Virginia Woolf

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Virginia Woolf nel 1902

Virginia Woolf (1882 – 1941), scrittrice britannica.

Citazioni di Virginia Woolf[modifica]

  • Carissimo. Sono certa che sto impazzendo di nuovo. Sono certa che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. Comincio a sentire voci e non riesco a concentrarmi. Quindi faccio quella che mi sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la più grande felicità possibile. Sei stato in ogni senso tutto quello che un uomo poteva essere. So che ti sto rovinando la vita. So che senza di me potresti lavorare e lo farai, lo so... Vedi non riesco neanche a scrivere degnamente queste righe... Voglio dirti che devo a te tutta la felicità della mia vita. Sei stato infinitamente paziente con me. E incredibilmente buono. Tutto mi ha abbandonata tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinare la tua vita. Non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siamo stati noi. (Lettera di addio al marito)
  • Cime tempestose è un libro più difficile da capire di Jane Eyre, perché Emily era più poeta di Charlotte. Scrivendo, Charlotte diceva con eloquenza e splendore e passione «io amo», «io odio», «io soffro». La sua esperienza, anche se più intensa, è allo stesso livello della nostra. Ma non c'è «io» in Cime tempestose. Non ci sono istitutrici. Non ci sono padroni. C'è l'amore, ma non è l'amore tra uomini e donne. Emily si ispirava a una concezione più generale. L'impulso che la spingeva a creare non erano le sue proprie sofferenze e offese. Rivolgeva lo sguardo a un mondo spaccato in due da un gigantesco disordine e sentiva in sé la facoltà di riunirlo in un libro. [...] Il suo è il più raro dei doni. Sapeva liberare la vita dalla sua dipendenza dai fatti; con pochi tocchi indicare lo spirito di una faccia che non aveva più bisogno di un corpo; parlando della brughiera far parlare il vento e ruggire il tuono.[1]
  • L'essenza dello snobismo è che vuoi far colpo sugli altri. (citato in John Lukacs, Democrazia e populismo, traduzione di Giovanni Ferrara degli Uberti, Longanesi, 2006, p. 152)
  • L'umorismo è la prima qualità che va perduta in una lingua straniera. (da On Not Knowing Greek)
Humour is the first of the gifts to perish in a foreign tongue.
  • Ogni onda del mare ha una luce differente, proprio come la bellezza di chi amiamo.[2]
  • Perché una volta che il male di leggere si è impadronito dell'organismo, lo indebolisce tanto da farne facile preda dell'altro flagello, che si annida nel calamaio e che suppura nella penna. (da Orlando)
  • Più si invecchia, più si ama l'indecenza. (da Lunedì o Martedì)
The older one grows the more one likes indecency.

Diario[modifica]

