spartacus: Che avresti avuto anche tu, se non fossi sempre ottenebrato dal vino.
    Gannicus: Ognuno fa quel che può per affrontare questa vita giorno dopo giorno...
    Spartacus: Vorrei vedere più passione, più fedeltà alla nostra causa. Se io dovessi cadere...
    Gannicus: Tu sai bene qual è il mio pensiero in merito; non sono un capo.
    Spartacus: Ti sei dimostrato più idoneo di Crisso, quando le strade erano lorde di sangue.
    Gannicus: Se Nevia non me lo avesse impedito, lo avrei sparso anch'io.
    Spartacus: No. Non lo credo.
  • Devo svuotare testa e vescica: il vino mi sta annebbiando il cervello e la lingua! (Eraclio)
  • Crisso: Prendete le armi! Prepararsi ad alzare la porta!
    Agron: Spartacus non ha ordinato di andare all'attacco di Crasso!
    Crisso: Però lui attacca i suoi depositi in Sicilia...
    Nemetes: Lui muove contro Crasso, e tutti noi qui a non fare niente!
    Crisso: Dimostreremo a Crasso che tutto l'oro del mondo non gli eviterà di impregnare la terra con il suo sangue!
    Agron: Tu non sei al comando di questa ribellione!
    Crisso: È tempo che io cominci a farlo.
    Spartacus: Crisso! Che succede? Chi volete attaccare?
    Crisso: I soldati romani sono sulle colline.
    Agron: Ha ordinato di alzare la porta.
    Spartacus: Anch'io pensavo di aprirla.
    Crisso: Alla fine si ricomincia a ragionare!
    Spartacus: Non hai capito. Io non intendo attaccare gli uomini di Crasso; ho deciso che i nostri ospiti romani saranno rimessi in libertà.
    Crisso: Tu hai perduto la ragione!
    Spartacus: Come tu hai perso la voce in qualunque decisione che conti! Se alzerete quella porta prima che io impartisca l'ordine, verrà richiusa per sempre alle vostre spalle.
  • Tu oggi sei una temibile guerriera, Nevia; alza un dito su di me, qualunque sia la ragione, e ti tratterò come tale. (Gannicus)
  • Spartacus: Crisso! Sei arrivato, quando ne avevo più bisogno...
    Crisso: Tu l'hai fatto molte volte per me.

Episodio 6, Bottino di guerra[modifica]

  • Spartacus: Raggiungete tutti la porta Nord! Che i superstiti si mettano in salvo sulla montagna!
    Crisso: Vuoi forse fuggire?
    Spartacus: Voglio che restiamo in vita.
    Crisso: Dobbiamo combattere, e affrontarli faccia a faccia, qui!
    Spartacus: Crasso ci ha colto di sorpresa, non siamo preparati a difenderci.
    Crisso: Anche uscire dalla porta Nord non sarà facile, i Romani ci piomberanno addosso.
    Gannicus: Creerò un diversivo e guadagneremo tempo.
    Spartacus: In che maniera?
    Gannicus: Qualche cosa mi inventerò.
    Spartacus: No. Muovetevi, ora, io trattengo i Romani.
    Gannicus: Comportamento sconsiderato! Tu sei il comandante: la tua caduta sarebbe fatale, la mia morte avrebbe meno conseguenze.
    Spartacus: Gannicus...
    Gannicus: Andate! Io verrò a cercarvi dopo.
    Spartacus: Buona fortuna. Ti aspetteremo quanto più a lungo possibile.
    Donar: [L'unico a rimanere, rivolgendosi a Gannicus] La mia morte avrebbe ancora meno conseguenze della tua...
  • Io e Spartacus siamo nella stessa situazione. Ognuno di noi crede di essere l'eroe, e che l'altro sia il cattivo: sarà la Storia a decidere chi ha ragione e chi ha torto. Fino a quel giorno, tutti e due reciteremo la parte che ci è stata assegnata dal destino. Come meglio possiamo. (Crasso)
  • Tiberio: L'Imperatore sbaglia a metterci sullo stesso piano: non potremmo essere più diversi.
