Ai confini della realtà (serie televisiva 1959) (terza stagione)

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Ai confini della realtà, terza stagione.

Episodio 1, Soli[modifica]

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  • Questa è una giungla, un monumento naturale a ricordo dell'abbandono dei cinque anni durante i quali la natura è stata abbandonata a se stessa. Ma questa è una giungla particolare: è il risultato delle feroci battaglie combattute dall'uomo contro se stesso. Questa non è stata una battaglia d'importanza storica, è servita solo a far aggiungere un'insignificante mostrina sull'uniforme di un colonnello. Tuttavia, è bastata per porre fine all'esistenza di questa cittadina. Nessun essere umano ha camminato per queste strade da cinque anni. Oggi è il primo giorno del sesto anno stando al vecchio calendario degli uomini. La data? Forse è tra un secolo da oggi. O anche prima. Ma potrebbe anche essere una data di due milioni di anni fa. E il luogo? I cartelli sono in inglese, per essere compresi più facilmente, ma ci troviamo ai confini della realtà. (Narratore)
  • Vedo un solo motivo per farci la guerra: la mia uniforme è diversa dalla tua. (Soldato)
  • Avete assistito a una storia d'amore tra due persone sole che si sono incontrate ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 2, L'arrivo[modifica]

Un Douglas DC-3. Nell'episodio atterra senza piloti, passeggeri e bagagli a bordo.

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  • Se avete trascorso la vita sottoterra e non avete mai alzato lo sguardo al cielo, questo è un aeroplano. Il suo nome ufficiale è DC-3. Direte che questo è ovvio. Ma questo particolare aereo è un fenomeno misterioso. Infatti, la maggior parte degli aerei decolla e atterra regolarmente. In rare occasioni possono cadere. Ma tutti gli aerei, solitamente, decollano e atterrano. Ieri mattina questo aereo ha cessato di essere un mezzo di trasporto commerciale e, per quanto all'arrivo, è un vero enigma. Un rompicapo di sette tonnellate di metallo composto di migliaia di piccole componenti nessuna delle quali ha una spiegazione logica. Tra qualche istante vi mostreremo il fanalino di coda della storia. Vi forniremo il 90% dei pezzi del rompicapo. Voi e il signor Sheckly dell'ente federale per l'aviazione vi impegnerete a ricostruire gli avvenimenti. Ecco la nostra proposta per questa sera: un piccolo diversivo fuori dal tempo ai confini della realtà. (Narratore)
  • Rod: Di' ai passeggeri che i loro bagagli non sono arrivati. Questo apparecchio è decollato senza nemmeno una busta a bordo!
    George Cousins: Lo farei volentieri. Ma c'è un particolare.
    Rod: Quale?
    George Cousins: Non ci sono passeggeri.
  • Questo aeroplano non si trova qui. Io credo che ognuno di noi sia stato vittima di una piccola ipnosi, sia suggestionato. Qualcuno da qualche parte ci ha detto che dentro questo hangar c'è un DC-3 atterrato stamattina. Questo ci hanno detto. E ognuno di noi si è immaginato un DC-3 che conosce. Per questo c'è chi vede i sedili blu e un altro li vede marroni e un altro ancora rossi. Io leggo un numero sulla coda e altri due ne leggono un altro. Ma non capite ciò che sto cercando di dirvi? Questo aereo così straordinario non esiste! In realtà non è qui! (Grant Sheckly)
  • Cos'altro non esiste? (Grant Sheckly)
  • Volo 107! 13 persone. Pilota: William Slocum. Co-pilota: John O'Brien. Che vi è successo? Cosa non ha funzionato? Dove siete caduti? Volo 107! Ehi, volo 107! Non avete lasciato nemmeno un indizio? Non avete tentato un contatto? Perché non avete... non avete mai lasciato un indizio?! Non avete mai detto a nessuno che vi era successo! (Grant Sheckly)
  • La storia di un uomo che aveva un punto debole. Un mistero si è intrufolato nella sua vita trasformandosi in una zavorra che nel corso degli anni ha preso la forma di un'illusione. Forse è questa la diagnosi che sta scritta nella sua cartella clinica, ma se voi preferite pensare che la vera risposta sia celata tra le nubi su una nave fantasma che nell'oscurità della notte compie un volo infinito allora voi vivete ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 3, Il rifugio[modifica]

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  • Voi state per assistere a un vero incubo. Non vuole essere una profezia, non è detto che accada. Tutti gli uomini di buona volontà pregano che un dramma simile non possa mai accadere. Ma in questo luogo, in questo momento sta accadendo. Ai confini della realtà. (Narratore)
  • Mi domando se qualcuno di noi sa quali danni abbiamo subito. Forse il danno maggiore di tutti è stato scoprire come siamo fatti veramente. Abbiamo scavato a fondo e ci siamo messi a nudo. Io insieme a voi! Che cosa siamo? Un branco di animali che danno un prezzo così alto alla sopravvivenza da far morire gli amici pur di salvare la pelle! Non è caduta nessuna bomba, per fortuna. Ma io mi domando se non ci siamo distrutti ugualmente. (Dr. Bill Stockton)
  • Nessuna morale, nessun messaggio, nessuna profezia. Solo un dato di fatto: perché la civiltà sopravviva è necessario che la razza umana si comporti civilmente. Una lezione di logica appresa ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 4, La via del ritorno[modifica]

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  • Questa è la via del ritorno dalla guerra civile americana. È iniziata a Fort Sumter, nella Carolina del sud ed è terminata in un luogo chiamato Appomattox. È cosparsa dei resti di battaglie perdute e di sogni infranti. (Narratore)
  • Tra poco entreremo insieme in uno strano paese che non conosce il nord e il sud. Un paese che si chiama "I confini della realtà". (Narratore)
  • Lavinia Godwin: Lei cosa crede che sia successo allo Yankee che... che ha ucciso mio marito? Pensa che stia camminando verso casa dai suoi cari? Pensa che stia ridendo e cantando e raccontando a tutti i vicini dei ribelli che ha ucciso e di tutte le pallottole che ha infilato nelle loro teste?
    Sergente: No, signora, non penso succeda niente del genere. E se lei lascia che questo veleno le attacchi la mente ne morirà, signora.
    Lavinia Godwin: Io ho un fucile in casa.
    Sergente: Un fucile?
    Lavinia Godwin: Mh-mh. Un vecchio fucile da caccia. E io continuo a pensare che un giorno o l'altro... Un giorno o l'altro uno Yankee dovrà pur passare di qui, no? E allora io tirerò fuori quel fucile e glielo punterò contro. Sì, glielo punterò contro, ma prima lo guarderò negli occhi e gli dirò che può considerarlo l'ultimo colpo della guerra civile. Una pallottola in cambio di quella che ha ucciso mio marito.
    Sergente: No, signora! Non voglio più sentire parlare di massacri e di stragi! A centinaia e migliaia i nostri uomini, dei ragazzi, sono stati uccisi e mutilati! E quel signor Lincoln assassinato! Non voglio più sentirne parlare!
  • Un episodio su una strada polverosa avvenuto nel mese di aprile dell'anno 1865. Come abbiamo già detto, questa strada non si trova sulle carte, ma è una delle tante che portano ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 5, Una partita a biliardo[modifica]

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  • Jesse Cardiff, mago del biliardo, il migliore di Randolph Street capirà presto che voler essere il migliore in assoluto comporta qualche rischio particolare sia qui dentro che ai confini della realtà. (Narratore)
  • Finché qualcuno parla di te, non sei morto davvero finché dicono il tuo nome, tu continui. Una leggenda non muore solo perché muore l'uomo. (Fats Brown)
  • Niente è impossibile. Ci sono cose meno probabili di altre, tutto qui. (Fats Brown)
  • Fats Brown: Hai detto che avresti dato tutto per una partita con me. Proprio tutto?
    Jesse Cardiff: Di che cosa stai parlando? Quale genere di posta stai cercando di propormi?
    Fats Brown: La vita o la morte. Se mi batti, vivrai. Se perdi, morirai.
  • Va' in pista e sussurra il suo nome, di' Tazio Nuvolari e tutti approveranno con la testa. O vai in un'arena e sentirai parlare di Manolete. Sfidavano la morte ogni giorno e sono due leggende. Non farai strada in niente giocando sul sicuro. (Fats Brown)
  • Sai, non basta il talento per essere un campione. Ci vogliono, in parti uguali, talento, fortuna, pratica e nervi. (Fats Brown)
  • Fats Brown: In geometria, il "quasi" non basta.
    Jesse Cardiff: Geometria?
    Fats Brown: Ah-ah. Il biliardo è geometria. Nella sua forma più interessante. Una scienza di angoli e forze precise.
  • Fats Brown: Sai una cosa, Jesse? Nella vita non c'è solo il biliardo. Non è giusto che tu te ne stia sempre rinchiuso qui dentro. Dovresti uscire un po', vedere il mondo.
    Jesse Cardiff: Non sei diventato il migliore andando al parco. Hai tenuto molto la stecca in mano.
    Fats Brown: Certo, è così, ma ho usato il tempo anche per vivere. Sono stato in posti dove non conoscevano il biliardo.
    Jesse Cardiff: Palla 15 in angolo.
    Fats Brown: Forse non sembro il tipo, Jesse, ma ho fatto l'amore, visto montagne, nuotato nell'oceano e quando penso alle cose meravigliose che ci sono da vedere e da fare... mi dispiace. Già, vederti sprecare la vita così, in questa squallida sala buia...
    Jesse Cardiff: Tu menti. Stai cercando di distrarmi, e questo è disgustoso!
  • Eccola! "La palla"! È tutta la vita che l'aspetto e ora è vicino alla buca! Se la infilo, io divento il migliore! (Fats Brown)
  • Fats Brown: Qualcuno deve attizzare il fuoco. Qualcuno deve eliminare tutti coloro che non sono in gamba. Vedi, i campioni, le leggende servono da modello, da sfida, da incentivo.
    Jesse Cardiff: Non ho bisogno di sfide, io.
    Fats Brown: Tutti ne hanno bisogno, invece, Jesse. Se ascolti i grandi del passato, ci dicono: "Fai ciò che ho fatto io e fallo meglio!"
  • Jesse Cardiff diventò una leggenda del biliardo ma scoprì dopo il suo funerale che essere il migliore comporta un obbligo: continuare a provarlo. Fats Brown, avendo rinunciato al titolo di campione, era sciolto dall'obbligo. Queste sono le regole del gioco ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 6, Lo specchio[modifica]

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  • Adesso voglio fare un brindisi a voi! Voglio brindare ai miei amici. A Cristo, il coraggioso! A D'Alesandro, il devoto! A Tabal,[2] il tranquillo! A Garcia, il forte! Il padre della sofferenza per la rivoluzione! Ai nuovi capi di governo! (Ramos Clemente)
  • Questo è il viso di Ramos Clemente. Un anno fa un semplice contadino senza nome, come tanti altri, che si trascinava dietro un mulo sul terreno di un padrone odiato e volgeva gli occhi al cielo e giurava sopra un impossibile futuro. Promise che avrebbe guidato un esercito contro quel tiranno che lo stava trattando da schiavo e che lo riempiva d'angoscia. E ora, un anno più tardi, il sogno impossibile è divenuto realtà. Tra alcuni istanti fisserà la lastra di questo specchio e allora vedrà il dopo-rivoluzione ai confini della realtà. (Narratore)
  • Ramos Clemente: Ti spoglierò e poi ti ricoprirò di miele, ti farò stare sotto il sole cocente e farò mangiare il tuo corpo dalle formiche! E ogni volta che ti sentirò gridare, io mi berrò un bicchiere di vino! E ogni volta che mi pregherai di avere pietà, io riderò a squarciagola! Perché io voglio che tu muoia molto molto lentamente. Perché devi soffrire morendo per ogni acro di terra che hai rubato! E dovrai soffrire morendo per ogni pezzo di pane che hai tolto dalla bocca di un povero contadino! E dovrai soffrire morendo per ogni voce che hai soffocato con i tuoi decreti!
    General De Cruz:[3] Io non ti pregherò, Clemente. E non piangerò. Tu puoi togliermi la pelle perché sono nelle tue mani, ma la mia dignità... la mia dignità, piccolo sporco peón, per te è irraggiungibile quanto la Luna!
    Ramos Clemente: Sporco peón?! Sporc...?!
    D'Alessandro: Dev'essere giudicato, non tormentato! È lui l'animale.
    General De Cruz: E tu non lo sei, eh? Tu sei il puro. Sei il salvatore. L'angelo vendicatore, eh? Signori, sarete profondamente delusi. Tu sei me. Tu sei DeCruz. Tu sei Batista! Tu sei Castro! Tu sei Trujillo! Tu sei... il condottiero della massa! Potrete far sventolare le vostre bandiere! E li potrete abbracciare tutti, i più giovani e i più anziani! Ma noi siamo della stessa stoffa! Noi siamo i distruttori! Non ci interessa nessuno! Nessuno! Solo noi stessi!
    [Ramos Clemente lo schiaffeggia]
    D'Alessandro: Noi siamo testimoni della malvagità di quest'uomo e convalideremo tutto quello che dice.
    General De Cruz: Non potrete evitarlo. Credete che questa stanza, quella gente là fuori... credete che siano i frutti della vittoria? Sono i rifiuti! Non sono nient'altro che un'eredità, Clemente! Ecco ciò che io lascio a te! Avrai il potere, generale Clemente! Tanto di quel potere da stordirti! Ma... c'è altro nel mio testamento e molto presto lo scoprirai! Sì. Paura: l'eredità principale. Paura di essere assassinato, paura della slealtà, paura della ribellione, paura di un altro Clemente che si cela fra le colline! Che Dio ti aiuti e abbia pietà di te!
    Ramos Clemente: Portatelo fuori! Via!
    General De Cruz: Ora possiedi anche il mio specchio. Me lo portò una vecchia, dieci anni fa, appena dopo il giuramento. Mi disse che era magico. Mi disse che guardando in quello specchio avrei veduto i miei assassini. Ed è vero! Osservalo bene, generale Clemente. Scopri chi sono i tuoi assassini! Li riconoscerai sicuramente perché li vedrai nello specchio, negli angoli più oscuri! Li potrai scorgere anche tra la folla. Li potrai scorgere ovunque!
  • Gli assassini non vengono mai assassinati! Gli assassini vengono giustiziati! (Ramos Clemente)
  • Cristo: Una torta divisa in due è sempre meglio di una torta divisa in cinque.
    Ramos Clemente: No, no. Questa non è una torta, sono le vite dei miei amici. Eravamo amici affezionati, lo sai, come fratelli. Vedi, è questo che non capisco come ho potuto annientare le loro vite così, senza neanche pensarci su. Io non li sento più amici! Io li anniento e basta!
    Cristo: Gli uomini non possono essere fratelli in questa stanza! Le avrai spesso queste sensazioni. Quando un uomo ha il potere ha anche nemici. E ora tu hai dei nemici.
    Ramos Clemente: Nemici, lo capisco! Ma perché i miei amici diventano miei nemici?
    Cristo: D'ora in avanti, Ramos, tu non avrai più nessun amico! Avrai dei seguaci o degli oppositori! Così il mondo si dividerà per te! Questa è la verità!
  • Ormai sei solo. Amico mio, sarai il più solo di tutti perché hai ucciso il tuo amico più fedele, Ramos. (Cristo) [ultime parole]
  • Ramos Clemente [ultime parole]: Padre, non posso più vivere in questo modo. Ho paura. Dalla mattina alla sera non dormo più, trattengo il respiro e continuo a guardarmi alle spalle perché sento qualcuno. Ma io devo saperlo! Perché ho tanti nemici?
    Padre Tomas: È la storia di tutti i tiranni, generale, che hanno solo un nemico effettivo e questo nemico non lo riconoscono mai finché è troppo tardi. Dio l'aiuti.
  • Ramos Clemente, un dio in tuta di tela stritolato da un'illusione da quel miraggio che pende davanti agli occhi degli uomini ambiziosi, di tutti i tiranni. E ogni somiglianza ai tiranni, morti o viventi, difficilmente è casuale sia qui che ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 7, La tomba[modifica]

Lee Marvin interpreta Conny Miller.

