Voltaire

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Voltaire
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Voltaire, pseudonimo di François-Marie Arouet (1694 – 1778), scrittore e filosofo francese.

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  • Ai vivi si devono dei riguardi, ai morti si deve soltanto la verità. (da una lettera del 1719)
  • Alla corte, figliolo, l'arte più necessaria | Non è di parlar bene, ma di saper tacere. (da L'Indiscret)
  • Alla fine di quasi tutti i capitoli di metafisica dobbiamo mettere le due iniziali dei giudici romani quando non erano capaci di sbrogliare una causa. N.L., non liquet, non è chiaro. (dal Dizionario filosofico)
  • Bisogna aver rinunciato al buon senso per non convenire che non conosciamo nulla se non attraverso l'esperienza. (da Il filosofo ignorante – Rusconi, a cura di Michela Cosili)
  • Bisogna essere dei grandi ignoranti per rispondere a tutto quello che ci viene chiesto
  • C'è chi in seconda fila brilla e in prima s'eclissa. (da La Henriade)
  • Chi ci ha dato il sentimento del giusto e dell'ingiusto? Dio, che ci ha dato un cervello e un cuore. (dal Dizionario filosofico)
  • Chi sei? Da dove vieni? Che fai? Che diverrai? Sono domande che si devono porre a tutte le creature dell'universo, a cui però nessuna risponde. (da Il filosofo ignorante)
  • Dichiariamolo apertamente noi che non siamo preti e che non li temiamo: la culla della Chiesa nascente è circondata solo da imposture. È una sequela ininterrotta di libri assurdi sotto nomi supposti. (da L'affermazione del cristianesimo, ed. Procaccini, Napoli 1988, p. 88)
  • È una delle superstizioni dello spirito umano aver immaginato che la verginità potesse essere una virtù. (da Le sottisier)
  • Entrate nella Borsa di Londra […] Lì l'ebreo, il maomettano e il cristiano si trattano reciprocamente come se fossero della stessa religione, e chiamano infedeli solo quelli che fanno bancarotta. (da Lettere filosofiche, 1734)
  • Gli Ebrei non volevano che la statua di Giove fosse a Gerusalemme; ma i cristiani non volevano che fosse in Campidoglio. (dal Dizionario filosofico – Tolleranza)
  • Gli uomini odiano coloro che chiamano avari solo perché non ne possono cavare nulla. (dal Dizionario filosofico)
  • Ho interrogato la mia ragione; le ho domandato che cosa essa sia: questa domanda l'ha sempre confusa. (da Il filosofo ignorante)
  • Ho letto negli aneddoti della Storia d'Inghilterra ai tempi di Cromwell che una candelaia di Dublino vendeva ottime candele fatte col grasso degli Inglesi. Qualche tempo dopo uno dei suoi avventori si lamentò con lei del fatto che le sue candele non erano più così buone: Ahimè disse la donna è che gli Inglesi ci sono mancati in questo mese. Io mi domando chi fosse più colpevole, se quelli che sgozzavano gli Inglesi o questa donna che faceva candele col loro grasso. (dal Dizionario filosofico)
  • I mulatti sono semplicemente una razza bastarda. (citato in Gianni Scipione Rossi, Razzismo. Il buio della ragione nel secolo dei lumi [1])
  • I negri e le negre, trasportati nei paesi più freddi, continuano a produrvi animali della stessa specie. (citato in Gianni Scipione Rossi, Razzismo. Il buio della ragione nel secolo dei lumi [2])
  • I soldati si mettono in ginocchio quando sparano, forse per chiedere perdono dell'assassinio. (da Le sottisier)
  • Il fanatismo sta alla superstizione come il delirio alla febbre. (dal Dizionario filosofico)
  • Il filosofo che ha detto: deus est anima brutorum aveva ragione; ma doveva andare oltre. (dal Dizionario filosofico)
  • Il più grande dei crimini, almeno il più distruttivo e di conseguenza il più contrario al fine della natura, è la guerra; ma non vi è alcun aggressore che non colori questo misfatto con il pretesto della giustizia. (da Il filosofo ignorante)
  • Il segreto per annoiare sta nel dire tutto. (da Discorso in versi sull'uomo)
  • La carestia, la peste e la guerra sono i tre ingredienti più famosi di questo mondo. (dal Dizionario filosofico)
  • La superstizione mette il mondo intero in fiamme; la filosofia le spegne. (dal Dizionario filosofico)
  • Le parole sono per i pensieri quel che è l'oro per i diamanti: necessario per metterli in opera, ma ce ne vuol poco. (da Le sottisier)
  • Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle. (da Lettere filosofiche, 1734)
