Vladimir Vladimirovič Nabokov

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Monumento a
Vladimir Vladimirovič Nabokov, Montreux, Svizzera.

Vladimir Vladimirovič Nabokov (1899 – 1977), scrittore russo.

Citazioni di Vladimir Vladimirovič Nabokov[modifica]

  • «A proposito di capolavori, oggi sul "Giornale" mi è capitata sotto gli occhi una poesia, ora non ricordo più il nome del peccatore: "Prendi, o mio Dio, tutto il mio odio". Verso blasfemo, oltre che di sublime volgarità».
    «Ci sarebbe anche una variante canina: "Prendi, o Signore, tutti i miei ossi"...». (da Il dono)
  • La vita è una grande sorpresa. Non vedo perché la morte non potrebbe esserne una anche più grande. (da Fuoco pallido)
  • Penso come un genio, scrivo come uno scrittore brillante, e parlo come un bambino. (da Intransigenze)
  • Quando leggete Turgenev, sapete che state leggendo Turgenev. Quando leggete Tolstoj, lo leggete perché non potete smettere. (da Anna Karenina, in Lezioni di letteratura russa, Milano 1987, p. 169)
  • Sapere che si ha qualcosa di bello da leggere prima di coricarsi è una delle sensazioni più piacevoli della vita. (citato in Selezione dal Reader's Digest, agosto 1965)
  • Un buon lettore, un grande lettore, un lettore attivo è un "rilettore".[1]

Cose trasparenti[modifica]

  • Quando noi ci concentriamo su un oggetto materiale, ovunque esso si trovi, il solo atto di prestare ad esso la nostra attenzione può farci sprofondare involontariamente nella sua storia.
  • E questa, io credo, è la cosa: non l'angoscia della morte fisica, ma gli incomparabili tormenti della misteriosa manovra mentale necessaria per passare da uno stato di esistenza ad un altro.
    Bisogna andarci, vede figliolo, piano.

La vera vita di Sebastiano Knight[modifica]

