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Bucarest

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Piazza Università durante il periodo natalizio

Citazioni su Bucarest.

  • Andando a zonzo per Bucarest vi pare di percorrere i quartieri di Parigi: ovunque il cinguettio francese vi giunge all'orecchio. La lingua francese è conosciuta generalmente: in tutte le buone famiglie è adottata, e se voi parlate in italiano pure al popolino, è ben raro che qualche risposta non l'abbiate. Poiché il popolino, a differenza del tedesco, aiuta il viaggiatore a spiegarsi, ha facile intuizione e sopratutto il gesto gli serve mirabilmente per farsi comprendere, o per avere adeguata risposta. Io per questo rapporto sono rimasto meravigliato: il popolo minuto gestisce a Bucarest come a Napoli e come certe parole dialettali del napoletano o del siciliano così certi segni sono completamente identici, per esempio, l'indicazione del no che il popolino esprime sollevando la mano con un movimento arcuato del mento in alto, con lieve sporgenza delle labbra e piccola inclinazione all'indietro del capo. (Bruto Amante)
  • Il panorama di Bucarest rassomiglia non a quello di una grande città, ma a quello di una vastissima villeggiatura, col comodo, colla libertà, e colla sicurezza di alcune delle nostre migliori villeggiature. Dico sicurezza, perché le grassazioni a Bucarest costituiscono una rara eccezione: le finestre sono poste spesso all'altezza press'a poco di un uomo; sono aperte di giorno, e a prima sera; e di notte non sono assicurate da imposte o persiane; ma spesso solo da leggieri storini. Eppure non si sente parlare quasi mai di reati contro la proprietà, ed ho incontrato nel centro della città perfino negozi di cambia-valute, garantiti di notte da semplici vetrine. (Bruto Amante)
  • Rammento la prima impressione che ebbi: se mi trovavo in una città dominata da una specie di cacofonia architettonica in cui labirinti di casamenti in stile comunista si trovavano fianco a fianco con grandi edifici di foggia parigina, a ville moderniste, o al fiabesco stile neorumeno, voleva dire che queste stratificazioni di stili e di tempi nascondevano delle storie che io volevo fare mie. Tutto è cominciato perciò dall'entusiasmo suscitato da un'architettura eccessiva, ibrida, impudica. Ad ogni passo c'era qualcosa di bello e qualcosa di sgradevole. Un po' come se Parigi avesse fatto una capriola su sé stessa. Bucarest era occidentale se paragonata al retaggio comunista che in qualche modo mi era familiare e al tempo stesso conservava innumerevoli tracce balcaniche, orientali, cose che viste dalla prospettiva dell'austerità di Varsavia mi davano un'impressione di esotismo. La città possedeva fantasia e sfrontatezza e io avevo 26 anni quando ho deciso di andarci ad abitare, ero avida di vita e volevo viverla lì, in mezzo a quella gente e ai suoi racconti, in mezzo a uno spazio urbano che formava una aggrovigliata narrazione composta di mille aneddoti paradossali. (Małgorzata Rejmer)

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