  • L'orgoglio dei piccoli consiste nel parlare sempre di sé, quello dei grandi nel non parlarne mai. (dal Dizionario filosofico)
  • Non che il suicidio sia sempre follia. Ma in genere non è in un accesso di ragione che ci si ammazza. (da Lettera a Mariott)
  • Non è il momento di farsi nuovi nemici. (Nel letto di morte, all'esortazione di un prete a rinunciare al diavolo e tornare a Dio)
  • Non esistono né estreme delizie né estremi tormenti che possano durare tutta la vita: il sommo bene e il sommo male sono chimere. (dal Dizionario filosofico)
  • Non possiamo sempre compiacere gli altri, ma possiamo sempre parlare in modo compiacente. (citato in Selezione dal Reader's Digest, dicembre 1962)
  • Per ciò che concerne i princìpi primi, siamo tutti nella stessa ignoranza in cui eravamo nella culla. (da Il filosofo ignorante)
  • Possiamo concludere che l'ateismo è un male mostruoso per coloro che essi domina; e anche per gli studiosi, anche se la loro vita è retta, perché con le loro opere possono influenzare chi è al governo; e che, anche se non è dannoso come il fanatismo, esso è quasi sempre fatale per la virtù. Ma soprattutto, lasciatemi aggiungere che ci sono meno atei oggi di quanti ce ne siano mai stati, perché i filosofi hanno compreso che non c'è vita senza germe, non c'è germe senza disegno, ecc.. (dal Dizionario filosofico, voce "ateismo")
  • Qual è l'età in cui conosciamo il giusto e l'ingiusto? L'età in cui sappiamo che due più due fa quattro. (da Il filosofo ignorante)
  • Quando la verità è evidente, è impossibile che sorgano partiti e fazioni. Mai s'è disputato se a mezzogiorno sia giorno o notte. (dal Dizionario filosofico)
  • Quando occorre, sono serissimo; ma vorrei non essere noioso. (da La pulzella d'Orléans)
  • ... BOSWELL. «Quando venni a trovarvi, pensavo di vedere un grandissimo ma cattivissimo uomo». VOLTAIRE. «Siete molto sincero». BOSWELL. «Sì, ma la stessa [sincerità] mi fa confessare che ho trovato il contrario. Solo il vostro Dictionnaire philosophique [mi turba]. Per esempio. Âme, l'Anima...». VOLTAIRE. «Quello è un buon articolo». BOSWELL. «No. Scusate. Non è [l'immortalità] un'idea piacevole? Non è più nobile?». VOLTAIRE. «Sì. Voi avete il noblie desiderio di essere il Re d'Europa. [Dite] "Lo desidero, e chiedo la vostra protezione [per continuare a desiderarlo]". Ma non è probabile». BOSWELL. «No. Ma se non può essere in un modo, non è detto che non possa essere nell'altro. [Come Catone, diciamo] "Dev'essere così", finché [arriviamo a possedere] l'immortalità». VOLTAIRE. «Ma prima di dire che quest'anima esisterà, dobbiamo sapere che cosa sia. Io non conosco la causa. Non posso giudicare. Non posso essere un giudice. Cicerone dice, potius optandum quam probandum. Noi siamo esseri ignoranti. Siamo gli zimbelli della Provvidenza. Io sono il povero Punch». BOSWELL. «Non vorreste che vi fossero pubbliche funzioni?». VOLTAIRE. «Sì, con tutto il cuore. Riuniamoci quattro volte all'anno in un gran tempio con musica, e ringraziamo Dio di tutti i suoi doni. V'è un solo sole. V'è un solo Dio. Vi sia una sola religione. Allora tutti gli uomini saranno fratelli». BOSWELL. «Potrò scrivervi in inglese, e voi mi risponderete?». VOLTAIRE. «Sì. Addio». (citato in James Boswell, Visita a Rousseau e a Voltaire, traduzione di Bruno Fonzi, Adelphi, 1973, p. 108-109)
  • Schiacciate l'infame![1] (da Lettere filosofiche, 1734)
Ecrasez l'infame!
  • Tutti i giorni, nei paesi cattolici, si vedono preti e monaci che, uscendo da un letto incestuoso, senza neppur essersi lavate le mani sozze di impurità, vanno a produrre iddii a centinaia; a mangiare e bere il loro dio, a cacarlo e a pisciarlo. Ma quando poi riflettono che questa superstizione, cento volte più assurda e sacrilega di tutte quelle degli egiziani, ha reso a un prete italiano da quindici a venti milioni di rendita e il dominio di un paese di cento miglia di estensione in lungo e in largo, vorrebbero andare tutti, armi in pugno, a cacciare quel prete che si è impadronito del palazzo dei Cesari. (dal Dizionario filosofico)
  • La religione esiste da quando il primo ipocrita ha incontrato il primo imbecille (citato in Antonio Lopez Campillo, Juan Ignacio Ferreras, Corso accelerato di ateismo, traduzione di Silvia Rupati, Castelvecchi Editore, 2007, p. 28)

