Bruto Amante
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Bruto Amante (1852 – 1923), scrittore italiano.
Giulia Gonzaga contessa di Fondi
[modifica]- Giulia Gonzaga, educata finamente, conscia d'appartenere ad una delle più antiche e più onorate case d'Italia, famosa per la sua bellezza, ebbe della vita, de' fini e dei rapporti di essa un sentimento altissimo. La coscienza e forse l'orgoglio di tutto ciò dovettero formarne un'anima ideale, un'anima, che mirava ad avere nel mondo la più elevata estimazione, sì che a lei crescesse, non diminuisse il patrimonio di glorie e di memorie. Si sentì regina tra i suoi cortigiani e volle sempre più innalzare questo piedistallo di dominatrice, mostrandosi, come tra le nubi, a' suoi adoratori. Solo così è spiegabile il fatto che lieta, come pare, ella accettasse, nell'età di 14 anni, la mano di Vespasiano Colonna, il quale era più che quarantenne, vedovo con prole, storpio, di viso e di figura tutt'altro che seducente! Ma era pure il figlio di [Prospero] uno de' maggiori capitani del tempo; era egli stesso intrepido e audace; la bruttezza del viso rispecchiava quelle qualità di fierezza e di coraggio, che ad uno spirito esaltato del bello e del grande non potevano non occupare la mente e giungere al cuore. (cap. IV, p. 67)
- La fiera leggenda [della castità di Giulia Gonzaga], dalla quale testé ho fatto cenno, è la seguente. Quando i turchi, presa Fondi nel 1534 penetrarono nel castello per rapire la bella dama, oggetto immediato o mediato della spedizione, un cameriere corse ad avvertire Giulia del pericolo imminente. Questa si precipitò dal letto e ignuda, com'era, corse alla finestra, donde si calò, o fu anche aiutata a calare dal servo nel giardino per darsi alla fuga. Scacciati poi i turchi da Fondi, Giulia, fece uccidere il servo salvatore, affinché, come nessuno al mondo, così neppure egli potesse un giorno raccontare di averla mirata o ammirata nella sua nudità o potesse vantarsi di avere toccato quel corpo che si era sottratto perfino a' diritti del marito. (cap. IV, p. 72)
- Tra' corsari che infestavano il Mediterraneo grandissimo grido aveva levato il nome di Ariadeno Barbarossa, il quale per arditezza e potenza di mezzi d'assai superava i suoi predecessori di pirateria. Il Giovio ce lo descrive l'anno successivo all'avvenimento del presente capitolo[1], dicendoci: «è uomo di 60 anni, di persona quadrata e nervosa: ha le ciglia pelose e grosse; è savio e risoluto». (cap. VI, p. 121)
- [Ariadeno Barbarossa] Si pose in mare nel 1534 colla formidabile flotta di 80 galee, e si dice che promettesse anche a Solimano di devastare non solo le coste d'Italia, ma di offrirgli un dono molto gradito, arricchendo il serraglio del suo padrone colla cattura della dama italiana, maggiormente celebrata per bellezza, Giulia Gonzaga! (cap. VI, p. 122)
La Romania illustrata
[modifica]- Più romana dell'Italia stessa, la Romania meglio di quella ha saputo perpetuare le tradizioni, sostenere l'urto delle invasioni senza abdicare gran fatto alla lingua ed a' costumi, e sopratutto ha nello spirito ciò che costituiva la caratteristica di Roma antica: la coscienza d'una missione civilizzatrice! (cap. I, p. 3)
- [...] il panorama di Bucarest rassomiglia non a quello di una grande città, ma a quello di una vastissima villeggiatura, col comodo, colla libertà, e colla sicurezza di alcune delle nostre migliori villeggiature. Dico sicurezza, perché le grassazioni a Bucarest costituiscono una rara eccezione: le finestre sono poste spesso all'altezza press'a poco di un uomo; sono aperte di giorno, e a prima sera; e di notte non sono assicurate da imposte o persiane; ma spesso solo da leggieri storini. Eppure non si sente parlare quasi mai di reati contro la proprietà, ed ho incontrato nel centro della città perfino negozi di cambia-valute, garantiti di notte da semplici vetrine. (cap. IV, p. 58)
- Andando a zonzo per Bucarest vi pare di percorrere i quartieri di Parigi: ovunque il cinguettio francese vi giunge all'orecchio. La lingua francese è conosciuta generalmente: in tutte le buone famiglie è adottata, e se voi parlate in italiano pure al popolino, è ben raro che qualche risposta non l'abbiate. Poiché il popolino, a differenza del tedesco, aiuta il viaggiatore a spiegarsi, ha facile intuizione e sopratutto il gesto gli serve mirabilmente per farsi comprendere, o per avere adeguata risposta. Io per questo rapporto sono rimasto meravigliato: il popolo minuto gestisce a Bucarest come a Napoli e come certe parole dialettali del napoletano o del siciliano così certi segni sono completamente identici, per esempio, l'indicazione del no che il popolino esprime sollevando la mano con un movimento arcuato del mento in alto, con lieve sporgenza delle labbra e piccola inclinazione all'indietro del capo. (cap. IV, pp. 60-62)
- Il monte Athos, per antonomasia detto Monte Santo, smisurata mole che si specchia sul mare e s'innalza a mirabile altezza, la cui ombra, al tramontare del sole, si estendeva – secondo il fantastico racconto di Plinio, fino a sessanta chilometri in distanza, – ostacolo a Serse che tentò traforarlo per farvi passare l'esercito invasore della Grecia, – fu continua meta, nell'antichità e ne' tempi moderni, di idealisti e di speculatori. I filosofi greci vi si recavano per godere un'anticipata immortalità, poiché, così dicevasi, lì sopra si viveva bene per uno straordinario numero di anni, – e sacerdoti di ogni culto vi piantavano le tende, lieti di trovarsi quasi in più immediato contatto col cielo. (cap. XI, p. 179)
- A tout seigneur tout honneur!
[Carmen Sylva] Quella donna augusta e gentile, che nel nome della carità assicurò all'arte i costumi pittoreschi romeni, ricercandoli[2] tra i monti e le vallate de' Carpazi, da queste stesse indagini trasse alte ispirazioni per dettare belle poesie, novelle appassionate e pensieri originali. (cap. XII, p. 201)
- [Carmen Sylva] Non è la regina, che dall'alto del soglio guarda con benevolenza e con sorriso le diverse classi sociali nelle varie manifestazioni della vita; essa stessa si confonde con queste varie classi, specie colle più neglette e rivolge gli occhi al trono con una specie di triste, di ironico sorriso. (cap. XII, p. 201)
- La principessa Elena Ghica, Dora d'Istria, [...] per la versatilità dell'ingegno, la singolare perizia in moltissime lingue viventi, il profondo spirito di osservazione rivelato nella descrizione di molti ed importanti viaggi compiuti, l'affetto all'arte, l'attaccamento alla causa liberale di tutti i popoli, è senza dubbio una delle donne più inclite e benemerite non solo della Romania; ma dell'Europa intera. Ora vive presso Firenze, in una splendida villa, oggetto di culto e di venerazione dei più insigni letterati e uomini politici. (cap. XIII, p. 215)
Note
[modifica]- ↑ Il tentativo di ratto di Giulia Gonzaga del 1534.
- ↑ Nel testo "ricerccandoli".
Bibliografia
[modifica]- Bruto Amante, Giulia Gonzaga contessa di Fondi, Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1896.
- Bruto Amante, La Romania illustrata. Ricordi di viaggio, Bruto Amante editore, Roma, 1888.
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