Stephen Fry

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Stephen Fry

Stephen John Fry (1957 – vivente), comico, attore, scrittore e regista britannico.

Citazioni di Stephen Fry[modifica]

  • Il mio corpo, quando è in movimento, sembra per suono e proporzioni una cisterna di yogurt; la capacità di concentrazione – l'unico talento naturale, a parte l'egocentrismo, necessario a un poeta – si è appannata.[1]
  • I miei matrimoni sono andati in fumo e, professionalmente, sono considerato un buffone.[1]
  • Mi chiamano il Poeta di Destra. Solo perché non aderisco a tutte le piagnucolose ortodossie della mafia accademica... Che vadano a farsi fottere, e poi ancora a farsi fottere. Non ce n'é bisogno: ci sono già andati.[1]
  • Muovermi da sedia a sedia, da una macchina del caffè ad un'altra è il limite della mia azione in molti film.
Moving from chair to chair, from coffee machine to coffee machine is the limit of my action in most films.[2]
  • [Su V per Vendetta] Vi ricordate, negli anni settanta, quel meraviglioso filone di pellicole distopiche, come Zardoz, 2022: i sopravvissuti, 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra? E, naturalmente, La fuga di Logan, su cui Joel [Silver] sta lavorando al momento [per un rifacimento]. Credo fosse perché c'era una grande attenzione al tema del rapporto tra individuo e Stato. Negli anni ottanta sembrò che questo tema finisse per interessare meno alla gente. Ma ecco che all'improvviso tutti ne parlano di nuovo ed è davvero meraviglioso che la gente, uscendo dalla sala dopo un popcorn movie come questo, si ritrovi a parlare davvero. Non in un modo pomposo o intellettuale ma in modo genuino, parlando di come vanno le cose nel loro paese e di come vanno le cose con lo Stato. Il Patriot Act, per esempio, è ormai legge in America e anche a noi sta andando un po' in quel modo. Il film non affronta direttamente questi temi, ovviamente, ma solleva delle domande, una delle cose migliori che il cinema possa fare, e se è possibile farlo in una forma così avvincente, allora tanto meglio.
Do you remember in the 70s there was a wonderful strand of dystopic films, like Zardoz, Soylent Green, The Omega Man and, of course, Logan's Run, which Joel [Silver] is developing at the moment. I guess it was because there was a big issue about the individual and the state. In the 80s it seemed to be less interesting to people. But suddenly it's something that everyone's talking about again and it's rather wonderful that a popcorn movie like this also has people coming out of screenings really talking about things. Not in a pompous, intellectual way but genuinely talking about the way their country is going, and the way the state is going. The Patriot Act has finally gone into law in America, for instance, and we have our own issues like that. The film doesn't directly address these issues, of course, but it raises the questions, which is one of the best things that film can do, and if it can do it in a form that's wholly entertaining, then so much the better.[2]

L'ippopotamo[modifica]

Incipit[modifica]

Il fatto è che mi hanno appena cacciato dal giornale: la piccola follia di aver urlato qualche insulto dal palco a una prima.
«La critica teatrale dovrebbe essere un giudizio meditato nella tranquillità», mi ha gridato in falsetto quello stronzo mal cagato del direttore, ancora scosso dall'ondata di gridolini e piagnistei scatenata via fax e telefono da attori, registi, produttori e (ci credereste) colleghi recensori supponenti e vigliaccamente saputelli. «Sai bene che difendo sempre i miei collaboratori. Sai anche che rispetto il tuo lavoro.»

Citazioni[modifica]

  • Per un uomo è già abbastanza duro scoprire, invecchiando, che i rappresentanti delle generazioni seguenti sono più zozzi, e promiscui, meno disciplinati, ignoranti come maiali e stupidi come la merda. (p. 17)
  • Le donne sopportano il sesso, considerandolo il prezzo che sono costrette a pagare per avere un uomo, per far parte di quella che chiamano una «relazione», ma potrebbero tranquillamente farne a meno. (p. 24)
  • Il desiderio è una forma di possesso. Desiderare una donna significa volerla ridurre al livello di un animale o di un oggetto. (p. 25)
  • Sono sempre stato convinto che il mondo venerasse i poeti e che un giorno le guerre sarebbero finite e che i divi della televisione sarebbero stati spazzati via da un'epidemia mortale. (p. 33)
  • Una mente offesa si crea delle immagini realistiche per mediare tra i propri desideri e una realtà sconfortante. Su una scala più vasta, la società fa lo stesso con l'industria televisiva e cinematografica. (p. 88)
  • La poesia era corta, il che è bene. Era dolce, il che è bene, Aveva una forma, il che è bene. Era brutta, il che è male. Era intitolata, L'uomo verde, il che è imperdonabile. (p. 97)
  • Non ti sembrerà vero ma mi sono perso tutte le presentazioni dei libri di Ned Sherrin. Per quanto sembri contrario a tutte le leggi della probabilità, ci sono riuscito. Forse grazie a un rigoroso allenamento e a una forte autodisciplina. Vedi, il guaio è che se ci caschi una volta, non puoi più rinunciare ad andarci ancora e, prima ancora di riuscire ad accorgertene, ci vai una volta alla settimana. Credo che l'unica soluzione alternativa sia che Ned Sherrin smetta di scrivere, ma quello sarebbe un po' come barare, non credi? (pp. 105-106)
  • Il guaio degli ebrei è che non hanno alcun senso della natura. Tutti città e affari. (p. 148)

Note[modifica]

  1. a b c Citato in sovracoperta de L'ippopotamo, 1995.
  2. a b (EN) Dall'intervista di Rob Carnevale, BBC.co.uk, 17 marzo 2006.

Bibliografia[modifica]

  • Stephen Fry, L'ippopotamo (The Hippopotamus), traduzione di Paolo Canton, Baldini e Castoldi, Milano, 1995.

Film[modifica]

Altri progetti[modifica]