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Alessandro Vittoria

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Alessandro Vittoria in un ritratto di Giovanni Battista Moroni

Alessandro Vittoria (1525 – 1608), scultore italiano.

Citazioni su Alessandro Vittoria

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Citazioni in ordine temporale.

  • Quando, nel 1543, Alessandro Vittoria giunse a Venezia, inviatovi dal vescovo Cristoforo Madruzzo, ed entrò nella bottega di Jacopo Sansovino, aveva diciott'anni appena, ma doveva già essere educato all'arte se poté presto eseguire la bella statuina del Battista ora sopra una pila d'acqua santa nella chiesa di San Zaccaria, ove l'impronta sansovinesca è come nascosta dalla violenza espressiva di uno scalpello accanito a rendere i segni della macerazione fisica e il solco del dolore in ogni tratto del volto scarno e delle mani scheletriche. Forse a tale tendenza verso un realismo penetrante, pungente, che, pur tra le fioriture decorative del costume, impronta i profili medaglistici di Maddalena Liomparda e di Caterina Sandella, di un rude popolaresco vigore, non fu estranea una prima educazione a Trento, ove, nella cantoria di Santa Maria Maggiore, son busti bronzei di prepotente rustica forza.
  • Nel 1543, primo anno di sua dimora in Venezia, mentre il Sansovino, suo maestro, stava per ultimare con drammatico impeto i rilievi delle tribune di San Marco, Alessandro Vittoria scolpiva la statuetta in marmo del Battista, ora sopra una pila nella chiesa di San Zaccaria. Vi si sente, nel taglio allungato della figura, nel cader del manto dal fianco a terra, nello stringersi di tutte le membra al tronco, un'eco di modi sansovineschi, benché una opposta sensibilità sia nei due artisti, Jacopo Sansovino, incline a dolci ritmi, a un sereno ideale di grazia e di pittorica morbidezza, il Vittoria appassionato nel rendere l'ardente spiritualità del Santo con l'effetto cromatico di ombre che s'incanalano negli avvallamenti del volto consunto, entro i cavi di un fusto lungo, scheletrico, come arso dal sole rovente del deserto.
  • Tra il 1581 e il 1583, il Vittoria attese alla pala d'altare in bronzo per Giovanni Fugger, ora nella raccolta del Dott. Preston S. Satterwithe a New York. Vi rappresentò l'Annunciazione, certo ispirandosi alla pittura di Tiziano nella chiesa del Salvatore a Venezia. Comporre una pala a rilievo sulle tracce di una pala dipinta è certo tentativo di gusto discutibile, fortunatamente non ripetuto altrove dal Vittoria, ma bisogna riconoscere che l'effetto di luce ottenuto dallo scultore rivela una sorprendente sensibilità pittorica, un'arte ricca di ogni accorgimento nel lavorar le superfici, ora sgusciandole come il velo della Vergine, ora sfaccettandole come il manto dell'angiolo, sempre acuendo le nervature delle pieghe, affilando e spezzando gli spigoli per ottenerne rifrazione di luci, scintillìo.

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