[modifica] Attribuite

  • Se Dio non esistesse bisognerebbe inventarlo. (1770)
  • Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo.
Trovo abominevoli le cose che dici, ma darò la vita perché tu possa dirle.
I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it.
Queste parole vengono solitamente attribuite a Voltaire, ma sono state usate per la prima volta da Evelyn Beatrice Hall, scrittrice conosciuta sotto lo pseudonimo di Stephen G. Tallentyre, in The Friends of Voltaire (Gli amici di Voltaire), biografia del filosofo del 1906.

[modifica] Senza fonte

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  • Ama la verità, ma perdona l'errore.
  • Amici miei, o gli astri sono grandi geometri, o sono stati disposti da un eterno geometra.
  • Bisogna essere dei grandi ignoranti per rispondere a tutto quello che ci viene chiesto.
  • Che cos'è la politica se non l'arte di mentire a proposito?
  • Chi dice il segreto degli altri è un traditore; chi dice il proprio è uno sciocco.
  • Coloro che riescono a farti credere delle assurdità, possono farti commettere delle atrocità.
  • Di tutte le religioni, quella Cristiana è senza dubbio quella che dovrebbe ispirare più tolleranza, sebbene fino ad ora i cristiani siano stati i più intolleranti tra gli uomini.
  • Di tutte le scienze la più assurda, la più capace di soffocare il genio, è la geometria. Questa scienza ridicola ha per oggetto superfici, linee, punti che non esistono in natura. La geometria è solo uno scherzo di cattivo gusto.
  • Dio ci ha dato la vita, tocca a noi darci la bella vita.
  • Dio è un commediante che recita per un pubblico troppo spaventato per ridere.
  • Essere veramente liberi è potere. Quando posso fare ciò che voglio, ecco la libertà.
  • È meglio correre il rischio di salvare un colpevole piuttosto che condannare un innocente.
  • Gli uomini discutono, la natura agisce.
  • Gli uomini sono eguali; non la nascita, ma la virtù fa la differenza.
  • I libri più utili sono quelli dove i lettori fanno essi stessi metà del lavoro: penetrano i pensieri che vengono presentati loro in germe, correggono ciò che appare loro difettoso, rafforzano con le proprie riflessioni ciò che appare loro debole.
  • Il dubbio non è piacevole, ma la certezza è ridicola. Solo gli imbecilli sono sicuri di ciò che dicono.
  • Il lavoro allontana da noi tre grandi mali: la noia, il vizio e il bisogno.
  • Il popolo deve essere guidato e non istruito.
  • Il riposo è una buona cosa, ma la noia è sua sorella.
  • Il senso comune non è così comune.
  • Il sentimento di giustizia è così universalmente connaturato all'umanità da sembrare indipendente da ogni legge, partito o religione.
  • Il successo è sempre stato figlio dell'audacia.
  • Il superfluo, cosa quanto mai necessaria.
  • La bellezza è gradita agli occhi, ma la dolcezza affascina l'animo.
  • La gente cerca la felicità come un ubriaco cerca casa sua: non riesce a trovarla ma sa che esiste.
  • La pace è preferibile alla verità.
  • La più coraggiosa decisione che prendi ogni giorno è di essere di buon umore.
  • [Sull'Amleto di William Shakespeare] La si direbbe l'opera di un selvaggio ubriaco. (1768)
  • L'amore è di tutte le passioni la più forte perché attacca contemporaneamente la testa, il cuore e il corpo.
  • L'amore è un canovaccio fornito dalla natura e ricamato dall'immaginazione.
  • L'amore non è cieco. Cieco è l'amor proprio.
  • L'anarchia è l'abuso della repubblica, come il dispotismo è l'abuso del potere monarchico.
  • L'arte della medicina consiste nel divertire il paziente mentre la natura cura la malattia.
  • Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle.
  • Le verità della religione non sono mai capite così bene come da quelli che hanno perso la capacità di ragionare.
  • L'uomo è nato per l'azione, come il fuoco tende verso l'alto e la pietra verso il basso. Non essere occupato e non esistere è per l'uomo la stessa cosa.
  • Noi siamo tutti impastati di debolezze e di errori: perdonarci reciprocamente le nostre balordaggini è la prima legge di natura.
  • Non parlerei tanto di me se ci fosse qualcun altro che conoscessi egualmente bene.
  • Non si è perduto niente quando ci resta l'onore.
  • Ogni volta che un evento importante, una rivoluzione o una calamità volge a profitto della chiesa, è sempre identificata con la Mano di Dio.
  • Ogni uomo è colpevole di tutto il bene che non ha fatto.
  • Per la maggior parte delle persone correggersi vuol dire cambiare i propri difetti.
  • Quando colui che ascolta non capisce colui che parla e colui che parla non sa cosa stia dicendo: questa è filosofia.
  • Quando la gente comincia a ragionare, tutto è perduto.
  • Se abbiamo bisogno di leggende, che queste leggende abbiano almeno l'emblema della verità! Mi piacciono le favole dei filosofi, rido di quelle dei bambini, odio quelle degli impostori.
  • Tu mi domandi infine, carissimo, in che cosa consista la virtù? Consiste nel far del bene. Operiamo bene, e tanto basta; e non staremo a guardare troppo al motivo.
  • Tutti i vizi di tutte le età e di tutti i paesi del globo riuniti assieme, non eguaglieranno mai i peccati che provoca una sola campagna di guerra.
  • Un ecclesiastico è uno che si sente chiamato a vivere a spese dei disgraziati che lavorano per vivere.
  • Un proverbio saggio non prova niente.
  • Viviamo in società. Per noi dunque niente è davvero buono se non è buono per la società.

