Un uomo per tutte le stagioni

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Un uomo per tutte le stagioni

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Titolo originale

A Man for All Seasons

Lingua originale inglese
Paese Gran Bretagna
Anno 1966
Genere storico, drammatico
Regia Fred Zinnemann
Soggetto Robert Bolt (pièce teatrale)
Sceneggiatura Robert Bolt
Produttore Fred Zinnemann
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Note
  • Vincitore di 6 premi Oscar (1967):
    • Miglior film
    • Miglior regia
    • Miglior attore protagonista
    • Miglior sceneggiatura non originale
    • Miglior fotografia
    • Migliori costumi

Un uomo per tutte le stagioni, film britannico del 1966 con Paul Scofield, Robert Shaw e Orson Welles, regia di Fred Zinnemann.

Frasi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Se avessi servito Iddio un po' meno bene di quanto ho servito il re, Iddio non m'avrebbe mai fatto morire in questo posto. (Cardinale Wolsey sul letto di morte)
  • Mi è stato comandato dal re di essere breve, e poiché io sono un suddito obbediente di Sua Maestà, breve io sarò. Io muoio convinto di avere servito bene Sua Maestà... ma Dio prima di lui. (Thomas More sul patibolo, poco prima di essere giustiziato)

Dialoghi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • [Thomas More è al cospetto del cardinale Wolsey: viene ricevuto in una stanza povera d'arredamento, illuminata solo da una candela posta sullo scrittoio dove l'alto prelato è intento a scrivere. Dietro la porta il segretario Cromwell spia la conversazione]
    Wolsey: Voi vi siete messo contro di me in Consiglio stamane.
    More: Sì, Vostra Grazia.
    Wolsey: E siete stato il solo.
    More: Sì, Vostra Grazia.
    Wolsey: Siete un pazzo.
    More: Ringraziamo il Cielo che c'è solo un pazzo in Consiglio.
  • Wolsey: Perché vi siete opposto a me?
    More: Mi è parso che aveste torto.
    Wolsey: Questione di coscienza... voi non mi date che preoccupazioni. Se riusciste a vedere i fatti come sono, senza quell'orrendo... aspetto morale... con un po' di senso comune, voi sareste uno statista.
  • Wolsey: More, mi volete aiutare?
    More: Vostra Grazia dovrebbe precisare meglio...
    Wolsey: Eeh, siete un pedante... e va bene, precisiamo! Il re vuole un figlio: voi che cosa fate?
    More: Il re non ha certo bisogno dei miei consigli su una questione simile.
    Wolsey: Siamo soli, vi do la mia parola che nessuno ci sente.
    More: Io non l'avevo sospettato.
    [Wolsey realizza che si è tradito: affermando che nessuno ascolta la conversazione ha messo la "pulce nell'orecchio" a More, e questi, mangiata la foglia, ha fatto capire al cardinale che prima non lo aveva neanche sospettato, mentre ora ne è certo]
    Wolsey: [alzando la voce] Sperate forse in un cambio di dinastia? Due Tudor sono più che abbastanza, secondo voi? Il re ha bisogno di un figlio, voi che cosa fate?
    More: Io prego tutti i giorni.
    Wolsey: Cose da pazzi! Dice sul serio. Quella donna, quella tale... almeno non è sterile.
    More: Ma non è sua moglie.
    Wolsey: È Cathrine la moglie, ed è arida come un mattone. Che aspettate, il miracolo?
    More: I miracoli avvengono.
    Wolsey: Sì... e va bene, bravo, pregate... pregate, mi raccomando! Ma oltre alle preghiere si può fare anche dell'altro, e cioè fare ottenere a Sua Maestà il divorzio. Voi mi darete il vostro aiuto, sì o no?
    More: Il Papa ha già dato la sua dispensa perché il re potesse sposare la vedova di suo fratello per nostre ragioni di Stato. Adesso dovremmo chiedere al Papa la dispensa alla sua dispensa sempre per ragioni di Stato?
    Wolsey: Io non amo i giri di parole. Allora?
    More: Allora l'unica cosa da fare è andare da Sua Santità e domandarglielo.
    Wolsey: Ma potremmo anche cercare di convincerlo il Papa, mi pare.
