Andrea de Adamich
Aspetto

Andrea de Adamich (1941 − 2025), pilota automobilistico, telecronista sportivo, giornalista e conduttore televisivo italiano.
Citazioni di Andrea de Adamich
[modifica]- A Vallelunga venne organizzata una gara [...] con i prototipi [...] e l'ing. Chiti inviò due Alfa 33 [...]. In qualifica fui più veloce e mi aggiudicai la gara con un grande margine. La cosa non passò inosservata e venni convocato a Maranello da Enzo Ferrari. Concordammo di effettuare un test all'Aerautodromo di Modena. Mi accomodai nell'abitacolo della 312 di Chris Amon, con mezzo busto fuori [...] perché non fu possibile regolare i pedali per la mia lunghezza. La vettura più potente che avevo guidato fino a quel momento era l'Alfa Romeo TZ2 da 170 cavalli, non potete immaginare quanto importante fosse il salto prestazionale tra quella GT e una monoposto! Al terzo passaggio, investito dall'aria e senza riuscire a cambiare bene le marce, ricordo che dissi tra me e me "Non è il mio mestiere".[1]
- Di Chiti [...] ricordo l'incredibile capacità nell'ottenere grandi risultati con budget molto risicati rispetto alla concorrenza. E poi un'umanità davvero straordinaria: veniva da una famiglia per bene ed era una persona per bene, che leggeva e s'interessava di tutto. Era anche un grande appassionato di animali: la sua cagnetta, quando sentiva il rumore delle monetine che entravano nella macchinetta del caffè, correva a prendersi uno zuccherino, e se un impiegato o un operaio non glielo concedeva erano guai. Per quella bestiola avrebbe dato la vita. Cosa che rischiò di accadere in una 1000 chilometri di Buenos Aires, quando vide quel cane, che non lo abbandonava mai, spaesato in mezzo al rettilineo della pista. Saltò il guard-rail con un'agilità insospettabile per la sua possente mole e trasse in salvò l'animale schivando le auto che sfrecciavano a 290 km/h.[2]
- Prima della Giulia GTA dominavano le Ford Cortina Lotus e all'inizio non fu semplice contrastarle. L'Alfa aveva un difetto: nonostante il differenziale autobloccante al 75%, nelle curve la ruota posteriore interna tendeva a sollevarsi e a pattinare. Poi l'ingegner Valentini inventò il cosiddetto "slittone", un sistema che caricava il posteriore a scapito dell'anteriore, e la macchina, riuscendo a scaricare a terra tutta la potenza, divenne invincibile. Ricordo come fosse ieri una corsa sotto un diluvio universale a Snetterton, in Inghilterra. Guidai da solo per 500 chilometri contro un'esercito di Ford. Gli inglesi non potevano tollerare che andassimo a vincere a casa loro, e per renderci la vita difficile schieravano i migliori piloti di Formula 1, da Jim Clark a Jackie Stewart. Ma con la GTA ho dato la paga anche a loro...[2]
Intervista di Alberto Capra, automoto.it, 2018; ripubblicato il 5 novembre 2025.
- [...] una cosa che ho imparato, dalle corse, è che non bisogna lamentarsi mai. [«Come mai?»] Nel 1973, a Silverstone, mi sono rotto tutte e due le gambe. Jody Scheckter si è girato dopo il via e ci siamo finiti dentro in quindici. Una March ufficiale era partita un po' in ritardo e, quando è arrivata al curvone, è finita in pieno contro le macchine ferme, prima di sbattere contro il muretto. Stava viaggiando a 280 Km/h. La macchina si è divisa in due. Il pilota si è slacciato le cinture [...] ed è andato verso i box. Così, a piedi, come se non fosse successo nulla. Io dal letto d'ospedale ho visto queste immagini e ho pensato: "Ma porca miseria, un braccio a lui e una gamba a me, no?". Quindici giorni dopo, Gran Premio d'Olanda, la stessa March, lo stesso pilota, Williamson, si rovescia. Si vedeva che cercava di uscire dall'abitacolo. Dopo qualche istante la macchina ha cominciato a prendere fuoco e lui è morto bruciato vivo. E lì, dalla mia sedia a rotelle, ho detto: "Ok, non mi devo lamentare".
