Alfonso Cerquetti
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Alfonso Cerquetti (1830 – 1905), filologo, lessicografo e insegnante italiano.
Citazioni di Alfonso Cerquetti
[modifica]- AFFETTATAGGINE. Astr. di Affettato. La nuova Crusca, il Manuzzi e altri, non lo registrano. Lo registra il Fanfani e ’l Tramater dello Scarabelli, ma senza esempio. «La cadenza del periodo ha talvolta una leggiera AFFETTATAGGINE che non è propria di lui.» Colombo, Opusc. IV, 140. (Parma, 1824). Eccone anche esempio di anonimo! «Dalle antiche eleganze, alle AFFETTATAGGINI moderne, corre un abisso; e pure gli improvisati professorelli della lingua italiana (povera lingua, povera Italia!), non se ne accorgono punto.»[1]
Dugento epigrammi
[modifica]- Di povera che eri, com'hai fatto | in brevissimo tratto | a posseder fin la carrozza a specchi? || – Come ho fatto?... | Col dar bando agli scrupoli, | e mettermi a servir padroni vecchi. (21, p. 10)
- Dottor, mia figlia ha perso l'appetito; | passa insonne la notte e il dì sospira. | Cosa le devo far? – Le dia marito. (26, p. 11)
- Chi salito al Poter fa alto e basso | è detto un Pezzo grosso. | Non saria detto meglio un Pezzo grasso? (68, p. 21)
Citazioni su Alfonso Cerquetti
[modifica]- Alfonso Cerquetti compie oggi il settantunesimo anno di sua età in Osimo, quasi dimenticato da' vecchi e quasi ignoto ai giovani, trascurato dai potenti, agli umili incompreso, nella desolata casa, dove la bufera della morte e del disinganno portò via con inaspettata violenza ogni più caro oggetto, ogni fiore gentile, solo lasciandogli un'inconsolata figliola che gli tergesse le lacrime infrenate. Eppur non vinto dal dolore, ancor tetragono ai colpi di ventura, nel ricordo de' suoi lutti, nell'indifferenza che lo circonda, consacra ancora nello studio della materna lingua il suo grandissimo amor di patria e il vero culto delle glorie italiane, e in originali e forbiti Epigrammi consegna, altra preziosa eredità che lascia al secolo ingrato, i frutti della sua lunga e amara esperienza; ancor credente in Dante, nel Parini, nel Manzoni, negli altri nostri maggiori, e nello stuolo «numerato e casto» degli amici, unico conforto, unica speranza.
- Se ufficialmente non fu collocato più in alto per la miopia de' nostri supremi moderatori degli studi e per le guerricciole sorde che suol suscitar negl'invidi, ne' battuti, l'adamantina virtù, il merito incontrastabile, egli vi si pose però da sé, non soffuso di gloria mondana, ma della luce che egli dalla parola tenacemente studiata, dall'arte arditamente per lui difesa dagli abboccatutto, da' rivistaj (come li chiama), trasse per forza di volontà, d'ingegno, di gusto.
- Vivere fu pel Cerquetti studiare, educare, aumentare il patrimonio della lingua, servire all'arte e alla critica: né ci fu mai studio più intenso, più diligente, vòlto a più nobili fini che il suo: magistero educativo del suo più illuminato ed efficace, perché esercitato con dottrina soda e rara bontà; contributo scientifico meno scevro d'errori che il suo, per la religione ond'egli lo venne preparando; nessuno all'arte servì e l'arte coltivò con maggior venerazione; e la semplicità, la sicurezza, la sincerità con la quale egli corrèsse nell' utilità della lingua e dell' arte innumerevoli spropositi di altri, anche grandissimi, non pare possa venir mai agguagliata; nel sentire, nel pensare, nel criticare, nello scrivere, fu italiano nel più alto senso della parola, fu irreprensibile.
Note
[modifica]- ↑ Da Studj lessicografici e filologici, Filippo Marinelli editore, Forlì, 1868, p. 7.
Bibliorafia
[modifica]- Alfonso Cerquetti, Dugento epigrammi, Stamperia G. B. Paravia e Comp., Torino, 1900.