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  • Normalmente questo vecchio avrebbe detto il vero. Questa sarebbe la fine della storia. Abbiamo visto la tradizionale sparatoria nel villaggio dove il cattivo muore. Ma taluni personaggi di queste vecchie storie continuano a vivere a lungo anche oltre la morte. Il fuorilegge Pinto Sykes è uno di questi personaggi. E tra breve ci verrà presentato il suo paese del West e un uomo chiamato Conny Miller ai confini della realtà. (Narratore)
  • Johnny Rob: Io scommetto che tu non uscirai di qui a mezzanotte in punto per andare sulla tomba di Pinto. Guarda, io ho questo pezzo da venti. Ecco io scommetto questi venti dollari, che sono venti settimane di sudore, che tu non farai quello che ho detto.
    Conny Miller: Ti dico una cosa, ragazzo: tu non mi piaci, non mi sei mai piaciuto e non mi piacerai mai. Così Johnny Rob si è guadagnato un pezzo da venti dollari d'oro! E guarda, ne ho uno anch'io: copre esattamente il tuo.
    Johnny Rob: A quanto pare fra un po' uno di noi avrà quaranta dollari anziché venti.
    Conny Miller: Esatto! Ma ti avverto: quando tornerò non voglio vedere la tua faccia qui dentro! Mi hai capito?
    Steinhart: Conny... non ne hai altri venti da metterci sopra?
    Conny Miller: Anche tu vuoi scommettere contro di me, Steinhart?
    Steinhart: Io lavoro con le scommesse!
    Conny Miller: Pensi che non abbia il fegato di andarci?
    Steinhart: Non ho detto questo. Scommetto venti dollari che tu non ci andrai.
    Conny Miller: Tieni! [Tira fuori una moneta d'oro da venti dollari] Controlla la posta, Ira.
    Ira Broadly: Certo, Conny.
    Conny Miller: Accetto altri soldi per scommesse.
    Mothershed: Ah, io non posso scommettere stasera. Steinhart ha vinto tutto quello che avevo.
    Conny Miller: Ma se Stinehart non si fosse beccato i tuoi soldi, che cosa faresti?
    Mothershed: Scommetterei contro di te, Conny.
    Conny Miller: Ma che cosa vi prende?! Voi mi conoscete! Perché all'improvviso credete che abbia paura?
    Mothershed: Perché anche noi avremmo paura. Sai usare le pistole velocemente, Conny, ti ho visto, ma in quel cimitero le tue pistole non valgono niente.
    Conny Miller: Il coraggio non mi viene da queste pistole, Mothershed. Ce l'avevo prima che ne tenessi una in mano.
    Steinhart: Conny... Prima che tu vada c'è ancora un dettaglio. Poiché questa è una cosa che farai da solo, come sapremo che l'hai fatto?
    Conny Miller: Che vuoi dire?
    Steinhart: Che cosa può impedirti dall'andare, diciamo, solo fino all'entrata per poi dirci che sei andato sulla tomba?
    Conny Miller: Dici che non ti fidi, Steinhart?
    Steinhart: Gli affari sono affari e per me parliamo d'affari.
    Conny Miller: In questo caso non puoi far altro che venire a tenermi compagnia... per proteggere i tuoi interessi.
    Steinhart: Ho un'altra idea. Dammi il coltello, Ira.
    Conny Miller: A che mi serve?
    Steinhart: Quando sarai a destinazione, lo dovrai ficcare nella terra della tomba e noi domani avremo la prova della tua visita di stasera. Se lo troveremo entro i cinque piedi di terra fresca, la posta sarà tua.
  • Preferite credere alle ombre dell'aldilà oppure a una spiegazione scientifica? Comunque, cercate sotto la "F" come "fantasma". Ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 8, Un piccolo mostro[modifica]

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  • La storia di stasera è unica e richiede un'introduzione diversa.[4] Questa l'avrete riconosciuta: è una carta degli Stati Uniti e vi è segnata una cittadina di nome Peaksville. Accadde che un giorno, non molto tempo fa, il resto del mondo scomparve e Peaksville rimase isolata. I suoi abitanti non seppero mai se il mondo fosse stato distrutto a eccezione di Peaksville o se la cittadina fosse stata catapultata chissà dove. Ma di una cosa erano sicuri: la causa era un mostro che viveva in mezzo a loro. Con la mente il mostro eliminò le automobili, l'elettricità, le macchine perché non gli piacevano facendo ripiombare l'intera comunità nel Medioevo con il solo ausilio della sua mente. E ora vorrei presentarvi alcuni abitanti di Peaksville. Questo è il signor Fremont ed è nella sua fattoria vive il mostro. Questa è la signora Fremont e questa è la zia Amy, la persona che più di tutte all'inizio sapeva tenere a bada il mostro. Ma poi un giorno, sbadatamente, si mise a cantare e al mostro non piacciono le canzoni. Così la sua mente si impadronì di lei svuotandola e stampandole sul viso un sorriso ebete. Ora non canta più. Come potrete notare, gli abitanti di Peaksville sorridono sempre. Devono sempre pensare cose allegre e dire cose allegre per non contrariare il mostro: se si arrabbia, li spedisce nel campo di grano o li trasforma in esseri orribili. Questo mostro può leggere nel pensiero, svelare ogni segreto, provare ogni emozione. Oh, scusate tanto, me ne stavo dimenticando: non vi avevo ancora presentato il mostro. Eccolo qui. Si chiama Anthony Fremont, ha 6 anni e ha l'aspetto di un bambino innocente con due occhioni azzurri. Ma quando quegli occhi ti guardano, ti conviene pensare a cose allegre perché dietro a quegli occhi si nasconde un terrificante potere mentale. Siamo ai confini della realtà. (Narratore)
  • Tu sei un uomo molto cattivo! (Anthony Fremont)
  • Ogni commento sarebbe inutile. Volevamo solo presentarvi un bambino molto insolito: Anthony Fremont, di 6 anni, che vive in una cittadina chiamata Peaksville in quello che una volta era lo stato dell'Ohio. Se per una strana combinazione doveste incontrarlo vi converrà pensare cose allegre. In caso contrario, rischiereste una brutta fine. Anche perché, se mai incontrerete Anthony potete essere certi di una cosa: vi trovate oltre i confini della realtà. (Narratore)

Episodio 9, La vendetta del campo[modifica]

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  • Il signor Schmidt è appena giunto in un piccolo villaggio bavarese 8 miglia a nord-est di Monaco. Una località pittoresca, nota una volta per il suo panorama ridente, ma che più recentemente viene collegata ad altre visioni relative alle più atroci fra le azioni umane: come genocidio, massacro, tortura e terrore. Il signor Schmidt, come presto vedremo, è interessato alle rovine di quel campo di concentramento perché una volta, molti anni fa, si chiamava Günther Lutze. Il suo grado era di capitano delle SS. Era una belva umana tutta vestita di nero, capace solo di infliggere tormento. Anche lui possedeva l'unica caratteristica comune a quella razza che andava sotto il nome di "nazisti": camminava senza avere un cuore. Ora l'ex capitano delle SS Lutze sta per rivedere il suo vecchio regno. Forse si aspetta di essere accolto in questo deserto solo da un sentimento di nostalgia. Ma non sa che un luogo come Dachau non esiste solo in Baviera. Per la sua particolare natura, deve trovarsi in una delle aree popolate che stanno ai confini della realtà. (Narratore)
  • Captain Lutze: Non sono più un soldato, ormai!
    Becker: Non sei mai stato un soldato. Le uniformi che hai indossato non possono essere strappate dal tuo corpo. Quelle uniformi erano parte della tua carne, parte della tua mente. Un tatuaggio, capitano. Un teschio con le ossa incrociate marchiato nella tua anima.
    Captain Lutze: Io ero un soldato, Becker!
    Becker: No, capitano: eri un sadico. Tu eri un mostro che provava piacere a procurare il dolore.
  • Hanno sentito l'apologia pronunciata dalle tue labbra e dai mostri dei nostri tempi.[5] "Abbiamo eseguito gli ordini, facevamo ciò che ci ordinavano, abbiamo messo in pratica le direttive dei nostri superiori". Parole familiari, eh, capitano? Era il tema conduttore dei nazisti a Norimberga.[6] Le parole per la Götterdämmerung,[7] la lamentosa litania della razza eletta che si preparava a morire. "Non siamo stati che esecutori per altri", oppure "È stato qualcun altro a farlo, non sapevamo nulla", oppure "Noi abbiamo solo obbedito!". Capitano Lutze, dieci milioni di esseri umani sono stati torturati in campi come questo. Uomini, donne, bambini, neonati e vecchi ormai stanchi. Li avete bruciati, li avete buttati nelle fosse, avete strappato le membra dai loro corpi. E ora tu hai deciso di tornare sulla scena di quegli orrori e ti domandi se la miseria che hai seminato ha dato ancora dei frutti? (Becker)
  • Capitano Lutze! Sei stato giudicato e riconosciuto colpevole di crimini contro l'umanità e la sentenza unanime di questa corte è che da questo momento tu diventerai pazzo! (Becker)
  • Capitano Lutze, se hai ancora un po' di ragione, se ancora qualche particella del tuo cervello funziona, ricordati di quello che ti dico: questo non è odio; questo è castigo. Questa non è vendetta; questa è giustizia. Ma è solamente l'inizio, capitano. L'inizio. Il tuo giudizio ultimo lo pronuncerà Dio. (Becker)
  • Che potrebbe accadere in sole due ore? È questo vorrei sapere: cosa può trasformare un uomo in un folle in delirio? Dachau. Ma perché è ancora in piedi? Perché lo teniamo ancora in piedi? (Dottore)
  • C'è una risposta alla domanda del dottore: tutte le Dachau devono rimanere in piedi. Dachau, Belsen, Buchenwald, Auschwitz... tutte devono rimanere in piedi a testimonianza di quando alcuni uomini cercarono di trasformare la terra in un cimitero. Qui volevano seppellire la ragione, la logica, l'intelligenza, la coscienza.[8] Nel preciso istante in cui dimenticheremo, in cui non saremo più perseguitati da questo spettro diventeremo dei becchini. Su tutto questo dobbiamo soffermarci con il ricordo. Non solo ai confini della realtà, ma ovunque il piede dell'uomo calpesti il suolo di Dio. (Narratore)

Episodio 10, Il Sole di mezzanotte[modifica]

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  • La parola che la signora Bronson è incapace di pronunciare nell'aria afosa è "condannati". Quelli che avete visto hanno ricevuto la loro condanna a morte. Un mese fa la Terra ha modificato improvvisamente la sua orbita e ha incominciato a seguire una via che giorno per giorno, ora per ora la sta avvicinando al Sole. E tutti quei marchingegni creati per muovere un po' l'aria non sono più dei lussi, ma dei pietosi, necessari mezzi per la sopravvivenza. È mezzanotte meno cinque, ma, come vedete, non c'è oscurità. Il luogo è New York City e questa è la vigilia della fine. Anche a mezzanotte è mezzogiorno. È l'ultimo giorno della storia e voi state per viverlo ai confini della realtà. (Narratore)
  • [Alla radio]
    Speaker #1: Previsioni per domani: ancora tanto caldo! Molto più caldo!
    Speaker #2: Leggi il comunicato!
    Speaker #1: Non mi interessa! Chi credono di prendere in giro con queste previsioni del tempo?! Domani friggerete le uova sul marciapiedi scaldare la minestra nell'oceano e farvi uccidere dai maniaci!
  • [Brindando con succo di pompelmo] Signora Bronson, d'ora in avanti dovremo vivere l'una alle spalle dell'altra. Alla salute. (Norma)
  • Ho fatto un sogno terribile. Faceva così caldo... Era sempre giorno. C'era... il sole a mezzanotte. Non era mai notte. Mai notte... (Norma)
  • I due estremi della paura, i due modi in cui la Terra potrebbe morire. Non è necessario pensare che sia una realtà. Con tutto il rispetto verso chi ha l'abitudine di osservare il termometro ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 11, La valle del silenzio[modifica]

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  • 1863, Stato di Virginia. Infierisce quel massacro che fu denominato Guerra Civile. Un momento tragico durante il quale gli U.S.A. si spaccarono in due parti ognuna delle quali si considerava una nazione. (Narratore)
  • Dauger: Non mi importa più niente. Mi è rimasta solo una grande missione, cioè salvare la pelle. Va bene, scendiamo in quella valle, sventoliamo una camicia e gettiamo via le carabine! [lo schiaffeggia]
    Sergente Joseph Paradine: Hai la mia solidarietà finché la tua codardia ti rode le budella! Ma se striscia verso il mio bivacco e vuol salire sul mio cavallo ritiro la solidarietà e ti prendo a schiaffi!
  • Joseph Paradine, della Cavalleria Confederata si dirige verso una cittadina al centro di una valle. Tra pochi minuti Joseph Paradine entrerà in contatto con il nemico. Entrerà anche in contatto con una base non registrata sulle carte militari, una base che si trova ai confini della realtà. (Narratore)
  • E questo soldato giunto quaggiù, in nome del principe delle tenebre, possa entrare nel Regno dei Cieli. (Teague) [incantesimo]
  • Io mi chiamo Teague. Vivo là, vicino al torrente. Sono un mago e mio padre prima di me era il settimo figlio di un settimo figlio e io sono il suo settimo figlio. Io so evocare le cose, muoverle, farle scomparire! È la mia vita! (Teague)
  • In nome del principe delle tenebre, che il soldato giunto sin qui torni a muoversi e a parlare. (Teague) [incantesimo]
  • Morirò prima che il sole tramonti. Me lo sento nelle ossa, ne sento l'odore. Sta arrivando. Cavalca su un cavallo bianco che galoppa verso di me. Galoppa, galoppa dritta da me. La vecchia signora Morte viene a raccogliere la mia vita. Così, non ho più tempo per fare ciò che devo... (Teague)
  • Il mattino dopo il sergente Paradine e i suoi uomini furono trasferiti a nord, in una sconosciuta cittadina della Pennsylvania che si chiamava Gettysburg. Qui infuriava una battaglia e questa volta si combatté senza l'aiuto del diavolo. Questo avvenimento non si trova in nessun libro, ma fa parte della storia ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 12, La giungla[modifica]

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  • La carcassa di una capra. Il dito di un uomo. Pezzetti di vetro rotto e alcuni sassi. È il signor Alan Richards. Uomo moderno di un'epoca moderna. Odia con tutto il cuore qualcosa in cui non può credere. Si prepara, malgrado non lo sappia, al cammino più lungo della sua vita. Un cammino che lo porterà ai confini della realtà. (Narratore)
  • Alcune superstizioni mantengono un forte potere di suggestione non solo nella giungla, ma anche tra gli uomini civili. Ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 13, C'era una volta[modifica]

Buster Keaton interpreta Woodrow Mulligan.

