Vittorio Arrigoni

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Vittorio Arrigoni (1975 – 2011), attivista, scrittore e reporter italiano.

Citazioni di Vittorio Arrigoni[modifica]

  • Io che non credo alla guerra, non voglio essere seppellito sotto nessuna bandiera. Semmai vorrei essere ricordato per i miei sogni. Dovessi un giorno morire – fra cent'anni – vorrei che sulla mia lapide fosse scritto quello che diceva Nelson Mandela: "Un vincitore è un sognatore che non ha mai smesso di sognare". Vittorio Arrigoni: un vincitore.[1]
  • Continueremo a fare delle nostre vite poesie, fino a quando libertà non verrà declamata sopra le catene spezzate di tutti i popoli oppressi.[2]
  • Io non credo nei confini, nelle barriere, nelle bandiere. Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini, alla stessa famiglia, che è la famiglia umana.[3]
  • Restiamo Umani[4]
  • Riconoscendo nelle nostre quotidiane gesta che i nostri padri e le nostre madri ci hanno insegnato sin da piccoli, così agendo resteranno al nostro fianco per sempre, sinché anche noi cambieremo meta e dimensione, sperando di aver avuto il tempo a nostra volta, di lasciare l'eredità del nostro meglio a coloro che con noi hanno convissuto parte del cammino.[5]
  • Conoscere è il primo passo verso una soluzione.[6]
  • Alla fine, anche se la storia ha dei pessimi alunni, in qualche modo insegna.[7]
  • Un bambino morto crea immediatamente cinque mujahidin.[3]

Gaza. Restiamo umani[modifica]

