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Biagio Cavanna

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Biagio Cavanna

Giuseppe Cavanna, detto Biagio (1893 – 1961), pistard e dirigente sportivo italiano.

Citazioni su Biagio Cavanna

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  • Novi Ligure, via Castello, civico 4. Una casetta bassa, il pianterreno, il primo piano. Dentro, un cortiletto. Sembra strano, adesso, immaginare che, allora, era l'università del ciclismo. [...] era la casa e bottega, anche la casa e chiesa di Giuseppe Cavanna, per tutti Biagio [...]. L'Omone era un personaggio ingombrante. Grande e grosso (da qui il maggiorativo), era nato settimino (da qui il credito dei suoi poteri magici), da corridore era diventato massaggiatore, allenatore, direttore, titolare di questa università [...] in cui accoglieva i corridori, mangiare bere ma quasi mai dormire (aveva pur sempre una moglie e due figlie), prepararsi allenarsi lavarsi (un mastello nel cortile), apprendere regole, rispettare gerarchie, appropriarsi di senso di appartenenza. [...] Cavanna che vedeva più con le mani che non con gli occhi. [...] Cavanna che aveva un vocione e quel vocione tuonava, rimbombava, echeggiava, intimoriva. Cavanna e quel profumo forte di minestrone che accoglieva, corridori e non [...]. Cavanna con gli occhiali scuri e il basco, la giacca e i pantaloni con il risvolto, il bastone a portata di mano, seduto ai piedi della scala del cortile. Cavanna che cominciò con Girardengo e finì con Coppi, i due Campionissimi. Cavanna che per giudicare un corridore – la qualità del legno – toccava i muscoli del collo e sentiva i calli sulle mani. [...] Cavanna, il suo collegio e i suoi collegiali, vita dura, vita del corridore. (Marco Pastonesi)
  • Cavanna è Omero. Cieco e al centro di un'Iliade affascinante e cruenta.
  • Cavanna previde Coppi. Con la luce disperata dell'intelligenza. Lo progettò, con fantasia indomabile, come Il Grande Airone. Poi lo vide volare con il cuore. Coppi fu la sua magia, la sua vita, il suo elisir.
  • Il mondo era opaco agli occhi di Cavanna. La cecità lo illuminò. La vista troppo spesso distrae, confonde, fuorvia. Il buio isola, porta alla meditazione, affila i progetti, produce i sogni. Cavanna aveva prima sognato Fausto Coppi. Poi lo plasmò. Trasformò la sua umile casa nell'atelier di Fidia a Olimpia.

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