    Cesare: Come un semplice mortale da un dio. Uno dei due assale un pugno di ribelli, e nonostante l'appoggio di una Centuria, si fa disarmare e quasi uccidere; mentre l'altro si avventura tra le fauci della belva senza armi, e riesce a liberare un'intera città con nient'altro che il suo sagace intelletto. Prova a indovinare, quale dei due sei?
  • Avidità è il termine con cui gli invidiosi chiamano l'ambizione. (Crasso)
  • [Vedendo Gannicus tornare all'accampamento, dopo essere riuscito a fuggire dalla città conquistata dai Romani] E pensavo di essere io, l'uomo impossibile da uccidere! (Spartacus)
  • Nulla è impossibile per il più facoltoso cittadino della Repubblica. Crasso aveva pianificato fin dall'inizio di intrappolarci su questa montagna. Marcerà contro di noi con il suo potente esercito, e quando lui arriverà la morte sarà il nostro unico destino. (Spartacus)

Episodio 7, Morte ineluttabile[modifica]

  • Gli Dei ci hanno fatto intravedere la via per l'Olimpo solo per pisciarci in testa dall'alto. (Gannicus)
  • [Incitando i soldati] La neve oggi perderà il suo candore: sarà rossa di sangue romano! O del nostro, versato eroicamente! (Crisso)
  • Agron: Crasso ha fatto erigere una tribuna imperiale come se combattessimo ancora per il suo piacere nell'arena.
    Crisso: Imparerà a sue spese quali prodigi è tuttora capace di compiere un gladiatore!
    Gannicus: Magari fossimo tutti gladiatori...
    Crisso: Li abbiamo addestrati noi, molti sono diventati macchine da guerra.
    Agron: Troppo pochi per fare la differenza contro le forze che ci sovrastano.
    Spartacus: Eppure Crisso sta dicendo la verità; spesso siamo stati capaci di fare l'impossibile, però appellandoci alla tattica, non alla forza bruta. Crasso si è fatto sempre più spavaldo, inebriato dal vantaggio: ha fatto piazzare il praetorium troppo in avanti, è una posizione sbagliata. Vuole godersi la vittoria in prima fila: meriterebbe una nostra visita, per spiegargli il suo errore.
    Agron: Una posizione così avanzata non suggerisce sorveglianza doppia?
    Spartacus: Con l'approssimarsi della bufera il vento aumenta; al calar della notte, attutirà gli altri suoni. La sorpresa compenserà il nostro numero esiguo.
    Crisso: Quanti saremo?
    Spartacus: Un manipolo dei più abili. Dobbiamo colpire come un serpente, veloci e diretti. Se il nostro veleno riesce ad uccidere Crasso, le sue legioni allo sbando si scioglieranno come neve al sole.
    Crisso: Preferisci mandare nell'aldilà un uomo dormiente, quando potrebbe svegliarsi con l'incubo del suo esercito massacrato senza pietà!
    Spartacus: Se ci muoviamo in forze saremmo scoperti e la sorpresa vanificata, lo capirebbe anche un bambino!
    Crisso: Sarei più stupido di un bambino?
    Spartacus: Ho parlato avventatamente, fratello. Abbi fede nella mia tattica: quando Crasso avrà lasciato questo mondo, faremo in modo che anche le sue legioni lo seguano!
  • [Rivolto a Tiberio] Attento a come ti muovi, ragazzo: più di un gigante è stramazzato al suolo, credendosi troppo grosso per cadere. (Cesare)
  • Spartacus: È così che stanno le cose? Dobbiamo continuare ad avventarci l'uno contro l'altro, come quando eravamo schiavi nella casa di Batiato?
    Crisso: Giorni ormai dimenticati, quando tu avevi un animo più ardimentoso. Se avessimo attaccato l'esercito di Crasso, come io avevo proposto...
    Spartacus: Vuoi sapere il risultato? Avremmo compiuto una scelta quantomai incerta, in vista di un fallimento sicuro.
    Crisso: Il terreno non si sarebbe impregnato del sangue di Nevia!
    Spartacus: Del suo e di quello di migliaia d'altri.