  • Se il mio cervello, distratto da un'ansia o da altra causa, deve distogliersi dalla carta bianca, è come un bimbo sperduto, che gira per casa e siede a piangere sull'ultimo gradino.
  • Perché mai è così tragica la vita; così simile a una striscia di marciapiede che costeggia un abisso. Guardo giù; ho le vertigini; mi chiedo come farò ad arrivare alla fine.
  • A volte mi piacerebbe annotare quello che la gente dice, invece di descriverla. Purtroppo dicono così poco.
  • Il lavoro deve nascere da un sentimento profondo, diceva Dostoevskij. È il mio caso questo? O mi limito a inventare con le parole, mandole come le amo? No, non credo. In questo libro ho anche troppe idee. Voglio dare la vita e la morte, la saggezza e la follia; criticare il sistema sociale e mostrarlo all'opera, nel momento di massima intensità. Ma questa potrebbe anche essere una posa.
  • I personaggi non devono essere altro che punti di vista: bisogna evitare la personalità a qualunque costo. [...] Appena si specifica l'età, i capelli ecc. s'insinua nel libro qualcosa di frivolo o di trascurabile.
  • Se non vivessimo audacemente, prendendo il toro delle corna e tremando sui precipizi, non saremmo mai depressi; ma già saremmo appassiti, vecchi, rassegnati al destino.
  • Con quanta interezza vivo nella mia immaginazione; come dipendo assolutamente da zampilli di pensiero che mi vengono mentre cammino, mentre mi siedo; cose che roteano nella mia mente, componendovi un incessante corteo, che dovrebbe essere la mia felicità.
  • Io non amo il mio prossimo. Li detesto tutti. Li rasento appena. Lascio che si rompano su di me come gocce di pioggia sporca.
  • Ho la grande e stupefacente sensazione di qualche cosa, lassù, che è "quello". Non mi riferisco alla bellezza, non esattamente. È che la cosa basta in se stessa: soddisfacente; compiuta. È la sensazione della mia straordinarietà, di me che cammino sulla terra: dell'infinita stranezza della condizione umana.
  • Avevo appena l'idea di che cosa parlasse quel racconto. ma il sollievo di volgere la mente in quella direzione fu tale che mi sentii più felice di quanto non fossi stata per mesi.
  • Nella mia mente c'è un'irrazionale scala di valori.
  • Questo insaziabile desiderio di scrivere qualcosa prima di morire, questo senso divorante della febbrile fugacità della vita, che mi fa avvinghiare, come un uomo a una roccia, alla mia sola ancora.
  • Il mio spirito è avido soltanto di verdi campi, di sole, di vino; di starmene seduta a non far niente.
  • Eppure l'univa vita eccitante è quella immaginaria. Appena metto in moto le rotelle nella mia testa non ho più molto bisogno di soldi o di vestiti.
  • Penso a come contiamo poco, come tutti contino poco; com'è travolgente e frenetica e imperiosa la vita, e come tutte queste moltitudini annaspino per restare a galla.
  • Non scrivo con gusto o con piacere, perché devo concentrarmi troppo. Non mi viene filato, naturale, ma lo metto giù faticosamente, frase per frase.
  • Con molto sforzo scrivo due parole completamente assurde: scrivo varianti di ogni frase, compromessi, tentativi falliti, possibilità, finché il mio quaderno sembra l'incubo di un pazzo.
  • Dio, quanto soffro! Che spaventosa capacità di sentire intensamente, la mia!
  • In fondo la conquista della cultura è di lasciare qualcosa di fatto, di solido, per sempre.
  • Provo un'impressione stranissima, ora, come se fossimo tutti coinvolti in qualche enorme operazione: la sensazione dello splendore di questa impresa – la vita: la capacità di morire: un'immensità che mi circonda. No – non riesco a esprimerla – lascerò che maturi in "un romanzo", senza dubbio. (È così che nasce in me lo spunto da cui si coagula il libro.)
  • Penso vagamente alla possibilità di morire d'improvviso e mi dico "Beh, allora mangia, bevi, ridi e da' da mangiare ai pesci".
  • Credo che che vorrei, per l'avvenire, quest'esistenza più umana: dissiparmi prodigalmente tra gli amici, sentire la vastità e il gusto del vivere umano.
  • L'arte è libertà da ogni predicazione – le cose in se stesse, la frase bella in se stessa; mari sconfinati; narcisi selvatici che appaiono prima che la rondine osi.
  • Dovrei tendere a un'ampiezza e aun'intensità immense, Dovrei metterci metterci satira, commedia, poesia, narrativa. [...] devono esserci milioni di idee ma nessun sermone – storia, politica, femminismo, arte, letteratura – insomma, un compendio di tutto ciò che so, sento, derido, disprezzo, amo, ammiro, odio e via dicendo.
  • È facile ripromettersi di prendere appunti, ma scrivere è un'arte difficilissima. Bisogna scegliere continuamente [...] Scrivere non è per niente un'arte facile. Pensare ciò che si vuole scrivere sembra facile; ma il pensiero evapora, sfugge qua e là.
  • Mi viene da pensare che questo stato, questo mio stato di depressione, è lo stato abituale della maggior parte della gente.
  • Quando scrivo a pieno ritmo vorrei soltanto passeggiare e avere una vita infantile e assolutamente spontanea. [...] la necessità di comportarmi in maniera accorta e ragionata con gli estranei mi strappa in un'altra sfera: perciò il collasso.
  • Che fonte inesauribile di piacere sono i libri per me! [...] Credo che potrei vivere qui beatamente, leggendo in eterno.
  • Continuerò ad azzardare, a cambiare, ad aprire la mente e gli occhi, rifiutando di lasciarmi incasellare e stereotipare. Ciò che conta è liberare il proprio io: lasciare che trovi le sue dimensioni, che non abbia vincoli.
  • Mi sono costretta in una certa misura a rompere ogni schema e a trovare una forma inedita di essere – cioè di espressione – per ogni cosa che sento o penso.
  • Credo che pochi siano torturati come me dallo scrivere.[...] Il mio cervello è come una bilancia di precisione: basta un granello a farlo precipitare.
  • Vecchio problema: come mantenere il volo della mente e insieme essere precisi? L'enorme differenza tra l'abbozzo e l'opera compiuta.
  • Sono una grande dilettante nell'arte della vita, decisa a succhiare la mia arancia, e poi subito via come una vespa se il boccio su cui riposo appassisce.

