Umberto Silva

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Umberto Silva (-), scrittore e psicanalista italiano.

  • Dio è inconscio, è l'inconscio; in tal modo è sempre in noi, assegnando a ciascuno tristezze e gioie a seconda di quel che si combina. (da Sesso sesso sesso, il Foglio, 22 maggio 2011)
Elogio della sessuofobia cattolica, il Foglio, 14 marzo 2010
  • Correva l'anno 1958, per poco tempo ancora il cattolicesimo sarebbe stato quello di una volta e così i desideri degli umani, stretti tra Dio e Satana come certi aderentissimi tailleur che facevano esplodere i sederi delle sciure. Legare l'eros al peccato fu fin da subito la più divina delle invenzioni cristiane: nessuno sguardo cadde più nel nulla, ogni gesto era dedicato. Non ci fu più bisogno di accanirsi in ostentate nudità, complicate orge, stravagante oggettistica e torbide droghe; proibita, qualsiasi cosa si caricò di eros. Se nell'antichità il mondo era popolato di dei, col cattolicesimo si popolò di diavoli tentatori ma anche tentatrici; l'emancipazione della donna passò di qui.
  • Tutto era fino allora parso chiaro e semplice: c'è un uomo e c'è una donna, ne consegue che. Dopo più nulla fu naturale, tutto divenne contronatura, sublime estenuante artificio. Non che presso gli antichi già così non fosse, ma costoro si rifiutavano di prenderne atto e questo fa la differenza. Il cristianesimo impose la coscienza, sicché l'inconscio ebbe modo di ridersela alla grande.
  • [...] il misticismo è la punta di diamante dell'eros cattolico. La chiesa ha regalato agli umani la colpa, l'insonnia, gli incubi, la vergogna e naturalmente i primi a eccitarsi furono i preti stessi. Non coloro che trasgredirono, troppo facile, quanto coloro che eroicamente rispettarono i precetti: è molto più erotico resistere alla tentazione, allora sì il corpo a corpo con Satana diventa un gran bel sesso.
  • Torquato Tasso, lui sì divino, tra audacia e angoscia il supremo cantore dell'eros cattolico.
  • La cenerentola delle pratiche erotiche, la masturbazione, nei beati anni del castigo saliva diritta al cielo, radunando attorno a sé occhiuti stormi di angeli. Un gran bel peccare, che mai aveva fine. Altro che le futili sveltine, la sessuofobia ecclesiale si faceva garante di un preliminare infinito, dove il teatro dell'innocenza e della colpa esibiva portentose scenografie, la confessione in primis.
  • Insomma, diciamola tutta: la chiesa è riuscita a conferire grandezza e destino anche all'atto francamente bislacco d'introdurre un pene in una vagina. E noi dovremmo rinunciare a tutto questo per l'igiene spirituale propugnata da Vito Mancuso, per la sua anima pulita e sincera come un uovo pasquale?
    Purtroppo sono già cinquant'anni che il popolo cattolico – fatte alcune meritevoli eccezioni – ha rinunciato a tutto questo bendidio. Il Papa ha un bel richiamare le pecorelle all'osservanza dei precetti, quelle s'inchinano ma poi fanno come tutti. Non sanno cosa perdono.
  • Quando morì Papa Pacelli, nel fatale 9 ottobre del 1958, lo stesso mese e anno in cui la legge Merlin chiuse i bordelli, l'archiatra pontificio Riccardo Galeazzi Lisi, novello Griso, tradì il suo padrone fotografandolo in punto di morte e consegnando l'odioso bottino ai giornali. Fu la prima pubblica dissacrazione della più sessuale intimità: l'agonia e morte di un semidio. Ebbe così inizio l'inesorabile decadenza dell'eros in occidente. I figli dei fiori e il libero amore, le comunità promiscue e fumate, il culto della perversione, la tivù scollacciata e la moda burina, hanno propiziato la catastrofe. Che per eccitarsi, con risultati deprimenti, si faccia ricorso alle cassette porno, alla pedofilia e a tutto il resto, la dice lunga ma anche brevissima, dice frigidità. Sesso in pillole, pillole del giorno dopo che dovrebbero cancellare ogni conseguenza dell'amore e invece cancellano solo l'amore e il bambino generando odio e mostri; droghe che sforzandosi di potenziare l'eros in realtà lo anestetizzano, sicché l'urlo interiore: "chi sta scopando al mio posto!?". La parola d'ordine è "non pensare!", ma senza pensiero la sessualità langue. È il pensiero di compiere qualcosa di peccaminoso, di audace, d'irreparabile, di unico ed eterno, che conferisce all'atto sessuale una gloria incancellabile nonostante tutti gli accorgimenti. Il peccato provoca, interroga, costringe a pensare, fa sudare, stringe in una morsa dolorosa; scrollarsi di dosso il peccato, per molti l'unico appiglio al simbolico, comporta svaporare nell'immaginario più sfrangiato.
  • Robetta il sesso quando privo di quel cattolicesimo che gli dà sapore, sorride il grande Luis Buñuel.
  • Quale ingenuità scusare o rimbrottare la chiesa per una delle sue maggiori glorie, la sessuofobia, raffinata astuzia dell'ars amandi! Ci ho provato in mille modi a metterla in croce, la chiesa, ma non ce la si fa: patetico ogni attentato al suo superiore sapere. Davvero i cardinali non avevano capito che è la terra a girare attorno al sole? Massì, massì, avevano solo il buon gusto di non andarlo a dire in giro.

Dio è vivo, Santità[modifica]

  • Il fanatico ama solo la dottrina.
  • Io è inconscio, e anche Dio.
  • Quando cade un pregiudizio ed emerge un pensiero gli angeli in cielo fanno festa.

Bibliografia[modifica]

  • Umberto Silva, Dio è vivo, Santità, Il Notes Magico, 2007.