Torquato Tasso

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Torquato Tasso
Torquato Tasso

Torquato Tasso (1544 – 1595), poeta italiano.

  • È la bellezza un raggio | di chiarissima luce | che non si può ridir quanto riluce | né pur quel ch'ella sia. | Chi dipinger desìa | il bel con sue parole e i suoi colori, | se può dipinga il sol. (da È la bellezza un raggio, nelle Rime)
  • La musica è una delle vie per la quale l'anima ritorna al cielo. (citato in Salvino Chiereghin, Musica, divina armonia, SEI, Torino, 1953)
  • Ma nulla fa chi troppe cose pensa. (da Aminta)
  • Nessuno merita il nome di Creatore, tranne Dio e il poeta.  Se sai qual è la fonte di questa citazione, inseriscila, grazie. citazione necessaria

Indice

[modifica] Gerusalemme liberata

[modifica] Incipit

Canto l'arme pietose e 'l capitano
che 'l gran sepolcro liberò di Cristo.
Molto egli oprò co 'l senno e con la mano,
molto soffrì nel glorioso acquisto;
e in van l'Inferno vi s'oppose, e in vano
s'armò d'Asia e di Libia il popol misto.
Il ciel gli diè favore, e sotto ai santi
segni ridusse i suoi compagni erranti

[modifica] Citazioni

  • Ben gioco è di fortuna audace e stolto | por contra il poco e incerto il certo e 'l molto. (II, 67)
  • Ché fortuna qua già varia a vicenda | mandandoci venture or triste or buone, | ed a i voli troppo alti e repentini | sogliono i precipizi esser vicini. (II, 70)
  • [...] (ahi, cieca umana mente, | come i giudizi tuoi son vani e torti!) (IV, 21)
  • Ahi crudo Amor, ch'ugualmente n'ancide | l'assenzio e 'l mèl che tu fra noi dispensi, | e d'ogni tempo egualmente mortali | vengon da te le medicine e i mali! (IV, 92)
  • Ché nel mondo mutabile e leggiero | costanza è spesso il variar pensiero. (V, 3)
  • Così conclude, e con sì adorno inganno | cerca di ricoprir la mente accesa | sotto altro zelo; e gli altri anco d'onore | fingon desio quel ch'è desio d'amore. (V, 7)
  • Tosto s'opprime chi di sonno è carco, | ché dal sonno a la morte è un picciol varco. (IX, 18)
  • Però che quello, o figli, è vile onore | cui non adorni alcun passato orrore. (IX, 28)
  • Ma non perciò nel disdegnoso petto | d'Argante vien l'ardire o 'l furor manco, | benché suo foco in lui non spiri Aletto, | né flagello infernal gli sferzi il fianco. | Rota il ferro crudel ove è più stretto | e più calcato insieme il popol franco; | miete i vili e i potenti, e i più sublimi | e i più superbi capi adegua a gli imi. (IX, 67)
  • L'asta, ch'offesa or porta ed or vendetta, | per lo noto sentier vola e rivola, | ma già colui non fère ove è diretta, | ch'egli si piega e 'l capo al colpo invola; | coglie il fedel Sigiero, il qual ricetta | profondamente il ferro entro la gola, | né gli rincresce, del suo caro duce | morendo in vece, abbandonar la luce. (XI, 80)
  • Degne d'un chiaro sol, degne d'un pieno | teatro, opre sarian sì memorande. | Notte, che nel profondo oscuro seno | chiudesti e ne l'oblio fatto sì grande, | piacciati ch'io ne 'l tragga e 'n bel sereno | a le future età lo spieghi e mande. | Viva la fama loro; e tra lor gloria | splenda del fosco tuo l'alta memoria. (XII, 54)
  • Oh nostra folle | mente ch'ogn'aura di fortuna estolle! (XII, 58)
  • Qual in membro gentil piaga mortale | tocca s'inaspra e in lei cresce il dolore, | tal da i dolci conforti in sì gran male | più inacerbisce medicato il core. (XII, 85)
  • Oh vani giuramenti! ecco contrari | seguir tosto gli effetti a l'alta speme, | e cader questi in tenzon pari estinto | sotto colui ch'ei fa già preso e vinto. (XII, 105)
  • Muiono le città, muoiono i regni, | copre i fasti e le pompe arena ed erba, | e l'uom d'esser mortal par che si sdegni: | oh nostra mente cupida e superba! (XV, 20)
  • Combatta qui chi di campar desia: | la via d'onor de la salute è via. (XX, 110)
  • Conosco l'arti del fellone ignote, | ma ben può nulla chi morir non pote. (XX, 131)
  • – Ecco l'ancilla tua; d'essa a tuo senno | dispon, – gli disse – e le fia legge il cenno. – (XX, 136)
  • E quel che 'l bello e 'l caro accresce a l'opre, | l'arte, che tutto fa, nulla si scopre. (XVI, 9)
  • Cogliam' la rosa in sul mattino adorno | Di questo dì che tosto il seren perde. (XVI, 15)
  • A re malvagio, consiglier peggior.
  • Difesa miglior ch'usbergo e scudo | è la santa innocenza al petto ignudo.
  • È 'l sonno, ozio de l'alme, oblio de' mali.
  • La morte non è pena de i rei, ma fine de la pena.

[modifica] Explicit

Così vince Goffredo, ed a lui tanto
avanza ancor de la diurna luce
ch'a la città già liberata, al santo
ostel di Cristo i vincitor conduce.
Né pur deposto il sanguinoso manto,
viene al tempio con gli altri il sommo duce;
e qui l'arme sospende, e qui devoto
il gran Sepolcro adora e scioglie il voto.

[modifica] Citazioni su Torquato Tasso

  • Il Tasso piacerà sempre più alle anime romantiche, mentre l'Ariosto sarà sempre più ammirato dagli spiriti classici. (Giuseppe Prezzolini, vedi Bibliografia)
  • E lo chiamavano [l'animaletto]: «il tasso della quercia della guercia del Tasso», mentre l'albero era detto: «la quercia del tasso della guercia del Tasso» e lei: «la guercia del Tasso della quercia del tasso» (Achille Campanile)

[modifica] Bibliografia

  • Giuseppe Prezzolini, Storia tascabile della letteratura italiana, Biblioteca del Vascello, 1993

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