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Aldo Sorani

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Aldo Sorani (1883 – 1945), saggista, giornalista e traduttore italiano.

Citazioni di Aldo Soriani

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  • Molti anni sono occorsi agli stessi inglesi per accorgersi di questa originalità potente e fecondatrice e per assegnare al Butler quel posto che gli spetta tra gli scrittori della seconda metà del secolo decimonono, il primo posto, al dire di Bernard Shaw, che dell'opera del Butler si è nutrito sino al midollo. Ma l'antipatia e la cecità di cui il pubblico inglese ha dato prova nel giudicare il Butler possono avere avuto le loro giustificazioni o le loro attenuanti. Lo scrittore di Erewhon e della Via della carne minava dalle fondamenta gli edifizi più consacrati dalle loro convinzioni e dalle loro consuetudini, aveva posto in dubbio irrispettosamente i postulati della religione, aveva mancato beffardamente di rispetto alla sua stessa famiglia, esponendone in un romanzo le gretterie e le debolezze, che erano poi quelle di cui egli accusava tutta una chiesa, tutta una società.[1]
  • Erewhon, ritenuto oggi il miglior libro satirico del suo genere dopo I viaggi di Gulliver, quando venne offerto dall'autore agli editori Chapman e Hall venne rifiutato su parere, nientemeno, che di George Meredith e Butler dové, se lo volle pubblicare, risolversi a farlo stampare a proprie spese, sotto il velo dell'anonimo, e se il libro alla prima edizione ebbe un corto esito, questo fu dovuto semplicemente al fatto che fu ritenuto opera di Lord Lytton. Quando si venne a conoscere il nome del vero autore, la vendita del volume diminuì del novanta per cento.[1]
  • [Su Così muore la carne] La realtà che il Butler descrive è apparsa così esosa e gretta che due aspre critiche si sono appuntate contro di lui. La prima riguarda l'uomo e si è chiesto con maraviglia, ed anche con sdegnò, come un. figlio abbia potuto, dopo aver offeso i sentimenti religiosi del padre e di tutta la parentela ed aver tradito tutto quello che essi si attendevano da lui, divertirsi a farne una beffa oltraggiosa e spietata. La seconda critica riguarda l'artista, di cui si sono negati i meriti, appunto per la soverchia rispondenza del suo racconto alla realtà. Butler – si è detto – non ha fatto che copiare e fotografare dal vero e i suoi meriti di romanziere non esistono. A questa seconda accusa ha ben risposto anche recentemente Orlo Williams, dimostrando come il Butler, anche copiando dal vero, abbia rivissuto la realtà e tratto dal suo genio il fuoco necessario a fonderla e a riplasmarla. Quanto alla prima accusa, essa è ancora e sarà per molto tempo argomento di aspre polemiche, ma chi comprende l'importanza della requisitoria antifamiliare del Butler e ne sente tutto il valore d'arte sarà sempre pronto ad ammettere che il grande scrittore si è assolto magnificamente della colpa dell'uomo.[1]
  • L'amara ironia e la satira feroce dello scrittore furono – come è stato detto – la superstruttura difensiva in cui si richiuse uno spirito delicato. Una sensibilità facilmente ferita ed esposta a tutti i colpi di una società meschina e non rispondente in alcun modo alle sue più effusive esigenze, si irrigidì in un sogghigno motteggiatore, che restò fissato sul volto dolorante come una maschera brutale. Anima complicata e sconvolta pur nella sua composta serenità, scrittore di purissimo stile che ha lasciato una profonda orma del suo pensiero e del suo metodo sulla letteratura inglese del nuovo secolo [...].[1]

Note

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  1. a b c d Da Samuel Butler e l'Italia, la Stampa, 27 dicembre 1927, p. 3.

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