[modifica] Candido

[modifica] Incipit

[modifica] Originale

Il y avait en Westphalie, dans le château de M. le baron de Thunder-ten-tronckh, un jeune garçon à qui la nature avait donné les moeurs les plus douces. Sa physionomie annonçait son âme. Il avait le jugement assez droit, avec l'esprit le plus simple; c'est, je crois, pour cette raison qu'on le nommait Candide. Les anciens domestiques de la maison soupçonnaient qu'il était fils de la soeur de monsieur le baron et d'un bon et honnête gentilhomme du voisinage, que cette demoiselle ne voulut jamais épouser parce qu'il n'avait pu prouver que soixante et onze quartiers, et que le reste de son arbre généalogique avait été perdu par l'injure du temps.

[modifica] I Traduzione

Era nella Vesfalia, nel castello del baron di Thunder-ten-tronckh, un giovinetto che aveva avuto dalla natura i più dolci costumi. Se gli leggeva il cuore nel volto. Univa egli a un giudizio molto assestato una gran semplicità di cuore, per la qual cosa, cred'io, chiamavanlo Candido. I vecchi servitori di casa avean de' sospetti ch'ei fosse figliuolo della sorella del signor barone, e d'un buon gentiluomo e da bene di quel contorno, che questa signora non volle mai indursi a sposare perché non aveva egli potuto provare più di settantun quarti di nobiltà, il resto del suo albero genealogico essendo perito per l'ingiuria de' tempi.

