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Bignasco

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Bignasco

Citazioni su Bignasco, frazione di Cevio.

  • Chi vuol veder quantunque può natura | faccia il baule e si trasporti qua: | qua si respira un'aura fresca e pura | che tu supplichi invan nella città. | [...] | Lieti passeggi per svariato calle, | sonni felici che Morfeo dispensa | ed è il mondo "di lacrime una valle?" (Bartolomeo Varenna)
  • [Sulla cascata] Coll'indefesso tuo fruscio discendi | per la scogliera bruna, | linfa, al bacio del sol d'iridi splendi | e ti accogli di rena entro una cuna || e poi, lieve di là nastro d'argento, | vai serpeggiando al fiume, | che, dal Verban ne l'impetuoso intento | fra gli scogli si frange irto di spume. (Alfredo Pioda)
  • È recente (almeno per me, lo vedo stamattina per la prima volta) il delittuoso strazio di quello che, non soltanto a mio giudizio, era fino a ieri il più mirabile complesso di architettura rustica, spontanea, non soltanto della valle ma del Ticino: la frazione di Bignasco, Bignasco vecchio. Autentico gioiello di intelligenza, di sensibilità, di misura umana, miracolosamente preservato, remoto come è dalla strada maestra: un'isola di pace, fuori dal mondo. Ed eccolo qui, insensatamente dilaniato lacerato squarciato, antiche case e stalle atterrate dal bulldozer, per l'ambizione di chi vuol far posto alla dea del nostro tempo, all'automobile, alla quale non davan passo le strette viuzze che sbisciavano tra le case: con irreparabile danno per il nostro paese. (Piero Bianconi)
  • Fertile è il suolo e ricoperto di castagni e di viti. Ha un bel ponte sul torrente che scende da Val Bavone, e un altro sulla Maggia che vi cala da val Lavizzara. E per avventura il più bel villaggio del distretto. In quelle vicinanze scavasi pietra ollare con cui si fanno stufe. (Stefano Franscini)
  • ​Ho passato una domenica a Bignasco, in fondo alla Valle Maggia. Che villaggio curioso! Una cappella, un ponte sul fiume: il classico ponte di pietra, con una sola arcata, che sembra la cesura di un esametro latino. Poi la chiesa e il campanile. Si cerca il villaggio. Si finisce per trovarlo in disparte, sull'altra riva, in una rientranza. Prima, qualche baita malandata, simile a quelle del Vallese, ma di un legno più scuro. Infine appaiono le case, minuscole, quadrate, fatte di sassi e ciottoli su basi intonacate; si toccano con la mano le ardesie dei tetti, non si possono allargare le braccia nelle viuzze tortuose che hanno giusto la larghezza di una lastra. (Gonzague de Reynold)
  • ​In fondo alla valle Maggia, al confluente dei fiumi, Bignasco. Tutti ci sono stati e conoscono la chiesa in capo del ponte di larga apertura. Conoscono anche l'Albergo dipinto di rosa dove si mangiano trote fresche da parer vive. (Alexandre Cingria)
  • La maggior parte della popolazione di Bignasco si raggruppa in modo compatto sotto il pendìo, dove una lunga monotona strada di villaggio schiacciata tra due file di case dalle pareti di pietra si apre qua e là in una minuscola piazza o "piazzetta", con una panchina in pietra e una fontana in pietra ombreggiata da una vite sostenuta da pietre. [...] La rinunzia all'uso del legno in favore di un altro materiale ugualmente sottomano e più solido, unito a qualcosa nella costruzione esterna delle case, aveva portato [...] molto lontano i miei pensieri, alle città della Siria centrale. Qui, come laggiù, avevo osservato che l'accesso principale di ogni casa popolare avveniva attraverso un uscio alto da otto a dieci piedi e largo in proporzione. (Douglas William Freshfield)
  • Lassù tra gli abeti fumosi nella nebbia, tra i mille e mille ticchettìi le mille voci del silenzio svelata una giovine luce tra i tronchi, per sentieri di chiarìe salivo: salivo alle Alpi, sullo sfondo bianco delicato mistero. Laghi, lassù tra gli scogli chiare gore vegliate dal sorriso del sogno, le chiare gore i laghi estatici dell'oblio che tu Leonardo fingevi. Il torrente mi raccontava oscuramente la storia. Io fisso tra le lance immobili degli abeti credendo a tratti vagare una nuova melodia selvaggia e pure triste forse fissavo le nubi che sembravano attardarsi curiose un istante su quel paesaggio profondo e spiarlo e svanire dietro le lancie immobili degli abeti. (Dino Campana)

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