    Crisso: Io preferisco combattere! Preferisco abbattere le barricate! Il tuo geniale piano contro Crasso... Stavolta ti ha battuto una mente più contorta della tua. Dovremmo mettere una spada in ogni mano ancora in grado di sollevarla, e piombare sui soldati romani!
    Spartacus: Siamo bloccati da pareti rocciose, non c'è spazio per manovre di accerchiamento: sono superiori numericamente, meglio armati di noi e più disciplinati. Ci sterminerebbero dal primo all'ultimo.
    Crisso: Vedrebbero con quanto eroismo sappiamo andare incontro alla morte! Come quando combattevamo nell'arena!
    Spartacus: Continui a insistere su questo argomento, ma pochi fra noi sono gladiatori, e gli altri non implorano di andare incontro a una morte gloriosa.
    Crisso: No, ma implorano di avere una guida!
    Spartacus: Non sarò io a scegliere di mandare la mia gente nell'oltretomba.
    Crisso: E non sarò io a morire con un gladio romano conficcato nella schiena! Radunerò tutti quelli che la pensano come me, e ci butteremo all'attacco di Crasso!
    Spartacus: Tu obbedirai ai miei ordini!
    Crisso: [Sferrandogli un pugno] Adesso la smetterai di crederti un Dio, sono stufo di obbedire ai tuoi ordini come al verbo di una divinità!
  • Non credo che Gannicus morirà a causa del ghiaccio: il vino che ha in corpo impedirà al sangue di congelare! (Spartacus)
  • Spartacus: Crasso riesce a oscurare tutto quello che fa, celando le sue mosse con l'inganno. Ha infiltrato Cesare fra di noi, ha comprato il favore di Eraclio, ci ha attirati in una trappola dentro la sua tenda: con Crasso niente è mai come sembra!
    Crisso: Deciditi a dire quello che pensi, ne ho abbastanza delle tue chiacchiere!
    Spartacus: La trincea che ha scavato era già sufficiente per bloccare la nostra fuga; perché raddoppiare la barriera costruendo una fortificazione?
    Crisso: Per impedirci di vedere quello che c'è dietro...
    Spartacus: Oppure, quello che non c'è. Pochi uomini, nei punti chiave, danno l'illusione di essere migliaia: un trucco tipico del suo modo di agire!
    Nevia: E se ti sbagliassi?
    Spartacus: In tal caso affronteremo una morte gloriosa. Non moriremmo con un gladio romano conficcato nella schiena!
  • Crisso: La tua intuizione era giusta, non sono che poche centinaia.
    Spartacus: Scaldiamo la notte col loro sangue!
  • Onoreremo i nostri caduti con le future vittorie, e con il sangue di Marco Licinio Crasso! (Spartacus)

Episodio 8, Strade diverse[modifica]

  • Spartacus: Dobbiamo essere pronti a partire senza preavviso; abbassare la guardia sarebbe un errore.
    Crisso: Non mi piace fuggire come una lepre che paventa l'arrivo del cacciatore.
    Spartacus: Neppure a me, tuttavia è necessario mantenere il vantaggio su Crasso.
    Agron: Parole sagge, anche se preferirei mozzare qualche testa.
    Spartacus: La mozzeranno a noi, se abbandoniamo la cautela.
    Crasso: Un tempo Spartacus non avrebbe mai parlato così...
    Spartacus: Oggi il mio pensiero è rivolto anche ai più deboli tra di noi.
    Crisso: I quali si riempiono la pancia come coloro che impugnano la spada!
    [...]
    Crisso: Non potremo fuggire per sempre. Un giorno, molto presto, dovremo rialzare la testa e combattere.
    Agron: Sai che è la scelta giusta.
    Crisso: Io so che non esistono certezze, in tempo di guerra.
  • Spartacus: Alle prime luci dell'alba, marceremo verso Nord. Andremo in direzione delle Alpi.
    Crisso: Hai intenzione di accamparti sulle montagne?
    Spartacus: No. Voglio valicarle, e una volta di là ognuno andrà per la sua strada.
    Crisso: Hai perso completamente la ragione?
    Spartacus: Migliaia di schiavi che si disperdono oltre i confini della Repubblica neppure Crasso ha le risorse per rintracciarli, se disseminati in terra straniera.
