Vladimir Vladimirovič Majakovskij
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Vladimir Vladimirovič Majakovskij (1893 – 1930), poeta georgiano.
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- Chi chiederà alla luna,
chi esigerà dal sole:
perché
fate i giorni e le notti?
Chi darà un nome al geniale autore della terra?
Così
anche di questo
mio
poema
nessuno è autore. (150.000.000) - In una nave che affonda gl'intellettuali sono i primi a fuggire subito dopo i topi e molto prima delle puttane.
- L'arte non è uno specchio cui riflettere il mondo, ma un martello con cui scolpirlo.
- Non ho bisogno di te!
Non voglio!
Non importa,
lo so
che creperò presto. - Se un uomo si giudicasse dal suo quaderno sarei ad un passo dall'essere Dio.
- Solo una mossa imprevista disorienta l'avversario.
- Un tempo i produttori di automobili le costruivano per potersi comperare dei quadri; oggigiorno i pittori fanno dei quadri per potersi comperare delle automobili.
- Vorrei essere tagliente come un eccomi.
[modifica] Lettere d'amore a Lilja Brik
[modifica] Incipit
Premessa
Con Vladimir Maiakovskij ho vissuto quindici anni, dal 1915 fino alla sua morte.
Egli mi scriveva anche quando ci separavamo per un periodo di breve tempo. Vi sono lettere che egli mi ha inviato all'estero e altre che dall'estero mi ha scritto a Mosca: noi viaggiavamo quasi ogni anno e a volte, per ragioni diverse, non insieme. Dal 1926 Vladimir Vladimirovič girò regolarmente per le città dell'URSS tenendo conferenze e serate di poesia e anche in questa occasioni mi scriveva spesso.
Lilja Brik
Mosca, 25 settembre 1917
Cara Licika, caro Oska!
Vi bacio subito all'inizio della lettera e non alla fine, com'è di regola: sono impaziente! Che c'è da voi? Persone felici, che sono state in quel paese incantato che si chiama «da voi», se la cavano, mascalzoni, con la classica frase: «Lilja è sempre Lilja.»
Ieri ho declamato. Era tutto esaurito; solo, peccato, niente soldi, ma buoni conoscenti. Avrei potuto cominciare tranquillamente il mio discorso non con un freddo «cittadini», ma con un tenero «cari Abram Vasilevič, Elsa, e Liôva!»
[Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Lettere d'amore a Lilja Brik, traduzione di Laura Boffa, Arnoldo Mondadori Editore, 1972.]
[modifica] Poesie
[modifica] Incipit
Notte
Purpureo e bianco rigettati e gualciti,
nel verde hanno buttato manciate di ducati,
e alle nere mani delle finestre accorse
hanno distribuito gialle carte accese.
[modifica] Citazioni
- Una volta pensavo
che i libri si facessero così:
arriva un poeta,
lievemente disserra la bocca,
e di colpo comincia a cantare il sempliciotto ispirato:
di grazia! (p. 86) - Che m'importa di Faust
che in una ridda di razzi
scivola con Mefistofele sul pavimentodel cielo!
Io so
che un chiodo nel mio stivale
è più raccapricciante della fantasia di Goethe! (p. 88) - Muscoli e nervi sono più sicuri di tutte le preghiere.
Dovremmo impetrare le grazie del tempo?
Ciascuno
di noi
tiene nelle sue cinque dita
le ginghie motrici dei mondi! (p. 89) - Un uomo da dietro una nube strisciò fuori imbestialito,
si soffiò le enormi narici con aria provocante,
e il volto del cielo si corrugò per un attimo
con la rigida smorfia d'un ferreo Bismarck. (p. 93) - La notte verrà
a rodere
e a mangiare.
Vedete? Come un Giuda
vende di nuovo il cielo
per una manata di stelle spruzzate di tradimento. (p. 95) - Onnipossente che hai inventato un paio di braccia
e hai fatto sì che ciascuno
avesse una sua testa,
perché non hai inventato una maniera
di baciare, baciare e ribaciare
senza tormenti?! (p. 102) - Tutti così noiosi, come
se al mondo non ci fosse Capri.
Ma Capri esiste.
Col suo alone di fiori
tutta l'isola è una donna in una cuffia rosa. (p. 103) - Ricordate:
sotto il peso della croce,
Cristo,
per un secondo,
stanco, si fermò.
La folla urlava:
«Buffone!
Buff-o-ne!» (p. 106) - Uomini futuri!
Chi siete?
Eccomi qua,
tutto
dolori e lividi.
A voi io lascio in testamento il frutteto
della mia anima. (p. 109) - Sono un poeta. Per questo sono interessante. Di questo scrivo. Di tutto il resto, solo se si è decantato nella parola. (da Io stesso, p. 16)
- Il primo libro
Agaf'ja, allevatrice di polli. Se non mi fossero a quel tempo capitati fra le mani altri libri, avrei smesso di leggere. Per fortuna, il secondo libro fu il Don Chisciotte. Questo sì era un libro! Mi feci una spada e una corazza di legno e menai colpi a destra e a manca. (p. 19) - Nel ridotto
Circolo dei nobili. Un concerto di Rachmaninov. L'isola dei morti. Fuggo via dall'intollerabile noia melodica. Dopo un istante fugge anche Burljuk. Scoppiamo a ridere. Bighelloniamo insieme. (p. 28)
[Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Poesie, traduzione di Ignazio Ambrogio, Bruno Carnevali, Giovanni Crino, Mario De Micheli, Giovanni Ketoff, Mario Socrate, Pietro Zveteremich, Garzanti, 1972.]