- [«Che Formula 1 era quella di quel periodo?»] [...] molto bella e genuina. I grandi, come Clark, Brabham, eccetera, mi trattavano come se fossi uno di loro, nonostante fossi al debutto. [...] E, poi, in gara, c'era un enorme rispetto per l'avversario, cosa che, secondo me, non esiste più. Nessuno faceva le furbate che vedi adesso. Anche perché, all'epoca, quando sbagliavi, la pagavi cara. [«Come ci si relazionava con questa perenne sensazione di pericolo?»] Lo accettavi, perché faceva parte del mondo in cui vivevi anche al di fuori delle corse. In quegli anni le strade camionabili e diverse autostrade avevano il sorpasso alternato. Quando hanno cominciato a fare gli Autogrill che attraversavano la carreggiata, con il pilone al centro, non c'era neanche un guard rail a proteggerlo. Se un camion ci finiva contro, tirava giù tutto l'Autogrill. Tu guidavi su strade del genere e quando arrivavi a Monza ti sembrava quasi meno pericolosa di quella che facevi tutti i giorni.
- Il coraggio, per chi arriva in Formula 1, non esiste. Altrimenti vorrebbe dire che i piloti non soltanto hanno paura, ma sono pure degli incoscienti. Ma non funziona così. Chi arriva a quel livello sa perfettamente quello che sta facendo.
- [...] Senna è stato il primo che ha iniziato a fare un po' l'attore, lo showman. Tutti quei gesti, quelle urla dall'abitacolo, quella cosa del tipo "ho quattro marce ma tengo dietro tutti quelli che ne hanno sei". O come quando è andato sul podio e non riusciva a tirare su la coppa col braccio. Senna è stato un grande pilota ma dal punto di vista umano... [...] Lui ha portato quel modo di fare nel mondo della Formula 1. Era uno che snobbava le interviste. Le voleva perché gli facevano comodo, però era capace di far aspettare una troupe di dieci persone perché stava prendendo un caffé con un suo amico. E questa cosa ha influito anche sui piloti che sono venuti dopo, perché essendo un vincente, i più giovani hanno cominciato ad imitarlo.
- [...] ho visto il film di Ron Howard, Rush. Fanno vedere questo Lauda, che arriva e migliora di tre secondi le prestazioni della macchina, grazie ai suoi suggerimenti. Howard ha scritto un film per Hollywood, non un film per la realtà. La realtà è molto più modesta, concreta...
Citazioni su Andrea de Adamich
[modifica]- Andrea era molto duro nei modi, ma al contempo un grande professionista. Da lui ho imparato tanto, anche ad essere determinata e grintosa. Qualità che mi ha trasferito. (Claudia Peroni)
- Andrea era una persona rigorosa e carismatica, lavorare di fianco a lui non era facilissimo: occorreva essere documentati e precisi quasi quanto lo era lui. Aveva modi signorili ma non faceva sconti. (Nico Cereghini)
- Io gli ho voluto bene sin da quando ero un piccolo tifoso, per una ragione personalissima e banalissima. Ho sempre avuto problemi di vista, non lievi. Andrea si presentava accanto al suo bolide inforcando gli occhiali. E a me sembrava il testimonial di tutti i miopi o presbiti del mondo! (Leo Turrini)
Note
[modifica]- ↑ Dall'intervista di Luca Giraldi, L'uomo che conquistò la velocità, ferrari.com, 4 ottobre 2021.
- ↑ a b Dall'intervista di Alberto Amedeo Isidoro, Autodelta, Andrea De Adamich sfoglia l'album dei ricordi, veloce.it, 27 marzo 2023.
Altri progetti
[modifica]
Wikipedia contiene una voce riguardante Andrea de Adamich
Commons contiene immagini o altri file su Andrea de Adamich