Train de vie - Un treno per vivere

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Train de vie - Un treno per vivere

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Titolo originale

Train de vie

Lingua originale francese
Paese Francia, Belgio, Romania
Anno 1998
Genere commedia drammatica
Regia Radu Mihăileanu
Soggetto Radu Mihăileanu
Sceneggiatura Elodie Van Beuren, Radu Mihăileanu, Moni Ovadia (per la versione italiana)
Interpreti e personaggi
Note
Produttore: Frédérique Dumas, Marc Baschet, Cédomir Kolar, Ludi Boeken, Eric Dussart

Train de vie – Un treno per vivere, film del 1998, regia di Radu Mihăileanu.

Citazioni[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • C'era una volta un piccolo "shtetl", un piccolo villaggio ebraico dell'Europa dell'est, era l'anno 5701, cioè 1941 secondo il nuovo calendario. Era d'estate, l'estate del 1941, il mese di luglio, credo... Io fuggivo credendo che si potesse fuggire, da ciò che si è gia visto, troppo visto. Correvo per avvertirli. I miei, il mio "shtetl", il mio villaggio. E questa è la storia, del mio villaggio così come tutti noi l'abbiamo vissuta. (Shlomo)
  • Un giorno, viaggeremo nello spazio, al di là del cielo, adesso lo so. Lo spazio non è più nei nostri cuori, e noi andremo a cercarlo altrove. (Shlomo)
  • Anziano 1: E chi ce lo da un treno?
    Schlomo: Lo comperiamo, al mercato. Vagone per vagone. E poi lo mettiamo sui binari.
    Anziano 2: Con che soldi?
    Schlomo: Quelli della comunità! E con le offerte! Tutti daranno.
    Anziano 3: Quanto?
    Anziano 4: E le uniformi?
    Schlomo: Non sono gli ebrei i migliori sarti del mondo. Ce le cuciremo noi.
    Anziano 5: E le armi, i documenti falsi?
    Schlomo: Armi? perché armi? I documenti falsi sì. I documenti folli, basta scriverci sopra il falso, il folle.
    Rabbino: Dovremmo anche parlare tedesco senza accento yiddish.
    Schlomo: E preparare la partenza. Sgombrare tutto il villaggio senza che nessuno se ne accorga. Si certo, lo faremo. Spiccheremo il volo, Il cielo si unirà alla terra e gli uccelli torneranno.
    Donna alla finestra: Dio! perché scegliere gli uomini per dirigere la terra, e un pazzo per mostrargli la via?
  • Rabbino: Silenzio! Silenzio! Silenzio! Non si capisce niente! Fate una domanda alla volta, e poi non solo a me ma anche a Schlomo! Non posso rispondere a tutti!
    Sarto: Ma lui è il pazzo rabbino. Lo scemo del villaggio.
    Rabbino: E deportarsi da soli ti sembra da sani di mente?
  • Mordechai: Freund-chaf-lische Beziehung...
    Schmechl: Freund-schaft-li-che Beziehung!
    Mordechai: Non ci riesco. Perché è così difficile? eppure, somiglia molto allo yiddish. Capisco tutto.
    Schmechl: Il tedesco è una lingua rigida, Mordechai, precisa e triste. Lo yiddish è una parodia del tedesco, con dentro l'umorismo. Allora quello che vi chiedo per parlare perfettamente il tedesco e perdere il vostro accento yiddish, è togliere l'umorismo. Nient'altro.
    Mordechai: I tedeschi lo sanno che facciamo la parodia della loro lingua? Non saranno in guerra per questo.
  • Itzik: Questo è Schtroul Gheitzl, macchinista di treni.
    Rabbino: Schulem aleichem. Benvenuto fra noi.
    Schtroul: Aleichem schulem.
    Rabbino: E cosi lei guida i treni?
    Itzik: Il fatto è che... Schtroul Gheitzl qui presente, non ha mai condotto un treno in vita sua. Pero attenti! È un alto funzionario del ministero delle Ferrovie, responsabile degli archivi, ed ha portato con sé... dammi dammi... un manuale: "Come guidare la locomotiva."
