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Armando Carlini

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Armando Carlini

Armando Carlini (1878-1959), filosofo, politico e docente universitario italiano.

Filosofia e religione nel pensiero di Mussolini

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  • Mussolini è un laico, un purissimo laico. Della religione comprende e sente il lato umano e storico in generale: non ha mai lasciato trapelare un interesse a questioni dogmatiche, anzi s'e guardato accuratamente dall'entrarvi anche quando l'occasione gli veniva offerta naturalmente. È vero che con lui il nome di Dio risuonò, forse per la prima volta, solenne e ammonitore, nella fredda e grigia aula del Parlamento. È vero che si deve a lui la distruzione in Italia della Massoneria, e la Conciliazione col Vaticano. Ma queste imprese non furono da lui eseguite, e di fatto giustificate, con ragioni che non fossero essenzialmente politiche e sociali. E se pure si ha da concedere qualche valore religioso alla invocazione di Dio, essa non va più in là di una fede in un principio del tutto indeterminato, troppo più vicino al vago principio di una fede di stile mazziniano, che a quello ben definito, preciso e impegnativo, del Cristianesimo, anzi del Cattolicismo. (p. 9)
  • L'immagine più divulgata di Mussolini, anche all'estero, è quella di una potente e fiera e intransigente volontà: egli è un «dominatore». Chi non ricorda il motto: «agli amici, tutto il bene, ai nemici tutto il male possibile»? I Colloqui del Ludwig hanno ancor più divulgato il senso suo della «solitudine interiore», e il suo acuto pessimismo intorno agli uomini fatto di compassione e di disprezzo. (p. 24)
  • Il principio nietzschiano s'è venuto trasformando nell'animo e nella mente di Mussolini in un principio d'interiorità spirituale, che liberando l'uomo da ogni interesse mondano lo innalza per questo stesso sul mondo e gli dà la forza di dominarlo; ma, nello stesso tempo, raccogliendolo nella solitudine di se stesso, gli fa scoprire la sorgente eterna d'ogni valore spirituale, la quale è, in fine, anche, la fonte segreta della sua forza e azione nel mondo. (p. 25)

Fra Michelino e la sua eresia

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  • Ci volle tutta l'astuzia di Filippo di Poitiers, che fu re di Francia, il quale, radunati i cardinali entro un palazzo di Lione, li dichiarò prigionieri, obbligandoli, se volevano uscire, ad eleggersi prima il nuovo pontefice.
    In tal modo riuscì eletto un altro guascone, un vecchio ottantenne, Giacomo Duèse di Cahors, città di usurai: la sua piccola statura, il viso macilento e deforme non lo indicavan certo alla maestà del trono; parlatore rapido ed eloquente, di vita sobria e parsimoniosa, impetuoso e costante nell'ira, sospettoso e credente nelle volgari superstizioni della jettatura; ma tutti lo sapevano di carattere ferreo, profondo conoscitore di astuzie, uomo di ardente ingegno e molto dotto nel giure canonico e civile. (cap. VI, p. 91)
  • Non meno celebre che per strane sentenze teologiche, passò il nome di Giovanni XXII alla storia per l'avarizia e per la sete di danaro superiori di gran lunga a quelle degli altri papi. Quando morì, dicono che lasciasse tale ingente quantità d'oro e d'argento che fu valutata intorno a venticinque milioni: né leggesi, scrisse un cronista, che la Chiesa sia stata mai più ricca. Qualunque sia stata la somma, quel che non parve bello fu che egli la radunò con pochi scrupoli, col pretesto di recuperar la Palestina, sospendendo nomine di beneficî vacanti, approfittando di quanto gli capitò sotto mano. Per la qual cosa meritò l'oscuro disprezzo dell'Alighieri. (cap. VI, pp. 91-92)
  • [Papa Giovanni XXII] Egli era salito al pontificato per i soliti intrighi del re di Francia, ma più di tutto di Roberto re di Napoli, l'uno lieto di un papa francese, l'altro di avere sul trono de' pontefici un amico, anzi un confidente. Giacomo di Cahors era stato, infatti, cresciuto, si può dire, alla corte napoletana, dove aveva fatto le prime armi e le prime fortune come prete, come cortegiano e come cancelliere.[1] (cap. VI, p. 92)

Il pensiero filosofico religioso di Francesco Petrarca

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  • Il pensiero religioso di Francesco Petrarca tende [...] per una parte, come in Francesco d'Assisi, a un idealismo cristiano che è spesso in antitesi stridente con la Chiesa di Roma divenuta una mitologia del cristianesimo e un potere più che una fede; e per l'altra cerca nel classicismo un carattere sociale e politico e letterario, cristianeggiando la filosofia antica, combattendo le scuole del suo tempo che trascuravano la morale e l'averroismo che avversava la fede, e propugnando il sentimento patriottico e la restaurazione della Repubblica o dell'Impero, che è la missione a cui Roma, come Agostino aveva dimostrato, era dalla divina provvidenza destinata. (cap. I, p. 16)
  • L'averroismo, che rappresentò per alcun tempo la libertà del pensiero contro le scuole teologiche, aveva preso nell'ultimo quarto del secolo XIV in alcuni luoghi d'Italia un significato tutt'altro che filosofico, tentando di rovesciare non solo il cattolicismo ma ogni pensiero religioso e di instaurare l'empietà: e contro di esso il Petrarca già vecchio combatté una memorabile battaglia. (cap. II, p. 24)
  • È egli il Petrarca nel suo pensiero altrettanto cattolico, quanto cristiano? La risposta è più difficile a darsi di quel che non paia. Certo se per cattolicismo intendiamo le pratiche esterne del culto che accompagnano la fede, egli è cattolicissimo, adempiendo scrupolosamente i propri doveri religiosi.
    Ma nelle sue opere egli non parla mai né di dogmi della Chiesa né di santi né di miracoli: l'inferno ha perduto il suo fuoco, e il Papato il suo entusiasmo. (cap. III, p. 40)
  • II sentimento della natura in Francesco Petrarca è affatto nuovo, e traspare profondo da tutte le sue opere. Leggendo la vita di questo letterato si rimane meravigliati della quantità de' suoi viaggi e dell'intensa curiosità che lo spingeva a vedere terre lontane e costumi stranieri. E oltre l'Itinerarium Syriacum molte altre sono le cagioni per cui egli meritamente è annoverato fra i geografi più importanti di quel tempo. Così suscitando l'amore di nuove cose e distruggendo pregiudizi e allargando le idee, il Petrarca preparò gli animi ai benefici effetti che produsse la scoperta del nuovo mondo. (cap. VII, pp. 86-87)

Citazioni su Armando Carlini

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  • Qualcuno ha parlato, assai felicemente, di un «preesistenzialismo» del Carlini: e in effetti, se la storia della filosofia si potesse schematizzare in una tensione dialettica tra aspirazioni al sistema metafisicamente conclusivo e ricorrenti denunzie di un'eccedenza esistenziale irriducibile al sistema, il pensiero carliniano si collocherebbe assai più volentieri tra queste denunzie che tra quelle aspirazioni, avendo posto l'accento sul fondamentale carattere problematico dell'esistenza umana, come principio spirituale e trascendentale dell'esperienza storica. (Vittorio Sainati)

Note

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  1. Paradiso, XVIII, 128-36; XXVII, 58. [N.d.A.]

Bibliografia

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Altri progetti

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