[Virginia Woolf, Diario di una scrittrice, Minimum Fax, 2005]

Gita al faro[modifica]

Incipit[modifica]

Giulia Celenza[modifica]

«Sì, di certo, se domani farà bel tempo,» disse la signora Ramsay. "Ma bisognerà che ti levi al canto del gallo," soggiunse.
Queste parole procurarono al suo bambino una gioia immensa, come se la gita dovesse effettuarsi senz'altro, come se il prodigio che a lui sembrava d'aver atteso per anni e anni, fosse ormai, alla distanza d'una notte nel buio e d'una giornata sul mare, quasi a portata di mano. Giacomo Ramsay, all'età di sei anni, apparteneva di già a quella vasta categoria di gente che non può tener distinte le proprie emozioni, ma lascia che i lieti o mesti presagi del futuro annebbino quanto va realmente accadendo.
[Virginia Woolf, Gita al faro, traduzione di Giulia Celenza, Garzanti, 1974]

Anna Luisa Zazo[modifica]

«Sì, naturalmente, se domani sarà bello» disse la signora Ramsay. «Ma dovrai alzarti all'alba» aggiunse.
Per suo figlio quelle parole furono messaggere di una gioia straordinaria, come fosse ormai deciso che la gita avrebbe avuto luogo, che il prodigio atteso con tanta ansia, per anni e anni gli sembrava fosse ora, dopo una notte di oscurità e un giorno di navigazione, a portata di mano.
[Virginia Woolf, Gita al faro (To the Lingthouse), traduzione di Anna Luisa Zazo, La Biblioteca di Repubblica, 2002]

Citazioni[modifica]

  • È concesso anche a un eroe morente chiedersi prima di morire come parleranno di lui gli uomini dopo la sua morte. (2002, p. 41)

Explicit[modifica]

In fretta, come se qualcosa l'avesse richiamata là, si volse verso il cavalletto. Eccolo – il suo quadro. Sì, con tutti i verdi e gli azzurri, le linee verticali e diagonali, i tentativi di raggiungere qualcosa. Lo avrebbero appeso in soffitta, pensò; sarebbe stato distrutto. Ma che importanza aveva? si chiese tornando a prendere il pennello. Guardò i gradini: erano vuoti; guardò la tela; era una macchia confusa. Con improvvisa intensità, come se per un istante lo vedesse con chiarezza, tracciò una linea al centro. Era finito; era completo. Sì, pensò, posando il pennello con estrema fatica, ho avuto la mia visione.