    More: Con gli argomenti?
    Wolsey: Con gli argomenti e con le... pressioni.
    More: Pressioni? Applicate alla Chiesa, alle Sue case, alle Sue proprietà?
    Wolsey: ...pressioni.
    More: No, Vostra Grazia, io non vi aiuterò.
    Wolsey: ...allora buonanotte, messer More. Lasciamo morire la dinastia con Enrico VIII, poi ci ritroveremo nelle guerre di successione, baroni sanguinari devasteranno il Paese da un capo all'altro! Voi questo volete? ...e va bene, l'Inghilterra vuole un erede. Certe... misure... forse spiacevoli... e forse no, molte cose nella Chiesa hanno bisogno di una riforma, Thomas... va bene, spiacevoli, ma necessarie se vogliamo l'erede. Ora spiegatemi come voi, Consigliere di Inghilterra, potete ostacolare tali misure per amore della vostra personale coscienza!
    More: Vedete: io credo che quando gli statisti trascurano la loro personale coscienza per amore dei loro doveri pubblici, portano il Paese per la strada più breve al caos... e allora ripiegheremo sulle mie preghiere.
    Wolsey: [ridendo] Questo vi piacerebbe, vero, governare il Paese con le preghiere.
    More: Lo farei, sì.
    Wolsey: Sarei curioso di vedervici...
  • Wolsey: [indicando la carica di Lord Cancelliere] Chi porterà questo dopo di me, mmh? Chi sarà il prossimo Cancelliere: voi? Fischer? Suffolk?
    More: Per me Fischer.
    Wolsey: Già, ma per il re? E perché non il mio segretario, messer Cromwell.
    More: Cromwell? ...è un uomo molto capace...
    Wolsey: ...ma?
    More: Io, piuttosto di Cromwell.
    Wolsey: E allora scendete dalle nuvole; finché non lo farete, voi e io saremo nemici.
    More: Come vuole Vostra Grazia.
    Wolsey: Come vuole Iddio.
    More: Forse, Vostra Grazia.
    [More si dirige verso l'uscio, ma Wolsey lo richiama]
    Wolsey: More? Dovevate fare il prete.
    More: Come voi, Vostra Grazia?
  • [More si reca dal segretario Cromwell per rispondere di accuse mossegli contro]
    Cromwell: Grazie d'essere venuto, ser Thomas! Messer Rich farà un verbale di questo colloquio.
    More: Grazie d'avermelo detto, messer segretario.
    Cromwell: Voi vi conoscete vero?
    More: Altroché, siamo vecchi amici... bello quell'abito che hai, Richard.
  • Cromwell: Ser Thomas, credetemi... eh no, forse chiedo troppo... però ve lo dico lo stesso: se voi avete un ammiratore sincero, sono io. [Cromwell nota che Rich sta annotando sul verbale questa parte del colloquio] No, non ancora, Rich, non ancora. [ride]
    More: Potrei conoscere le accuse?
    Cromwell: Le accuse?
    More: Mi dicono che si tratta di accuse.
    Cromwell: Oh di ambiguità nel vostro comportamento, chi ha parlato di accuse?
    More: Prendete nota di questo, messer Rich: "non ci sono accuse".
  • Cromwell: Il re non è contento di voi.
    More: Me ne dispiace.
    Cromwell: Eppure anche adesso, sapete, se voi vi decideste ad allinearvi con la Chiesa, le Università e i Lord dei Comuni, nessun onore al mondo vi verrebbe negato da Sua Maestà.
    More: Non ho mai dubitato della generosità di Sua Maestà.
    Cromwell: ...va bene. [Cromwell fa segno a Rich che può scrivere] Avrete saputo della cosiddetta "pulzella del Kent", giustiziata perché profetizzava contro Sua Maestà.
    More: Sì, le ho parlato.
    More: Sì lo sappiamo, però non avete informato Sua Maestà del suo tradimento. Come mai?
    More: Cosa c'entra il tradimento, parlammo di cose non politiche.
    Cromwell: Caro More, la donna era ben nota: vi illudete che io vi creda?
    More: Per fortuna ci sono i testimoni.
    Cromwell: Ma le avete anche scritto.