  • D'un tratto, per qualche motivo imponderabile, mi sentii profondamente addolorato per lui e bramai di poter dire qualcosa di reale, qualcosa con ali e cuore, ma gli uccelli che desideravo, si posarono sul mio capo soltanto più tardi quando fui solo e non avevo più bisogno di parole.
  • Ella era entrata nella sua vita senza bussare alla porta, come chi penetra nella stanza sbagliata a causa della sua rassomiglianza con la propria. Era rimasta lì, dimenticandosi di uscire, lentamente abituandosi alle strane creature trovate lì dentro e trattandole cordialmente a dispetto delle loro sorprendenti fisionomie.
  • Ella non serbava memoria di suo padre; anche sua madre era morta, e il patrigno s'era risposato, cosicché il vago concetto di famiglia che quella coppia le suggeriva poteva paragonarsi al vecchio sofisma del coltello dal manico cambiato a cui viene cambiata la lama, benché certo lei non potesse aspettarsi di ritrovare e riunire le parti originali – o almeno questo aspetto dell'eternità.
  • Sono nato in un paese dove l'idea della libertà, il concetto di diritto, la consuetudine di umanità e gentilezza erano cose tenute in freddo dispregio e brutalmente proscritte. Di tanto in tanto, nel corso della storia, accadeva che un governo ipocrita dipingesse le pareti della nostra immensa prigione di bei colori e proclamasse la garanzia dei diritti, familiari in altre nazioni più felici della nostra; ma, o questi diritti venivano goduti esclusivamente dai carcerieri, o altrimenti contenevano qualche vizio occulto che li rendeva più amari delle grida della dichiarata tirannia... ogni uomo era uno schiavo o un sopraffattore; dato che l'anima e qualsiasi cosa con essa collegata non erano ammesse nell'uomo, le pene corporali erano considerate le sole atte a governare e guidare l'umana natura... Di tanto in tanto accadeva una cosa chiamata rivoluzione, che trasformava gli schiavi in sopraffattori e viceversa... Una fosca contrada, un luogo d'inferno, signori miei, e se vi è cosa di cui son certo è che per nulla al mondo cambierei la libertà del mio esilio per la bassa parodìa di patria...
  • Non essere sicuro di apprendere il passato dalle labbra del presente. Non fidarti neanche del mediatore più onesto. Ricorda che ciò che ti vien detto ha sempre un triplice aspetto: riceve una certa forma da chi racconta, è rimodellato da chi ascolta ed è occultato a entrambi dal morto di cui si narra la storia.
  • Questo stato di costante vigilanza era estremamente penoso non solo in se stesso, ma anche per i suoi diretti risultati. Ogni atto ordinario che dovevo compiere assumeva un aspetto così complicato, generava una tale moltitudine di associazioni di idee nella mia mente, e queste associazioni erano così subdole e oscure, così inutili in pratica, che o evitavo di muovermi o, se mi muovevo, combinavo un'ira di guai a causa del nervosismo. (...)Conoscendo gli alti e i bassi della mia consapevolezza, temevo di veder gente, di ferire la loro sensibilità o di rendermi ridicolo ai loro occhi. Ma gli stessi pregi o difetti che tanto mi tormentavano, se confrontati con quello che si chiama il lato pratico della vita, diventavano uno strumento di squisito godimento ogni qualvolta mi abbandonassi alla mia solitudine.
  • Era fornita di immaginazione -il muscolo dell'anima- (...)
  • Possedeva anche quell'autentico senso della bellezza che piú che una faccenda d'arte è una prontezza a discernere l'aureola intorno a un tegame o la rassomiglianza tra un salice piangente e uno skye terrier.
  • Non sapeva che farsene delle frasi bell'e fatte poiché le cose che aveva da dire erano di struttura eccezionale e d'altro canto egli sapeva che nessuna vera idea può esistere senza le parole create appositamente. Sicché (per usare una similitudine più calzante) il pensiero in apparenza ignudo domandava solo che gli abiti che indossava diventassero visibili, mentre le parole appiattite lontano non erano quei vuoti gusci che sembravano, ma aspettavano soltanto che il pensiero che già nascondevano dentro le riscaldasse e le mettesse in moto.