La camera di Jacob[modifica]

Incipit[modifica]

"Ragione per cui" scriveva Betty Flanders, affondando sempre più i calcagni nella sabbia "ragione per cui non restava che andarsene".
Lentamente, scaturendo dalla paura del beccuccio d'oro, il pallido inchiostro turchino si effuse sul punto: lì, infatti, la sua penna si fermò, i suoi occhi si fissarono e lentamente si riempirono di lacrime. Tutto il golfo tremava, il faro oscillò, e l'illusione fu che l'albero del piccolo vascello di Mr. Connor pendesse come una candela di cera nel sole. Subito essa batté le palpebre: le disgrazie sono sempre orrende. Daccapo batté gli occhi. L'albero si ergeva diritto, le onde si succedevano regolarmente, il faro era perpendicolare: ma la macchia d'inchiostro s'era sparsa.

Citazioni[modifica]

  • Troppo spesso le parole sono state usate, maneggiate, rivoltate, lasciate esposte alla polvere della strada. Le parole che cerchiamo pendono accanto all'albero: con l'aurora le troviamo, dolci sotto le fronde. (p. 139)
  • Lo strano della vita è che, sebbene la natura di essa sia stata chiara a ognuno per centinaia d'anni, nessuno ne ha steso un adeguato resoconto. Mentre le strade di Londra hanno una loro carta, le nostre passioni rimangono non descritte. Chi mai incontreremo se voltiamo quest'angolo? (cap. VIII; p. 142)
  • Un sorso di mare in una coppa perde il suo lume non altrimenti che una seta. (p. 172)

Le onde[modifica]

Incipit[modifica]

«Vedo un anello» disse Bernard «sospeso sulla mia testa. Pendente, tremulo e vibrante, in un cerchio di luce.»
«Io vedo una lastra di un giallo pallido» disse Susan «che fugge via fino a perdersi in una striscia violetta.»
«Io odo un suono» disse Rhoda «cip cip, cip, cip; su e giú tra i rami.»
«Io vedo un globo» disse Neville «pendulo come una goccia contro i fianchi immensi di una qualche collina.»
«Vedo una nappa color cremisi» disse Jinny «con fili d'oro intrecciati.»
«Io sento come uno scalpitío» disse Louis. «Il piede di un grosso animale è stato incatenato. E la bestia scalpita, scalpita, scalpita.»

Citazioni[modifica]