[Voltaire, Candido, Sonzogno, LiberLiber]

[modifica] II Traduzione

Viveva in Westfalia, nel castello del barone di Thunder tentronckh, un ragazzo a cui la natura aveva fatto dono di un dolcissimo carattere. Il suo aspetto denunciava la sua anima. Univa un notevole giudizio allo spirito più semplice, e per questo, credo, era chiamato Candido. I vecchi domestici della casa sospettavano che fosse il figlio della sorella del barone e di un buono e onesto gentiluomo dei dintorni, che la signorina non aveva mai voluto sposare perché egli aveva potuto provare solo settantun quarti, mentre il resto del suo albero genealogico era andato perduto col tempo.

[Voltaire, Candido, traduzione di Paola Angioletti, Newton & Compton.]

[modifica] III Traduzione

C'era in Vestfalia, nel castello del signor barone di Thunder-ten-tronckh, un giovane a cui la natura aveva conferito i costumi più miti. Il suo aspetto ne rivelava l'anima. Possedeva un giudizio abbastanza retto, unito a una grande semplicità; per questo, credo, lo chiamavano Candido. I vecchi domestici del castello sospettavano fosse figlio della sorella del signor barone e di un onesto e buon gentiluomo delle vicinanze che madamigella non volle mai come marito perché non aveva potuto provare che settantun quarti: il resto del suo albero genealogico era stato distrutto dalle ingiurie del tempo.

[Voltaire, Candido, traduzione di Giovanni Fattorini, Tascabili Bompiani 1987.]

[modifica] Citazioni

  • «Che razza di paese è mai questo,» si chiedevano entrambi, «sconosciuto a ogni altro, e dove la natura si mostra tanto diversa da quello che è nei nostri? Sarà questo il paese dove tutto va bene; poiché un paese cosiffatto bisogna assolutamente che ci sia. E checché ne dicesse Mastro Pangloss, avevo notato sovente che in Vestfalia andava maluccio.» (cap. XVII)
  • Amico, io l'ho già detto e lo ripeto: il castello dove son nato non vale certo il paese in cui siamo; ma la madamigella Cunegonda insomma qui non c'è, e anche voi avete lasciato senza dubbio in Europa una qualche amica. Finché restiamo qui, siamo uguali a tutti costoro; se invece ce ne torniamo al mondo nostro, anche con una sola dozzina di pecore cariche dei ciottoli di El Dorado, saremo più ricchi di tutti i re sommati insieme, non avremo più nulla da temere da parte dell'Inquisizione, e potremo riprendere senza difficoltà la damigella Cunegonda. (cap. XVIII)
  • I pazzi ammiran tutto, in un autore stimato; io non leggo che per me, e non ho piacere se non a quel che mi aggrada. (nobile veneziano Pococurante; cap. XXIV)
  • Gli sciocchi ammirano ogni parola d'un autore famoso; io leggo per me solo, e mi piace soltanto quello che fa per me. (cap. XXV)
  • Oh, migliore dei mondi possibili, dove sei adesso?
  • Tutto è bene, tutto va bene, tutto va per il meglio possibile.

[modifica] Explicit

Tutta la piccola compagnia mise in opera questo lodevole proposito, ciascuno mettendo a profitto le proprie attiudini. Il poderetto fruttò assai. Cunegonda a dire il vero era brutta dimolto; ma diventò una pasticcera valente. Pasquina ricamava, e la vecchia accudì alla biancheria. Lo stesso Fra Garofolone si rese utile lavorando egregiamente da falegname, e giunse perfino a diventar galantuomo. Pangloss talvolta diceva a Candido:
«In questo migliore di mondi possibili, tutti i fatti son connessi tra loro. Tanto è vero che se voi non foste stato scacciato a gran calci nel sedere da un bel castello, per amore di madamigella Cunegonda, se non foste capitato sotto l'Inquisizione, se non aveste corso l'America a piedi, se non aveste infilzato il Barone, se non aveste perso tutte le pecore del bel paese di El Dorado, voi ora non sareste qui a mangiar cedri canditi e pistacchi.»
«Voi dite bene,» rispondeva Candido: «ma noi bisogna che lavoriamo il nostro orto.»

