Albano Sorbelli
Albano Sorbelli (1875 – 1944), storico, bibliografo e bibliotecario italiano.
Carducci e Oberdan
[modifica]Il Carducci ribelle irriducibile degli anni che corsero dal 1867 al 1878, il bestemmiatore, come lo dissero i suoi avversari, dell'Italia, che chiamava vile per viemeglio spingerla all'azione, si andava lentamente cambiando, o meglio intonandosi ai tempi che pure essi cambiavansi per condizioni e fatti nuovi. Il repubblicano violento veniva smorzando lentamente le fiamme della ribellione e l'astio contro la monarchia; sebbene in ogni tempo rifulgesse in lui quell'amore all'Italia, quel santo affetto di patria, che lo aveva mosso a scrivere e a operare sino dagli anni più lontani. E continuava a ripetere a tutti, e in tutti i toni, che l'Italia era fiacca, che si appagava ormai solo di parole vane, di alti gridi; e occorreva invece por mano alle opere; e sopratutto occorreva una nuova educazione sapientemente democratica; un senso della realtà, un solido piano di ricostruzione del paese, un coordinamento al nobilissimo fine di fare l'Italia, ora che gli Italiani erano tutti uniti in Roma.
Citazioni
[modifica]- [Guglielmo Oberdan] Lo han tratto alla forca. Assistevano uno stuolo di ufficiali di Stato Maggiore ed il capo ispettore Zempirek. Venne riletta la sentenza; poscia il carnefice lo ha spogliato dell'odiata assisa ed il condannato di repente l'ha calpestata, sclamando: Muoio esultante perché spero che la mia morte gioverà in breve a riunire la mia cara Trieste alla madre patria. Il rullo dei tamburi coprì la sua voce. Dritto lungo la tavola fatale, col laccio al collo, un raggio del sole nascente ha indorato le bianche vette delle Giulie... Egli ha guardato, esclamando: Muoio in Trieste! Viva l'Italia. Viva Trieste!
Il boia ha tirato la corda... Qui, orribile a dirsi, l'infame tirava, rilasciava, acconciava, mentre la vittima rantolava ed uno dei suoi aiutanti con una pezza gli ripuliva la bava che usciva dalla bocca!
Parecchi dei soldati presenti piangevano. Un capitano ungherese, non potendo frenare la commozione, irruppe: «Così muoiono gli eroi!».
Le contrazioni, i sussulti, i rantoli han continuato dieci lunghi minuti!... poscia quel capo gentile e gagliardo si è reclinato ed abbandonato sul petto...; aveva cessato di soffrirei!... (cap. II, pp. 8-9)
- Il Carducci fu sempre un irredentista, se al vocabolo diamo il significato di chi voleva la unità completa della patria, e la patria degna del suo destino. E accenni frequenti trovansi nei Levia gravia e specie nei Giambi ed Epodi. Ma ci fu un fatto che molto contribuì a richiamare la mente del Carducci sui popoli dell'Istria e del Trentino che aspettavano, che sospiravano la rivendicazione: la sua visita a Trieste nel 1878. Come ridire le accoglienze festose, affettuose, commoventi, di fratello al maggior fratello che egli vi ebbe? Come ripetere la impressione profonda che in lui destarono le fiorenti terre e i bianchi casolari e le soleggiate città che si stendono lungo la costa dei golfi di Trieste e del Quarnaro? (cap. XIV, pp. 106-107)
- L'alleanza italo-austriaca irritò il Carducci, che aveva sempre dinanzi le mal vietate Alpi retiche e giulie; l'assassinio di Oberdan gli andò diritto come una lama aguzza al cuore.
E ferito entro l'anima, còlto come da una crisi divina e furibonda, cantò; cantò in prosa, con una veemenza, con una forza, con un ardore che solo in pochi momenti della ispirazione carducciana può riscontrarsi. Tutto egli sentì il problema dell'irredentismo, tutta egli vide la vergogna di un'alleanza con l'Austria che ci spegneva i figli, tutto il rancore intese ridestarsi dentro contro la secolare tormentatrice del popolo e del sangue italiano. (cap. XIV, p. 108)
Bibliografia
[modifica]- Albano Sorbelli, Carducci e Oberdan, Nicola Zanichelli Editore, Bologna, 1918.
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