    Schtroul: Ho sempre sognato di fare il macchinista.
    Itzik: Lo hanno rinchiuso in un ufficio, lui che sognava grandi spazi. Avevano paura che fosse un ebreo errante che parte e si porta via la locomotiva. Lui invece è un onesto uomo, un macchinista dotassimo, un vero macchinista di locomotive ebraiche. Viva il nostro macchinista Schtroul Gheitzl!
    Yankele: E la locomotiva?
    Itzik: Come se già l'avessimo. Ne rimediamo una a poco prezzo, tramite gli archivi.
  • Schtroul: È impossibile evitare tutte le stazioni fino in Russia.
    Mordechai: Impossibile? Non esiste la parola impossibile. Per un buon soldato tutto diventa possibile. Io sono il capo, e sono io che decido.
    Yossi: No, decide il popolo! Il popolo ha deciso che i deportati d'ora in poi dormiranno nei comodi vagoni dei nazisti, tra calde lenzuola, e i nazisti, i borghesi e gli imperialisti dormiranno sulla paglia nei vagoni dei deportati. Anche noi abbiamo il diritto e i privilegi delle comodità di essere tedeschi!
    Comunisti: Amén!
    Rabbino: Yossi, che cosa stai dicendo? Che problemi hai?
    Mamma di Yossi: Yossi!
    Yossi: Mamma! Il mio problema? È che i tedeschi ci avrebbero trattato meglio, ce lo avrebbero proposto ecco il mio problema. Noi vogliamo giustizia!
    Comunisti: Ha ragione!
    Rabbino: Solo questo ci mancava. Che ci sbraniamo fra di noi.
    Donna: Era meglio non partire.
    Mordechai: Silenzio! Tú! Vieni qua! Vuoi dormire nel mio vagone? Nel mio letto? Allora ripeti dopo di me: "Yavohl, mein Major."
    Anziano comunista: Yain vol, maine Mayorele.
    Mordechai: Ecco avete sentito? Con un accento simile, è come avere già una pallottola in testa. E questo vale per tutti quanti voi. Non è tedesco chi lo vuole, è tedesco chi lo merita: gente che ha fatto sacrifici per diventarlo.
    Comunisti: Fascista!
    Rabbino: Smettiamola con le liti! Vi prometto delle lenzuola calde in Palestina. Tornate tutti nei vagoni!
    Yossi: Le solite promesse, Rabbino. Attenzione. La lotta finale è appena cominciata. Le campane di una nuova era stanno per suonare.
    Rabbino: Bene aspettiamo che suonino. A cosa vi serve sprecare energia?
  • Bambina: È ancora lontano nonnina d'oro?
    Nonna: Sì, tesoro.
    Bambina: Ma la terra è santa soltanto in un posto?
    Nonna: No. Amore di nonna, la terra potrebbe essere santa in ogni posto, basterebbe volerlo. Cosi non sarebbe mai più lontana.
  • Rabbino: Mordekay togliti quel berretto e ordina subito ai tuoi uomini, di togliersi quegli elmetti nazisti. Fa quello che ti dico, già dobbiamo sopportare le vostre uniformi.
    Mordechai: Non se ne parla! Noi restiamo a testa coperta. Dove sta scritto che non dobbiamo coprirci il capo con berretti nazisti?
    Rabbino: Mordechai... e tu non dici niente.
    Donna: Amén.
    Rabbino: Amén.
    Mordechai: E poi spetta a me decidere quello che devono fare i miei uomini. E vale anche per i deportati sono sotto la mia responsabilità. Ho anche i documenti. Perciò io autorizzo i deportati a portare lo zucchetto e i mie uomini porteranno l'elmetto. Se un raid aereo sorvola il treno all'improvviso capitano i tedeschi le uniformi sono in regola e la comunità è salva, in vita! È questo che conta!
    Rabbino: Ma tu sei un capo per finta! Il treno di deportati è finto!