    Crisso: Tutto ciò che abbiamo fatto, e che abbiamo perduto, tutto vanificato se adesso ci diamo alla fuga!
    Spartacus: Se restiamo, Crasso attaccherà di nuovo...
    Agron: Ci difenderemo! Lo abbiamo già battuto.
    Spartacus: Potremo batterlo di nuovo, ma quale sarà il costo? Quanti di noi ancora dovranno cadere? Quante donne che non sanno usare le armi? Quante creature innocenti? Io voglio che siano liberi, lontani dall'ombra crudele della Repubblica.
    Crisso: E allora trafiggiamola al cuore! Dissolviamo per sempre la sua ombra! L'esercito di Crasso preme da Sud; se pieghiamo a Occidente, giungeremo alla porte di Roma molto prima che le sue legioni siano in grado di difenderla!
    Spartacus: Vorresti attaccare Roma?
    Crisso: Voglio vederla tremare, come quando l'uomo che eri un tempo decretò la fine della casa di Batiato. Sai perfettamente che siamo in grado di farlo. Quanti romani abbiamo strappato a questo mondo? La Repubblica trema al nome di Spartacus e del suo esercito di schiavi ribelli.
    Spartacus: Abbiamo mordicchiato le zampe della bestia, ma azzannarla alla gola... Io temo inevitabili rappresaglie.
    Crisso: Il Portatore della pioggia? Colui che ha sconfitto l'Ombra della morte ha paura?
    Spartacus: No, per me stesso no, la mia angoscia è aumentata assieme al nostro numero.
    Crisso: Io sono stanco di fuggire.
    Spartacus: E dunque fermati, c'è Nevia al tuo fianco.
    Crisso: La mia donna non vuole abbandonare la causa, e io con lei. Combatteremo finché Roma non sarà ai nostri piedi!
    Spartacus: Vuoi condurre tutti verso una morte certa?
    Crisso: No, verso la libertà. La vera libertà. Credi davvero che Crasso si fermerebbe davanti alle montagne? Che la Repubblica lascerà che sfuggiamo ai suoi artigli? Abbiamo svelato le loro debolezze; abbiamo dato prova che una mano tremante può divenire un pugno; abbiamo osato sfidare l'idea che uno schiavo debba stare al suo posto e accettare il bastone e la catena perché così è sempre stato; abbiamo edificato la Repubblica, con le nostre mani, con il nostro sangue e con le nostre vite! E allo stesso modo, possiamo farla crollare. Fosti proprio tu ad aprire i miei occhi, Spartacus, e non accetto che tu adesso mi chieda di chiuderli.
    Spartacus: Un tempo era tutto più facile, quando era l'odio a legarci.
    Crisso: Quei giorni sono lontani, ormai. Con o senza di te, io marcerò alla volta di Roma, con tutti coloro che nutrono uguale desiderio di vendetta.
    Spartacus: Ci siamo battuti per poter forgiare il nostro destino; non ti posso impedire di scegliere la tua strada.
    Crisso: Alle prime luci dell'alba, le nostre strade si separeranno.
  • Nasir: Non bevi insieme a me?
    Agron: Voglio essere lucido: Crisso all'alba marcerà verso Roma.
    Nasir: Mi sono scontrato spesso con il Gallo, ma il suo fetore mi mancherà.
    Agron: Non posso dire altrettanto.
    Nasir: Lo odi ancora?
    Agron: Non sentirò la sua mancanza, perché ho deciso di partire con lui.
    Nasir: E così lasci Spartacus per marciare con Crisso.
    Agron: Spartacus sarà sempre un fratello, anche se la pensiamo diversamente. Non c'è nulla per me al di là delle Alpi: non sono un pastore, e non so coltivare. Sangue e battaglia, non conosco altro!
    Nasir: Dunque è deciso: marceremo verso Roma con Crisso.
    Agron: Quello che hai appena detto allieta lo spirito, ma ti chiedo di restare con Spartacus.
    Nasir: Ma il mio posto è vicino a te, Agron.
    Agron: Non questa volta.
    Nasir: Avevi giurato che neppure gli Dei ti avrebbero strappato da me, e invece adesso mi getti da parte?