  • Il mio appartamento di Gaza dà sul mare. Ha una vista panoramica che mi ha sempre riconciliato il morale [...]. Prima di stamattina. Quando dalla mia finestra si è affacciato l'inferno. Ci siamo svegliati sotto le bombe oggi a Gaza, e molte sono cadute a poche centinaia di metri da casa mia. E molti miei amici, ci sono rimasti sotto. (p. 23)
  • É rimasta coinvolta nelle esplosioni anche la scuola elementare lì a fianco. Era la fine delle lezioni e i bambini erano già in strada, decine di grembiulini azzurri svolazzanti si sono macchiati di sangue. (p. 23)
  • Ho una videocamera con me ma ho scoperto oggi di essere un pessimo cameraman, non riesco a riprendere i corpi maciullati e i volti in lacrime. Non ce la faccio. Non riesco perché piango anche io. (p. 24)
  • Faranno il deserto e lo chiameranno pace. Il silenzio del «mondo civile» è molto più assordante delle esplosioni che ricoprono la città come un sudario di terrore e morte. (p. 25)
  • Non è un errore, è volontario cinico orrore. (p. 28)
  • Qualcuno fermi questo incubo. Rimanere immobili in silenzio significa sostenere il genocidio in corso. Urlate la vostra indignazione, in ogni capitale del mondo «civile», in ogni città, in ogni piazza, sovrastate le nostre urla di dolore e terrore. C'è una parte di umanità che sta morendo in pietoso ascolto. Restiamo umani. (p. 28)
  • Non si odono più sirene di ambulanze al rincorrersi all'impazzata, semplicemente perché al porto e nell'area circostante non c'è più anima viva, sono morti tutti, sembra di poggiare i piedi su un cimitero dopo un terremoto. (p. 31)
  • Un cataclisma di odio e cinismo piombato sulla popolazione di Gaza come «Piombo fuso» che fa a pezzi corpi umani. (p. 31)
  • Non esistono operazioni militari chirurgiche: quando si mettono a bombardare l'aviazione militare e la marina, le uniche operazioni chirurgiche sono quelle dei medici che amputano arti maciullati alle vittime senza un attimo di ripensamento, anche se spesso braccia e gambe sarebbero salvabili. (p. 31)
  • Carri armati, caccia, droni, elicotteri apache, il più grande e potente esercito del mondo in feroce attacco contro una popolazione che si muove ancora sui somari come all'epoca di Gesù Cristo. (p. 33)
  • Israele ha trasformato gli ospedali palestinesi in tante fabbriche di angeli. [...] Quei corpicini smembrati, quelle vite potate ancora prima di fiorire saranno un incubo per tutto il resto della mia vita, e se ho ancora la forza di raccontare della loro fine è perché voglio rendere giustizia a chi non ha più voce, forse a chi non ha mai avuto orecchie per ascoltare. Restiamo umani. (p. 33)
  • Un'esplosione, a meno di 100 metri, ha scosso i sette piani del palazzo, facendolo oscillare come un pendolo impazzito. Per un momento ho temuto venisse giù, i vetri delle finestre sono scoppiati. Panico, ho pregato Dio che l'edificio fosse stato costruito con criteri antisismici, ben conscio dell'effimera illusione, Gaza poggia su di una striscia di terra che non trema. Il terremoto qui si chiama Israele. (p. 35)
  • Aiuti che stentavano a filtrare oltre la cortina di ferro tesa da Israele attorno alla più grande prigione a cielo aperto del mondo: Gaza. (p. 36)
  • A volte quando ci troviamo fra noi i discorsi si fanno cupi, è probabile che alla fine di questa terrificante offensiva qualcuno di noi andrà ad aumentare il conto dei morti, degli scomparsi. Non ci pensiamo, andiamo avanti. Restiamo umani. (p. 37)
  • Le derrate alimentari che stanno filtrando all'interno della Striscia in questi giorni sono aumentate [...]. Ma che senso ha servire pane appena sfornato all'interno di un cimitero? L'emergenza è fermare subito le bombe, prima ancora che far arrivare i rifornimenti di viveri. I cadaveri non mangiano. (pp. 39-40)
  • Le immagini di un Obama sorridente che gioca a golf alle Hawaii sono passate su tutte le televisioni satellitari arabe come in spregio alla cappa di lutto che incombe su queste terre. (Quaggiù comunque nessuno si era mai illuso che bastasse il pigmento della pelle a marcare radicalmente la politica estera statunitense). (p. 40)
  • Non ce ne andiamo, perché riteniamo essenziale la nostra presenza come testimoni oculari dei crimini contro l'inerme popolazione civile ora per ora, minuto per minuto. [...] Non siamo fuggiti come ci hanno consigliato i nostri consolati, perché siamo ben consci che il nostro apporto sulle ambulanze, come scudi umani e nel dare prima assistenza ai soccorsi, potrebbe rivelarsi determinante per salvare vite. [...] Personalmente, non mi muovo da qui, perché sono gli amici ad avermi pregato di non abbandonarli. Quelli ancora vivi, ma anche quelli morti, che come fantasmi popolano le mie notti insonni. I loro volti diafani ancora mi sorridono. (pp. 40-41)
