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Angelo Schiavio

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Angelo Schiavio nel 1925

Angelo Schiavio (1905 – 1990), calciatore e allenatore di calcio italiano.

Citazioni di Angelo Schiavio

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  • Forse era più lento il gioco a quei tempi ma si giocava meglio. C'era più scienza. La vocazione nostra faceva sì che puntassimo tutto sulle risorse teniche. Eccelso era Meazza, forse di me più bravo, non sta a me dirlo, tanto lo ha detto la storia, ma sicuramente più professionista. Io ero più dilettante. Io pensavo ad altre cose. Lui stava attento a non farsi male, io entravo come un dannato... Il calcio era proprio la mia passione del tempo libero, ben ripagata non lo nego, ma non professione come per Meazza...[1]
  • Ho già un lavoro che mi impegna, giocare per il Bologna è solo un onore.[2]

Citazioni su Angelo Schiavio

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  • Angelo Schiavio, il centroattacco italiano che fra tutti quelli che ho conosciuto, mi ha impressionato di più. Gran bel giocatore, sano, forte, altruista era diventato l'idolo di Bologna e dell'Italia intera. Palleggiatore eccellente, Schiavio era capace di smarcarsi con sorprendente abilità, nel corpo a corpo era deciso, possedeva un magnifico intuito ed era anche generoso in campo. Se occorreva realizzare, Schiavio guizzava, colpiva palloni impossibili; un autentico uragano. Se bisognava preparare l'azione, attirava gli avversari su di sé e poi lanciava i compagni. Nelle mischie era il primo a buttarsi con ardore ineguagliabile. (Giuseppe Meazza)
  • D'improvviso lo vidi scendere a rete in un gran bagliore di luce: aveva le gambe arcuate, gonfie e quasi bitorzolute di muscoli ipertrofici: teneva i gomiti larghi e difendeva la palla ad ogni tocco di dribbling con una sorta di balzo fra lo scimmiesco e il felino. (Gianni Brera)
  • Schiavio centravanti rapsodico. Un lottatore ed un tecnico. Un coraggioso per antonomasia. Meazza più tecnico di lui e più bello. Lui più duro, più travolgente, anche più rissoso. Lui con un cuore in petto di pioniere. Lui un calciatore libero e padrone del suo destino. (Vladimiro Caminiti)
  • Schiavio era la bandiera del gioco bolognese. [...] il suo palleggio era difficile da controllare. Non affrontava l'avversario di fronte, ma gli si presentava di tre quarti, poggiandogli contro il fianco e tenendo lontana la palla in modo che non gliene venisse tolto il possesso. Gli avversari dicevano che più che il fianco, poggiasse sul loro petto il gomito. Le braccia, infatti teneva divaricate e piegate ad angolo con vertice appunto nel gomito, sicchè parevano due tronconi di ali agitati nervosamente come nello sforzo di un volo. Più che sospingere, trascinava la palla con l'interno del piede, gli occhi a terra, si che con quei due tronconi sbattenti, sembrava un uccellaccio che portasse tra le grinfie una preda. Grande giocatore, un fiuto di prim'ordine, un senso del gol innato. (Ettore Berra)
  • Sono stati i palloni difficili, quelli che bisogna conquistare col talento e col cuore del combattente, i palloni che hanno illustrato la classe di Schiavio! Certi dribblings rischiosi e brucianti sull'avversario che si avventa; certi autentici morsi alla palla per tenerla stretta; certi scatti da leopardo per vincere l'antagonista che non cede: ecco la partita del soldato da plotone d'assalto. (Bruno Roghi)

Note

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  1. Dall'intervista di Vladimiro Caminiti, E il mondo tremò, Guerin Sportivo nº 22 (339), 27 maggio – 2 giugno 1981, pp. 36-37.
  2. Citato in Luca Baccolini, Trent'anni fa moriva Angelo Schiavio, il più grande calciatore della storia del Bologna, bologna.repubblica.it, 17 settembre 2020.

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