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Árpád Zigány

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Árpád Zigány

Árpád Zigány (1865 – 1936), scrittore, giornalista, traduttore e storico della letteratura ungherese.

Letteratura ungherese

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  • Comparve nel 1842 sui fogli dell'Ateneo un giovane poeta che diventò dipoi il più illustre genio della lirica ungherese. Questi fu Alessandro Petòfi, figura grandiosa e popolarissima e per l'ingegno straordinariamente splendido, e per le vicende, e per la parte presa nella rivoluzione, e finalmente per la eroica morte con cui gloriosamente sigillò le idee di libertà da lui sempre professate. Il Petòfi è il primo che trova le espressioni felici e semplici della fantasia e dello spirito nazionale; il primo che seppe dare un carattere personale e originale alla sua lira; il primo, finalmente, che s'acquistò celebrità e gloria mondiale. (libro V, p. 190)
  • Il Petòfi è uno dei poeti più originali: le sue poesie sono vero e fedele specchio della sua vita, della sua personalità. Il contenuto di esse è infatti quasi tutto soggettivo: anche allora che la fantasia prende le mosse dal mondo esterno o dal pensiero altrui, giunge come a riposarsi sull'animo dello scrittore: ciò fa che il suo volume prenda un carattere personale, che ci svela le lotte del pensiero e i segreti del cuore di questo giovane e baldo ingegno. (libro V, pp. 192-193)
  • [Petòfi] [...] scorrendo le sue eterne pagine, scendiamo nelle più intime pieghe dell'anima sua; là dentro v'è un mondo, di passioni tumultuanti, frementi, v'è un grido di guerra alla società come la tirannide l'avea fatta; v'è un inestinguibile amore di patria, un orgoglio nazionale che manca l'eguale; v'è un odio mortale contro gli oppressori della patria, un grido feroce alla libertà, agli uomini avviliti e oppressi: – ed egli raccolse quel grido e lo gettò, maledizione contro il creato, ripetuto in mille modi, ma sempre con la stessa energia. (libro V, p. 193)
  • [...] la poesia ungherese surse coll'Arany alla più alta sublimità, né un altro poeta poté mai gareggiare con lui. L'Arany era natura essenzialmente ungherese: nel carattere del suo genio, nelle sue indolenze passaggere e nella eroica operosità; nelle sue prodigalità ospitali e nella patriarcale semplicità; nei modi, nel linguaggio, nell'ardente genio patriottico del suo splendido lirismo. (libro V, pp. 197-198)
  • [János Arany] Il suo genio è incomparabile: la sua visione delle cose è così intensa che pare a momenti un'allucinazione. Nell'arte di accordare i suoni, condurre il ritmo, sviluppare magnificamente il periodo poetico e ottenere con la strofa lirica, o con un gruppo di versi drammatici o epici, gli effetti orchestrali di una grande sinfonia, è addirittura unico. (libro V, p. 203)
  • Non v'è alcun genere della poesia che l'Arany non abbia tentato e sempre con felice successo. Fu grande nelle novelle poetiche, così nel genere serio come in quello popolare e comico; regalò alla nostra letteratura veri gioielli di romanzi, di poemetti epici, di leggende e di canzoni storiche; ci lasciò descrizioni poeticamente reali e magiche, poemi didascalici, aneddoti, poesie umoristiche, ecc., ma il suo maggior merito consiste forse nell'aver dato forme e caratteri artisticamente sublimi alla ballata ungherese, di cui fu egli il vero e primo cultore artistico. (libro V, pp. 203-204)
  • [Pál Gyulai] Poeta gentile e profondo, valente novelliere, ma indubbiamente più insigne come critico. Le sue poesie si distinguono pel gusto artistico ed estetico, per la rara nobiltà dei sentimenti che in esso prevale. Gli servono per argomento: la patria, la vita famigliare, l'amore e, nelle sue più belle, più toccanti poesie, il ricordo della sua giovane sposa. Le sue poesie si leggono come il novellare di voce amica, con un senso di riposo e di calma; non è mai violento, non appassionato: è piuttosto plastico e sentimentale, ma non mai ampolloso o volgare [...]. (libro VI, p. 222)
  • II Gyulai scrive poco; ma ciò che scrive ò sempre degno di lui, e porta con sé l'impronta del suo genio rapido e arguto, che comprende a volo d'uccello, e rappresenta con brevi, ma acconce ed efficaci parole. (libro VI, p. 223)
  • [...] il Gyulai toccò l'apice della sua operosità letteraria come critico ed estetico. Per lui la critica non è quello che è per tanti oggi: racimolatura faticosa e infeconda di bricciole lasciate cadere da un grande nel momento di creare l'opera sua; non e dissezione di coltello anatomico che spegne, appunto mentre vorrebbe cogliere a parte a parte, tagliando fibra per fibra, quella vita che l'arte ispira ne' suoi capolavori. La critica è per Paolo Gyulai un'evocazione, e la parola che questa sua critica espone, penetra e scalda il pensiero come intimo tocco di cosa viva. (libro VI, p. 223)
  • [István Széchenyi] La prima sua opera Il Credito (1830) segna una nuova epoca nella vita politica dell'Ungheria: è una guerra apertamente dichiarata alle vecchie istituzioni feudali, alle leggi civili e penali, alle condizioni misere ed insufficienti della comunicazione, della pubblica coltura, e finalmente all'indolenza colpevole della nazione che professa una politica nocevole, senza cercare i mezzi per porre termine ai tanti mali che la affliggono. – Energia e attività, maggior coltura e più stretta unione, credito e prosperità: ecco ciò che abbisogna alla nazione se vuole sopravvivere ai secoli. (libro VII, p. 259)

Bibliografia

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Altri progetti

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