  • Ma una lingua è una cosa fisicamente viva da cui non ci si può sbarazzare cosí facilmente.
  • "Ho finito di creare un mondo."
  • (...) vorrei precisare che Caleidoscopio può essere gustato a pieno quando si è compreso che gli eroi del libro sono quelli che in parole povere possono chiamarsi "sistemi di composizione". Come se un pittore dicesse: Attenzione ora vi mostrerò non il quadro d'un paesaggio, ma il quadro delle diverse maniere di dipingere un paesaggio, e spero che la loro armoniosa fusione vi riveli il paesaggio come vorrei lo vedeste.
  • "Ma non riesci a vedere," egli bisbigliò, "non riesci a vedere che la felicità alla meglio non è altro che il buffone della sua stessa caducità?"
  • In realtà io credo che affidare al "sesso" una posizione importante nell'affrontare un problema umano, o peggio ancora, lasciare che l'"idea sessuale", se mai esista, pervada e "spieghi" tutto, è un grave errore di ragionamento. "Il frangente di un'onda non può spiegare l'intero mare, dalla sua luna al suo serpente; ma lo stagno in una conca di roccia e la immensa increspata via per il Catai sono acqua tutt'e due."
  • L'amore fisico non è che un'altra via per dire la stessa cosa e non una nota particolare che una volta udita echeggia in ogni altra regione dell'anima.
  • Ma essendo insoddisfatto delle cose in genere, può darsi che fosse insoddisfatto anche del suo romanzo d'amore.
  • La vita con te è stata un sogno- e quando dico un sogno, intendo colombi e gigli, e velluto, e quel roseo "V" nel mezzo e il modo che avevi di arricciare la lingua nel pronunciare quella lunga languida 'l. La nostra vita insieme era fatta di allitterazioni, e quando penso a tutte le piccole cose che morranno, ora che non possiamo più condividerle, mi sembra d'essere morto anch'io. E forse lo siamo.
  • Vedi, più aumentava la nostra felicità e piú nebbiosi diventavano i suoi contorni, come se il suo profilo si confondesse, ed ora si è dissolto del tutto. Non ho cessato di amarti; ma qualcosa è morto in me, e non riesco più a vederti nella nebbia...
  • Non c'è nulla di più vile di un poeta che batte la macchia.
  • Non posso far a meno di sentire che c'è qualcosa di essenzialmente errato nell'amore. Degli amici possono bisticciare e lasciarsi, anche delle vecchie e salde amicizie, ma non c'è mai questo spasimo, questo pathos, questa fatalità che avvinghia l'amore. L'amicizia non ha mai quest'aria di condanna. Perchè, quale ne è la causa? Non ho cessato di amarti, ma poichè non posso continuare a baciare la tua seria cara faccia, dobbiamo separarci, dobbiamo separarci. Perchè ciò? Cos'è questa misteriosa esclusività? Si possono avere migliaia di amici, ma soltanto un'amata. Gli harem sono un'altra cosa: sto parlando di danza e non di ginnastica. O ci si può immaginare un terribile turco che ami tutte le sue quattrocento mogli come io amo te? Se avessi detto "due" avrei cominciato a contare e non si finirebbe più. C'è un solo numero vero:Uno. E l'amore, in apparenza, è il migliore esponente di questa unicità.
  • Sarebbe grottesco s'io cercassi di persuaderti che tu fosti il puro amore, e che quest'altra passione non sia che una commedia della carne. Tutto è carne e tutto è purezza. Ma una cosa è certa: sono stato felice con te ed ora sono infelice con un'altra.
  • Dimenticami ora, ma ricordami poi, quando l'amaro si sarà sciolto.
  • Le lettere d'amore vanno sempre bruciate. Il passato è un ottimo combustibile.
  • (...) le disse sprezzantemente che lei era frivola e vana, e allora la baciò per assicurarsi che non fosse una statua di porcellana. Be', non lo era mica. Ed allora egli s'accorse di non poter vivere senza di lei, e lei s'accorse di averne abbastanza di sentirlo parlare dei suoi sogni, e dei sogni nei suoi sogni, e dei sogni nei sogni dei suoi sogni.
  • E come il significato di tutte le cose irraggia dalla forma, molte idee ed eventi che erano parsi della massima importanza degenerarono non a cose insignificanti, poichè nulla può essere ora insignificante, ma allo stesso livello che altre idee ed eventi, un tempo destituiti d'importanza, hanno ora raggiunto.