    Mordechai: Voi credete? Ma i tedeschi che ogni giorno abbiamo di fronte sono veri. Dunque ci vuole un vero capo! Amén.
    Comunità: Amén.
    Rabbino: Amén.
  • Schlomo: Non mi picchiate sono il pazzo! Dio esiste, Dio non esiste, che importanza ha? Fermatevi! Vi siete mai chiesti se l'uomo esiste?
    Mordechai: Schlomo, non immischiarti!
    Donna: Fatelo parlare! Su, parla, Schlomo.
    Schlomo: Dio creò l'uomo a sua immagine. È bello. Schlomo, a immagine di Dio. Ma chi l'ha scritta questa frase nella Torá? L'uomo. Non Dio. L'uomo. L'ha scritta senza modestia paragonandosi a Dio. Dio forse ha creato l'uomo, ma l'uomo, l'uomo, il figlio di Dio, ha creato Dio solo per inventare se stesso.
    Rabbino: Vuoi ripetere?
    Schlomo: L'uomo ha scritto la bibbia per paura di essere dimenticato, infischiandosene di Dio.
    Rabbino: Schlomo, abbiamo già abbastanza guai così...
    Schlomo: Rabbino, noi non amiamo e non preghiamo Dio. Ma lo supplichiamo. Lo supplichiamo perché ci aiuti a tirare avanti. Cosa ci importa di Dio per come è? Ci preoccupiamo solo di noi stessi. Allora la questione non è solo sapere se Dio esiste, ma se noi esistiamo.
    Donna: Bravo! Ecco una bella preghiera. Grazie, Shalom! Agit Shabes.
    Comunità: Agit Shabes.
    Anziano 1: Ci hai capito niente tu?
    Anziano 2: Sì tutto. Dio non sa se l'uomo esiste.
    Rabbino: "L'uomo non esiste..." E io chi sono una scimmia?
  • Mordechai: Su gioca. Bene uno di meno. Schlomo, perché sei tu il matto?
    Schlomo: Per caso. Io volevo fare il rabbino, ma il posto era già preso. Visto che mancava il matto ho pensato: "fai il matto se no lo fanno loro." Fallo al posto loro.
    Mordechai: E non ti senti un po' solo?
    Schlomo: Oh no, non sono i matti che mancano...
    Mordechai: No, intendevo... una donna. Perché non hai moglie, Shlomo? Dei bambini, una casa?
    Schlomo: No, no non sono mica matto. Ti spiace se prendo la regina? Li avrei amati troppo sarei morto d'amore... Impazzito.
  • Schlomo: Smettila. Lo hai salvato. Ormai è fatta. Tutti sono fieri di te. Presto saremo in Russia, liberi.
    Mordechai: Fieri di me? Non mi amano, qualunque cosa faccia.
    Schlomo: Cosa dici?
    Mordechai: La verità. Nessuno alzerebbe un dito per difendermi, in caso di pericolo. Nessuno, capisci? Neanche Sami, il mio stesso figlio. Quando mi trovo in prima linea di fronte ai tedeschi, sento tutta la comunità dietro di me, tutta la comunità sta lì con il fiato sospeso. Hanno paura per me? No. Tremano sperando che ce la faccia e che il treno riparta, è naturale. Ma immaginano anche il peggio e sai cosa li rallegra in questa idea del peggio? Che sia io il primo a rimetterci le penne!
    Schlomo: Sai benissimo che non è vero.
    Mordechai: Io ho solo ubbidito alla volontà del Rabbino e al consiglio dei saggi. E di Dio. Se sono diventato un vero nazista, non è stato per me ma per amore dei miei per condurli sani e salvi in Palestina. Perché adesso me lo rinfacciano?
    Schlomo: Tu sei matto. Bruceresti i tuoi per difenderli? Li tratteresti come bestie? Li separeresti gli uni dagli altri, i bambini dai genitori, i fratelli dalle sorelle, i mariti dalle mogli, solo se il rabbino e il consiglio dei saggi te lo chiedessero? Faresti questo?
    Mordechai: Sei tu matto? ma cosa dici? Io non do fuoco a nessuno, non maltratto nessuno! Tu deliri. È questo treno che è folle, che ci fa diventare tutti pazzi. E più di tutti quello che ha avuto questa idea.