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  • Il nostro eroe: Woodrow Mulligan. Uno scontento cittadino di Harmony, New York, 1890. (Narratore)
  • Censurato. [...] Censurato anche questo. (Didascalie da film muto dove Woodrow Mulligan impreca)
  • Il signor Mulligan, un critico aspro del suo tempo scoprirà molto presto l'importanza del modo di dire "finire dalla padella nella brace". Ed è questa una brace che arde continuamente ai confini della realtà. (Narratore)
  • Woodrow Mulligan: Mi sono rimasti solo 15 minuti!
    Rollo: Non ho capito bene, signore. Lei ha questo buffo cappello in mano, non ha i pantaloni e dice che deve tornare fra 15 minuti?
    Woodrow Mulligan: Sì, giusto! Vede, questo è un elmetto del tempo. Io vengo dal 1890! Ed è lì che voglio ritornare!
    Rollo: E i suoi pantaloni?
    Woodrow Mulligan: Li ho messi ad asciugare nel 1890!
  • [Parlando con la televisione]
    Woodrow Mulligan: Salve!
    Attore in tv: Ora io ti dirò una cosa!
    Woodrow Mulligan: Dica!
    Attore in tv: Quell'uomo non ha tutte le rotelle a posto! Oh, tu non vuoi credermi, vero? Bene, te lo dimostrerò! Guarda questa carta!
  • "Ad ognuno il suo." Ecco un altro vecchio proverbio che il signor Woodrow Mulligan sottoscriverebbe di tutto cuore. Perché ha imparato sulla propria pelle la saggezza di un terzo proverbio che dice: "Stattene a casa tua". Noi potremmo aggiungere: e se ti è possibile, aiuta gli altri a starsene a casa loro... ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 14, Cinque personaggi in cerca di un'uscita[modifica]

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  • Maggiore: Ma che succede qui dentro?! Dove ci troviamo?! Che cosa siamo?! Chi siamo noi?! Chi siamo noi?!
    Danzatrice: Nessuno lo sa, maggiore. Non sappiamo chi siamo. Non sappiamo dove siamo. Ognuno di noi si è svegliato ed eccoci qui, nella nebbia.
    Maggiore: Ma come è potuto accadere?
    Danzatrice: Questa è la domanda che tutti ci siamo posti e non riusciamo a rispondere, maggiore. Siamo cose senza nomi e senza ricordi, senza conoscenza del passato, senza poter capire il presente, senza una minima idea del futuro.
    Maggiore: Per quanto tempo dovremo restare qui?
    Clown: Bravo! Questa sì che è un'ottima domanda! Questa è la migliore di tutte! Ma nessuno conosce la risposta.
  • Un clown, un barbone, una danzatrice, un suonatore di cornamusa e un maggiore dell'esercito. Una collezione di punti interrogativi. Cinque esseri improbabili incatenati insieme sopra un baratro oscuro, senza logica, senza ragione, senza spiegazione. Solo un incubo prolungato dove la paura, la solitudine, l'inspiegabile camminano tutti insieme fra le ombre. Fra un istante cominceremo a raccogliere indizi sui perché, i come, i dove. Non metteremo fine all'incubo, però lo spiegheremo perché siamo ai confini della realtà. (Narratore)
  • Perché noi siamo qui? | Perché noi sia... mo qui! (Clown) [canzone]
  • Maggiore: Che cosa c'è fuori?
    Clown: Dillo tu: il cielo, la luce artificiale, una lampada al fluoro, un microscopio acceso. Dagli un nome, chiamalo come vuoi; una cosa vale l'altra.
    Danzatrice: Forse siamo su un altro pianeta. O forse siamo su un'astronave diretta verso un pianeta. Forse siamo tutti pazzi. O forse questo è solo un miraggio, un'illusione.
    Barbone: Siamo morti e questo è il limbo.
    Suonatore di cornamusa: Non esistiamo. Non siamo altro che sogni nell'esistenza di un altro.
    Clown: Oppure siamo noi che sogniamo e tutti facciamo parte del sogno di un altro. Dagli un nome e così sarà! È l'unica cosa di cui abbondiamo: possibilità, un numero infinito di possibilità!
  • Per un po' di tempo, per molto tempo, l'abbiamo fatto: abbiamo cercato, setacciato, osservato, tastato. E alla fine abbiamo scoperto che questo era il nostro universo. Per i nostri scopi questo è il nostro universo, questa piccola stanza. (Barbone)
  • Vi garantisco che ci siamo già privati di molta della nostra dignità umana, ma siamo ancora preda delle debolezze umane, fra cui c'è anche... la gravità! (Clown) [alla danzatrice che vuole uscire dal luogo misterioso salendo uno sulle spalle dell'altro]
  • Maggiore: Faremo la stessa cosa, ma senza la ragazza. Il clown sotto a tutti, poi il barbone, poi lo scozzese e io andrò in cima, con una corda attorno alla spada. La butterò oltre il bordo e cercherò di uncinarlo!
    Clown [sarcastico]: Ingegnoso! Ma prima uno di noi deve andare al negozio più vicino a comprare la corda!
  • Solo un bidone, un deposito dove vengono raccolti fantocci di pezza e di gesso modellati secondo un'immagine distorta della vita umana. Ma c'è una nota di speranza: forse solo per ora sono privi di amore. Tra le braccia dei bambini non può esserci che l'amore. Un clown, un barbone, un suonatore di cornamusa, una danzatrice e un maggiore. Questi sono gli attori di stanotte su di uno strano palcoscenico che si trova ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 15, Che tipo di pietà[modifica]

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  • Agosto del 1945, Isole Filippine. Le ultime pagine sbiadite nel libro stracciato della guerra. Questi uomini sono i superstiti di un plotone di fanteria americana. Occhi stanchi e infossati nei visi tirati da una tensione troppo prolungata. Ora attendono un miracolo: il momento in cui l'incubo sembra stia quasi per terminare. Ma per loro c'è ancora una battaglia da vincere e tra qualche istante vi assisteremo. Agosto del '45, Isole Filippine. Questo è un "mezzogiorno di fuoco" ai confini della realtà. (Narratore)
  • Tenente, noi siamo qui da ventiquattro mesi e abbiamo visto tanti cadaveri che ci basteranno per tutta la vita, per questa vita e per un'altra vita ancora. Lei ha voglia di uccidere un po' di gialli? Ok, gliene ammazzeremo un po' però non ci chieda di urlare di gioia. (Andrew J. Watkins)
  • Sergente Causarano: Lei è un montato, uscito fresco fresco da qualche università che teme di non far fuori nessuno, oppure ancora peggio: si scalda tanto perché vorrebbe essere ricordato come il più grande killer di musi gialli!
    Tenente Katell: Così può bastare!
    Sergente Causarano: No che non basta! Non ho ancora finito! Per la sua potenza maschia ormai è un po' tardi per fare l'eroe e non ha molto per riuscire a diventarlo. Non le rimane che quella sporca grotta con un pugno di nemici già vinti, mezzi morti e malati, e un plotone di uomini stanchi che ne hanno le palle piene di questa guerra!
    Tenente Katell: Lei è solo un poveraccio! E lo stesso vale per questi ragazzi tristi e sensibili che dovremo allattare col biberon! Forse non le hanno detto che in guerra si combatte e si uccide finché non viene ordinato di smettere!
    Sergente Causarano: Messaggio ricevuto! Il guaio è che c'è sempre qualcuno come lei che arriva per il gran finale e ridurrebbe tutti in polvere pur di dare almeno un ordine! Qual è la sua fonte di piacere? Quanti uomini devono morire prima che lei sia soddisfatto?
    Tenente Katell: Le rispondo: tutti quanti! E non importa quanti sono: se sono nemici devono morire! Che sia il primo o l'ultimo giorno di guerra, devono morire!
  • Tenente Yamuri: Ci sono solo feriti, signore... Forse noi...
    Capitano giapponese: Forse cosa?
    Tenente Yamuri: Forse se permettessimo loro di arrendersi o magari...
    Capitano giapponese: Magari? Continui!
    Tenente Yamuri: Be', potremmo lasciarli lì, girandogli attorno.
    Capitano giapponese: Girargli attorno, tenente?! È un'azione tattica? Oppure si tratta forse di un rimasuglio di pietà affiorato assieme alla sua febbre?
    Tenente Yamuri: Loro sono feriti. Non possono farci alcun danno, signore.
    Capitano giapponese: E non ci affonderanno nemmeno una nave da guerra. Ma nonostante ciò noi dobbiamo distruggerli! Si ricordi, tenente, dell'identità di quegli uomini nella grotta! Quelli sono americani, quelli sono il nemico! Che siano feriti, sani oppure in piedi, quelli sono il nemico! L'esercito giapponese non gira attorno! L'esercito giapponese attacca! L'esercito giapponese spazza via i suoi nemici!
    Tenente Yamuri: Ma sono feriti... sono feriti e vinti.
    Capitano giapponese: Tenente Yamuri, trovo molto strano che io debba ricordarle questo, ma la salute e il relativo benessere del nemico, le sue buone o cattive condizioni, il grado della sua angoscia o della sua impotenza non hanno più rilevanza, per un'azione militare, per una mossa tattica oppure una decisione di comando che la sorte di un formicaio che si calpesta quando si avanza! Sono i nostri nemici! Sono americani! Se quando entreremo in quella grotta li troveremo tutti svenuti per terra le posso giurare sul nostro sacro Imperatore che non avrò più rimorsi a decapitarli che a calpestare un formicaio!
    Tenente Yamuri: Ma sono degli uomini!
    Capitano giapponese: Sono solo nemici e questa è la guerra e in guerra si uccide! Si uccide, tenente! Si uccide, tenente! Si uccide finché non viene ordinato di smettere! Si uccide finché non viene ordinato di smettere di uccidere!
  • Tenente Yamuri: Quello che farà a quegli uomini nella grotta potrà accorciare la guerra di una settimana, di un giorno, di un'ora... Posso domandare al capitano qual è il suo piacere? Quanti uomini devono morire prima che sia soddisfatto?
    Capitano giapponese: Tutti quanti, tenente Yamuri. Io le rispondo tutti quanti e non m'importa sapere quanti sono né da dove vengono. Se sono nemici, devono essere distrutti completamente. Che sia il primo, che sia l'ultimo giorno della guerra noi li distruggeremo!
  • "La pietà non può essere figurata. Cade dal cielo come la pioggia gentile sulla terra. Benedice colui che da' e colui che riceve." Shakespeare, Il mercante di Venezia. Ma si può applicare a ogni momento, a ogni esercito, a ogni nazione della Terra oppure, come in questo caso, ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 16, Oltre il buio[modifica]