    Agron: Il mio cuore non palpiterà mai per altri, ma smetterebbe di battere se io ti mandassi nell'Oltretomba.
    Nasir: Io sono un guerriero!
    Agron: Del quale io sono estremamente orgoglioso! Tu devi restare qui e aiutare Spartacus a condurre i più deboli verso una vita libera.
    Nasir: Non chiedermi di separarmi da te...
    Agron: Io ti sto chiedendo solamente di continuare a vivere, e di godere di ciò che il Fato ti offrirà nel tempo che ti resta.
  • Spartacus: Crisso, ti devo parlare.
    Nevia: Sarà come parlare a un sasso, se vuoi fargli cambiare idea.
    Spartacus: Volevo soltanto brindare con un uomo di valore.
    Crisso: Qualità non sempre riconosciuta.
    Spartacus: Né posseduta da tutti.
    Crisso: Da noi due sicuramente sì.
    Spartacus: Spesso sono stato molto testardo.
    Crisso: Una caratteristica che abbiamo in comune, del resto.
    Spartacus: È sorprendente, che non ci siamo ancora scannati. Magari potessimo tornare indietro: faremmo ancora meglio.
    Crisso: Io non farei nulla di diverso. Abbiamo compiuto l'impossibile: abbiamo mandato in rovina la casa di Batiato, abbiamo ridotto in cenere l'arena di Capua, sconfitto Glabro e le tante legioni romane che sono seguite, sanato il cuore strappato dal petto. Se non avessi avuto il conforto di una femmina, forse il nostro cammino sarebbe stato meno glorioso.
    Spartacus: Batiato un giorno lontano mi disse che bisogna accettare il proprio destino, oppure...
    Crisso: ...oppure esserne annientati. Quel cane rognoso lo diceva a tutti.
    Spartacus: Io mi auguro che tu ottenga ciò che desideri e spero che un giorno ci si possa rincontrare in questa vita.
  • Spartacus: Sei proprio sicuro?
    Agron: Non sempre ho creduto nelle tue strategie.
    Spartacus: Me ne sono accorto, e ti ringrazio di aver eseguito gli ordini, anche quando non ci credevi.
    Agron: Io credevo nell'uomo. E lo farò sempre.
    Spartacus: Ti auguro di trovare quello che cerchi.
    Agron: Anch'io spero che tu trovi conforto in mezzo alle avversità. Te lo meriteresti, fratello.
  • Spartacus: Sei una donna romana, il mio cuore non sarà mai tuo.
    Laeta: Non è il tuo cuore quello che desidero questa notte!
  • Gannicus: Mi sembra ieri: tu eri il tipico Gallo che fremeva, ansioso di provare il suo valore nell'arena, e oggi ti seguono a migliaia per sferrare un attacco a Roma.
    Crisso: La considererei come una benedizione di Giove se anche tu ti unissi a noi.
    Gannicus: [Indicando Sibilla] Il mio destino mi porta verso altri lidi.
    Crisso: Non c'è una ragione più valida per ritirarsi da una battaglia.
  • Crisso: Spartacus! Quando ci battevamo per la casa di Batiato, ti dissi che avremmo potuto essere fratelli, in un'altra vita.
    Spartacus: Ma non in questa.
    Crisso: Ebbene, mi sbagliavo: per me sarai sempre un fratello.
    Spartacus: E tu lo sarai per me.
  • Crisso: [Discorso d'incitamento ai soldati] Roma è dinanzi a noi, a un passo dai nostri artigli! È difesa solo da un'unica legione, guidata da quell'asino incapace di Arrius: è tutto ciò che si frappone fra noi e una vittoria gloriosa destinata a divenire leggenda! Tanti e tanti anni fa, quando ero un gladiatore di proprietà della casa di Batiato, il mio maestro, Enomao, pose una domanda alle reclute che si battevano in cerca di gloria calcando la sabbia dell'arena. Chiese: che cosa c'è sotto i vostri piedi?
    Agron: Terra sacra! Imbevuta di lacrime di sangue!
    Crisso: E in questo giorno dovrà essere Roma a stillare sangue e lacrime! Siete pronti a combattere? Siete pronti a combattere? Siamo pronti a combattere!