[modifica] Dizionario Filosofico

[modifica] Incipit

ABRAMO
Abramo è uno di quei nomi celebri nell'Asia Minore e in Arabia, come Thoth presso gli Egiziani, l'antico Zarathustra in Persia, Ercole in Grecia, Orfeo nella Tracia, Odino presso i popoli nordici e tanti altri noti più o meno per la loro fama che per una storia incontestata. Intendo qui la storia profana, in quanto nei confronti di quella del popolo ebraico, nostro maestro e nemico, per il quale sentiamo fiducia e odio, essendo stata visibilmente scritta dallo Spirito Santo in persona, nutriamo i sentimenti che dobbiamo nutrire. Ci riferiamo soltanto agli Arabi, che si vantano di discendere da Abramo per via di Ismaele e credono che quel patriarca abbia fondato la Mecca e sia morto in questa città. Il fatto è che la stirpe di Ismaele è stata favorita da Dio in misura infinitamente maggiore della stirpe di Giacobbe. L'una e l'altra, a dire il vero, hanno generato dei ladroni; ma i ladroni arabi sono stati prodigiosamente superiori a quelli ebrei: I discendenti di Giacobbe conquistarono una regione di assai modeste proporzioni, che poi perdettero; i discendenti di Ismaele conquistarono parte dell'Asia, dell'Europa e dell'Africa, fondarono un impero più vasto di quello dei Romani e scacciarono gli Ebrei dale loro caverne, che chiamavano la terra promessa. A giudicare le cose solo in base agli esempi delle nostre storie moderne, sarebbe piuttosto improbabile che Abramo fosse stato il progenitore di popoli così diversi; ci dicono che era nato in Caldea e che era figlio di un povero vasaio, che si guadagnava la vita costruendo piccoli idoli di terra. Non è verosimile che il figlio di quel vasaio sia andato a fondare la Mecca a trecento leghe di distanza, sotto il tropico, attraversando deserti impraticabili. Se fu un conquistatore, puntò senza dubbio sul bel paese dell'Assiria; se invece fu soltanto un povero diavolo, come ci viene raffigurato, non ha fondato regni fuori dalla sua patria.

[modifica] Citazioni

  • Gli atei sono per lo più studiosi arditi e fuorviati che ragionano male e che, non riuscendo a comprendere la creazione, l'origine del male, e altre difficoltà, ricorrono all'ipotesi dell'eternità delle cose e della necessità. [...] Possiamo concludere che l'ateismo è un male mostruoso per coloro che governano; e anche per gli studiosi, anche se la loro vita è retta, perché con le loro opere possono influenzare chi è al governo; e che, anche se non è dannoso come il fanatismo, esso è quasi sempre fatale per la virtù. Ma soprattutto, lasciatemi aggiungere che ci sono meno atei oggi di quanti ce ne siano mai stati, perché i filosofi hanno compreso che non c'è vita senza germe, non c'è germe senza disegno, ecc.. (da Ateismo)
  • Raramente gli uomini sono degni di governarsi da sé. Questa fortuna deve toccare soltanto a piccoli popoli, che si nascondano in qualche isola o in mezzo a delle montagne, come conigli che vogliono sfuggire agli animali carnivori; ma, a lungo andare, vengono scoperti e divorati. (p. 169)
  • Una patria è un composto di più famiglie; e come di solito si sostiene la propria famiglia per amor proprio, quando non si abbia un interesse contrario, così per lo stesso amor proprio si sostiene la propria città o il proprio villaggio che si chiama patria. Più questa patria ingrandisce e meno la si ama, poiché l'amore suddiviso si indebolisce. È impossibile amare teneramente una famiglia troppo numerosa che si conosce appena. (p. 260)
  • Di tutte le religioni, quella cristiana è senza dubbio quella che dovrebbe ispirare più tolleranza, sebbene fino ad ora i cristiani siano stati i più intolleranti tra gli uomini.

[Voltaire, Dizionario Filosofico, traduzione di Rino Lo Re, B.U.R. 1966.]

[modifica] Citazioni su Voltaire

[modifica] Note

  1. Frase con la quale Voltaire, riferendosi alla religione, chiudeva spesso le sue lettere agli amici e motto della sua campagna contro l'intolleranza religiosa.

[modifica] Bibliografia

  • Voltaire, Candido, traduzione di Giovanni Fattorini, Tascabili Bompiani 1987
  • Voltaire, Dizionario Filosofico, traduzione di Rino Lo Re, B.U.R. 1966.
  • James Boswell, Visita a Rousseau e a Voltaire, traduzione di Bruno Fonzi, Adelphi 1973.

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