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  • Questa vecchia vive un incubo. Questa vecchia ha combattuto mille battaglie con la morte e le ha sempre vinte. Ora si trova di fronte a una decisione. Deve aprire o no la porta? E per uno strano e spaventoso motivo lei sa che quella porta, apparentemente normale, si apre ai confini della realtà. (Narratore)
  • Wanda Dunn: Ma non capisce? Potrebbe essere lei!
    Harold Beldon: Lei?
    Wanda Dunn: La morte! So che è là fuori! Ha già cercato di entrare! Viene alla porta e bussa! Mi scongiura di farla entrare! Una volta mi ha detto che era dell'azienda del gas. Oh, è molto furba! Un'altra volta ha detto che era un imprenditore assunto dal comune. Ma io lo so chi era! Ha detto che il palazzo era pericolante e che dovevo andarmene! Ma avevo chiuso a chiave e se n'è andato! Lei sa che io lo so!
    Harold Beldon: La morte...? Ma è una persona... come lei e me?
    Wanda Dunn: Lo so che sembra pazzesco, ma è vero! Io lo so che è vero!
    Harold Beldon: La gente muore in tutto il mondo. Come fa questa persona ad essere ovunque nello stesso istante?
    Wanda Dunn: Io non lo so! Non lo domandi a me! Forse ce n'è più di una!
  • Wanda Dunn: Ero su un autobus. C'era una donna anziana di fronte a me. Lavorava. A maglia, credo. C'era qualcosa sul suo volto. Era un volto noto. E dopo salì un giovanotto. C'erano tanti posti, ma lui si sedette accanto a lei. Lui non disse nulla, ma... la vicinanza la disturbò. Sembrava un giovanotto simpatico. Quando le cadde un ferro, glielo raccolse. Proprio davanti a me. Lui glielo porse e vidi le loro dita toccarsi. Lui scese alla fermata dopo. Quando giungemmo al capolinea lei era morta.
    Harold Beldon: Però lei ha detto che era una donna anziana.
    Wanda Dunn: Ma da allora l'ho visto molte altre volte! L'ho visto tra la folla! Io lo tenevo d'occhio! Ogni volta che moriva qualcuno lui era presente! Una volta era un soldato o un commesso oppure un tassista. Uno che nessuno noterebbe, senza osservarlo bene. Mi sono chiesta come mai io posso vederlo e gli altri no. Poi ho capito. Perché sto diventando vecchia e la mia ora si avvicina vedo più chiaramente di quanto facciano i giovani.
    Harold Beldon: Sì, ma... Ma se lei lo conosce, perché ha paura? Lo eviti.
    Wanda Dunn: Ma il suo viso è sempre diverso! Io ne sono certa!
    Harold Beldon: Ma quando lei esce, lui potrebbe toccarla, se volesse.
    Wanda Dunn: Io non esco mai!
    Harold Beldon: Mai?
    Wanda Dunn: Sono anni che non esco!
    Harold Beldon: Ma... come fa con le provviste?
    Wanda Dunn: Me le consegna un ragazzo. Io gli lascio il denaro e la lista e aspetto sempre che se ne sia andato prima di aprire la porta.
    Harold Beldon: Ma come può vivere così?
    Wanda Dunn: Se non vivessi così, non potrei vivere affatto! Se abbassassi la guardia, anche solo per un momento lui riuscirebbe ad entrare! Io lo so che è così! Non sono sempre stata come ora. Ero giovane un tempo. E per molti ero carina. Vivevo sotto il sole. Dicevano che mi sarei rovinata la mia bella pelle. Ma non mi importava. Vivevo fuori, all'aperto. Io ho sempre detestato... il buio e il freddo. Sono vecchia... Ho vissuto per molto tempo... ma non voglio morire. Preferisco vivere al buio, che non vivere!
  • Io non sono un mostro. Ho anch'io un cuore come tutti gli altri. Posso capire che lei sia affezionata alla casa e non voglia vederla distrutta. Ma se un edificio è vecchio e pericoloso dev'essere buttato giù per fare spazio a uno nuovo. Così è la vita, signora. Il vecchio deve far posto al nuovo. La gente ha l'impressione che io sia una specie di distruttore. Ma io non mi diverto a demolire delle costruzioni. Io non distruggo, io ripulisco in modo che altra gente possa ricostruire. In un certo senso, li aiuto. Si guardi intorno. È così che va. Lì cade un albero e subito ne cresce un altro nuovo. Se un animale muore, il figlio prende subito il suo posto. Be', per tutti c'è il momento di farsi da parte. (Demolitore)
  • La Morte: Vede, io volevo che lei capisse. Sono così terribile? Le faccio tanto paura? Lei mi ha parlato, si è confidata. Le ho fatto del male? Non è di me che ha paura. Lei mi capisce, vero? Ciò di cui lei ha paura è l'ignoto. No, non deve averne.
    Wanda Dunn: E invece io ho paura!
    La Morte: È solo il traguardo. Si riposi ora. Mi dia la mano.
    Wanda Dunn: Io non voglio morire!
    La Morte: Si fidi di me.
    Wanda Dunn: No! No!
    La Morte: Venga... Mi dia la mano. [le da la mano] Ha visto? Nessuno shock. Non si cade nell'abisso. Non si va in pezzi. Lei temeva che sarebbe stata un'esplosione ed è stato un sospiro. Pensava alla fine, ed è un inizio.
    Wanda Dunn: Ma quando accadrà? Quando ce ne andremo?
    La Morte: Quando? Guardi. [si vede il corpo di Wanda Dunn steso sul letto, pacifico] Siamo già andati. [la accompagna fuori dalla porta]
  • Una vecchia signora viveva in una stanza e, come tutti, aveva paura del buio. Ma nell'ultimo istante della sua vita scoprì che nel buio non c'è nulla di diverso da quando le luci sono accese. Una lezione di scienze naturali per chi è più spaventato al di qua o al di là dei confini della realtà. (Narratore)

Episodio 17, Umiliato e offeso[modifica]

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  • Tutto ciò che avete visto si è svolto a dieci metri di profondità, nello scantinato di un grattacielo di New York che è abitato esclusivamente da un certo Paul Radin. Il signor Radin è un uomo ricco, eccentrico ed estroverso. Quanto sia ricco l'abbiamo già capito, quanto sia eccentrico ed estroverso lo potremo vedere tra un momento perché tutti insieme abbiamo varcato i confini della realtà. (Narratore)
  • Che fermezza militaresca, colonnello! Avanzare, avanzare! Andare contro l'obiettivo e spazzarlo via! Bandierine sulla cartina e truppe sotto il sole! I nervi d'acciaio e la testa di cemento! (Paul Radin)
  • Vi ho convocati qui tutti e tre con uno scopo preciso: voglio pareggiare tre vecchi conti. (Paul Radin)
  • Maestra Langsford: Mi conceda di fare un'osservazione, un piccolo commento su quanto sia assurda questa faccenda. Come può un uomo come lei, tre volte e più miliardario, un grand'uomo importante che si accompagna a re, capi di stato e magnati dell'industria, come può un tale uomo avere un cervello così piccolo da serbare rancore — e che rancore — per un incidente scolastico avvenuto 20 anni fa? E come può averlo covato così dentro di sé?
    Paul Radin: Non mi è mai piaciuta l'umiliazione. Che sia di venti anni fa o degli ultimi dieci minuti.
  • Né la comprensione né la compassione possono essere elargite come gomma da masticare. Devono essere date solo a chi ne è degno. (Maestra Langsford)
  • Paul Radin: Questa sera, amici miei, andrete tutti al diavolo e non si tratta di un modo di dire. Sapete perché ho costruito questa stanza? Le pareti, di cemento e acciaio, sono spesse quarantacinque centimetri e attorno sono rafforzate da quindici centimetri di piombo. Ho un gruppo elettrogeno personale e un mio sistema di aerazione. Sì, proprio così. E là fuori, oltre quella porta, c'è un magazzino grande come un deposito. Lei se ne intende di logistica, colonnello e sa perché ho affrontato un tale sforzo e una tale spesa? Semplice. Per una veglia, amici miei. Per attendere il conto alla rovescia. Sì, sono stato insieme a re e magnati, proprio come ha detto lei, signora Langsford. Sono stato con loro e li ho ascoltati. Io marcio coi tempi e di solito li anticipo. Io so cose che avverranno e pago per questo servizio. Quarantotto ore fa ho ricevuto una notizia molto interessante, una cosa di cui forse solo sei uomini al mondo sono a conoscenza oggi. Il mondo giungerà al suo termine questa sera, signora e signori. Alle undici e tre quarti le città scompariranno, scomparirà il paese. A mezzanotte e trenta minuti non ci sarà più il mondo. Loro stanno per bombardarci e noi per bombardare loro. All'alba ci saranno soltanto macerie e cadaveri. E tutto comincerà tra pochi minuti. Sentirete delle sirene, tra poco. Sarà l'allarme rosso. Significa che i loro missili stanno arrivando e i nostri partiranno subito dopo.
    Colonnello Hawthorne: E solo lei potrà sopravvivere, signor Radin: vuol dire questo?
    Paul Radin: Sì, io sopravvivrò, reverendo. Sono a dieci metri sottoterra. Lei cosa vuole, reverendo? Desidera sopravvivere? E voi altri desiderate sopravvivere? O dovrò essere l'unico uomo privilegiato?
  • Qui è la Protezione Civile. Il comando di difesa aerea ha appena dato l'ordine di correre ai rifugi. Questa non è un'esercitazione. Ripeto: non è un'esercitazione. Un attacco da parte di forze nemiche è previsto da un momento all'altro. Dirigetevi immediatamente al rifugio più vicino. Se vi trovate in casa, recatevi al rifugio o nelle cantine. Se non avete un rifugio o una cantina, rimanete al centro della casa nella stanza che conti il maggior numero di pareti tra voi e l'esterno. Portate con voi una radio. Se vi trovate in un edificio pubblico, recatevi nelle cantine o nei sotterranei. Dovrete restare nei rifugi finché non vi verrà comunicato che è possibile uscire. Non è un'esercitazione. Questo è un ordine della Protezione Civile. (Voce registrata)
  • Se questo dev'essere il mio ultimo quarto d'ora sulla terra preferisco passarlo con un gatto randagio o da sola a Central Park o in una città abitata da estranei di cui non conosco nemmeno un nome. (Maestra Langsford)
  • Paul Radin: Mi dica, reverendo: la vita vale tanto poco da buttarla via così?
    Reverendo Hughes: La vita vale molto, signor Radin. Ha un enorme valore, ma ci sono cose che valgono molto di più. L'onore, per esempio. Forse è questo che vale più di tutto.
    Colonnello Hawthorne: Amen.
    Maestra Langsford: Cerchi di non sentirsi troppo solo, signor Radin. Usi degli specchi: potrebbero aiutarla. Ne metta in tutta la stanza, così avrà la compagnia di un mondo di Radin. Sarà solo un'illusione, naturalmente, ma tutta la sua vita è stata un'illusione, una parata fantastica di illusioni su cose che la gente le avrebbe fatto, illusioni su cosa sia la giustizia, illusioni su cosa sia la dignità del più umile di noi. Una fantasia, signor Radin. E ora è tutta sua.
  • Paul Radin, un fabbricatore di fantasie, è imprigionato della propria creazione. Convinto di essere l'ultimo uomo vivo, è condannato ad un'eterna solitudine perché uno scherzo stupido gli si è trasformato in un incubo. Paul Radin, unico accompagnatore del proprio funerale ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 18, Le scarpe del morto[modifica]

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  • Nathan Edward Bledsoe, dei bassifondi di New York. Un tempo era un uomo, ma ora è un fantasma. Uno dei tanti fantasmi dell'epoca moderna che di notte infestano le nostre città in cerca di un letto, di un'auto, oppure di un bicchiere per dimenticare. Nate non lo sa, ma la sua ricerca sta per finire perché quel paio di lucide scarpe nuove lo sta portando dritto dritto ai confini della realtà. (Narratore)
  • Io tornerò, Bernie. Ritornerò continuamente. Tornerò e ritornerò e ti ucciderò. Alla fine io ti ucciderò. (Nathan Edward Bledsoe con le scarpe di Dane) [ultime parole]
  • Dice un vecchio proverbio: "Se la scarpa va bene, mettitela". Ma state attenti: se trovaste un paio di mocassini bianchi e grigi, misura 42, foggia europea, state molto attenti: potreste incamminarvi verso i confini della realtà. (Narratore)

Episodio 19, Caccia al procione[modifica]

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  • Un vecchio e il suo cane di nome Rip escono per andare a caccia di procioni. Di solito queste gite vedono rientrare un cane molto stanco e un vecchio molto affaticato con la preda di alcuni procioni uccisi. Ma, come vi potete immaginare, non andrà così questa volta. Questi cacciatori non torneranno più a casa. Si sono diretti verso le foreste ai confini della realtà. (Narratore)
  • Hyder Simpson: Non vorrei disturbarla, ma sa, credo di essermi perduto.
    Guardiano del cancello: Dicono tutti così all'inizio. Allora, come si chiama, amico?
    Hyder Simpson: Simpson. Hyder Simpson. Appartengo alla famiglia dei Simpson che abitano sul monte Wales. Rip ed io siamo preoccupati: non ci eravamo mai allontanati tanto prima. Non ho mai fatto tanta strada da non vedere più il monte Wales.
    Guardiano del cancello: Quanti anni ha, signor Simpson?
    Hyder Simpson: Senta, mi trovo su questa terra da qualcosa come... settant'anni, ormai.
    Guardiano del cancello [appuntando su un foglio]: Arrivato al cancello alle 10 e 45.
    Hyder Simpson: Non sono affari miei, ma posso chiederle che cosa sta scrivendo?
    Guardiano del cancello: Dovrei sapere ancora una cosa, signor Simpson. Come è morto?
    Hyder Simpson: Sa, io sono nato con le orecchie difettose, non credo di aver udito bene.
    Guardiano del cancello: Le ho chiesto come è morto.
    Hyder Simpson: Perché? Sono morto?!
    Guardiano del cancello: Oh, non c'è nessun dubbio! Non si troverebbe qui, altrimenti.
    Hyder Simpson: Amico, sono qui in carne ed ossa! Provi, provi a toccare!
    Guardiano del cancello: Ci pensi un po' su: che cosa ha fatto ieri sera?
    Hyder Simpson: Dunque, le dirò esattamente quello che ho fatto: io e Rip siamo usciti di casa subito dopo cena; Rip ha scovato la traccia di un procione quasi subito e quello, da bravo procione, si è diretto verso l'acqua. Rip si è buttato al suo inseguimento. In quel momento sono arrivato anch'io. Mi sono fermato su un tronco e... [si rende conto di essere annegato la sera prima] Amico, che cosa c'è oltre questo cancello?
    Guardiano del cancello: Be', quei pascoli lassù vengono chiamati i Campi Elisi, si attraversano e ci si trova sulla Via Dorata. Quella via porta al Palazzo Celeste dove il Vecchio ha il suo quartier generale.
  • Un cane ha diritto di avere un uomo accanto a sé così come un uomo ha diritto di avere un cane accanto a sé se si vuole che siano felici. (Hyder Simpson)
  • Questa strada non porta da nessuna parte, è la via dell'eternità: continua sempre, non finisce mai e non va in nessun posto. (Il custode)
  • Chi viaggia verso regioni sconosciute farebbe bene a portare con sé il proprio cane. Il cane può evitarvi di entrare dal cancello sbagliato. Almeno, così è successo una volta in una zona montagnosa ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 20, La resa dei conti con Rance McGrew[modifica]

