Andrea Pinamonti
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Andrea Pinamonti (1999 – vivente), calciatore italiano.
E adesso tocca a me
Intervista di Fabrizio Salvio, SportWeek nº 13 (1243), 29 marzo 2025, pp. 38-43.
- Sono sempre stato visto come il bravo ragazzo, e lo apprezzo: i miei mi hanno insegnato a essere umile. Però nella vita, e dunque nel calcio, il cosiddetto "bravo ragazzo" passa per quello che puoi trattare come vuoi, tanto non dice nulla, non risponde, non si ribella. Io credo di avere invece la personalità per chiedere spiegazioni quando qualcosa non mi convince, ma è vero che bisognerebe essere più figli di buona donna, perché tutti lo sono con te e di conseguenza se non lo sei anche tu vai a perderci.
- Dovrei essere più egoista perché di un attaccante si contano i gol, però non riesco a pensare solo a me stesso, vorrebbe dire danneggiare la squadra. Esempio: palla sui piedi davanti alla porta ma con il difensore davanti, se ho un compagno libero accanto gli passo la palla. Sembra logico, ma sai quanti mi hanno detto: tira lo stesso, hai visto mai che una deviazione e fai gol...
- In Primavera dormivo in convitto, una volta in prima squadra dovevo cercarmi casa. La trovo, ma veniva pronta dopo due settimane. Mauro mi chiama e dice: "Non voglio farti spendere i soldi dell'hotel. Di fronte a dove abito ho un appartamento che uso per parenti e amici. Ora è libero, te lo lascio a disposizione e non mi devi niente". Non solo: poiché non avevo la patente, ogni mattina passava a prendermi per andare all'allenamento. Insomma, lui era il capitano dell'Inter, io un ragazzino, eppure mi ha trattato alla pari. Avrà visto qualcosa in me che gli piaceva... Gli sarò per sempre grato.
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