  • Ma guarda, si porta velocemente la mano dietro al collo. Per gesti come questo ci si innamora irrimediabilmente per tutta una vita.
  • Già a diciott'anni sono capace di un tale disprezzo che gli allevatori di cavalli mi odiano. Questo è il mio trionfo; non scendo a compromessi. Non sono timido; non ho nessun accento. Non mi preoccupo esageratamente, come Louis, per timore di quello che la gente pensa di "mio padre banchiere a Brisbane". (Neville: II; p. 61)
  • Non mi ascolti. Stai creando frasi su Byron. E mentre gesticoli col mantello e il bastone da passeggio, io cerco di rivelare un segreto non ancora detto a nessuno; ti sto chiedendo (con la mia schiena contro di te) di prendere nelle tue mani la mia vita e dirmi se sono condannato per sempre a provocare repulsione in coloro che amo. (Neville con Bernard: III; pp. 74 sg.)
  • Perché io ho molte piú identità di quanto non pensi Neville. Non siamo semplici come ci vorrebbero i nostri amici per venire incontro alle loro necessità. Eppure l'amore è semplice. (Bernard: III; p. 76)
  • [Percival entra nel ristorante.] «Ora» disse Neville «il mio albero fiorisce. Il mio cuore si solleva. Ogni oppressione è scomparsa. Ogni ostacolo è rimosso. Il regno del caos è finito. Egli ha imposto l'ordine. I coltelli tagliano nuovamente.»
    «[...] noi ora ci riavviciniamo; e stringendoci piú vicini sul nostro bastone da pappagalli in questo ristorante dove gli interessi delle persone sono sempre in contrasto, e il traffico incessante ci irrita e ci distrae e la porta aprendo eternamente la sua gabbia di vetro ci sollecita con mille e mille tentazioni e porge insulti e ferite alla nostra fiduciosità – seduti qui tutti assieme ci amiamo l'un l'altro e crediamo nella nostra tolleranza.» (IV; pp. 102 sg.)
  • [Su Percival] Adesso, attraverso la mia debolezza capisco finalmente che cosa egli fosse per me: il mio opposto. Essendo sincero per natura, non capiva il perché di queste esagerazioni, e si lasciava trascinar via da un senso naturale di ciò ch'era opportuno, era veramente un gran maestro dell'arte di vivere; quindi sembra che abbia vissuto a lungo, e abbia diffuso la tranquillità intorno a sé, quasi si direbbe l'indifferenza, e questo sicuramente per quello che riguardava il suo interesse personale, se non avesse avuto anche una gran compassione. [...] Non abbiamo cerimonie, solo canti funebri e nessuna conclusione, solo sensazioni violente, l'una separata dall'altra. Niente di quello che è stato detto fa al caso nostro. [...] Dopo una lunga vita, casualmente, in un momento di rivelazione, potrò forse metterci la mano sopra, ma ora l'idea mi si spezza tra le mani. Le idee si spezzano mille volte per una sola volta che si conglobano in un tutto. [...] Sto sbadigliando. Sono sazio di tentazioni. Sono esaurito per la tensione e per il tempo troppo lungo – venticinque minuti, mezz'ora – che mi sono tenuto fuori dal meccanismo, solo. (Bernard: V; pp. 129 sg.)
  • Abbiamo pranzato bene. Il pesce, le cotolette di vitella, il vino, hanno smussato il dente aguzzo dell'egotismo. L'ansia si è acquietata. Il piú vano di noi, forse è Louis, non si cura di quello che pensano gli altri. Le torture di Neville si sono acquietate. Possano gli altri prosperare – ecco ciò che penso. Susan ode il respiro di tutti i suoi bambini che dormono tranquillamente. Dormite, dormite, mormora. Rhoda ha portato a spiaggia le sue navi. Non le importa piú se siano affondate o abbiano affondato l'ancora. (Bernard: VIII; p. 186)
  • «Il fiore» disse Bernard, «il garofano rosso che era nel vaso sulla tavola del ristorante quando pranzammo insieme a Percival, è diventato un fiore esagonale; fornito di sei vite.[3] (VIII; p. 189)
  • Non c'era una spada, niente con cui abbattere queste pareti, questa protezione, questo generare figli e diventare ogni giorno piú implicati e impegnati, con libri e con quadri? Meglio bruciar la propria vita come Louis, anelando alla perfezione; e abbandonarci come Rhoda, fuggendo via da noi nel deserto; o sceglierne uno su un milione e uno solo, come Neville; meglio esser come Susan e amare e odiare il calore del sole o l'erba gelata; o essere onesti come Jinny, essere un animale. Tutti avevano il loro rapimento; il loro senso di comunità con la morte; qualcosa che riusciva loro utile. Cosí visitai ciascuno dei miei amici a turno, cercando con dita brancolanti di forzare i loro scrigni chiusi. Andai dall'uno all'altro porgendo il mio dolore – no, non il mio dolore, ma la natura incomprensibile di questa nostra vita – alla loro attenzione. C'è chi si rivolge ai preti, chi alla poesia; io ai miei amici, al mio cuore, a cercare tra le frasi e i frammenti qualcosa di intatto – io per cui non c'è bellezza sufficiente nella luna o in un albero; io per cui il contatto di una persona con l'altra è tutto, eppure non posso afferrare neppur questo, io che sono cosí imperfetto, debole, indicibilmente solo. Sedevo là. (Bernard: IX; p. 220)
  • I nostri amici, quanto di rado visitati, quanto poco conosciuti – è vero; eppure, quando incontro una persona sconosciuta, e cerco di sganciarmi, qui, a questo tavolo, ciò che io chiamo la mia vita, non è una sola vita che io possa voltarmi a guardare; non sono una sola persona; sono molte persone; non so precisamente chi io sia – Jinny, Susan, Neville, Rhoda, oppure Louis: né so come distinguere la mia vita dalla loro. (Bernard: IX; p. 228)