Episodio 9, Morti e morituri[modifica]

  • Spartacus: [Riferendosi ai soldati romani] Disarmateli, legateli e che si preparino a marciare.
    Gannicus: Vuoi mantenerli in vita?
    Spartacus: Voglio che rendano onore alle spoglie di un eroe [Crisso], prima di raggiungerlo nell'aldilà.
  • Nevia: Ho già visto questa spada tra le mani di Crisso, quando quel ragazzo sul campo di battaglia...
    Spartacus: Si chiama Tiberio, è il degno figlio di Marco Licinio Crasso; è nostro prigioniero insieme a un manipolo dei suoi.
    Nevia: Devo ucciderlo con le mie mani.
    Spartacus: È la ragione per cui è ancora in vita. Costruiremo una pira: qui vicino c'è un anfiteatro, faremo finta che sia un'arena. Saremo i solenni testimoni del cozzare di spade e scudi, e tributeremo gli onori all'indomito Gallo: così lo ricordo, e sempre lo ricorderò.
    Nevia: C'è stato un momento, non molto tempo fa, in cui ti ha avversato. E io per prima lo istigavo...
    Spartacus: Il passato è raramente come lo volevamo; il futuro è un salto nel buio. Abbraccia il presente, e cancella ogni zavorra dai tuoi pensieri!
    Nevia: Organizzeremo i giochi: ogni minima goccia di sangue romano sarà versata in onore di quegli eroi che ci sono stati strappati!
  • Cesare: Questo lo conosco! Agron, viene dalle terre a Oriente del Reno.
    Crasso: Animali spietati, incapaci di lealtà persino fra loro.
    Cesare: Sì, ma lui è diverso. Ex gladiatore, aveva una posizione di rilievo accanto a Spartacus: solo il Celta Gannicus e il Gallo Crisso gli stavano alla pari.
    Crasso: Ha detto qualcosa?
    Soldato: Soltanto imprecazioni, Imperatore.
    Agron: E non hai ancora sentito niente, fottuta cloaca!
    Cesare: Più morto che vivo, e ha ancora la forza e il fiato di lanciare insulti! Non mi dispiacerebbe possedere un gladiatore di tale tempra e indirizzare la sua grinta verso più possenti obiettivi!
    Crasso: Così come a me piacerebbe ammorbidirlo: inchiodatelo a una croce. Che serva da monito a tutti coloro che si rifiutano di collaborare!
  • [Introduzione ai giochi] È passata una vita da quando ero un gladiatore; un titolo e un ruolo che non ho mai desiderato. I Romani mi hanno obbligato con la forza, e con me molti miei fratelli. Questa sera siamo qui per rendere loro il favore! Faremo vedere al figlio di Marco Crasso e ai suoi soldati che cosa abbiamo imparato sotto il tallone della loro onnipotente Repubblica, e contemporaneamente renderemo onore ai morti, sacrificando sangue romano! (Spartacus)
  • Se un solo Romano non ha il fegato di affrontarmi, mandatemene due! (Spartacus)
  • Sibilla: Non avevo mai assistito ai giochi, prima...
    Gannicus: Una pallida imitazione di quei giorni gloriosi.
    Sibilla: Da come parli, sembra che tu ne abbia nostalgia.
    Gannicus: Nostalgia della frusta e dei ceppi, no. Ma primeggiare sulla sabbia dell'arena, avere l'esatta percezione di chi sei e di quello che va fatto... Chiunque l'abbia provato ne sente la mancanza.
  • Spartacus: Ci vuole ancora sangue, per onorare il mio amato fratello Crisso e tutti gli eroi che lo hanno preceduto nell'aldilà! Gannicus, prendi posizione.
    Gannicus: È evidente che due Romani sono un cimento inadeguato: mandatene tre, affinché il mio tributo di sangue sia più generoso!
  • Laeta: Gannicus cerca di superarti.
    Spartacus: È l'obiettivo di ogni gladiatore: solo così si sopravvive nell'arena. Gannicus è stato l'unico fra noi, a riuscire a guadagnarsi la libertà!
    Laeta: Se è libero, perché combatte con gli schiavi contro la Repubblica?
