Vittorio Bersezio

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Vittorio Bersezio

Vittorio Bersezio (1830 – 1884), scrittore, giornalista e deputato italiano.

Citazioni di Vittorio Bersezio[modifica]

[ su Carmine Crocco] Un tristo, un ladro, un assassino. (Il regno di Vittorio Emanuele II, Roux e Favale, 1895, p. 25)

Domenico Santorno[modifica]

Incipit[modifica]

Era inoltrata la sera del 18 marzo 1848.
Una nebbia fine, fitta ed umidiccia, la quale a poco andare s'era risolta in pioviggina minutissima spruzzaglia, s'era abbattuta sulla città di Milano, e ne bagnava il lastrico delle strade. Traverso quella nebbia i lampioni mandavano una luce fatta rossigna, la quale ti tornava, direi, melanconica e rimessa, e si rifletteva tristemente nel bagnato del pavimento.
Nella strada principale d'uno dei più importanti e popolosi quartieri della città, camminava sollecito, studiatamente avvolto in ampio e scuro mantello, un uomo alto di persona, ben fatto, giovane ed aitante, il quale, benché vestisse alla civile, aveva quella certa andatura diritta e quel certo portamento rigido che all'occhio d'un osservatore disvelano tosto un militare.

Citazioni[modifica]

  • Domenico Santorno aveva circa cinquant'anni. Bassotto di statura. ma tarchiale di spalle e forte e robusto più che altri al mondo, la faccia larga ed aperta, la fronte non alta ma piana, la guardatura schietta, il sorriso pronto e benigno, corto il collo e facili a contrarsi per lo sdegno le sembianze del volto, aveva egli insieme l'aspetto d'una bonarietà leale e quello d'una singolare tenacità di propositi, potente in ogni preso partito.
    E massimi affetti della sua brava anima erano il suo paese e la sua famiglia. (p. 24)

Massimo d'Azeglio[modifica]

Incipit[modifica]

  • Il dire che artisti e letterati hanno quasi identica l'opera è vieta frase consecrata dall'uso. E l'uso questa volta ha ragione. È camminano per vie diverse ma vicine e convergenti ad un medesimo scopo, in traccia di medesimi effetti, adoratori d'un medesimo nume; cultori e gli uni e gli altri del bello terreno nelle sue forme sensibili; parlano tutti all'animo, al cuore, alla mente dell'uomo con immagini evocate e postegli dinanzi agli occhi od alla fantasia definite nella forma. Perciò se il poeta disse: uti pictura poesis, parmi debba il pittore leggere la sentenza al rovescio e dire altresì: uti poesis pictura: e questa e quella rappresentazione del vero nel bello e nel buono.

Citazioni[modifica]

  • [Massimo d'Azeglio] Pittore e scrittore, artista e letterato; in sé congiunge le due diverse forme della stessa sostanza. È dipinge il paese e vi annette una circostanza storica; scrive romanzi ed all'orditura trovata dall'immaginazione ed agli eventi ricavati dalla storia immette un pensiero patrio di cose pubbliche moderne. — La penna ed il pennello, il libro e la tela, le bellezze della natura e gl'insegnamenti delle storie ha fatto, colla misura delle sue forze, concorrere a dire ai presenti il concetto capitale e necessario dell'Italia de' suoi tempi. (p. 641)
  • Dio ci volle nascosta l'anima al riparo dal nostro indiscreto sguardo degli occhi: ma pure non ha voluto che di tutto ci dovessimo l'uno all'altro affidar ciecamente con troppo pericolo di inganni, tradimenti e sciagure. (p. 642)
  • Iddio nella nostra faccia ha stampato l'immagine del nostro spirito, e dello sguardo ne ha fatto — è vecchio dettato — lo specchio dell'anima. (p. 642)
  • Animo d'artista, indole di romanziere, fantasia di poeta, senno di chi ha fatto non leggieri studi, buon senso dell'uom che pensa, vezzi ed eleganza d'antica nobiltà, spirito e cuore d'Italiano: eccovi Massimo d'Azeglio celebre pittore, scrittore egregio, coraggioso soldato, amatore di patria, uomo di Stato, ministro — e galantuomo! (p. 644)
  • La scuola della povertà è la nulrice dei grandi animi (p. 648)
  • Torino non fu mai propizia abbastanza alle arti : né lo è anche adesso, e lo era tanto meno a que' tempi. (p. 649)

Incipit di Le miserie 'd monsú Travet[modifica]

Madama Travet (da 'ndrinta) Ma fa' sté ciuto côla masnà.
Travet (come sopra) Eh! I t'vëdi ben c'a l'è mes'ora ch'i la bautio. Là là, Giromin, là, là, piorôma pi nen. (La masnà a piora pi fort) Oh! Santa passienssa!
Giachëtta (dal fond) A s'peul-lo?
Madama Travet (come sopra) Ciama la serva.
Travet (come sopra) A l'è an piassa.
Madama Travet (come sopra) E Marianin? Ciama un po' chila.
Travet (come sopra) Marianin, Marianin!

Citazioni sull'opera[modifica]

  • Se credo di avere avuto nella mia vita un momento di felice ispirazione, si è quello in cui ho trovato il nome Travet. Sono persuaso che nel felice successo della commedia, per una buona metà ci ha conferito la convenienza del nome. Pensate alle impalcature che sostengono i tetti. Le grosse travi appariscenti fanno la forza maggiore; ma che potrebbero esse senza le travette che corrono dall'una all'altra a sorreggere le tegole? E nessuno lor bada, e sono sempre là, intente all'opera loro, e mentre le grosse travi, ancorché tarlate, possono tuttavia rimanere al posto e farci la buona figura, essi, i travicelli, se vengono a mancare, precipitano le tegole. Il mio povero, buono, onesto impiegato, sarà il Travet dell'edificio amministrativo. (citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 734)

Bibliografia[modifica]

  • Vittorio Bersezio, Domenico Santorno, Società Editrice Sonzogno, Milano 1912.
  • Vittorio Bersezio, Le miserie 'd monsú Travet, in "Il teatro Italiano", volume V, "La commedia e il dramma borghese dell'Ottocento", tomo secondo, Einaudi, 1979. ISBN 8806464031
  • Vittorio Bersezio, Massimo d'Azeglio, Rivista contemporanea, Volume III, Pelazza Tipografia Subalpina, Torino 1855.

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Opere[modifica]