Citazioni sul libro[modifica]

  • Le onde è un poema in prosa su un gruppo di amici le cui vite, quasi fin dalla nascita, sono l'una in rapporto alle altre come gli strumenti di un quartetto o di un quintetto. Pure ogni membro di questo gruppo è una proiezione del senso di isolamento di Virginia Woolf. Le onde è al tempo stesso una reale armonia tra vite saldamente collegate fra loro e una maschera sfaccettata della solitudine umana. Mi sembra che sia un libro di grande bellezza e un poema in prosa di grande genialità. (Stephen Spender)

Notte e giorno[modifica]

Incipit[modifica]

Era una domenica pomeriggio d'ottobre e come molte altre giovani signore della sua classe sociale Katharine Hilbery stava servendo il tè. Questo compito impegnava forse un quinto della sua intelligenza, mentre con la parte rimanente aveva già superato il breve spazio di tempo che separava il lunedì mattina da quel momento alquanto scialbo e col pensiero girava intorno alle cose che normalmente si fanno volentieri alla luce del giorno. Ma anche se rimaneva silenziosa, era chiaramente padrona di una situazione ben conosciuta e propensa a lasciar che essa seguisse per la seicentesima volta il solito corso, senza impegnare nessuna delle sue facoltà mentali inattive.
[Virginia Woolf, Notte e giorno, traduzione di Pietro Meneghelli, Newton Compton]

Citazioni[modifica]

  • La sensazione di essersi comportata scorrettamente, che era riuscita a esorcizzare cercando di indagare a fondo i difetti di Rodney, ora la colpí e quasi la sopraffece. Quanto contavano i difetti di lui in confronto al fatto che le voleva bene? Quanto le virtú di lei, in confronto al fatto che non gli voleva bene? In un lampo, la convinzione che non voler bene è il peggiore dei peccati le s'impresse nell'intimo dell'animo; e si sentí marchiata per sempre. (cap. XVIII; 1987, p. 188)
  • Possiamo solo contare su di noi, Mary, come esploratori nel deserto. Possiamo solo continuare, con pazienza a esporre la verità. (cap. XX; 1987, p. 198)
  • Stava chino su di lei, pronto a cogliere il primo indizio di assenso. Proprio in quel momento, forse in seguito alle vicissitudini che aveva attraversato il suo amore per William, ogni senso di affetto sparí, come quando la nebbia in un attimo svanisce. E scomparsa la nebbia rimase solo un mondo cadaverico e vuoto: un panorama orribile per gli occhi dei vivi. Lui vide l'espressione terrorizzata sul volto di Katharine e, senza capirne la causa, le prese la mano. Con la sensazione di calda amicizia tornò in Katharine il desiderio (un desiderio simile a quello del bambino che cerca protezione) di accettare ciò che lui aveva da offrirle e, in quel momento, pareva le offrisse l'unica cosa atta a rendere tollerabile la vita. Lasciò che le labbra di lui le premessero la guancia e gli appoggiò il capo sul braccio. Fu il momento del trionfo di William. L'unico momento in cui gli appartenne, in cui la protesse. (cap. XXIX; 1987, p. 325)
  • Tuttavia, il signor Hilbery, mentre leggeva, dubitava fortemente che l'operazione avesse un effetto superficiale. Il vivere civile quella sera era stato mandato a carte quarantotto in maniera totale e sgradevole; l'entità del danno era ancora da valutare; lui aveva perso la pazienza, disastro materiale non riscontrabile nel corso di almeno dieci anni; e in quelle occasioni aveva urgente bisogno di venire tranquillizzato e riassestato per mano dei classici. La sua casa era sottosopra; prevedeva incontri poco piacevoli nelle scale; i pasti nei prossimi giorni sarebbero stati avvelenati; la letteratura era un rimedio specifico contro simili amare prospettive? Mentre leggeva, la sua voce risuonava falsa. (cap. XXXII; 1987, p. 375)