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  • Più o meno un centinaio di anni fa un pugno di uomini attraversò al galoppo il selvaggio West lasciandosi alle spalle una quantità incredibile di leggende. Sembra ragionevole pensare che se nel paradiso dei cowboy dovesse arrivare la televisione e ognuno di questi "uomini leggendari" potesse vedere con quale colpevole noncuranza vengono evocati i loro nomi e le loro gesta quasi certamente si rigirerebbe nella tomba o peggio, ne uscirebbe. Il che vi da un indizio su ciò che avverrà tra quale momento quando Rance McGrew, un fanfarone da più di tremila dollari a settimana scoprirà che la puntata settimanale del serial dell'anno ha una speciale location che si trova ai confini della realtà. (Narratore)
  • Mi chiamano Jesse James, il vero Jesse James. Non quel lurido maiale che stava recitando la mia parte. (Jesse James)
  • Jesse James: Sai, ci siamo riuniti lassù: io, mio fratello Frank, i Dalton, Sam Starr, Billy the Kid e qualcun altro. E l'opinione generale è stata che non stavi salvaguardando il nostro buon nome. Perciò abbiamo votato e sono stato scelto io per venire quaggiù a rinfrescarti un po' la memoria.
    Rance McGrew: Che hai detto?
    Jesse James: Non hai capito? Abbiamo visto, puntata dopo puntata, che ammazzavi un tizio, poi un altro. Catturavi tutti: banditi, ladri di bestiame... E comunque vincevi sempre tu. Ragazzo, tu non perdi mai. Sei il più grande sceriffo che abbia mai visto, poco ma sicuro! Così io e i miei amici abbiamo pensato che per una volta dovrai essere tu a perdere.
  • Abbiamo aiutato l'evoluzione del genere western e la metamorfosi artistica di Rance McGrew, prima attore di second'ordine, ora attento e onesto interprete di un genere che si basa su tradizione, onore e memoria storica dei grandi cowboy. Così vanno le cose e così si girano i film ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 21, Calcia il barattolo[modifica]

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  • "L'addio luminoso", una casa di riposo. Anziani che aspettano di morire e un gruppo ragazzi che prendono a calci un barattolo, gioco che diventerà un rifugio per un vecchio che sa di essere destinato a morire. Sempre che non scappi ai confini della realtà. (Narratore)
  • Non puoi fermare i bambini che giocano a "calcia il barattolo". È come "le belle statuine" o giocare a nascondino. I bambini ce l'hanno nel sangue! È un... una specie di rituale estivo. Ti sei mai soffermato a pensarci? Tutti i bambini fanno questi giochi. E il momento in cui smettono, cominciano ad invecchiare. È come se giocare... giocare a "calcia il barattolo" li mantenesse giovani. (Charles Whitley)
  • Charles Whitley: Tu credevi alla magia allora.
    Ben Conroy: Io? Alla magia?
    Charles Whitley: Sì, eccome! E dai, quando la notte di Natale lasciavi latte e biscotti vicino al camino. Quando ti sono caduti i denti da latte e li hai messi sotto il cuscino perché venisse il topolino. Sì! Tu credevi nella magia! Che ti è successo, Ben? Che cosa ti ha cambiato? Forse è stato il tempo oppure è stato qualcos'altro?
    Ben Conroy: Siamo cresciuti, tutto qui. Tutti diventano vecchi.
    Charles Whitley: Forse ci sono persone che restano giovani. Forse conoscono un segreto che nascondono al resto del mondo.
    Ben Conroy: Charles!
    Charles Whitley: Forse la fonte della giovinezza non è veramente una fonte. Forse è solo un modo di vedere le cose, un modo di pensare.
    Ben Conroy: Charlie, smettila! Sei vecchio, lo vuoi capire? La tua giovinezza è finita sessant'anni fa.
  • Probabilmente un po' di pazzia è necessaria per creare un mondo magico. (Charles Whitley)
  • Quello che mi manca di più è correre. [...] Delle volte penso che se potessi correre ancora, invecchiare non sarebbe così male. (Signora Summers)
  • Charles Whitley: Tu hai deciso che oramai sei un uomo vecchio. Ed è questo che ti fa diventare vecchio.
    Ben Conroy: Io sono vecchio e anche tu sei vecchio, Charlie! E questo è un fatto!
    Charles Whitley: Un fatto...
    Ben Conroy: Le tue ossa sono vecchie e si romperanno se ci corri sopra! Il tuo cuore è vecchio e i tuoi polmoni sono vecchi! Sei alla fine, amico mio, consumato dal tempo che passa.
  • C'è tanta magia nel mondo! Io so che c'è! Quando mi sono innamorato di Mary e l'ho baciata per la prima volta... quella era magia. Quando è nato il nostro bambino... quella era magia. L'amicizia è una cosa magica. Forse io ho ragione, Ben. Forse "calcia il barattolo" è la magia più grande di tutte. (Charles Whitley)
  • Casa di riposo "L'addio luminoso", un posto in cui muoiono coloro che hanno dimenticato la sottile magia della giovinezza; un posto in cui muoiono coloro che hanno dimenticato che infanzia, maturità e vecchiaia sono intrecciate tra loro e mai separate; un posto in cui muoiono coloro il cuore è ormai troppo duro per giungere ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 22, Un pianoforte nella casa[modifica]

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  • Il signor Fitzgerald Fortune, critico teatrale e uomo cinico, ora sta andando ad una festa. Se sapesse cosa l'aspetta, probabilmente non ci andrebbe perché prima che la serata sia finita quel vecchio piano sconquassato suonerà delle melodie dagli effetti che possono verificarsi solo ai confini della realtà. (Narratore)
  • Fitzgerald Fortune: Oh, Marvin...
    Marvin il maggiordomo: Sì, signore?
    Fitzgerald Fortune: Se stasera dovessi provvedere al servizio potresti fare qualcosa per la tua faccia?
    Marvin il maggiordomo: La mia faccia?
    Fitzgerald Fortune: Una festa è un'occasione gioiosa, quindi potresti cercare di apparire meno infelice del solito?
    Marvin il maggiordomo: Farò del mio meglio, signore.
  • Esther Fortune: Ma questo piano suona da solo?
    Fitzgerald Fortune: Sì, e forse dovresti ringraziarmi: ho pensato di risparmiarti tutte le noiose lezioni per imparare a suonarlo per poi scoprire di non aver talento per la musica!
  • Ho sempre pensato che tutti noi abbiamo due facce: una che indossiamo e un'altra che teniamo nascosta. Il problema sta nel trovare il modo di indurre le persone a mostrare il loro volto nascosto. (Fitzgerald Fortune)
  • Compleanni e anniversari sono festività che trascuro, se è possibile. Tutte implicano un coinvolgimento umano che preferisco evitare. (Gregory Walker)
  • Fitzgerald Fortune: un uomo che andò alla ricerca del lato nascosto delle persone e che trovò se stesso ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 23, L'ultimo rito di Jeff Myrtlebank[modifica]

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  • Reverendo Siddons [recitando l'elegia funebre]: Fratelli e sorelle, siamo qui riuniti oggi per rendere omaggio al nostro caro fratello Jefferson Myrtlebank. Sappiamo tutti che Jeff Myrtlebank era un bravo ragazzo. Non sempre veniva al catechismo la domenica, ma è vero che non l'abbiamo mai visto bere alcol di contrabbando il sabato sera.
    Dottor Bolton: Amen.
    Reverendo Siddons: Questo bravo giovanotto mancherà a tutti noi. Il buon Dio deve aver avuto un buon motivo per averlo chiamato a sé così giovane.
    Orgram Gatewood: Alleluia.
    Reverendo Siddons: Ma sappiamo tutti che il Signore a volte opera in modo misterioso. E oggi siamo qui riuniti per ricordare questa giovane anima che il Cielo ha volut...
    [Jeff Myrtlebank si risveglia e solleva il coperchio della bara facendo scappare tutti dalla cappella]
  • L'epoca: la metà degli anni '20. Il luogo: il Midwest. La parte più meridionale del Midwest. Abbiamo appena assistito a un funerale. Funerale che non si è svolto esattamente come di norma. Ma, come di solito succede, ai confini della realtà. (Narratore)
  • Reverendo Siddons: Il dottor Bolton ti ha dichiarato morto.
    Dottor Bolton: È vero, figliolo. Il tuo cuore ha smesso di battere due giorni fa. Ero al tuo capezzale.
    Jeff Myrtlebank: Ma questo non è possibile! Ora sta battendo!
    Dottor Bolton: Ti assicuro che l'altro ieri non batteva. Sei stato male, figliolo. Molto male. Il peggior caso di influenza che abbia visto nella mia carriera di medico. Mi sorprende che tu sia ancora vivo.
    Jeff Myrtlebank: Be', mi spiace molto gettare un'ombra sulla sua carriera di medico, ma non tornerò in quella bara per salvare la sua reputazione!
  • Comfort: Ho sentito dire brutte cose su di te e a volte non sono abbastanza forte da far finta di niente. Ma nel mio cuore penso di amarti, altrimenti adesso non sarei qui.
    Jeff Myrtlebank: Io ti amo follemente, Comfort. E desidero sposarti.
    [...]
    Comfort: Penso di restare con te dovunque dovremo andare. [proposta di matrimonio]
  • Jeff e Comfort sono ancora vivi. E il loro unico figlio è un senatore degli Stati Uniti. È famoso per essere un uomo politico insolitamente scaltro e alcuni ritengono che sia stato a scuola ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 24, Servire l'uomo[modifica]

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  • È qui che l'incubo comincia o forse finisce. È un'esperienza semplice e diretta, incredibile. Eppure quello che sta accadendo è così terribilmente reale per chi lo sta vivendo in questo momento. E il fatto che sia mezzogiorno sembra un fatto di secondaria importanza. Non si riflette mai su ciò che potrebbe accadere a mezzogiorno del giorno dopo o di quello successivo. Ma è di questo che dovremmo preoccuparci. Domani e anche dopodomani. Non pensiamo mai che il tempo possa finire. Invece sarebbe meglio tenere d'occhio il calendario. Era un giorno d'aprile, come tanti ce n'erano stati, la gente passeggiava, guidava, lavorava, discuteva, rideva. Il mondo andava avanti come sempre. C'erano molti problemi di cui occuparsi e crisi da affrontare. C'era la questione di Berlino, l'Indocina, l'Algeria e tanti altri fatti grandi e piccoli, con tutti i loro splendori, le loro miserie a cui ormai ci si era abituati. E poi... Accadde così! Allora non si comprese cosa stava succedendo. Pensavamo di essere preparati a qualunque eventualità, ma non era così. Stavamo annaspando alla ricerca spasmodica di formule matematiche o di immagini quando il Segretario Generale delle Nazioni Unite diede il primo annuncio dell'arrivo di creature aliene dallo spazio. Dicevano di chiamarsi Kanamiti. Un segnale sulle onde corte annunciava il loro imminente sbarco sulla Terra. (Michael Chambers) [voce fuori campo]
  • Adesso voi tutti farete la conoscenza di un Kanamita. Alto oltre 2 metri e mezzo, per circa 160 chili di peso, provenienza sconosciuta. Perché è qui? Lo vedremo nei dettagli. Tra pochi momenti vi chiederemo di stringere idealmente la mano a un Cristoforo Colombo di un'altra galassia e di un'altra epoca, ai confini della realtà. (Narratore)
  • Signore e signori della Terra, noi vi salutiamo in pace e amicizia. Veniamo da un pianeta molto oltre la vostra galassia, un pianeta molto più sviluppato della Terra, ma noi veniamo da amici. Sebbene non conosciamo la vostra lingua siamo in grado di comunicare telepaticamente piuttosto che verbalmente quindi la voce che mi permette di parlarvi è un artificio. Le nostre intenzioni sono pacifiche. Desideriamo più di ogni altra cosa aiutare il popolo della Terra. [...] Vorremmo aprire delle sedi diplomatiche e in futuro predisporre visite reciproche tra il popolo della Terra e i Kanamiti. (Kanamita)
  • Forse anche voi avete assistito a questo primo incontro come hanno fatto quasi tutti, attraverso la televisione oppure la radio. E di certo alcune domande poste dai delegati sono le stesse che avreste posto voi stessi. Poiché noi, come razza umana, non siamo abituati alla generosità. La brutalità è per noi un linguaggio molto più comprensibile di una dimostrazione di amicizia. (Michael Chambers) [voce fuori campo]
  • Valdes (rappresentante dell'Argentina): Señor, potrebbe spiegarci il motivo preciso per cui avete deciso di farci visita?
    Kanamita: Siamo venuti a sapere che la Terra è stata sconvolta da catastrofi naturali e artificiali che avrebbero potuto essere evitate e prevedute. Siamo qui per aiutarvi.
    Segretario generale: La parola al dottor Denis Le Veque, il rappresentante della Francia.
    Denis Le Veque: Monsieur, il mio governo vorrebbe conoscere la natura di tale aiuto. In che forma verrebbe prestato? E se invece preferissimo rinunciare all'aiuto che voi così gentilmente ci offrite quale sarebbe la vostra risposta?
    Kanamita: Noi non vogliamo forzarvi a fare niente. Sceglierete di prendere da noi solo ciò che vorrete. Ad esempio, domani mostreremo, a chiunque ne sia interessato, una nuova fonte di energia molto interessante e utile derivata dall'atomo in grado di fornire energia elettrica a interi paesi al costo di pochi dollari. È estremamente economica.
    Segretario generale: Il signor Gregori, rappresentante dell'Unione Sovietica, ha la parola.
    Gregori: Il popolo dell'Unione Sovietica vuole sapere dai Kanamiti con precisione, ribadisco con precisione, perché siete venuti qui senza essere stati invitati! Dobbiamo desumere che non vi sia alcun altro motivo a parte la smisurata umanità che ha menzionato?
    Kanamita: È così, non abbiamo nessun'altro motivo. Assolutamente. Potrete scoprirlo voi stessi molto presto. Semplicemente provando gli strumenti che metteremo a vostra disposizione. Possiamo mostrarvi, ad esempio, come aggiungere al terreno un composto di nitrato molto economico per mettere fine alla carestia sulla Terra per sempre. Oppure possiamo dimostrarvi in modo pratico il principio di un campo di forza col quale potrete dotare ogni nazione di un muro invisibile e assolutamente impenetrabile a bombe, missili e armi in genere. Vi chiediamo solo di fidarvi di noi. Semplicemente di fidarvi di noi!
  • Così, tutti noi pensammo "È arrivato Babbo Natale!" Però questo spirito caritatevole non era incarnato in creature dall'aspetto altrettanto piacevole, ma da giganti di due metri e mezzo che scendevano su di noi come locuste. Nonostante ciò, nessuno voleva preoccuparsi. A parte un gruppetto di professionisti il cui lavoro era quello di decifrare la verità. In un certo senso io ero uno di loro. Un esperto di codici del Governo degli Stati Uniti. E fu così che entrai in scena. (Michael Chambers) [voce fuori campo]
  • C'è voluto quasi un anno e un esercito di uomini per decifrare i codici giapponesi. Questa è la lingua di un popolo dello spazio probabilmente cinquecento volte più intelligenti di noi e mille volte più complesso. [...] Già decine di uomini del nostro staff ci stanno lavorando dalla notte scorsa. Abbiamo tentato di tutto. Trasposizione singola, trasposizione doppia. Abbiamo provato ogni metodo di crittografia. Non so se ci siamo andati vicini o se siamo ancora in alto mare. [...] Continueremo i tentativi, ecco tutto. Standard, diretta, inversa, mischiata sistematicamente, a parola chiave, a caso, reciproca, coniugata... Proveremo ogni tipo di sequenza, ma... [...] È un rompicapo! È proprio un vero rompicapo! (Michael Chambers)
Twilight Zone, Alien alphabet in To Serve Man.svg
  • Patty: Forse ne abbiamo compreso il titolo!
    Colonnello #2: E cosa dice?
    Colonnello #1: Si può tradurre?
    Patty: Ecco qui!
    Michael Chambers: Ah, questo aiuta a fare un po' più di chiarezza, non trova, colonnello? Mi sembra una frase piuttosto idealistica. Sei d'accordo, Patty?
    Patty: Be', io... mi piacerebbe crederci, ma... non so cosa pensare.
    Colonnello #1: [Leggendo la traduzione] "Per servire l'uomo." Lo spero! Lo spero ardentemente!
  • Io spero che il popolo della Terra voglia comprendere e credere al fatto che la nostra missione su questo pianeta sia semplicemente quella di portare la stessa pace e prosperità di cui noi stessi godiamo e che già in passato abbiamo portato ad altri popoli in tutte le galassie. Quando nel vostro mondo non ci saranno più fame né più guerre né inutili sofferenze, questa sarà la nostra ricompensa. (Kanamita)
  • La macchina non mostrava alterazioni. Secondo il test, il Kanamita diceva la verità. Io, come voi e tutto il resto del mondo cominciammo a pensare che il sogno degli uomini potesse avverarsi. (Michael Chambers) [voce fuori campo]
  • Babbo Natale era arrivato. Il deserto era diventato un giardino grazie agli strumenti che i Kanamiti ci insegnarono a usare. Il campo di forza che doveva evitare le guerre funzionò alla perfezione. Gli eserciti furono praticamente smantellati. (Michael Chambers) [voce fuori campo]
  • È questa la cosa strana: la fantastica facilità di adattamento che ha l'essere umano. Un giorno osserva con apprensione un solo alieno orbitare intorno alla Terra a bordo di un minuscolo velivolo e pensa che quello sia il momento più importante della storia dell'umanità. Poi, un anno dopo, si mette in fila e sale a bordo di una nave spaziale per andare nello spazio a miliardi di chilometri dalla Terra. E si comporta come se fosse a un picnic in campagna. Eh, la strana e complessa mente degli uomini! Nulla li sconcerta! (Michael Chambers)
  • Signor Chambers! Non salga su quella nave! Il resto del libro Per servire l'uomo sono... ricette di cucina! (Patty)
  • [Rivolgendosi direttamente allo spettatore, rompendo la quarta parete] E voi? Siete ancora sulla Terra o su questa nave con me? Be', non fa molta differenza, poiché, prima o poi finiremo tutti nei loro menù! Tutti noi! (Michael Chambers)
  • Questa è la registrazione degli ultimi momenti di vita di Michael Chambers. È questa l'evoluzione dell'uomo. Il ciclo della vita che va dalla polvere al deserto, il passaggio dell'essere umano da dominatore della Terra a pietanza nella cena di qualcun altro. Questo è il messaggio che arriva stasera dai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 25, Il fuggitivo[modifica]