Lolita[modifica]

Incipit[modifica]

Oddera[modifica]

Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un breve viaggio di tre passi sul palato per andare a bussare, al terzo, contro i denti. Lo-li-ta. Era Lo, null'altro che Lo, al mattino, diritta nella sua statura di un metro e cinquantotto, con un calzino soltanto. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea punteggiata dei documenti. Ma nelle mie braccia fu sempre Lolita.

Arborio Mella[modifica]

Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta.
Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.

Citazioni[modifica]

  • Una sua simile l'aveva preceduta? Ah sì, certo che sì! E in verità non ci sarebbe stata forse nessuna Lolita se un'estate, in un principato sul mare, io non avessi amato una certa iniziale fanciulla. Oh, quando? Tanti anni prima della nascita di Lolita quanti erano quelli che avevo io quell'estate. Potete sempre contare su un assassino per una prosa ornata. Signori della giuria, il reperto numero uno è ciò che invidiarono i serafini, i male informati, ingenui serafini dalle nobili ali. Guardate questo intrico di spine. (1993)
  • Il mio trastullo ormai son solo le parole!
  • Io muoio, se tu mi tocchi.
  • Tra i limiti d'età di nove e quattordici anni non mancano le vergini che a certi ammaliati viaggiatori, i quali hanno due volte o parecchie volte il loro numero di anni, rivelano la propria reale natura: una natura non umana, ma di ninfa (vale a dire, demoniaca). Orbene, io propongo di chiamare "ninfette" queste creature eccezionali.
  • Era innamorata di mio padre, e lui ne aveva spensieratamente approfittato in un giorno di pioggia, per poi dimenticarsene al primo raggio di sole.
  • So anche che lo choc della morte di Annabelle consolidò la frustrazione di quell'estate da incubo, ne fece un ostacolo permanente frapposto ad ogni nuova avventura sentimentale nel corso dei gelidi anni della mia giovinezza. L'elemento spirituale e l'elemento fisico si erano fusi in noi con una perfezione che deve riuscire incomprensibile ai giovani d'oggi, così positivi e rozzi, la cui intelligenza è così standardizzata. Molto tempo dopo la morte di Annabelle, continuai a sentire i suoi pensieri insinuarsi nei miei. Molto tempo prima di esserci conosciuti, avevamo fatto gli stessi sogni. Raffrontavamo i nostri ricordi e vi trovavamo singolari affinità. Nello stesso mese di giugno dello stesso anno (il 1919), un canarino sperduto era volato nella casa di lei e nella mia, in due Paesi molto lontani. Oh, Lolita, se anche tu mi avessi amato così! (1966)
  • La polvere correva e si contorceva sulla precisa lastra di pietra dove, quando avevano sollevato il plaid, mi si era rivelata Charlotte, raggomitolata, gli occhi intatti, le ciglia nere ancora umide e appiccicate, come le tue, Lolita.
  • Che invidia avrebbe provato quel tizio libidinoso, chiunque fosse, se avesse saputo che ogni mio nervo era ancora cinto e consacrato della sensazione del suo corpo– il corpo di un demone immortale vestito da bambina.
  • Era davvero speciale, quella sensazione: un disagio atroce e opprimente, come se fossi a tavola col piccolo fantasma di una persona che avevo appena ucciso.
  • La guardai. La guardai. Ed ebbi la consapevolezza, chiara come quella di dover morire, di amarla più di qualsiasi cosa avessi mai visto o potuto immaginare. Di lei restava soltanto l'eco di foglie morte della ninfetta che avevo conosciuto. Ma io l'amavo, questa Lolita pallida e contaminata, gravida del figlio di un altro. Poteva anche sbiadire e avvizzire, non mi importava. Anche così sarei impazzito di tenerezza alla sola vista del suo caro viso.
  • Oggi mi sorprendo a pensare che il nostro lungo viaggio abbia solo sfregiato con una linea di fango la magnifica, enorme terra che per noi era solo un insieme di cartine con le orecchie, guide strampalate, pneumatici consunti e i suoi singhiozzi nella notte – ogni notte. – appena io fingevo il sonno.
  • Cercava le parole. Gliele fornii mentalmente. ("Lui mi ha spezzato il cuore, tu hai solo spezzato la mia vita").
  • Ahimè. Fui incapace di trascendere il semplice fatto umano che qualunque conforto spirituale potessi trovare, qualunque litofanica eternità fosse stata preparata per me, nulla avrebbe potuto far dimenticare alla mia Lolita l'immonda lussuria che io le avevo inflitto.
  • E dopo non molto guidavo nella pioggerellina del giorno morente, coi tergicristalli in piena azione ma incapaci di tener testa alle mie lacrime.
  • Spinsi, spinsi, tirai ed entrai.
  • Finis, amici miei. Finis, demoni miei.
  • Il mio dolce amore americano, morto ed immortale.