Una stanza tutta per sé[modifica]

  • Avete idea di quanti libri si scrivono sulle donne in un anno? Avete idea di quanti sono scritti da uomini? Sapete di essere l'animale forse più discusso dell'universo?
  • Chi mai potrà misurare il fervore e la violenza del cuore di un poeta quando rimane preso e intrappolato in un corpo di donna?
  • Fra cento anni, d'altronde, pensavo giunta sulla soglia di casa, le donne non saranno più il sesso protetto. Logicamente condivideranno tutte le attività e tutti gli sforzi che una volta erano stati loro negati. La balia scaricherà il carbone. La fruttivendola guiderà la macchina. Ogni presupposto basato sui fatti osservati quando le donne erano il sesso protetto sarà scomparso; ad esempio (in strada stava passando un plotone di soldati) l'idea che le donne, i preti e i giardinieri vivano più a lungo. Togliete questa protezione, esponete le donne agli stessi sforzi e alle stesse attività, lasciatele diventare soldati, marinari, camionisti e scaricatori di porto, e vi accorgerete che le donne muoiono assai più giovani e assai più presto degli uomini; cosicché si dirà: "Oggi ho visto una donna", come si diceva "Oggi ho visto un aereo". Può accadere qualunque cosa quando la femminilità cesserà di essere un'occupazione protetta, pensavo, aprendo la porta.
  • La bellezza del mondo ha due tagli, uno di gioia, l'altro d'angoscia, e taglia in due il cuore.
  • Nell'ozio, nei sogni, la verità sommersa viene qualche volta a galla.
  • Non si può pensare bene, né amare bene, né dormire bene se non si è pranzato bene.
One cannot think well, love well, sleep well, if one has not dined well.
  • Una donna deve avere soldi e una stanza suoi propri se vuole scrivere romanzi.
  • Cos'altro posso fare per incoraggiarvi a far fronte alla vita? Ragazze, dovrei dirvi - e per favore ascoltatemi, perché comincia la perorazione - che a mio parere siete vergognosamente ignoranti. Non avete mai fatto scoperte di alcuna importanza. Non avete mai fatto tremare un impero, né condotto in battaglia un esercito. Non avete scritto i drammi di Shakespeare, e non avete mai impartito i benefici della civiltà ad una razza barbara. Come vi giustificate? È facile dire, indicando le strade, le piazze, le foreste del globo gremite di abitanti neri e bianchi e color caffè, tutti freneticamente indaffarati nell'industria, nel commercio, nell'amore: abbiamo avuto altro da fare. Senza la nostra attività nessuno avrebbe solcato questi mari, e queste terre fertili sarebbero state deserto. Abbiamo partorito e allevato e lavato e istruito, forse fino all'età di sei o sette anni, i milleseicentoventitré milioni di esseri umani che secondo le statistiche sono attualmente al mondo; e questa fatica, anche ammettendo che qualcuno ci abbia aiutate, richiede tempo. C'è del vero in quel che dite - non lo nego. Ma nello stesso tempo devo ricordarvi che fin dal 1866 esistevano in Inghilterra almeno due colleges femminili; che, a partire dal 1880, una donna sposata poteva, per legge, possedere i propri beni; e nel 1919 - cioè più di nove anni fa - le è stato concesso il voto? Devo anche ricordarvi che da ben dieci anni vi è stato aperto l'accesso a quasi tutte le professioni? Se riflettete su questi immensi privilegi e sul lungo tempo in cui sono stati goduti, e sul fatto che in questo momento devono esserci quasi duemila donne in grado di guadagnare più di cinquecento sterline l'anno, in un modo o nell'altro, ammetterete che la scusa di mancanza di opportunità, di preparazione, di incoraggiamento, di agio e di denaro non regge più. Inoltre gli economisti ci dicono che la signora Seton ha avuto troppi figli. Naturalmente dovete continuare a far figli, ma, così dicono, solo due o tre a testa, non dieci o dodici. (2011, p. 151)