J. Pat O'Malley interpreta Ben e Susan Gordon interpreta Jenny.

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  • È stato detto che la fantascienza e la fantasia sono due cose diverse. Se la fantascienza è l'improbabile reso possibile, la fantasia è l'impossibile reso probabile. Cosa si potrebbe ottenere fondendo queste due cose? Un uomo anziano di nome Ben, un uomo dai mille trucchi e trucchetti, una ragazzina di nome Jenny che gli vuole bene e un viaggio, un viaggio ai confini della realtà. (Narratore)
  • Ben [dopo che Jenny gli ha dato un bacino sulla guancia]: Di' che sono stanco, di' che sono triste, | di' che non ho più ricchezza né salute, | dimmi che ormai sono invecchiato, | ma aggiungi che Jenny mi ha baciato.
    Jenny: Che cos'è?
    Ben: Una poesia terrestre!
    Jenny: Te la sei inventata. Ma mi piace!
  • [Dopo che Ben si è trasformato in topolino]
    Jenny: Non riesco a capire come fai a trasformare anche gli abiti.
    Ben: Be', è tutta materia. Una struttura molecolare è simile all'altra.
  • Jenny: Come mai quegli uomini ti cercano? Sei un criminale?
    Ben: In un certo senso... sì.
    Jenny: Cos'hai fatto? Hai rapinato una banca?
    Ben: No!
    Jenny: Hai ucciso qualcuno?
    Ben: No!
    Jenny: Allora devi essere un comunista!
    Ben: No, scimmietta, non sono un comunista!
  • Ben: Ascolta, Jenny, sei stata brava a lasciarmi mantenere i miei segreti. Allora, adesso te ne rivelerò uno. Vedi, io non sono veramente un abitante di questo mondo.
    Jenny: Eh?!
    Ben: Vengo da un altro pianeta!
    Jenny: Lo sapevo! Lo sapevo! Da quale pianeta? Marte?
    Ben: No! Non l'hai mai sentito nominare!
  • Ben: Be', scimmietta, devo farti una confessione. Vedi... io sono un imbroglione.
    Jenny: Eh?!
    Ben: Non sono davvero un criminale e questi uomini non sono poliziotti, sono miei sudditi. E io, mi dispiace dirlo, sono quello che definiresti il loro re.
    Jenny: Oh, ma dai!
    Ben: Giuro, croce sul cuore! Potessi morire!
    Jenny: Ma allora perché stavi scappando?
    Ben: Be', questo è un po' difficile da spiegare. Vedi, immagino di non essere mai stato tagliato per fare il re. Tutta quell'attenzione e la responsabilità. Non so, dopo i primi mille anni mi sono... demoralizzato. E sapevo che sarebbero passati almeno altri quattromila anni prima di poter passare il compito a qualcun altro, perciò me ne sono andato! Jenny, ho tagliato la corda!
    Jenny: Be', devi essere stato un re davvero bravo per causare tutti questi problemi.
    Suddito #1: È vero, signorina! È stato un grandissimo re!
    Suddito #2: Ed è per questo che lo rivogliamo! Vedi, Jenny, noi gli vogliamo bene quanto te.
  • Io solennemente giuro sui nostri padri che non fuggirò! (Ben)
  • La signora Gann avrà una grandissima sorpresa quando troverà questa foto sotto il cuscino di Jenny. E visto che la signora Gann di fantasia non ne ha un granché, non sospetterà mai che questa è la foto del vecchio Ben com'è in realtà. E non le verrà mai in mente che un giorno sua nipote diventerà una vera regina, in un vero regno ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 26, La bambina perduta[modifica]

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  • La misteriosa scomparsa di una bambina. Nome: Bettina Miller. Descrizione: sei anni circa, allegra, robusta. Capelli castani, molto graziosa. L'ultima volta è stata vista dalla madre dopo averla messa a letto. È qui o non è qui? Questo è il problema. Ma Bettina Miller la possiamo sentire ancora. Non la vediamo, ma riusciamo a sentirla chiaramente. Si è persa per sempre? Diciamo che per ora è ai confini della realtà. (Narratore)
  • Se è come penso, si tratta di un varco che conduce a un'altra dimensione, probabilmente la quarta dimensione. E di certo non assomiglia al nostro mondo, Chris. [...] La terza dimensione è a un solo passo dalla quarta. È un passo piuttosto grande, ma è solo un passo. Ogni punto nello spazio è parte di una linea perpendicolare della quarta dimensione. [...] Quindi tutte le linee che formano la quarta dimensione sono perpendicolari a ogni punto della terza. Non sono necessariamente parallele a noi. Ma se c'è un numero sufficiente di linee parallele in entrambe le dimensioni in una data area può crearsi un passaggio. [...] Credo che i collegamenti tra le dimensioni sono eventi naturali che accadono. Non si sa quando. Raramente... io spero. (Bill)
  • Dove sarebbe finito? Nella quarta dimensione? Nella quinta? Forse. Nessuno ha la risposta. Nonostante l'impegno di fisici e scienziati dotati di ogni mezzo e di ogni apparecchio elettronico non è stato raggiunto alcun risultato eccetto forse per un po' più di rispetto e meno scetticismo nei confronti dei meccanismi ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 27, Persona o persone sconosciute[modifica]

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  • Come avete intuito, quest'uomo ha perso il suo bene più prezioso. Egli, però, ancora non si rende conto di ciò che sta succedendo. Questo perché, come molti, non ha mai riflettuto sulla propria identità. Ma d'ora in poi sarà obbligato a farlo visto che è ciò che ha perso. Per ritrovarla, indagherà la sua mente negli angoli più oscuri ai confini della realtà. (Narratore)
  • [Sarcastico] Sei col fuso orario di Osaka?! Due Martini a mezzanotte e ti inizia la sbornia alle 10?! (David Gurney)
  • [In clinica psichiatrica] Ha già conosciuto il suo vicino di letto? È Winston Churchill... Così pensa. Purtroppo nessuno sa chi sia veramente. (Dottor Koslenko)
  • È solo un errore di identità o l'incubo che si ripresenta invertendo i ruoli? È solo una perdita di memoria o la fine del mondo? David Gurney non troverà mai la risposta. Ma potete star certi che la cercherà ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 28, I piccoli uomini[modifica]

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  • Il tempo è l'era spaziale. Il luogo è il paesaggio desolato e roccioso di un canyon a milioni di miglia dal pianeta Terra. I personaggi li avete conosciuti: William Fletcher, comandante della navetta e il copilota Peter Knauff. Gli altri individui che abitano questo posto non li avete visti, ma ci sono, come questi due signori scopriranno presto. Perché stanno per avventurarsi in un'esplorazione in quella grigia, arida zona dello spazio e del tempo situata ai confini della realtà. (Narratore)
  • Non avete sentito?! Io sono Dio! Io sono Dio! Non avete sentito?! Io sono Dio! (Peter Knauff) [ultime parole]
  • Così finisce l'episodio del navigatore Peter Knauff vittima di un'illusione. In questo caso, il sogno è più duro a morire di un uomo. Una piccola dimostrazione della psicologia spaziale come si pensa ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 29, Alle quattro[modifica]

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  • Guardali! Guardali là fuori! Torbide carogne putrefatte! Ci ammorbano l'aria! Portano in giro il male come germi di influenza! (Oliver Crangle)
  • Dobbiamo imbarcarci in una crociata ben più ambiziosa! E deve essere oggi, Pete! Deve essere questo pomeriggio! Alle quattro in punto! Ecco quando faremo in modo che accada: alle quattro in punto! In quel momento, in quel preciso momento, noi distruggeremo il male! Questo è il mio compito e il mio impegno, Pete, distruggere il male! E lo farò alle quattro in punto! Non sono ancora certo del metodo, ma... sono certo che lo capirò, lo capirò di sicuro e sarà come una rivelazione! Sarà l'ispirazione della moralità e l'inizio della fine! Quattro in punto, Pete! A quell'ora lo faremo accadere, non importa in che modo! Quattro in punto! (Oliver Crangle)
  • Questo è il signor Oliver Crangle, uno spacciatore di petulanza e veleni. Ha arbitrariamente scelto le quattro in punto come suo personale giorno del giudizio[9] e noi stiamo per assistere alla metamorfosi di un contorto fanatico avvelenato dalla cancrena del pregiudizio in un angelo vendicatore, superiore, zelante, onnisciente e senza paura. Guardate le lancette del vostro orologio perché, ovunque voi siate, siete i benvenuti ai confini della realtà. (Narratore)
  • Io compilo elenchi e poi investigo su di loro e le analizzo, poi le catalogo e infine le giudico. Se sono impure e malvagie, allora vanno punite; se invece sono solo confuse o ingenue o poco istruite io le indirizzo sulla giusta strada. (Oliver Crangle)
  • Alle quattro in punto smaschereremo il male, lo metteremo a nudo, lo faremo venire alla luce, lo individueremo, disarmeremo, sezioneremo, esorcizzeremo elimineremo, distruggeremo! (Oliver Crangle)
  • Io non mi arrendo al male, a nessuna forma! Comunisti! Sovversivi! Ladri! Corrotti! Malvagi! Tutti quanti! (Oliver Crangle)
  • Sono malvagi! Tutti quei piccoli scarafaggi là fuori! Batteri, ecco cosa sono! (Oliver Crangle)
  • [Risata malefica] Trasformerò tutti gli uomini malvagi in piccoli gnomi! Io ridurrò tutti gli uomini malvagi a un metro... No, a mezzo! Mezzo metro d'altezza! Alle quattro in punto di questo pomeriggio, esattamente alle quattro in punto, ogni uomo e ogni donna malvagia diventeranno alti mezzo metro! Una rivelazione, un'assoluta rivelazione! Saranno tutti alti mezzo metro! (Oliver Crangle)
  • Oliver Crangle: Dunque, vi ho chiesto di venire perché penso che I'FBI debba sapere. Ho chiamato anche la polizia e poi... poi anche i vigili del fuoco. Ho persino chiamato Washington, anche se quella chiamata probabilmente non porterà a nulla dato che sono quasi certo che i rossi ormai hanno il controllo completo di Washington, quindi avranno anche il controllo dei centralini.
    Agente FBI Luther Hall [perplesso]: "I rossi", signor Crangle?
    Oliver Crangle: Oh, sì, i rossi! È una cospirazione mondiale, non lo sa? Tutte le persone malvagie si stanno riunendo: comunisti, sovversivi, ladri. È una cospirazione a livello mondiale, signor Hall.
  • Io ho passato molti anni a fare questo tipo di lavoro. Ho fatto uno studio completo sul male. Oh, sì. Ho studiato il male, ho ascoltato la radio, ho guardato la televisione, ho ritagliato articoli di giornale, ho scritto lettere ai datori di lavoro, ho fatto telefonate a notte fonda! Ecco, questo è il metodo più efficace, proprio questo! Chiamare queste terribili persone in continuazione, a notte fonda! Svegliarli! Svegliarli, elencargli, tutte le mie accuse e poi riattaccare! È molto frustrante per loro! (Oliver Crangle)
  • Oliver Crangle: Ora sono... le tre e ventisette! Tra esattamente trentatré minuti tutte le persone malvagie del mondo diventeranno la metà... no, un terzo della loro altezza! Tutti gli assassini in libertà, tutti i tiranni, tutti i bulli e i malfattori! Tutti, tutti quanti! Be', che cosa mi dice, signor Hall?
    Agente FBI Luther Hall: Signor Crangle, come pensa di riuscire a farlo? Sì... restringere le persone.
    Oliver Crangle: Ecco, io... Con la mia volontà! È semplice! Vede, in passato mi sono venuti alla mente altri piani per fermare l'avanzata del male. Come si espande il male, eh? Con i trasporti pubblici! Quindi pensai di togliere le pale delle eliche dai propulsori degli aeroplani. Capisce? I propulsori fermi sulle piste, impossibilitati a muoversi! Poi mi è venuto in mente di modificare tutte le ruote del mondo da rotonde a quadrate o magari triangolari così si sarebbero piantate nell'asfalto e bloccate.
    Agente FBI Luther Hall: Mi ascolti, io...
    Oliver Crangle: Ma quest'idea, lo so che è difficile da credere, quest'idea mi è venuta in mente – del cambiamento di statura – solo poche ore fa. C'era con me una donna petulante e inavvertitamente mi ha dato l'idea. Trasformare tutti i malvagi in persone alte mezzo metro. Non poteva essere più semplice! Ci pensi! Pensi a quanto questo li renderà inutili! Non potranno usare delicati strumenti scientifici, macchine da scrivere, calcolatrici o cornette del telefono! Così, in breve, si estingueranno come i dinosauri! [risata malefica]
    Agente FBI Luther Hall: Scusi un secondo.
    Oliver Crangle: Sì?
    Agente FBI Luther Hall: Avrei una domanda da farle e spero che non la prenda come un'offesa.
    Oliver Crangle: Oh, no, no, no, no! La prego, dica!
    Agente FBI Luther Hall: È mai stato in cura da uno psichiatra?
    Oliver Crangle: Cosa?!
    Agente FBI Luther Hall: In cura da uno psichiatra. Vede, lei non mi sembra in grado di intendere. Insomma, ha sviluppato una specie di ossessione e ha bisogno di aiuto.
    Oliver Crangle: Aiuto? Ho bisogno di...? Perché avrei bisogno di aiuto? Non sono io quello malvagio! [ride]
    Agente FBI Luther Hall: Mi dispiace molto, ma non credo proprio che I'FBI possa fare qualcosa per lei.
    Oliver Crangle: Che cosa vuol dire? Non lo capisce che tutte le forze dell'ordine potranno avere informazioni complete d'ora in poi?! Non si rende conto di quante persone malvagie potrete individuare? Saranno riconoscibili sui marciapiedi, in mezzo alla strada! Dovrete costruire più prigioni, più sedie elettriche, patiboli! Allora, che mi dice, signor Hall? Cosa farete al riguardo?
    Agente FBI Luther Hall: Assolutamente niente, mi creda. Voglio che lei sappia che abbiamo una cosa in questa nazione che rende tutto il suo lavoro inutile.
    Oliver Crangle: Che cos'è?
    Agente FBI Luther Hall: La legge, mio caro signore. Intendo la legge. Vogliamo che la gente ci aiuti, ci dia una mano e cooperi, ma l'interferenza è tutta un'altra questione.
    Oliver Crangle: Oh, adesso ho capito! Ho capito tutto. Ho capito perfettamente. Ah, sono stato un idiota a non accorgermene prima! È ovvio. È ovvio, voi malvagi vi siete infiltrati nell'FBI! Certo, è questo il vostro piano! Voi-voi vi infiltrate dappertutto! Be', lasci che le dica io una cosa, signor Hall! Farà meglio a godersi i prossimi quindici, venti minuti! Farà meglio a godersela più che può perché lei sta per diventare un uomo di mezzo metro! Mezzo metro, signor Hall! È così che diventerà! Mezzo metro! Mi sente, signor Hall?! E tutti i malvagi come lei diventerete alti mezzo metro!
  • Alle quattro in punto un uomo malvagio si è ritrovato vittima di se stesso. È stato causa del proprio male. Il sasso che ha lanciato ha rotto il suo stesso vetro. Cercate alla lettera "F" per "fanatico" e "G" per "giustizia" ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 30, Le menzogne e Frisby[modifica]