  • La maggioranza non ha trovato alcun posto dove fuggire. Affronteranno quei cingoli affamati delle loro vite con l'unica arma che hanno a disposizione, la dignità di saper morire a testa alta. (p. 41)
  • Io e i miei compagni siamo coscienti degli enormi rischi a cui andiamo incontro, questa notte più delle altre; ma siamo certo più a nostro agio qui, nel centro dell'inferno di Gaza, di quanto lo saremmo mai stati nei paradisi metropolitani europei o americani, dove la gente festeggia il nuovo anno e non capisce quanto in realtà sia complice di tutte queste morti di civili innocenti. Restiamo umani. (pp. 41-42)
  • Questa, infatti, non è una guerra, perché non ci sono due eserciti che si danno battaglia su un fronte: è un assedio unilaterale condotto da forze armate (aviazione, marina ed esercito) fra le più potenti del mondo [...] che hanno attaccato una misera striscia di terra di 360 kmq, dove la popolazione si muove ancora sui muli e dove c'è una resistenza male armata la cui unica forza è quella di essere pronta al martirio. (pp. 45-46)
  • Qualcuno deve arrestare questa carneficina, ho visto cose in questi giorni, udito fragori, annusato miasmi pestiferi, che difficilmente riuscirò a raccontare ai miei eventuali futuri figli. Sentirsi isolati e abbandonati è desolante non meno della vista di un quartiere di Gaza dopo una campagna di raid aerei. [...] Le manifestazioni in tutto il mondo dimostrano che esiste qualcuno in cui credere, ma non sono ancora in grado di esercitare la pressione necessaria sui governi occidentali perché fermino i crimini di Israele. (p. 47)
  • Mi aveva chiesto quali erano i leader di sinistra italiani del passato davvero rivoluzionari, e gli avevo detto Antonio Gramsci. E quelli odierni? Avevo preso tempo, gli avrei risposto oggi. Abu Mohammed che ora giace in coma nell'ospedale dove lavorava, si è risparmiato la mia deludente risposta. (p. 50)
  • Ieri ho scattato alcune fotografie in bianco e nero alle carovane di carretti trascinati dai muli, carichi all'inverosimile di bambini sventolanti un drappo bianco rivolto verso il cielo, i volti pallidi, terrorizzati. Riguardando oggi quegli scatti di profughi in fuga, mi sono corsi i brividi lungo la schiena. (p. 51)
  • Il console mi ha gentilmente pregato di cogliere quest'ultima opportunità [...] e scampare da questo inferno. L'ho ringraziato per la sua generosa offerta ma da qui non mi muovo, non ce la faccio. (p. 53)
  • Davanti all'ospedale Al Awda siamo stati testimoni (e abbiamo filmato) dell'utilizzo di bombe al fosforo bianco. (p. 56)
  • Sfidando il tiro a segno delle bombe, ho visto fermi a un angolo di strada un gruppo di ragazzini sporchi, coi vestiti rattoppati, tali e quali ai nostri sciuscià del dopoguerra. Con delle fionde lanciavano pietre verso il cielo, in direzione di un nemico lontanissimo e inavvicinabile che si fa gioco delle loro vite. La metafora impazzita che fotografa l'assurdità di questi tempi e di questi luoghi. Restiamo umani. (p. 57)
  • Le allucinanti dichiarazioni di un portavoce dei servizi segreti israeliani secondo cui l'esercito ha ottenuto via libera a sparare sulle ambulanze perché si presume che a bordo ci siano membri della resistenza palestinese, rendono il senso del valore dato da Israele alla vita. (p. 63)
  • Sono nove i camici bianchi uccisi dall'inizio dei bombardamenti [...]. I sopravvissuti tremano di paura, ma non si tirano indietro. (p. 63)
  • «I civili di Gaza hanno a disposizione 3 ore al giorno per cercare di sopravvivere, i soldati israeliani le restanti 21 per cercare di sterminarli» – ho sentito Ging dichiarare a due passi da me. (p. 65)
  • Sono cortesi i militari israeliani, chiedono collaborazione alla popolazione di Gaza, prima di schiacciarli come insetti. (p. 67)
  • Mi chiedo come Israele possa definirsi civile e democratico, se per stanare e uccidere un suo nemico nascosto in un edificio abitato il suo esercito non esita un attimo ad abbatterlo seppellendoci sotto decide di innocenti. (p. 69)
  • Il mondo intero non può ignorare questa tragedia e, se lo fa, non includeteci in questo mondo. (p. 74)
  • Siamo giunti a 923 vittime, 4150 i feriti, 255 i bambini palestinesi orribilmente trucidati. Il computo delle vittime civili israeliane, fortunatamente, è sempre fermo a quota 4. (p. 74)
  • Dopo la scoperta di un sito statunitense di estrema destra che ci ha messo una taglia sulla testa: «[...] Aiutateci a neutralizzare l'Ism, che è ormai parte integrante di Hamas sin dall'inizio della guerra. BERSAGLIO Ism #1 PER LE FORZE AEREE ISRAELIANE E TRUPPE DI TERRA DELL'IDF: INVITO ALL'OMICIDIO DI VITTORIO ARRIGONI (FOTO SOTTO) CHE ATTUALMENTE ASSISTE HAMAS A GAZA.» [...] Non è necessario che i miei detrattori e chi mi vorrebbe morto compongano quel numero, l'esercito israeliano sa benissimo dove trovarmi anche questa notte, sto sulle ambulanze dell'ospedale Al Quds di Gaza City. Restiamo umani. (pp. 75-76)
