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Andrea De Cesaris

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Andrea De Cesaris nel 1982

Andrea De Cesaris (1959 – 2014), pilota automobilistico italiano.

Citazioni di Andrea De Cesaris

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  • [Su Carlo Chiti] Era un tipo burbero all'apparenza. Inizialmente ti metteva timore. Non gli piaceva ammettere che qualcosa si rompesse sulle sue auto. Mi ricordo che alla prima corsa cedette il motore: fui costretto a raccontare che era stato il cambio. Ma si trattava di uno dei suoi vizi d'amore. Sul piano umano era straordinario.[1]

Citazioni su Andrea De Cesaris

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  • Era il pilota e lo sportivo più eclettico che avessi mai visto. L'importante che come denominatore comune vi fosse la velocità. Su due ruote, quattro o nella planata di una tavola da surf. Aveva una predisposizione naturale per la guida, un piede pesante incredibile e un coraggio (forse temerarietà) da vendere. Avesse fatto il pilota F1 all'epoca di Fangio e Ascari avrebbe vinto tanto, ma forse non sarebbe sopravvissuto a quella F1.
  • Ha guidato un po' di tutto, ma sempre macchine di mezza classifica anche quando erano scuderie prestigiose [...]. Finiva nelle squadre "giuste" sempre al momento sbagliato, ma non per sua cattiva scelta. Era un duro, uno tosto, s'era fatto una grande esperienza [...]; i team lo sapevano e ricorrevano a De Cesaris e alla sua capacità di portare al limite anche macchine non competitive quando c'era da tirar su una squadra dalle retrovie per mettersi in luce. Un po' come quegli allenatori alla Carletto Mazzone chiamati a riportare su dalla Serie B ex squadre blasonate ma a cui non viene mai affidata una squadra da scudetto.
  • I suoi tanti incidenti nelle formule minori in Inghilterra gli valsero il soprannome di "De Crasheris", un po' come James Hunt che era chiamato "Hunt the shunt" (lo schianto). Solo che Hunt era inglese e quel vizietto di andare sempre al limite e rompere spesso la macchina gli veniva perdonato e faceva un po' glamour, Andrea invece era italiano e nel panorama anglosassone sempre un po' ipocrita verso gli stranieri, lo stesso vizietto diventava una macchia per l'immagine agonistica.

Note

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  1. Citato in Cristiano Chiavegato, L'addio a Carlo Chiti, il signore dei motori, La Stampa, 8 luglio 1994, p. 32.

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