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  • Bene, sembra che pioverà. Lo vedo dalle nuvole. Le nuvole ti dicono tutto se le sai ascoltare. (Somerset Frisby)
  • Somerset Frisby: Ho perfino una specializzazione all'Università di Wichita. Ho fatto la tesi quando avevo solo tredici anni e figuratevi che ancora oggi la usano come testo scolastico. Si intitolava Tu e la meteorologia. Si diceva che fosse il trattato più dettagliato nella storia di questa affascinante materia. I miei colleghi mi chiamavano Cumulo Frisby.
    [Pete ride]
    Scanlan: Cumulo Frisby!
    Mitchell: Cumulo Frisby! Se lui è un meteorologo, io sono il vicepresidente Johnson!
    Somerset Frisby: Come hai detto, Lyndon?
  • Non so se vi ho mai raccontato di quella volta che ho fatto una gara confrontandomi con delle macchine calcolatrici. Erano diciotto tutte in fila dentro un auditorium. Centotrentatre operazioni con numeri di otto cifre ciascuno! Non avevo a disposizione né carta né penna, badate bene! Tutto a mente! La gente è venuta ad assistere da miglia di distanza! [...] Be', quattro macchine si sono rotte per lo sforzo, due hanno dato risultati completamente sbagliati e le altre le ho battute con ventuno secondi di scarto. Fu allora che mi chiamarono Vecchio Archimede Frisby. (Somerset Frisby)
  • Questo è troppo! Non ne posso più, Frisby! Te lo giuro! Se fossi un bugiardo normale o se ci fosse una logica in ciò che dici lo sopporterei, ma tu racconti di aver fatto cose per cui dovresti essere cento persone diverse che vivono in duecento posti diversi in dodici differenti epoche storiche! (Scanlan)
  • Quel pigro gentiluomo dalla lingua lunga appena uscito è il signor Frisby. Ha lo slancio fulmineo di una vecchia carretta e l'energia impetuosa di una salma. Come avrete capito, il suo più grande talento è quello di raccontare frottole. Ma quello che lui non sa è che quelle persone lì fuori non sono semplici clienti e che la sua vita sta per cambiare molto più di quanto lui stesso possa mai immaginare. Il posto è Pitchville Flats, il tempo è il presente. Ma il signor Frisby sta per fare il primo passo verso un fantastico viaggio ai confini della realtà. (Narratore)
  • Somerset Frisby: Dovete fare rifornimento?
    Alieno #1: L'idea era quella, sì!
    Somerset Frisby: E perché non l'avete fatto per conto vostro?
    Alieno #1: Be', veramente nessuno dei due ci capisce molto con questi motori posteriori.
    Somerset Frisby: Eheh, davvero? Tu guarda! Io invece sì! A dire il vero... è grazie a me se esistono!
    Alieno #1: Vuol dire che è stato li a inventarli?
    Somerset Frisby: Certo, sono stato io! Un giorno ricevetti una telefonata da Henry Ford che mi chiedeva di raggiungerlo a Detroit. Ci andai e in quarantotto ore disegnai la prima automobile col motore posteriore della storia. Signore, lei ha di fronte a sé il nonno delle più grandi automobili americane di tutti i tempi! Quando ebbi finito il mio lavoro, Henry Ford venne da me e mi disse: "Motore Posteriore!". Era così che mi chiamava: Motore Posteriore Frisby. "Motore Posteriore", disse, "tu sì che sei un genio della meccanica!". Non potevo certo dargli torto! Sapevo bene anche io che quella era la verità!
  • Signor Frisby, se esce dal suo negozio e si dirige verso est lungo la statale per circa 200 metri, vivrà un'avventura interessante. (Voce aliena)
  • Lo sa cosa mi disse Dwight David Eisenhower quando stavo per salire sull'aereo che mi avrebbe portato dritto verso la costa francese? Ricordo che era il 6 di giugno del 1944. "Roccia", mi disse Ike, "Roccia, lascio a te il comando dell'operazione. Ci saranno le mine, gli U-Boot, i cacciabombardieri Stuka e l'artiglieria, ma so che tu ce la farai!" (Somerset Frisby)
  • [Vicino all'astronave aliena] Quest'affare è una pulce paragonato a quello che ho disegnato per l'Agenzia Spaziale degli Stati Uniti. E stiamo parlando del 1951. Vecchio Razzo Spaziale Frisby mi chiamavano! (Somerset Frisby)
  • Somerset Frisby: Allora ditemi, signori, cos'altro volete sapere da me?
    Alieno #1: La sua ricerca sui propellenti liquidi.
    Somerset Frisby: Ah, sì, i propellenti liquidi! Ne avevo preparato un bidone intero nella mia cantina tanti anni fa. Poco dopo i miei concittadini mi volevano candidare al Congresso perché li avevo portati dalla campagna alla corsa allo spazio. Ma posso assicurarvi che, se c'è una cosa che detesto, è la vanità! Sono convinto che sia un dovere di ogni buon cittadino inventare dei propellenti liquidi, se ha la capacità di farlo. E quella a me non mancava! Quando ero all'Università di Princeton da ragazzo mi chiamavano tutti Vecchio Propellente Liquido Frisby! Prossima domanda?
    Alieno #2: Signor Frisby, mi perdoni, lei ora ha citato Princeton, mentre io pensavo che si fosse laureato all'Università di Wichita.
    Somerset Frisby: Certo, anche lì! Dovete sapere, cari signori, che io ho ottenuto ben trentotto diverse lauree nelle principali e più prestigiose università di tutta la nazione. E addirittura me ne hanno tolta una in Inghilterra perché mi sono rifiutato di inchinarmi davanti alla regina.
  • Alieno #1: Vede, signor Frisby, il nostro compito qui era quello di trovare un rappresentante della specie umana, possibilmente uno dei più dotati. E non ci sono dubbi sul fatto che le sue abilità sono superiori a quelle degli altri esseri umani.
    Somerset Frisby: Abilità? Frisby? [ride] Senta, aspetti un minuto! Aspetti un minuto! Io sono solo un povero fanfarone di campagna che parla troppo!
    Alieno #1: Oh, andiamo, signor Frisby, lei non deve sminuirsi così! Noi sappiamo tutto di lei. E delle sue grandi capacità.
    Somerset Frisby: Le mie capacità? Senta, credo sia meglio che vi dica tutto ora, prima che sia tardi. L'unica grande capacità che ho io e di cui voi signori non vi siete accorti è che sono solo il più grande ciarlatano che abbia messo piede su questo pianeta! Ci potrei far camminare i treni con tutte le bugie che racconto! E non dico che gonfio un po' la verità! Intendo fandonie, bugie enormi, chiaro?! Frottole! Non avete capito?
    [Gli alieni confabulano tra loro]
    Alieno #1: Signor Frisby, vede, ci sono alcuni termini che non trovano corrispondenza nel nostro linguaggio. Questa parola, "frottola", di cui ha parlato...
    Somerset Frisby: Vuole dirmi...? Cerca di dirmi che questa parola non esiste nel vostro vocabolario perché dite solo la verità?! Ed è per questo che avete creduto a tutto ciò che vi ho raccontato?!
  • [Commentando il vero aspetto mostruoso dell'alieno #1] Santo cielo! Pensi che una volta ho visto qualcosa di simile a lei! È stata la peggior sbornia della mia vita! E le assicuro che ciò che ho visto mi sembrava... molto meglio di lei! (Somerset Frisby)
  • Al più grande bugiardo del mondo, signor Somerset Frisby. Da parte dei suoi amici per il suo 63° compleanno. (Dedica sul trofeo regalato a Somerset Frisby)
  • Scanlan: Dicci un po' dove sei stato nelle ultime due ore! Inventavi un nuovo motore o stavi progettando un viaggio sulla Luna?
    [Risate]
    Somerset Frisby: Tu scherza, ma non ci sei mica andato tanto lontano! Sapete chi erano quei due tizi di oggi che volevano fare benzina? Be', allora ve lo dico io chi erano! Erano due tizi venuti dallo spazio! [risate] Non c'è niente da ridere! Io non so come abbiano fatto, ma mi hanno alzato da terra e mi hanno fatto volare in cielo. Poi sono atterrato davanti al loro disco volante e tutto perché volevano rapirmi! [risate] Ma vi giuro che stavolta è tutto vero! Credetemi! E sapete come ho fatto a scappare? [risate] Ho tirato fuori la mia armonica... [la suona] ...Ho suonato un paio di accordi e quelli sono caduti come sacchi di patate! [risate]
    Pete: Allora, che vi avevo detto? Non è il più originale tra i bugiardi?
    [Risate]
    Somerset Frisby: Avevano un occhio enorme qui nel mezzo! E poi sono sfrecciati via!
  • Il signor Somerset Frisby avrebbe dovuto leggere la vecchia favola del bambino che gridava "Al lupo, al lupo!". Forse stasera i suoi amici avrebbero creduto a questa storia e ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 31, Gli scambi[modifica]