    Spartacus: Si è legato alla causa in onore di un compagno caduto, un uomo [Enomao] che ci è stato maestro nella lotta e nello stringere fra noi un vincolo indissolubile.
  • Spartacus: Ti senti pronta per l'incontro finale?
    Nevia: Crisso un giorno si vantò con me di essere un grande gladiatore. Era la prima volta che scambiavamo due parole. Gli risposi che odiavo i combattimenti; oggi sono la cosa per cui vivo.
  • [La folla inneggia il nome di Crisso] Si squarcino i Cieli al suono del suo nome! Che esso raggiunga Crasso e Pompeo, come un rombo di tuono foriero di una tempesta di sangue! Tutti quelli che sono in grado, combatteranno un'ultima battaglia contro Roma! Io vi faccio una promessa: vivremo da uomini liberi, o raggiungeremo i nostri fratelli nell'aldilà! (Spartacus)

Episodio 10, Vittoria[modifica]

  • [A Spartacus] Mi hai stupito molte volte con le tattiche partorite dalla tua mente delirante, ma quest'ultima le batte tutte! (Gannicus)
  • Gannicus: Agron è più morto che vivo, eppure darebbe la vita per la tua causa.
    Spartacus: La mia causa? Non la consideri ancora tua, dunque?
    Gannicus: Non voglio finire inchiodato a una croce; non sono il martire che dà la propria vita affinché altri possano vivere.
  • [A Sibilla] Un giorno mi dicesti che gli Dei mi avevano inviato per salvarti. Ti sbagliavi: è te che hanno inviato, e io ero quello da salvare. (Gannicus)
  • [A Laeta] Non devi rischiare la tua vita, nella speranza che io non perda la mia. (Spartacus)
  • Spartacus: Sai qual è il tuo compito?
    Agron: Oggi come non mai. Io e Nasir non marceremo con gli altri verso le montagne.
    Spartacus: Abbiamo già affrontato questo argomento. Non puoi combattere...
    Agron: Non puoi chiedermi di sottrarmi alla battaglia.
    Spartacus: Ho dovuto assistere alla caduta di molti miei fratelli. Tu sei l'ultimo rimasto; tu, che eri con me quando annientammo la casa di Batiato, mi onori, restando ancora al mio fianco nel conflitto finale!
  • Amici miei, è giunto il tempo di separarci. Voi tutti sarete nei nostri pensieri, quando affronteremo le legioni di Crasso. Molti di noi cadranno. Non esiste tattica o strategia che possa alterare un fato ineluttabile, ma ricordate che il nostro sangue darà a tutti voi l'opportunità di raggiungere le montagne, al riparo dalle fauci di Roma, che ci hanno inflitto soltanto dolore e morte! Separiamoci... E siate liberi! (Spartacus)
  • Crasso: È cosa assodata che non sei nelle condizioni di vincere questo conflitto.
    Spartacus: Non sei il primo a crederlo: dicevano la stessa cosa anche gli altri Romani che ho mandato nell'aldilà.
    Crasso: Mio figlio con loro...
    Spartacus: Imperatore, perdonami se non provo alcun rammarico per la morte del soldato che ha tolto la vita a Crisso.
    Crasso: Il Gallo è caduto sul campo di battaglia, onore che è stato negato a Tiberio!
    Spartacus: Non ho dato io l'ordine di ucciderlo, ma la donna era stata colpita duramente dal tuo erede: il suo cuore chiedeva vendetta.
    Crasso: Mentre il mio sanguina nel ricordo di mio figlio, e il tuo nel ricordo di una sposa che ti è stata strappata...
    Spartacus: Le nostre perdite non sono minimamente equiparabili: tuo figlio combatteva per la Repubblica, quella stessa Repubblica che ha strappato la mia sposa innocente alla sua terra, condannandola a schiavitù e morte!
    Crasso: E ora a migliaia la seguiranno, in virtù del tuo folle piano.
    Spartacus: Qualunque sia il loro destino, sarà frutto di una libera scelta. Noi decidiamo del nostro fato, non tu, o le legioni romane. E neppure i vostri Dei.
    Crasso: Scegliete solo il tempo e il luogo della vostra disfatta.