  • Ecco qualcosa che composi durante il mio ritiro:
    Ricercata: Dolores Haze. Non è più qui. | Labbra scarlatte. Capigliatura bruna. | Età: cinquemilatrecento dì. | Professione: «stellina» o nessuna. (1993)
  • Ciò che udivo era soltanto la melodia dei bambini che giocavano, soltanto quello, e l'aria era così limpida che in mezzo a quel vapore di voci mescolate, maestose e minute, remote e magicamente vicine, schiette e divinamente enigmatiche, si poteva udire di tanto in tanto, come liberato, uno zampillo quasi articolato di vivide risa, o il colpo di una mazza, o lo sferragliare di un camion giocattolo, ma era tutto troppo lontano dagli occhi perché si potesse distinguere un movimento nelle strade appena tratteggiate. Rimasi ad ascoltare quella vibrazione musicale dall'alto del mio dirupo, quegli sprazzi di grida isolate che avevano per sottofondo una sorta di schivo mormorio, e allora capii che la cosa disperatamente straziante non era l'assenza di Lolita dal mio fianco, ma l'assenza della sua voce da quel concerto di suoni. Questa, dunque, è la mia storia. L'ho riletta. C'è rimasto attaccato qualche brandello di midollo, e sangue, e mosche bellissime d'un verde brillante. A questa o quella delle sue svolte sento che il mio essere vischioso mi sfugge, scivola in acque troppo profonde e troppo oscure perché io possa sondarle. (1993)
  • Alzai gli occhi dalla lettera e feci per... Nessuna Lo in vista. Mentre ero assorto nella stregoneria di Mona, Lo aveva fatto spallucce ed era svanita. «Ha notato per caso...» chiesi a un gobbo che spazzava il pavimento vicino all'ingresso. Disse di sì, il vecchio satiro. Gli pareva che Lo avesse visto un'amica e fosse corsa fuori. Corsi fuori a mia volta. Io mi fermai – lei non lo aveva fatto. Corsi un altro po'. Mi fermai di nuovo. Era successo, infine. Se n'era andata per sempre. (1993)
  • Nei suoi slavati occhi grigi, stranamente occhialuti, il nostro povero romanzo d'amore fu riflesso, ponderato e scartato come una festa noiosa, come un picnic sotto la pioggia a cui abbiano partecipato solo i più barbosi scocciatori, come un compito monotono, come un pezzetto di fango rinsecchito che inzaccherasse la sua infanzia. (1993)
  • «No,» dissi «non hai capito niente. Voglio che tu lasci il tuo occasionale Dick, e questa topaia orrenda, e che venga a vivere con me, e a morire con me, e tutto con me».
  • Era amore a prima vista, a ultima vista, a eterna vista.
  • Da qualche parte, dietro la baracca di Bill, una radio accesa dopo il lavoro aveva cominciato a cantare di fato e di follia, e lei era lì, con la sua bellezza distrutta, le mani strette e le vene in rilievo, da adulta, e le braccia bianche con la pelle d'oca, e le orecchie appena concave, e le ascelle non rasate, era lì (la mia Lolita!), irrimediabilmente logora a diciassette anni, con quel bambino che già sognava, dentro di lei, di diventare un pezzo grosso e di andare in pensione intorno al 2020 – e la guardai, la guardai, e seppi con chiarezza, come so di dover morire, che l'amavo più di qualunque cosa avessi mai visto o immaginato sulla terra, più di qualunque cosa avessi sperato in un altro mondo. Di lei restava soltanto il fievole odor di viole, l'eco di foglia morta della ninfetta sulla quale mi ero rotolato un tempo, con grida così forti; un'eco sull'orlo di un precipizio fulvo, con un bosco lontano sotto il cielo bianco, e foglie marrone che soffocano il ruscello, e un solo ultimo grillo fra le erbacce secche... ma grazie a Dio io non veneravo soltanto quell'eco. Ciò che solevo vezzeggiare fra i tralci intricati del mio cuore, mon grand péché radieux, si era ridotto alla propria essenza; il vizio sterile ed egoista, quello lo cancellai e lo maledissi. Potete anche schernirmi e minacciare di far sgombrare l'aula, ma finché non sarò imbavagliato e mezzo strangolato urlerò la mia povera verità. Insisto perché il mondo sappia quanto amavo la mia Lolita, quella Lolita, pallida e contaminata, gravida del figlio di un altro, ma sempre con gli occhi grigi, sempre con le sopracciglia fuligginose, sempre castano e mandorla, sempre Carmencita, sempre mia; Changeons de vie, ma Carmen, allons vivre quelque part où nous ne serons jamais séparés; Ohio? Le plaghe desolate del Massachussets? Non importa, anche se quei suoi occhi si fossero sbiaditi come quelli di un pesce miope, e i suoi capezzoli si fossero gonfiati e screpolati, e il suo adorabile, giovane delta vellutato e soave si fosse corrotto e lacerato... anche così sarei impazzito di tenerezza alla sola vista del tuo caro viso esangue, al solo suono della tua giovane voce rauca, Lolita mia. (1993)