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  • Noi eliminiamo il dolore. [...] Lo rendiamo parte del passato. [...] Noi vendiamo la giovinezza, signori Holt... noi vendiamo una nuova vita. La nostra merce è semplicemente... la rinascita! [...] Il processo è veloce e indolore. Abbiamo costruito nuovi corpi perfettamente umani sotto ogni punto di vista. Fisiologicamente e psicologicamente sarete esattamente come siete ora, ma sarete in un corpo diverso, un corpo più giovane e in piena salute, fisicamente ed emotivamente vicini alla perfezione. L'aspettativa di vita di ognuno dei nostri replicanti si aggira intorno ai centoventi anni. (Signor Vance)
  • Vi addormenteremo, e inseriremo in ognuno di questi replicanti umani la vostra memoria personale. Creeremo così continuità. (Signor Vance)
  • Vi sveglierete in questi nuovi corpi per vivere una vita lunga come non avete mai sognato e sarà una vita in salute, soddisfacente e appagata. [...] Non soffrirà più, signor Holt. Per la prima volta in... non so immaginare da quanto, lei non soffrirà, sarà di nuovo un uomo giovane. E lei, signora Holt sarà al suo fianco. Invece che la fine, questo sarà l'inizio. (Signor Vance)
  • Il signore e la signora Holt, persone anziane che lentamente, e con mani tremanti girano le ultime pagine del libro della vita e che sperano, contro la logica e il destino comune, che qualche tipografia magica possa aggiungere al libro nuovi capitoli. Ma questi due anziani cittadini vivono in un futuro lontano dove niente è impossibile, persino lo scambio di corpi vecchi per dei nuovi. Il signore e la signora Holt, negli anni del tramonto, stanno per scoprire come vivere un'avventura ai confini della realtà. (Narratore)
  • John Holt: Pensi di potermi sopportare per... diciamo per un altro secolo?
    Marie Holt: Per un secolo?! Per dieci secoli! Finché morte non ci separi!
  • Signor Vance: Potrete avere la trasformazione in prova per una settimana. Se non sarete soddisfatti, esumeremo i vostri vecchi corpi. Per un'intera settimana rimarranno intatti. Ma sareste... sareste sorpresi di sapere quanto raramente accade. Abbiamo ottenuto più del 98% di clienti soddisfatti nei dodici anni di attività.
    John Holt: E... mi scusi, signor Vance, quanto ci costerà?
    Signor Vance: Oh... Perché non ne parliamo nel mio ufficio, signor Holt?
    John Holt: No, possiamo parlarne anche qui. Ehm, quanto ci costerà?
    Signor Vance: Be', l'intera procedura cinquemila dollari a corpo. Per lei e la signora Holt fanno un totale di...
    John Holt: Diecimila dollari.
    Signor Vance: Be', in proporzione, ripartendo la cifra per gli anni di vita...
    John Holt: Ah... E...?
    Signor Vance: Direi che è un costo ridicolmente basso. Insomma, cinquemila dollari per cento anni di vita, lo capite da voi che è un costo davvero economico.
  • Sono solo... solo un uomo vecchio e malato... che non è più utile a niente e a nessuno. (John Holt)
  • Tu ed io, Marie, ora ricominceremo a vivere! faremo tutto quello che non eravamo più in grado di fare! Le grandi cose, le piccole cose, le cose pazze e illogiche che non facevamo più perché eravamo vecchi o malati, o stanchi, lo capisci? Ogni giorno sarà il nostro matrimonio, ogni pomeriggio il ricevimento, ogni sera la luna di miele e ogni settimana l'anniversario! Oh, Marie, tesoro mio, tu e io ora ricominceremo a vivere! (John Holt) [dopo la trasformazione]
  • John Holt: Se avrò ancora dei dolori, Marie, amen. Così sia. Non voglio che vada in altro modo.
    Marie Holt: Ma io...
    John Holt: "Diventa vecchio accanto a me, il meglio deve ancora venire. Il tramonto della vita, per cui l'alba fu creata."[10]
  • Dal Profeta di Kahlil Gibran: "L'amore non da niente tranne se stesso, e non prende nulla da se stesso. L'amore non possiede e non può essere posseduto perché l'amore è sufficiente all'amore." Non è una lezione, solo un promemoria per tutti i romantici ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 32, Il dono[modifica]

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  • Malero, in Messico, al di là del confine texano. Un villaggio di montagna in cui il tempo sembra essersi fermato è stato catapultato all'improvviso nel ventesimo secolo. E questo è Pedro, di dodici anni. Un ragazzino solo e senza fissa dimora che farà la conoscenza di un viaggiatore venuto da lontano. Attualmente ci troviamo vicino al Rio Grande, ma qualsiasi posto al mondo potrebbe essere ai confini della realtà. (Narratore)
  • Williams: C'è un poeta, Pedro. Io l'ho letto, è Robert Burns. Lui dice: "Certe buone intenzioni degli uomini e dei topi hanno l'effetto contrario."[11] Come i miei piani. Sono venuto per dare e non ho fatto che prendere. Il tuo letto, la tua stanza... Gli abiti che indosso li ho rubati. A volte mi domando: perché certi uomini temono l'ignoto come i bambini temono il buio? E l'unica persona che conosco che non ha paura del buio è un bambino.
    Pedro: Perché io sono un tipo po' strano. Siamo entrambi strani, signor Williams. Tu vieni da molto lontano, non è così? Dalle stelle?
    Williams: Oltre. Al di là delle stelle, Pedro.
    Pedro: Perché sei venuto?
    Williams: Per molte ragioni.
    Pedro: E questa cosa che tu mi hai dato?
    Williams: Quello è solo un piccolo regalo, un piccolo dono per dimostrare che sono un visitatore, non un invasore. Devo tornare alla mia navicella, Pedro, per cercare di ripararla. E poi me ne andrò.
    Pedro: Per sempre, señor? Sparirai per sempre?
    Williams: Oh, no, Pedro. Nessuna cosa può sparire per sempre. Tutto quanto è eterno. E io tornerò qualche volta o un altro come me.
    Pedro: Che Dio c'è dove vivi?
    Williams: Lo stesso Dio, Pedro.
    Pedro: Io mi chiedo...
    Williams: Cosa?
    Pedro: Se Dio venisse sulla Terra, lo troverebbero così strano che ne avrebbero paura e gli sparerebbero.
    Williams: Una volta è venuto suo figlio, Pedro.
    Pedro: E lo hanno inchiodato sulla croce.
    Williams: E ci sono voluti duemila anni per imparare a credere in lui. Per ogni cosa ci vuole tempo. Molto presto, Pedro, la tua gente non avrà più paura di me. Nessuno avrà più paura, e allora... Allora potrò mostrare il dono.
  • A tutti gli abitanti della Terra. Veniamo in pace e in amicizia. Vogliamo recarvi un dono. La formula chimica seguente è un vaccino, un vaccino contro ogni forma di cancro. (Il dono)
  • Non avete ucciso soltanto un uomo. Avete ucciso un sogno. (Dottore)
  • Malero, Messico, ai giorni nostri. Il soggetto: la paura. La cura: un po' più di fede. Per le dosi, regolatevi da soli... ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 33, Il pupazzo[modifica]

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  • Quel signore è un ventriloquo e si chiama Jerry Etherson, un artista straordinariamente dotato. Sulle sue gambe è seduto il suo alter ego, un esuberante pezzo di legno che si chiama Willy. Il signor Etherson e il suo nodoso compagno si muovono di continuo tra club fumosi e locali esclusivi, ma stasera stanno per esibirsi ai confini della realtà. (Narratore)
  • Jerry Etherson: È come un brutto sketch che si ripete all'infinito: il paziente sa di non essere la sua marionetta, ma non riesce a separarsene! So che suona psichiatrico ed erudito e che qui ogni parola vale due dollari! Ma non è così! L'ho già detto a loro e lo ripeto a te: non è schizofrenia o paranoia più di quanto non sia raffreddore o mal di testa! Willy è vivo!
    Frank: È solo un pupazzo!
  • Ecco un'interpretazione alla lettera dell'espressione "scambio di posto". Come passare da artista brillante a stupido pupazzo attraverso la follia. Se frequentate i night club ogni tanto, non perdetevi questo numero. Sono Willy e Jerry, si esibiscono spesso nei locali che si trovano lungo quella grigia strada che porta ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 34, Fantasia di un giovane[modifica]

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  • Quella che vedete è la casa della fu Henrietta Walker. E questa donna nel ritratto è lei come appariva venticinque anni fa. Il salotto, tranne che per qualche oggetto spostato qui e lì, è rimasto identico al periodo in cui fu scattata la foto. Anche le altre stanze sono rimaste più o meno le stesse. L'epoca in cui si svolge la nostra storia però non è ieri, ma è oggi. E comunque, la casa della signora Walker, come potete vedere, sembra ancora voler appartenere a un lontano passato. È una casa che, come l'orologio della signora Henrietta, ha smesso di considerare il passare del tempo. Ma, in effetti, c'è qualcosa che manca, qualcosa che si trova da sempre nella casa della signora Walker: suo figlio, Alex, trentaquattro anni e fino a venti minuti fa quello che si può definire uno "scapolo convinto". Eccolo con sua moglie, l'ex signorina Virginia Lane. Vengono direttamente dal municipio per fare i bagagli del signor Walker e per definire le ultime pratiche per la vendita della casa in modo da poter partire per la luna di miele. Tutte cose apparentemente facili da sistemare, ma la novella sposa sta per scoprire che la vecchia frase "casa dolce casa" non ha lo stesso significato se viene detta ai confini della realtà. (Narratore)
  • [Parlando alla fotografia di Henrietta] Lui è mio adesso! Non puoi più trattenerlo tra le tue grinfie ormai! (Virginia)
  • "Solo un vero maschio sa scegliere delle vere calze!" È assurdo che mi ricordi questa frase. Era un vecchio slogan che stava, sai, su uno di quei cataloghi... Dio, saranno passati più di venticinque anni! (Alex Walker)
  • E così esce di scena la signorina Virginia Lane che per pochi istanti è stata la signora Virginia Walker. Ha appena perso una battaglia molto singolare: il suo avversario, Alex Walker, non è mai appartenuto al suo tempo. Ha deciso di continuare a vivere nel proprio passato, un passato che continua ad esistere perché lui non l'ha mai abbandonato, in una dimensione senza spazio e senza tempo ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 35, Il corpo elettrico[modifica]

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  • Una donna costruita con precisione, con l'incredibile abilità di supervisionare con amore la vostra famiglia. Canto il corpo elettrico. C'è un annuncio piuttosto intrigante qui: "Offresi donna almeno dieci volte migliore di una madre, una qualunque, affinché sembri migliore appena la metà". Venite a provarla ai confini della realtà! (Narratore)
  • Da quel momento la fantastica nonna elettrica entrò nella vita dei bambini e del padre diventò parte della famiglia, diventò essenziale. Da allora non videro più un lampo, non ascoltarono più una poesia non sentirono più una lingua straniera senza pensare a lei. Tutto quello che avrebbero visto, sentito, gustato e provato avrebbe fatto ricordare lei. Era piena di vita e tutta la vita era stata stupenda ed elettrica come lei. (Narratore)
  • Una fiaba piuttosto assurda, ma chi può dirlo? Magari, in un tempo lontano ci sarà una fabbrica che creerà un prodotto gentile con le forme di una nonna, il cui scopo sarà l'amore. Una fiaba, certo... ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 36, Arriva Cavender[modifica]

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  • Una piccola parola di conforto per questa sfortunata giovane donna: non disperare, l'aiuto sta arrivando! Sta arrivando in una strana forma, da un posto davvero lontano, ma comunque sta arrivando. (Narratore)
  • Signore e signori, il caso della signorina Agnes Grep! Arrivata a questo mondo con due piedi sinistri, incredibilmente sbadata e con la propensione a cadere nelle botole, tra un attimo scoprirà quali sono i miracoli dell'apprendista angelo Harmon Cavender intento a guadagnarsi le ali. E anche se è appurato che l'incontro porterà guai, affronteranno il fato muovendosi nel freddo e grigio tramonto ai confini della realtà. (Narratore)
  • Motto del giorno: non sparargli finché non vedi il bianco degli occhi![12] (Agnes Grep)
  • Due parole per tutti quelli che potrebbero sentire la presenza di un aiuto che sa di fumo di sigaro e che può far apparire un conto corrente dal nulla. Se improvvisamente vi rendete conto di un tale aiuto celeste significa che siete sotto la benefica ala di Harmon Cavender, neoangelo custode. E c'è un messaggio dai confini della realtà: che fortuna! (Narratore)

Episodio 37, Il cambio della guardia[modifica]

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  • Il professor Ellis Fowler, un gentile e colto mentore per la gioventù, sta per scoprire che la vita gli riserva ancora delle sorprese e che il campus della scuola maschile di Rock Hill è un sentiero che porta dritto verso un luogo straordinario, un luogo che si trova ai confini della realtà. (Narratore)
  • Alla fine, spariscono tutti come fantasmi. Quei volti, quei nomi, quei bei sorrisi, quelle situazioni divertenti, quelle tristi, a volte commoventi, persino... Io, invece, non gli ho lasciato niente. Non gli ho lasciato assolutamente niente. La poesia li ha abbandonati non appena hanno lasciato la scuola. Solo frasi fatte già datate nel momento stesso in cui gliele insegnavo. Citazioni a me tanto care, ma che non avevano significato per loro. Sono un fallito, signora Landers, un patetico vecchio fallito che si spostava da una classe all'altra, un'antica reliquia che si ostinava a parlare ad orecchi che non volevano ascoltare, a delle menti svogliate. Ho mancato i miei obiettivi. È questa la verità. Non ho mai forgiato nessuno. Non ho mai motivato nessuno e in nessuno ho mai suscitato... la minima emozione. (Professor Ellis Fowler)
  • "Abbi vergogna di morire solo se non avrai conseguito alcuna vittoria per l'umanità."[13] Io non ho ottenuto grandi vittorie, ma ho aiutato gli altri ad ottenere le loro e forse, anche se in minima parte, ci sono delle vittorie che posso condividere. (Professor Ellis Fowler)
  • Professor Ellis Fowler, insegnante. Ha scoperto, anche se tardi, il suo grande valore. Una piccola, grande lezione, tipica delle scuole ai confini della realtà. (Narratore)

Note[modifica]

  1. Interpretato da un giovane Peter Falk, rappresenta Fidel Castro.
  2. Rappresenta Che Guevara.
  3. Rappresenta Fulgencio Batista.
  4. Frase non doppiata. In originale è «Tonight story on The twilight Zone is somehow unique and calls for a different kind of introduction.»
  5. Questa frase è inclusa nel brano Intro to Reality, introduzione dell'album Persistence of Time del gruppo metal Anthrax («We did as we were told. They've just heard you offer the apology for all the months that's above our times. Is that correct?»). Inoltre la traccia che segue, intitolata Belly of the Beast, è ispirata a questo episodio.
  6. Cfr. Processo di Norimberga.
  7. Cfr. Il crepuscolo degli dei.
  8. Parte della versione originale della narrazione di chiusura fa da introduzione al brano Lightning Strikes Twice del gruppo musicale Rorschach. «All the Dachaus must remain standing. The Dachaus, the Belsens, the Buchenwalds, the Auschwitzes – all of them. They must remain standing because they are a monument to a moment in time when some men decided to turn the Earth into a graveyard. Into it they shoveled all of their reason, their logic, their knowledge, but worst of all their conscience.»
  9. Nella versione originale viene citato Il crepuscolo degli dei (Götterdämmerung), dramma di Richard Wagner. È la seconda volta che viene citato dopo l'episodio La vendetta del campo.
  10. Cfr. Robert Browning, Dramatis Personae: «Grow old along with me! | The best is yet to be, | The last of life, for which the first was made»
  11. Cfr. Robert Burns, To a Mouse, on Turning Her Up in Her Nest with the Plough: «The best-laid schemes o' mice an' men | Gang aft agley»
  12. Cfr. Battle of Bunker Hill.
  13. Cfr. Horace Mann: «Be ashamed to die until you have won some victory for humanity.»

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