    More: Sì, le ho scritto. Le ho scritto consigliandole di non immischiarsi negli affari dello Stato; ho ancora una copia della lettera. Autenticata.
    Cromwell: ...siete molto prudente voi.
    More: Diciamo piuttosto che sono preciso.
  • Cromwell: Nel giugno del '521 il re ha pubblicato un libro, un libro di teologia. Il titolo era "Difesa dei Sette Sacramenti".
    More: Sì, e per questo fu proclamato "Difensore della Fede" da Sua Santità il Papa.
    Cromwell: Dal vescovo di Roma, o insistete sul "Papa"?
    More: No: dal vescovo di Roma, se ci tenete, la Sua autorità non varia.
    Cromwell: Grazie! Allora arriviamo subito al nocciolo: quale sarebbe la Sua autorità? Per esempio, riguardo la Chiesa d'Inghilterra, quale autorità ha su di Essa il vescovo di Roma?
    More: Questo lo troverete molto bene esposto e dimostrato, messer segretario, nel libro del re.
    Cromwell: Nel libro pubblicato sotto il nome del re, dovreste dire. L'avete scritto voi!
    More: Io nemmeno una riga.
    Cromwell: Non dico materialmente.
    More: Io ho solo risposto ad alcune domande fattemi dal re su questioni di legge come era mio dovere.
    Cromwell: Negate d'averlo ispirato?!
    More: È dalla prima parola all'ultima opera di Sua Maestà.
    Cromwell: Il re lo nega!
    More: ...il re sa qual è la verità, e qualunque cosa abbia detto, non darà testimonianza che sostenga questa accusa.
    Cromwell: Perché?
    More: Perché dovrebbe giurare il falso, una cosa che non farà mai. Se voi non sapete questo, vuol dire che non lo conoscete.
  • Cromwell: Sentite More: cosa avete da dire sul matrimonio del re con la regina Anna?
    More: Avevo capito che non me l'avreste più domandato.
    Cromwell: Avete capito male. Queste accuse sono...
    More: [risoluto] Queste accuse possono far paura a un bambino, messer segretario, ma non a me!
    Cromwell: ...e allora sappiate che il re mi ha comandato di accusarvi in suo nome di grande ingratitudine, e di dirvi che non c'è mai stato né ci sarà mai un servo così perverso e un suddito così infido come voi siete!
    More: Insomma... è qui che volevate portarmi.
    Cromwell: Portarvi? Siete voi che vi ci siete portato. Potete andare... per adesso.
  • [More viene condotto dalla Torre di Londra, ove è tenuto prigioniero, davanti ad una commissione per rispondere delle accuse mossegli contro. Al tavolo dei commissari il duca di Norfolk, il segretario Cromwell e l'arcivescovo Cranmer; Richard Rich, appartato dietro More, stende il verbale. More adotta la tattica di non rispondere alle domande concernenti il suo rifiuto al giurare l'Atto di Successione]
    Norfolk: Questa è la settima Commissione per il caso di ser Thomas More, nominata dal Consiglio di Sua Maestà. Avete qualcosa da dire?
    More: No.
    [Cromwell mostra alcune carte]
    Cromwell: Avete mai visto questo?
    More: Molte volte.
    Cromwell: Questo è l'Atto di Successione. Questi sono i nomi di quelli che l'hanno giurato.
    More: Vi ho già detto che l'ho visto molte volte.
    Cromwell: E intendete giurarlo?
    More: No.
    Norfolk: Thomas, tu devi capire...
    [Cromwell scatta di rabbia per il tono colloquiale, da fraterno e sincero amico, tenuto dal duca di Norfolk, il quale, dopo un'occhiata al segretario, ricomincia il discorso con un tono più formale]
    Norfolk: Noi dobbiamo sapere se voi riconoscete alla prole della regina Anna il diritto di successione.
    More: Il re ed il Parlamento glielo riconoscono, non so perché dovrei oppormi io.
    Norfolk: E siete pronto a giurarlo?
    More: Sì.
    Norfolk: [arrabbiato] E allora perché non volete giurare l'atto?!
    Cromwell: Perché c'è molto più di questo nell'Atto di Successione.