Incipit di alcune opere[modifica]

Gli anni[modifica]

Era una primavera incerta, dal tempo perpetuamente variabile... A Londra la gente non faceva che aprire e richiudere gli ombrelli, scrutando il cielo.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Mrs Dalloway[modifica]

La signora Dalloway disse che i fiori sarebbe andata a comprarli lei.
Poiché Lucy aveva già il suo bel da fare. Bisognava tirar giù le porte dai cardini: venivano gli operai di Rumpelmayer. Eppoi, pensò Clarissa Dalloway, che mattinata! ... limpida, come per farne dono ai bimbi su una spiaggia.
Che delizia! Che tuffo! Sempre, infatti, le aveva fatto questo stesso effetto, a quei tempi, allorquando, spalancata la porta finestra, con un lieve cigolio dei cardini, che ancora le pareva di udire, lei si tuffava nell'aria aperta, a Bourton.
[Virginia Woolf, Mrs Dalloway, traduzione di Pier Francesco Paolini, Newton Compton]

Orlando[modifica]

Egli, poiché dubbio non v'era sul suo sesso, per quanto la foggia di quei tempi alquanto lo dissimulasse, stava prendendo a piattonate la testa di un moro, che dondolava appesa alle travi del soffitto. Aveva essa la tinta d'una vecchia palla di cuoio; e quasi ne avrebbe avuto la forma, se non fosse stato per il cavo delle guance, e i pochi capelli duri e aridi come barbe d'una noce di cocco. Il padre di Orlando, o forse il nonno, l'aveva spiccata dal busto del gigantesco Infedele che gli s'era parato davanti all'improvviso al chiaro di luna, nelle barbare distese africane, e ora essa oscillava dolcemente, incessantemente, alla brezza perenne che soffiava per le logge in cima alla vasta dimora del signore che aveva decapitato l'Infedele.
[Virginia Woolf, Orlando, traduzione di Alessandra Scalero, Mondadori]

Citazioni su Virginia Woolf[modifica]

  • Nessuno che non abbia buttato almeno un'occhiata sulla solenne etichetta di Cambridge o di Oxford potrà ammirare abbastanza quel che la sapiente e capricciosa penna della Woolf ne trasse, citando i responsabili di aule dove la scienza, il greco, il latino, la filosofia conducono una vita liberalmente conventuale. (Anna Banti)

Bibliografia[modifica]

  • Virginia Woolf, Notte e giorno, traduzione di Maria Vittoria Malvano, Einaudi, 1987.
  • Virginia Woolf, La camera di Jacob, traduzione e postfazione di Anna Banti, I libri della Medusa, Arnoldo Mondadori Editore, 1980.
  • Virginia Woolf, Le onde, traduzione di Giulio De Angelis, BUR classici moderni, 197910. ISBN 8817122114
  • Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé, traduzione di L. Bacchi Wilcock e J. R. Wilcock, Feltrinelli Editore, 2011. ISBN 8807822245

Voci correlate[modifica]

Note[modifica]

  1. Da Virginia Woolf, Voltando pagina, a cura di Liliana Rampello, traduzioni di Daniela Daniele; Adriana Bottini; Livio Bacchi Wilcock; J. Rodolfo Wilcock; Mirella Billi; Daniela Gugliemino; Nadia Fusini; Masolino d'Amico; Flora de Giovanni; Anna Rossi-Doria; Mirella Billi, il Saggiatore, 2011; pp. 202-203.
  2. Citato in Dino Basili, L'amore è tutto, Tascabili economici Newton, 1996, p. 16.
  3. L'originale inglese "vite" (lives) è un gioco di parole con "foglie" (leaves).

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Opere[modifica]