[modifica] Il Cuore del Cinema
[modifica] Incipit
IL CUORE DEL CINEMA
ovvero IL CUORE DELLO SCHERMO
Fantasia – fatto in quattro parti con prologo ed epilogo
Personaggi principali: 1. La stella cinematografica, 2. L'imbianchino, 3. La manicure, 4. Il signore con la bombetta, 5. Douglas Fairbanks, 6. Chaplin, 7. Rodolfo Valentino, 8. Il direttore, e molti altri.
Prologo
1. «Prima del XX secolo il tempo ci lasciava soltanto testimoni morti.»
2. Un ragno che tesse una ragnatela.
3. «Quadri...
4. Un grande di Spagna in una cornice dorata. Ha in mano una spada e rose.
5. statue...
6. Sotto il quadro, una Venere di marmo si china in atteggiamento pudico.
7. libri.»
Ai lati della statua, grossi libri enormi: la Bibbia, il Cantico dei cantici.
8. Ma un uomo allegro esce dal suo laboratorio.
9. Carico di tutto l'occorrente per «girare», esce dalla porta [Edison] un uomo, che ha tutto l'aspetto di un americano, e si mette a passeggiare allegramente per le vie.
[modifica] Citazioni
- «Come sempre le più belle fanciulle e i più bei giovanotti vanno alla società cinematografica per azioni per essere assunti e lavorare nel cinema» (parte quarta p. 218)
[Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Il Cuore del Cinema, traduzione di Ignazio Ambrogio, Giovanni Crino, Mario Socrate, Pietro Zveteremich, Editori Riuniti, 1972.]
[modifica] L'elefante e il fiammifero
- Una bella spiaggia; è un peccato però che l'abbiano fatta in riva al mare. (p. 191)
- Descriveteci il panorama di lassù; così non avremo bisogno di arrampicarci fino a quella maledetta cima. (p. 192)
[Vladimir Vladimirovič Majakovskij, L'elefante e il fiammifero, traduzione di Ignazio Ambrogio, Giovanni Crino, Mario Socrate, Pietro Zveteremich, Editori Riuniti, 1972.]
[modifica] Mosca arde
- L'autocrate si distrae e si diletta con il piombo e con la forca. (p. 124)
[Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Mosca arde, traduzione di Ignazio Ambrogio, Giovanni Crino, Mario Socrate, Pietro Zveteremich, Editori Riuniti, 1972.]
[modifica] Prose
- Coloro i quali affermano che la parola, il suo profilo, il suo aspetto fonico condizionano lo sbocciare della poesia hanno diritto di vivere. Costoro hanno scoperto la strada che conduce all'eterna fioritura della poesia. (p. 140)
- Il teatro è condannato a morire da sé e deve consegnare il suo retaggio al cinematografo. Il cinematografo, tramutati in un ramo industriale l'ingenuo realismo e l'artisticità di Cechov e Gorki, spiana la strada al teatro dell'avvenire, alla libera arte dell'attore. (p. 141)
[Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Prose (Il teatro, il cinematografo, il futurismo) traduzione di Ignazio Ambrogio, Giovanni Crino, Mario Socrate, Pietro Zveteremich, Editori Riuniti, 1972.]
[modifica] Citazioni su Vladimir Vladimirovič Majakovskij
- Maiakovski, il poeta proletario, era un gigante, e aveva uno dei cervelli più grandi che si conoscono. Il suo cervello è conservato nell'istituto per lo studio del cervello, in una boccia d'alcool. (Corrado Alvaro)
[modifica] Bibliografia
- Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Lettere d'amore a Lilja Brik, traduzione di Laura Boffa, Arnoldo Mondadori Editore, 1972.
- Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Poesie, traduzione di Ignazio Ambrogio, Bruno Carnevali, Giovanni Crino, Mario De Micheli, Giovanni Ketoff, Mario Socrate, Pietro Zveteremich, Garzanti, 1972.
- Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Il Cuore del Cinema, traduzione di Ignazio Ambrogio, Giovanni Crino, Mario Socrate, Pietro Zveteremich, Editori Riuniti, 1972.
- Vladimir Vladimirovič Majakovskij, L'elefante e il fiammifero, traduzione di Ignazio Ambrogio, Giovanni Crino, Mario Socrate, Pietro Zveteremich, Editori Riuniti, 1972.
- Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Mosca arde, traduzione di Ignazio Ambrogio, Giovanni Crino, Mario Socrate, Pietro Zveteremich, Editori Riuniti, 1972.
- Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Prose (Il teatro, il cinematografo, il futurismo) traduzione di Ignazio Ambrogio, Giovanni Crino, Mario Socrate, Pietro Zveteremich, Editori Riuniti, 1972.
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