    Cranmer: Sì, è così. Ser Thomas, nel preambolo c'è che il precedente matrimonio del re con lady Cathrine non era valido poiché era la vedova del fratello e quindi il Papa non poteva concedere la dispensa. È questo che negate?
    More: ...
    Cranmer: È questo che mettete in dubbio?
    More: ...
    Cranmer: È di questo che voi non avete la certezza?
    More: ...
    Norfolk: Thomas, tu stai offendendo Sua Maestà e il Consiglio nella persona del Lord arcivescovo.
    More: Io non offendo nessuno. Io non voglio giurare e non dirò la ragione per la quale non voglio giurare.
    Norfolk: In questo caso si deve trattare di tradimento.
    More: Non si deve: si può.
    Norfolk: Ah, è comunque una bella ipotesi!
    More: La legge richiede molto più delle ipotesi: la legge richiede i fatti.
    Cranmer: Io non so giudicare la vostra posizione legale, ma, finché non saprò le ragioni del vostro rifiuto, posso indovinare quella che presumibilmente è la vostra posizione spirituale.
    More: Se è così non vi dovrebbe essere difficile indovinare la ragione delle mie obiezioni.
    Cromwell: Ma allora avete delle obiezioni all'Atto!
    Norfolk: Be' ma questo lo sappiamo, Cromwell!
    More: No, signori, non lo sapete, voi supponete che io abbia delle obiezioni, ma sapete solo che io non voglio giurare e per questo non mi potete legalmente fare altro male. Mentre invece, se aveste ragione nel supporre che io abbia delle obiezioni, e ragione nel supporre che queste obiezioni rappresentino un tradimento, la legge vi permetterebbe di... decapitarmi.
    [Norfolk rimane sorpreso al ragionamento mosso dall'umanista: evidentemente il duca non aveva ancora pienamente realizzato fino a quel momento che, se il suo amico fosse stato ritenuto colpevole di tradimento, More avrebbe rischiato la pena capitale]
    Norfolk: Ah... già...
    Cromwell: Oh, vi ringrazio, ser Thomas, ho cercato molte volte di spiegare questo punto a Sua Grazia!
    Norfolk: [riprendendosi] Ah, al diavolo tutto questo! Io non sono un sapiente, non lo so se questo matrimonio è legale, ma perdiana, Thomas, guarda questi nomi, fa' come me e mettiti con noi, per amore dell'amicizia!
    More: E quando moriremo, e tu andrai in Paradiso per aver seguito la tua coscienza, e io all'Inferno per non aver seguito la mia, ci verrai con me, per amicizia?
    Cranmer: Secondo voi tutti noi che abbiamo giurato andremo all'Inferno, allora.
    More: Io non posso leggere nella coscienza degli altri uomini e non condanno nessuno.
    Cranmer: Allora la questione è discutibile, no?
    More: Certamente.
    Cranmer: Ma il fatto che voi dobbiate obbedienza al re non è discutibile quindi, tra un dubbio e una certezza, firmate!
    More: ...alcuni dicono che la Terra sia tonda, altri non lo credono, e anche questo è una questione discutibile. Ma, se non è tonda, può un ordine del re renderla tonda? E se è tonda, può un ordine del re renderla quadrata? No. E io non firmerò.
    Cromwell: E allora conta di più un vostro dubbio che un ordine del re.
    More: Per me non c'è dubbio.
    Cromwell: Dubbio di che?
    More: Non c'è dubbio che non farò il giuramento, ma perché non lo farò, voi, messer segretario, non me lo farete dire.
    Cromwell: Potrei anche ricorrere ad altri metodi.
    More: State minacciando come un malvivente.
    Cromwell: Come dovrei minacciare?
    More: Come un ministro dello Stato: con la giustizia.
    Cromwell: È proprio la giustizia quella che vi minaccia!
    More: Allora non corro pericoli.
  • [Accusato di tradimento, More si presenta alla Corte davanti ai Giudici, alla giuria e al pubblico. Egli siede al centro dell'aula, mentre Cromwell inizia il processo leggendo i capi di imputazione]
    Cromwell: "Che voi avete volontariamente e con malizia negato al nostro Sovrano e Signore, re Enrico, il suo indubitabile e sicuro titolo di Capo Supremo della Chiesa d'Inghilterra".