  • Gli orfanotrofi sono diventati il nido preferito per gli uccelli meccanici israeliani, negli orfanotrofi i caccia vanno a deporre le loro bombe. (p. 77)
  • La personalissima jihad israeliana contro i luoghi sacri dell'Islam lungo la Striscia continua nel «silenzio-assenso» della comunità internazionale: [...] sono 20 le moschee finora rase al suolo. Fortunatamente nessun «razzo» qassam ha ancora sfiorato le pareti di una sinagoga, altrimenti siamo certi che avremmo giustamente avvertito levarsi al cielo grida di sdegno da ogni angolo del mondo. Dio deve pagare il dazio di ricevere preghiere dai palestinesi. (p. 77)
  • Heidan riesce a trarre qualcosa di positivo dalla pozza di sangue in cui stiamo annegando. (pp. 78-79)
  • I leaders sudafricani della lotta contro il regime d'apartheid, Mandela, Ronnie Kasrils e Desmond Tutu affermano che l'oppressione israeliana contro i palestinesi è di gran lunga peggiore di quella del Sudafrica, voci senz'altro più autorevoli di Frattini e Fassino. (pp. 79-80)
  • Dante non avrebbe saputo immaginare gironi dei dannati così infernali come le corsie negli ospedali di Jabalia. La legge del contrappasso qui è applicata al contrario. Tanto più innocente è la vittima, tanto meno viene risparmiata dal martirio delle bombe. (p. 81)
  • La tecnica preferita [...] dall'armata israeliana Tsahal. Si lancia una bomba, si attendono i soccorsi, si ribombardano feriti e soccorritori. (p. 81)
  • Andremo noi dell'Ism, a piedi, con delle barrelle, laddove l'umanità ha oltrepassato i suoi confini e si è eclissata. (p. 82)
  • Dispiace che giornalisti come Travaglio, che stimavamo perché estremo baluardo di una informazione libera e quanto più possibile veritiera, si siano messi l'elmetto dell'esercito israeliano. (p. 84)
  • L'inferno si è rivoltato e al suo centro, nel cuore pulsante di Gaza, ci siamo noi i dannati di un odio inumano. Restiamo umani. (p. 85)
  • Il nostro viaggio al termine della notte non prevede ancora albe che non siano detonate dall'odio di chi ha mobilitato generali e truppe per questo sterminio. (p. 87)
  • Abbiamo atteso gli ultimi evacuati e posto alcune domande agli infermieri scampati all'incendio dell'Al Quds. Resoconti agghiaccianti, confermati anche dai miei compagni testimoni oculari. (p. 88)
  • Vi confido che il mio «restiamo umani» ha vacillato spesso in questi ultimi giorni, ma resiste. Resiste come l'orgoglio, l'attaccamento alla terra natia intesa come identità e diritto all'autodeterminazione. (p. 89)
  • Ogni tanto qualcuno dovrebbe ricordarsi che Hamas non è un gruppuscolo di terroristi e neanche un partito politico, ma un movimento e in quanto tale non certo neutralizzabile con una pioggia di bombe a grappolo. (pp. 94-95)
  • In Israele vince chi porta in dote ai propri elettori più teste palestinesi mozzate. (p. 95)
  • Camminando per le strade della città di Gaza senza più il costante terrore di un bombardamento chirurgicamente mirato alla mia decapitazione, tremo ancora alla vista dei cani randagi raccolti in circolo, a ciò che mi si potrebbe parare davanti agli occhi come loro pasto. (p. 97)
  • La tregua è unilaterale, quindi Israele unilateralmente decide di non rispettarla. (p. 98)
  • Tregua dopo tregua, la percezione è quella di una macabra parentesi per contare i cadaveri fra una mattanza e l'altra, verso una pace che non è mai stata così distante. (p. 99)
  • La guerra resta presente impressa nelle rovine di una città saccheggiata di sorrisi e popolata da sguardi spauriti. (p. 99)
  • É mutato il panorama godibile dalle mie finestre, non riconcilia più il morale affranto dalla miseria di una vita sotto l'assedio israeliano, ma rigira il coltello nella piaga di un trauma irremovibile: la testimonianza di un massacro. (p. 105)
  • I cittadini israeliani hanno formalmente richiesto al loro governo delucidazioni circa le armi utilizzate durante queste tre settimane: è evidente che l'uranio impoverito e il fosforo bianco sparso in maniera criminale sul fazzoletto di terra di Gaza nel provocare malattie genetiche non farà distinzione tra ebrei e musulmani. (p. 106)

Note[modifica]

  1. Youtube, Video: "Vittorio Arrigoni, a winner", di Hussien Amody
  2. [1]
  3. a b Youtube, Video: "Restiamo Umani" di Anna Maria Selini
  4. Adagio con il quale terminava ogni articolo', alternato in alcuni casi alla traduzione inglese: "Stay human".
  5. Marco Besana, Da ¡NO MÁS! un augurio a Vittorio "Utopia" Arrigoni, 4 febbraio 2009
  6. Marco Besana e Ilaria Brusadelli, Libano: il racconto di Vittorio Arrigoni, 15 gennaio 2011
  7. Vittorio Arrigoni, Nowherecast intervista Arrigoni - 7 di 9, min. 1:00

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]