Explicit[modifica]

  • Penso agli uri e agli angeli, al segreto dei pigmenti duraturi, ai sonetti profetici, al rifugio dell'arte. E questa è la sola immortalità che tu ed io possiamo condividere, mia Lolita. (1993)

Citazioni sul testo[modifica]

  • Dopo trentasei anni, rileggo Lolita [...] Trentasei anni sono moltissimi per un libro. Ma Lolita ha, come allora, un'abbagliante grandezza. Che respiro. Che forza romazesca. Che potere verbale. Che scintillante alterigia. Che gioco sovrano. Come accade sempre ai grandi libri, Lolita si è spostato nel mio ricordo. Non mi ero accorto che possedesse una così straordinaria suggestione mitica. (Pietro Citati, dalla quarta di copertina dell'edizione Adelphi)

Parla, ricordo[modifica]

Incipit[modifica]

La culla dondola su un abisso, il buonsenso ci dice che la nostra esistenza è soltanto un fuggevole spiraglio di luce tra due eternità di tenebre. Benché le due eternità siano gemelle identiche, l'uomo di norma, contempla l'abisso prenatale con più serenità di quanto non contempli quello verso il quale è diretto(a circa quattrocentocinquanta battiti cardiaci orari). Io so, tuttavia, di un giovane sensibile che provò qualcosa di simile al panico, quando vide per la prima volta alcuni vecchi film girati in famiglia poche settimane prima della sua nascita. Contemplò un mondo in pratica immutato – la stessa casa, le stesse persone – e si rese conto allora che non vi era esistito affatto e che nessuno aveva pianto la sua assenza. Ad atterrirlo in modo particolare fu la vista di una nuovissima carrozzella per bambini che se ne stava là sulla veranda con l'aspetto compiaciuto e invadente di una bara; anche quella era vuota, come se, nel corso a ritroso degli eventi, le sue stesse ossa si fossero disintegrate.

Citazioni[modifica]

  • La natura vuole che l'uomo adulto accetti i due neri vuoti, a prora e a poppa, con la stessa solida flemma con la quale egli accetta le straordinarie visioni intermedie
  • Avevo imparato a contare e a parlare più o meno contemporaneamente, e la rivelazione che io ero io e i miei genitori erano i miei genitori fu direttamente legata alla scoperta della loro età in rapporto alla mia.

Incipit di Re, Regina, Fante[modifica]

Sul quadrante del grande orologio la lunga e nera lancetta dei minuti è immobile, in quest'istante. Ma sta per scattare. E questo scatto scatenerà un intero mondo di cose.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Note[modifica]

  1. Da Lezioni di letteratura, traduzione di Ettore Capriolo, Garzanti, 1992.

Bibliografia[modifica]

  • Vladimir Nabokov, Cose trasparenti, traduzione di Dmitri Nabokov, Adelphi, Milano, 1972.
  • Vladimir Nabokov, Il dono, a cura di Serena Vitale, Adelphi, 2012.
  • Vladimir Nabokov, La vera vita di Sebastiano Knight, traduzione di Giovanni Fletzer, tascabili Bompiani, 1980.
  • Vladimir Nabokov, Lolita, traduzione di Bruno Oddera, Arnoldo Mondadori Editore, 1959.
  • Vladimir Nabokov, Lolita, traduzione di Giulia Arborio Mella, Adelphi, Milano, 1993.
  • Vladimir Nabokov, Lolita, traduzione di Bruno Oddera, Arnoldo Mondadori Editore, 1966.
  • Vladimir Nabokov, Parla, ricordo, traduzione di Bruno Oddera, Oscar Mondadori, 1984.

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]