    More: Ma io non gli ho mai negato questo titolo!
    Cromwell: A Westminster Hall, a Lambeth, ed ancora a Richmond, voi vi siete sempre rifiutato di giurare. Non è questo un diniego?
    More: No, questo è silenzio, e per il mio silenzio sono stato punito con la prigione. Perché mi chiamate ancora?
    Giudice: Siete accusato di tradimento, ser Thomas.
    Cromwell: Per il quale la punizione non è la prigione.
    More: La morte. Arriva per noi tutti, miei signori, anche per i re arriva.
    Giudice: La morte del re non è in discussione, ser Thomas.
    More: Né la mia, visto che ancora non sono colpevole.
    Norfolk: La tua vita è nelle tue mani, così come è sempre stata!
    More: È nelle mie mani? E allora la terrò stretta!
    [Il pubblico ride]
    Cromwell: E così, ser Thomas, voi insistete col vostro silenzio.
    More: Sicuro.
    Cromwell: Dunque, signori della giuria: ci sono molti generi di silenzio. Pensiamo prima di tutto al silenzio di un morto. Immaginiamo di entrare nella stanza dove egli giace: che cosa sentiamo? Silenzio. E che significato ha per noi questo silenzio? Nessuno: questo è silenzio puro e semplice. Ma pensiamo ad un altro caso: immaginiamo che io estragga un pugnale dalle mie vesti e che faccia per uccidere il prigioniero, e che voi signori, invece di urlarmi di non farlo, manteniate il vostro silenzio. Questo avrebbe un significato: significherebbe l'approvazione di quello che sto per fare, e quindi voi sareste colpevoli quanto me. E perciò il silenzio può, a seconda delle circostanze, parlare. Consideriamo adesso bene le circostanze del silenzio del prigioniero. Il giuramento è stato proposto a tutti i sudditi da un capo all'altro del Paese e tutti hanno ritenuto il titolo di Sua Maestà giusto, ma quando è toccato al prigioniero, lo ha rifiutato. E questo lo chiama "silenzio". E adesso, c'è un uomo in questa Corte, anzi, c'è un uomo in tutta l'Inghilterra, che non sappia quello che pensa ser Thomas More di questo titolo? [brusio del pubblico] E come può essere! Perché il suo silenzio significava, anzi, il suo silenzio era non un silenzio, ma il più eloquente dei dinieghi!
    [Il mormorio del pubblico sembra approvare quanto affermato da Cromwell, ma More si difende]
    More: Non è vero. Non è vero, messer segretario. La massima è: "Chi tace, acconsente". La supposizione legale è: "Il silenzio dà il consenso". E pertanto se voleste dedurre quello che il mio silenzio significava, dovreste dedurre che io acconsentivo, non che negavo.
    [Il pubblico ride]
    Cromwell: È questo forse quello che il mondo ne deduce, e sostenete che voi desiderate che ne deduca questo?
    More: Il mondo può dedurre secondo il suo cervello, questa Corte ha l'obbligo di dedurre secondo la legge.
    [Il pubblico ride; lo stesso Norfolk è compiaciuto per la risposta pronta dell'amico]
  • [Cromwell chiama a testimoniare Richard Rich, ben vestito e insignito della carica di Procuratore Generale del Galles. Rich giura solennemente che quanto va ad affermare è la verità]
    Cromwell: Allora: il 12 maggio siete stato alla Torre?
    Rich: Sì signore.
    Cromwell: Per quale ragione?
    Rich: Ero andato a prendere i libri del prigioniero.
    Cromwell: E avete parlato con lui?
    Rich: Sì.
    Cromwell: E avete parlato della supremazia del re sulla Chiesa?
    Rich: Sì.
    Cromwell: Cosa gli diceste?
    Rich: Io gli dissi: "Supponiamo che un atto del Parlamento affermi che io, Richard Rich, sono il re. Voi mi riconoscereste come re?" "Certamente" mi disse, "perché allora sareste il re".
    Cromwell: E poi?
    Rich: Poi mi disse: "Ma io vi propongo un quesito più alto. Supponiamo che ci sia un atto del Parlamento secondo il quale Dio non sia più Dio".