    Spartacus: Molto meglio morire in battaglia, che vivere con la catena al collo!
    Crasso: E questo lenirebbe il dolore della ferita? Se il portatore della pioggia compisse il prodigio, e sconfiggesse Crasso e le sue legioni, lascerebbe in pace la Repubblica, pago di aver reso giustizia agli schiavi che sono morti per mano dei Romani?
    Spartacus: Non esiste la giustizia; non in questo mondo.
    Crasso: Dopotutto, su una cosa siamo d'accordo.
    [Si stringono la mano]
    Spartacus: La prossima volta, sappi che ti ucciderò.
    Crasso: No, diciamo che ci proverai.
    Spartacus: Non è questo che fanno gli uomini liberi?
  • Spartacus: Non credi che si possa sconfiggere Crasso?
    Gannicus: Uno dei tuoi molti talenti è realizzare l'impossibile. Punterei senza dubbio nella battaglia finale, tuttavia i pronostici non ti favoriscono.
    Spartacus: No, sono d'accordo.
    Gannicus: Una coppa potrebbe sollevarci lo spirito, ma ultimamente cerco di evitare.
    Spartacus: Evento degno di grande nota! Anch'io avevo placato il mio temperamento, quando conobbi i turbamenti del cuore.
    Gannicus: Stai parlando di tua moglie Sura?
    Spartacus: La prima volta che dormii con lei, mi disse di come gli Dei le inviassero oracoli attraverso i sogni: le avevano predetto che io non avrei mai amato altre donne.
    Gannicus: E la profezia si è avverata?
    Spartacus: Ho trovato conforto a tratti. Tuttavia c'è un vuoto che mai potrà essere colmato; un baratro che si trova dove un tempo batteva il cuore, quando Sura era vicino a me. Un giorno mi chiedesti di definire la vittoria: ero certo che fosse la morte dei Romani.
    Gannicus: La pensi diversamente oggi?
    Spartacus: Solo la vita può essere una vittoria! Non la morte dei romani, la nostra o quella di chi si batte con noi, ma la vita di Sibilla, di Laeta, della madre e di suo figlio, dei deboli! Tutti loro sono Sura, e io desidero che vivano!
    Gannicus: Causa che persino io condivido.
    Spartacus: Se vogliamo dare agli altri una speranza contro Crasso, non basta che tu la condivida: devi avere un ruolo.
    Gannicus: Vecchia questione, Spartacus...
    Spartacus: Che ora o mai più va appianata. Non posso farcela se tu non assumi un ruolo adeguato... Che nessuno qui merita più di te!
    Gannicus: Che cosa vuoi che faccia?
    Spartacus: L'impossibile.
  • [Discorso di incitamento all'esercito] Presto Crasso impartirà l'ordine, e affronteremo le sue legioni sul campo di battaglia! Ci troviamo di fronte a una grande potenza: la Repubblica che allarga la sua ombra sulla vita di ogni uomo, di ogni donna e di ogni bambino, condannandoli alle tenebre della schiavitù; costretti a sudare, e a soffrire, solo perché i ricchi e i potenti possano accrescere le proprie fortune ben oltre i propri bisogni! È tempo che imparino che tutti gli esseri umani hanno il medesimo valore! E coloro che pensano di poter calpestare il diritto di scelta di altri uomini, verranno travolti dal grido della libertà! (Spartacus)
  • Crasso: Se solo tu fossi nato Romano... Ti avrei voluto al mio fianco!
    Spartacus: Io ringrazio il mio destino di avermelo risparmiato.
  • Le leggende sono le ossa e la carne dei sogni: imputridiscono al sole della realtà. (Crasso)
  • Cesare: Perché parli sempre e solo di futuro?
    Crasso: Il passato non si può cambiare, e il presente non è altro che vuoto e rimpianto: è solo nei giorni a venire che l'uomo può cercare consolazione.
  • Non versate lacrime: non esiste vittoria più gloriosa che abbandonare questo mondo da uomo libero! (Spartacus)
  • Verrà il giorno in cui Roma si perderà nell'oblio, mentre tu vivrai per sempre nel cuore di coloro che lottano per la libertà! (Agron)

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