    Schlomo: Sono io.
    Mordechai: Ah, sì? Allora è tutto normale.
  • Dio mio! Era troppo bello, è questo dunque? Ci fai cadere a un passo dalla meta... Qualche volta mi chiedo se sei un po' sadico. Le vedi le nostre disgrazie? Le vedi le nostre disgrazie, le vedi? Oppure chiudi gli occhi e ti tappi le orecchie per non essere turbato? (Rabbino)
  • Sei cambiato figlio mio. Eri bello, amavi la gente, sognavi, avevi un Dio. Dove vai? È questo il comunismo? Sarei venuta con te in capo al mondo. Yossi, Yossi, mi Yossele... comunista va bene, ma torna uomo. Un uomo. (mamma di Yossi)
  • Esther: Serve qualcosa? Allora fila via. Dimmi, Schlomo, hai mai avuto voglia di una donna? Di amare e vivere con una donna?
    Schlomo: Sì.
    Esther: Hai gia amato una donna?
    Schlomo: Annuisce
    Esther: Molto tempo fa?
    Schlomo: no
    Esther: L'ami ancora?
    Schlomo: Annuisce
    Esther: Noi moriremo, Schlomo.
    Schlomo: Alza le spalle
    Esther: Chi è questa donna?
    Schlomo: Sei tu.
  • Arrivati in territorio sovietico, la maggior parte di noi rimase sposando la causa comunista. Altri andarono in Palestina, soprattutto gli zingari. Altri in India, soprattutto gli ebrei. Schtroul continuò il viaggio fino in Cina, dove divenne capostazione in una cittadina. Esther, la bella Esther, si stabilì in America dove ebbe tanti bambini, uno più bello dell'altro. Ecco la vera storia del mio "shtetl". È quasi vera. (Schlomo)
  • Shtetl, shtetl, shtetele, ne m'oublie pas, "shtetele", je suis parti un jour en train, pour aller très loin.
    Shtetl, shtetl, shtetele, n'efface pas les yeux des gens, c'est ce qui me tiens encore en vie, leur sublime folie, leur sublime folie. Train de vie. (voce di Schlomo)
  • Shlomo: Volavano via i nostri compagni, volavano via appesi a una stella gialla, trascinati da un vento furioso. Avevano negli occhi il terrore. Volavano via gli uccelli, e non torneranno mai più. Si spegneva il sole e non comparivano più stelle. Solo nuvole nere, e il fuoco.
  • Shlomo si arrampica sul tetto, il suo posto preferito. Lassù sente il vento, il calore del sole, ha intorno i colori, la vita, il mondo libero. Sopra di lui il cielo. Può pensare in solitudine, in silenzio.
  • Enoch: Ciao Sara.
    Sara: Ciao Enoch.
    Gli si avvicina, si siede accanto a lui. Enoch le mette un braccio intorno alle spalle. In pochi istanti Sara ha cambiato umore. La vita le sembrava insopportabilmente triste e ora è felice.
  • Si ricomincia a ballare, a suonare. Il più felice è Shlomo, che balla meglio di tutti. Ha una lunga casacca bianca, un cappellino nero. La sua allegria e il modo di muoversi sono contagiosi.
  • Le prime luci del giorno illuminano di riflessi d'oro e rosa il cielo, l'aria, la campagna. Gli uccellini fanno chiasso fra i rami. È l'inizio di un caldo giorno d'estate.
  • Shlomo: Alla Terra Promessa.
    Grida e gli brillano gli occhi. Guarda il cielo cosparso di stelle. "Me ne porto via tre" pensa, e tende una mano verso l'alto. Le stelle con cui ha sempre giocato, fin da quando era un bambino. Le faceva rimbalzare, finché loro, stanche, tornavano in cielo. Allora Shlomo si guardava le dita su cui erano rimaste schegge di luce. La luce che illumina il suo mondo fantastico e poetico.

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