    More: Questo è vero, e voi rispondeste...
    Giudice: Silenzio! [rivolto poi a Rich] Continuate.
    Rich: Ma io poi dissi: "Vi propongo un quesito intermedio. Il Parlamento dice che il re è il capo della Chiesa, perché voi non volete accettarlo?"
    Cromwell: Allora?
    Rich: E lui rispose: "Il Parlamento non ha il potere di farlo".
    Giudice: Ripetete le parole del prigioniero.
    Rich: Mi disse: "Il Parlamento non ha questa competenza" ... o qualcosa di simile.
    [brusio del pubblico]
    Cromwell: Insomma ha negato il titolo!
    Rich: Sicuro.
    [More è affranto. Addolorato si rivolge a Rich]
    More: Sinceramente, Rich, mi dà più dolore il tuo spergiuro che il mio pericolo.
    Giudice: Voi lo negate?
    More: Sì! Signori, voi sapete che se io fossi un uomo che non si cura dei giuramenti non sarei qui. Ma adesso lo faccio un giuramento! Se quello che ha detto messer Rich è la verità, io voglio non poter mai vedere il volto di Nostro Signore, e questo non lo direi se non fosse così, per niente al mondo!
    Cromwell: Questa non è una prova.
    More: Ma è probabile, è mai probabile, che dopo un così lungo silenzio su una questione sulla quale tanto sono stato sollecitato, io svelassi il mio pensiero ad un uomo come questo!
    Giudice: Ser Richard, modificate quanto avete detto?
    Rich: No Milord.
    Giudice: Desiderate toglierne qualcosa?
    Rich: No Milord.
    Giudice: O aggiungervi qualcosa?
    Rich: No Milord.
    Giudice: E voi, ser Thomas?
    More: E a quale scopo... sono un uomo morto. Mi trovo alla vostra mercé.
    Giudice: Il testimonio si può ritirare.
    More: Ah... una cosa vorrei domandare al testimonio. Quella catena rappresenta una carica: posso vederla? Il Drago Rosso... che cos'è?
    Cromwell: Le insegne di Procuratore Generale del Galles.
    More: ...del Galles?! Richard... è già un cattivo affare perdere la propria anima in cambio di tutto il mondo, ma per il Galles...
  • [More è stato giudicato colpevole dalla giuria (la quale, sotto insistenza di Cromwell, non si è ritirata per raggiungere il verdetto). I giudici cominciano a pronunciare la formula di condanna, ma More li interrompe]
    More: Signori! Quando io mi occupavo di legge era buona consuetudine domandare all'imputato prima di pronunciare la sentenza se avesse qualcosa da dire.
    Giudice: Avete qualcosa da dire?
    More: Sì.
    [Mentre tutti si seggono, More si alza in piedi]
    More: Visto che la Corte ha deciso di condannarmi – e Dio sa come! – io voglio ora alleggerirmi l'animo per quanto riguarda l'imputazione ed il titolo del re. L'imputazione è stata basata sopra un Atto del Parlamento che è nel modo più assoluto contrario alla Legge di Dio e alla Sua Santa Chiesa, il Supremo Governo della quale nessuna persona temporale potrà per alcuna legge al mondo pretendere mai di assumere. Questo è stato detto dalla bocca del Nostro Salvatore, il Signore Gesù, a San Pietro e ai Vescovi di Roma, mentre era in vita, ed era personalmente presente, qui su questa terra. Ed è pertanto inconcepibile per la legge costringere alcun cristiano a quel giuramento, ed oltre a questo l'immunità della Chiesa è ben garantita sia nella Magna Charta e sia anche nel giuramento di incoronazione.
    Cromwell: [alzandosi] Adesso è ancora più chiaro il vostro tradimento!
    More: Al contrario! Io sono un suddito fedele del re, e prego per lui e per tutto il reame. Io non faccio il Male, io non dico il Male, io non penso il Male. E se tutto questo non basta a garantirmi la vita, allora sinceramente io non desidero vivere. [determinato] In ogni caso, non è davvero per il titolo che voi volete adesso il mio sangue, ma perché io non mi voglio piegare al matrimonio del re!

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